ALICIA GIMNEZ-BARTLETT.
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DOVE NESSUNO TI TROVERA'.
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Titolo originale: Donde nadie te encuentre. 2011.
2011. Sellerio Editore, Palermo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Anni Cinquanta del secolo scorso. Lucien Nourissier, psichiatra di Parigi studioso di menti criminali, prende contatto con un giornalista spiantato di Barcellona, Carlos Infante, autore di un servizio sulla Pastora. Donna e uomo, partigiana e bandito, datasi alla macchia per connaturata estraneit ai legami umani, accusata di ogni genere di delitto, per anni braccata invano dalla ferocia della Guardia Civil del Generale Franco, fu realmente protagonista di imprese ardite e divenne un personaggio della leggenda popolare.
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Il medico parigino e il giornalista barcellonese sono due opposti temperamenti, idealista il primo, cinico e venale l'altro, raffinato borghese il francese, grossolano e abituato ad arrangiarsi lo spagnolo. Ma Nourissier riesce a convincere Infante, in cambio di danaro, a buttarsi sulle tracce della Pastora, per squarciare la cortina del suo enigma, svelarne finalmente la
natura, le motivazioni, il destino. La ricerca segue i sentieri selvaggi gi percorsi dalla bandita; entra nelle cittadine e nei villaggi di pietra antica dove aveva trovato odio ma anche complicit; fruga nei segreti di comunit ermetiche e diffidenti. Il rischio per i due  mortale: finire nelle mani della Guardia Civil, che occulta perfino il nome della ribelle, oppure restare in un fosso con un coltello in petto, per una parola in pi, per uno sgarbo non calcolato.
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In questa storia di avventura e solitudine  dominante lo scenario naturale: le montagne a sud dell'Ebro, tra la Catalogna e l'Aragona, per lungo tempo, dopo la fine della guerra civile, rifugio disperato degli ultimi resistenti. E la Spagna sordida e triste della dittatura che vi si staglia, sorpresa nella provincia nascosta dove pi feroci sono i ricordi di gesti imperdonabili; dove pi profonda  la solitudine rimasta; e pi tenace la rassegnata miseria materiale. E di tutto ci, dell'impossibile perdono, dell'abissale solitudine, della miseria irredimibile, alla fine La Pastora appare mitica incarnazione anche ai due avventurieri. Accomunati e in parte giustificati dalla meraviglia per la natura umana, ne riconoscono il segreto e la pura innocenza. Quasi fosse, nel suo totale esser diversa, la salvezza da una storia collettiva insopportabilmente crudele.
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L'AUTRICE.
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Alicia Gimnez Bartlett  una scrittrice spagnola, conosciuta principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
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Alicia Gimnez Bartlett nasce nel comune spagnolo di Almansa (Albacete) il 10 giugno 1951, vive la sua giovinezza a Tortosa e dal 1975 si trasferisce a Barcellona. Studia Filologia spagnola presso l'Universit di Valencia e successivamente si laurea in Letteratura Spagnola all'Universit di Barcellona con una tesi sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, di cui pubblicher un saggio nel 1981.
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Inizia la sua carriera all'interno di un ambiente privilegiato, quello della capitale catalana di Barcellona che diede casa ai grandi autori del "boom latinoamericano". Lavora con la nota agente letteraria Carmen Balcells, e nel 1984 pubblica il suo primo romanzo, Exit (Seix Barral). Nel corso degli anni novanta, dopo la lettura di: Quel che rimane, della scrittrice statunitense Patricia Cornwell, compie il suo esordio nel campo dei romanzi polizieschi dando vita al personaggio che si riveler in seguito la chiave per la sua fama di scrittrice di gialli: l'ispettrice di polizia Petra Delicado, protagonista di ben dieci romanzi polizieschi.
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La serie, iniziata con Riti di morte (1996), avr molto successo anche al di fuori della penisola iberica, compresa l'Italia, e le far guadagnare numerosi premi, tra cui il Raymond Chandler nel 2008. Dopo la pubblicazione del primo romanzo di Petra Delicado, Alicia si occupa principalmente della redazione della serie, che sar adattata per la televisione, ma pubblica anche altri romanzi, alcuni saggi e numerosi racconti in collaborazione con autori stranieri.
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Con il romanzo Una stanza tutta per gli altri (1997) mette sono attacco, a partire dall'esame della vita privata e delle relazioni sociali intrattenute, ad esempio con la servit, la figura della scrittrice Virginia Woolf, icona del movimento femminista, notoriamente apprezzata per la sua immagine pubblica rivoluzionaria. Con questo scritto ottiene il premio Femenino Lumen (1997), il suo primo riconoscimento a livello letterario.
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Nel 2011 riceve il Premio Nadal per Dove nessuno ti trover (Donde nadie te encuentre), un romanzo storico sulla vita della rivoluzionaria anti-franchista Teresa Pla Meseguer, alias La Pastora, nascosta nei boschi di Tortosa, presumibilmente violentata nel 1949 dalla Guardia Civil. Gli onori di casa (Nadie quiere saber), pubblicato nel 2013, chiude le avventure investigative della detective spagnola. Alicia sceglie tematiche molto forti per le sue opere e questo perch dimostra di avere a cuore le questioni riguardanti le discriminazioni legate alla sessualit e/o al genere, i pregiudizi sociali che sono causa di emarginazione sociale e non permettono di vivere una vita secondo le proprie scelte.
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Senza il libro di ricostruzione storica: La pastora. Del monte al mito. di Jos Calvo non avrei potuto scrivere questo romanzo. A lui vanno i miei ringraziamenti e la mia amicizia.
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Prima parte.
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Barcellona, settembre 1956.
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Carlos Infante not con soddisfazione che quella mattina il cielo era sereno e splendeva il sole.
Solitamente non gli importava nulla del tempo che faceva. Gli bastava avere un ombrello se pioveva o
il suo vecchio giaccone se faceva freddo. Ma quel luned era un giorno speciale, o almeno prometteva
di esserlo. Nella sua monotona vita, nella monotona vita di tutti gli spagnoli, un semplice appuntamento
inaspettato poteva trasformarsi in un evento eccezionale. E lui a mezzogiorno aveva un appuntamento
talmente insolito da sembrargli addirittura irreale. Aveva valutato la possibilit che si trattasse dello
scherzo di uno dei suoi colleghi giornalisti, oppure di un equivoco, di un malinteso. Eppure no, il
timbro postale indicava chiaramente che la lettera veniva da Parigi. La rilesse ancora una volta mentre
faceva colazione con una misera tazza di caff nella sua cucina semibuia: Egregio signor Infante, ho
letto con enorme interesse il suo articolo del mese scorso sul quotidiano "La Vanguardia". Mi chiamo
Lucien Nourissier. Sono medico psichiatra e docente alla Sorbona. Ho voluto concedermi un anno
sabbatico per potermi dedicare a un lavoro di ricerca su una particolare tipologia di criminali
chiaramente affetta da patologie psichiche. E il personaggio cui lei ha dedicato il suo lavoro mi ha
affascinato fin dal primo istante. Conosco la storia del movimento partigiano nel vostro paese, il
maquis spagnolo, ma non avrei mai immaginato che uno dei suoi membri fosse ancora latitante. Le
caratteristiche di questa "Pastora" da lei delineata nel suo scritto sono di enorme interesse per le mie
ricerche. Un individuo dalla personalit antisociale, crudele e spietato, dall'identit sessuale incerta,
capace di sopravvivere per anni in montagna sottraendosi ai suoi innumerevoli persecutori, al punto da
trovarsi ancora oggi a piede libero, rappresenta per me un oggetto di studio irrinunciabile. Desidererei
sapere di pi su quella donna, riguardo alla quale, ove si eccettui il suo articolo, non credo esista
documentazione alcuna.... Per concludere, il professor Nourissier lo pregava di concedergli un
incontro a Barcellona. Non capita tutti i giorni di ricevere una lettera del genere. Il mito della Pastora
questo era il titolo dell'articolo che aveva tanto colpito il francese. Cosa del resto comprensibile, perch
era forse il solo pezzo interessante che avesse scritto per un giornale. Gli articoli che vendeva non
trattavano mai temi troppo avvincenti. Funghi velenosi, questi sconosciuti, Gli eroi del ring, Le
grandi collezioni di automobili d'epoca. Non poteva permettersi il lusso di affrontare questioni di
maggior peso. Si guadagnava da vivere scrivendo, lo stretto indispensabile per vivere. Con Il mito
della Pastora aveva costeggiato un territorio pericoloso. In tutti i commissariati di Barcellona era
affissa la foto segnaletica di quella donna, la sola che di lei si conoscesse. Era un'immagine strana, che
colpiva. La mostrava ritratta a mezzobusto, vestita di nero, con un volto duro e angoloso, gli occhi
gelidi. Il poliziotto che gli aveva passato il materiale aveva fatto una cosa sorprendente. Aveva preso un
foglio di carta e aveva coperto verticalmente una met di quel volto: la met visibile apparteneva senza
alcun dubbio a una donna. Poi aveva spostato il foglio e coperto l'altra met; ora quello che si vedeva
nella foto era un uomo. Ovviamente, affinch l'articolo superasse il vaglio della censura, lui si era
attenuto alla versione ufficiale dei fatti, e aveva caricato le tinte attribuendo alla Pastora gli epiteti di
rigore: donna senz'anima, essere violento e spietato, autrice di un numero incalcolabile di atroci
delitti, iena assetata di sangue... In realt sapeva ben poco del personaggio. E poco avrebbe potuto
raccontare, al di l di quanto pareva avere affascinato il francese. In ogni caso quell'appuntamento
prometteva di essere un momento da ricordare nella sua vita miserevole. Aveva un ammiratore
straniero! Non erano molti a poter dire altrettanto in quel suo paese chiuso al mondo.
Si prepar con cura. Il suo guardaroba non offriva molto da scegliere, ma almeno si premur di
indossare una camicia pulita, un paio di pantaloni ben stirati. Alle undici usc e si incammin senza
fretta. Intorno a plaza de Cataluna tutti sembravano muoversi incalzati da un problema da risolvere.
Nessuno aveva l'aria di passeggiare per godersi la citt. Un'intera folla si spostava da un punto all'altro
con la determinazione indifferente dell'abitudine. Infante gettava intorno occhiate sdegnose: impiegati,
commercianti, militari, massaie..., prototipi replicati fino alla nausea che si aggiravano come morti in
vita. Se non altro lui non apparteneva a nessuna categoria riconoscibile; lui se ne andava per il mondo a
modo suo, e basta.
Il luogo convenuto per l'appuntamento era il Caf Zurich, all'interno se avesse piovuto, fuori se
ci fosse stato bel tempo. Infante scelse un tavolino all'aperto, ma sufficientemente al riparo dagli
sguardi dei passanti, allontan con un ampio gesto della mano i piccioni che assediavano il suo angolo
e sedette. Si era portato appresso un giornale, sapendo che non ci si pu aspettare grande puntualit da
un francese arrivato il giorno stesso da Parigi. Ma sbagliava; erano appena le dodici e cinque quando
ebbe la certezza di avere avvistato Nourissier fra la gente. Nessuno se non uno straniero porta un basco
inclinato a quel modo sulla fronte, come un attore o una donna. Lo osserv per un momento: era alto,
prestante, con i capelli di un biondo tendente al rosso, vestito con abiti troppo pesanti per la stagione.
Lo vide fermarsi davanti alla prima fila di tavolini e far scorrere lo sguardo sugli avventori come
ipnotizzato. Allora si alz e gli and incontro, intercettando la direzione del suo sguardo. Professor Nourissier?.
Carlos Infante,  lei?.
Si strinsero la mano senza sorridere, quasi senza guardarsi in faccia. Come se, ritrovandosi l'uno
di fronte all'altro, nessuno dei due fosse troppo sicuro di voler essere l. Infante rimase stupito della
padronanza dello spagnolo di quell'uomo, della sua aria malinconica, dei modi eleganti in contrasto con
l'espressione smarrita. Lo vide estrarre un paio d'occhiali da sole e nascondere gli occhi di un celeste
chiarissimo. Mi scusi, sono un po' accecato da tutta questa luce. Come vede questo  un paese
felice: i bar sono affollati e il sole splende radioso ironizz Infante.  vero mormor il francese con
lo sguardo a terra. Venne il cameriere e ordinarono due birre. Quando furono serviti si guardarono con
un certo imbarazzo. Infante lev il suo boccale e disse: Brindiamo a un suo felice soggiorno a
Barcellona!. Bevvero. Infante con la foga di un forsennato. Nourissier con misura, assaporando con
calma quel primo sorso. Quindi prese a parlare con una certa precipitazione: Signor Infante....
Mi chiami Carlos, per favore. Credo che abbiamo su per gi la stessa et. Quanti anni ha lei?.
Quarantatr.
Io trentanove. Non c' poi una gran differenza. Mi scusi, la stavo interrompendo e di sicuro lei
sar molto occupato.
No, in realt sono venuto espressamente per vedere lei disse Nourissier con convinzione.
Volevo farle i miei complimenti per il suo magnifico articolo. Ha fatto un viaggio cos lungo solo
per dei complimenti?.
Non ha letto la mia lettera?. Certo! Quando me l'hanno fatta arrivare dal giornale, sono
rimasto stupefatto dalla scoperta di essere conosciuto anche in Francia. E poi ho trovato sorprendente
che un illustre professore della Sorbona si interessasse a un tema di portata cos locale. In
psicopatologia non esistono temi di portata locale; tutti gli uomini, di qualunque nazionalit, tendono
ad assomigliarsi, anche se la donna che lei descrive  forse unica per le sue caratteristiche. Sono
convinto che possa rappresentare un oggetto di studio molto importante per le mie ricerche. La sua
inchiesta mi  parsa magnifica, davvero.
Infante lo guard con un mezzo sorriso che non significava nulla. Bevve un altro sorso deciso.
Poi finalmente sorrise con tutti i muscoli della faccia.
La mia inchiesta  pura spazzatura, mio caro professore, lei lo sa quanto me. Un uomo di
scienza non pu lasciarsi impressionare da un ammasso di retorica truculenta: "donna senza cuore",
"assassina efferata", "mostro della natura"... Non mi sottovaluti, la prego!.
So benissimo che il linguaggio obbedisce a esigenze di ordine... stilistico, diciamo. E tuttavia
mi ha impressionato la quantit di particolari che lei conosce riguardo alla storia, la natura, l'orografia
della regione dove quella donna finora si  mossa, e sulla mentalit dei suoi abitanti.
In questo non c' nessun mistero. La mia famiglia  originaria di Clig, un piccolo paese del
Maestrazgo. Sono stato molte volte su quelle montagne: il Mestrat, Els Ports... Sono posti bellissimi,
selvaggi, ancora sconosciuti. E la famigerata Pastora  ormai una leggenda: l'assassina che la Guardia
Civil non  mai riuscita a catturare. Ma se devo essere sincero, dubito che lei possa ricavare qualcosa di
utile dal poco che so. Stando a quanto lei scrive, quella donna  ancora viva, nascosta da qualche
parte su quelle montagne. Cos dice la gente, e cos afferma anche la Guardia Civil, ma sono anni
che non commette pi alcun reato, nessuno l'ha pi vista, nessuno sa dove si nasconda e nemmeno da
dove cominciare a cercarla.  assai probabile che ormai il suo cadavere stia marcendo in qualche fosso.
In ogni caso, anche se io le fornissi una lista dettagliata di tutte le voci che circolano su di lei, ritiene
che le servirebbe per la sua ricerca ? Temo proprio di no.
Non  questo che voglio da lei.
E allora?.
Io voglio parlare con La Pastora, incontrarla di persona dichiar Nourissier, con appassionata
solennit.
Infante sussult visibilmente, si raddrizz, strabuzzando gli occhi, e afferr il braccio del
francese: Ma  ammattito? Abbassi la voce! Non lo sa dove siamo? Nessuno l'ha informata sul regime
politico di questo paese? Qui ci sono orecchi dappertutto!.
Mi scusi. Non pensavo che....
 gi impegnato per la cena, questa sera?.
No. Per permetta che sia io a invitarla.
Mi aspetti alle nove a Los Caracoles.
Infante prese un tovagliolino di carta e vi tracci rapidamente una mappa che permettesse di
trovare il ristorante. Nourissier lo infil nel portafogli come un oggetto prezioso. Poi Infante si alz, e
prima di andarsene disse sottovoce:
Non ho precedenti per reati politici, ma la prudenza non  mai troppa. Mi auguro che lei lo
capisca.
Carlos Infante si dilegu nel tumulto di calle Pelayo. Si diresse verso l'universit come un
automa. Era sconvolto da quelle parole. Non avrebbe mai immaginato che lo sconosciuto che aveva
accettato di incontrare fosse completamente pazzo. Sia dal tono della lettera che dall'aspetto gli era
parso uno studioso, un uomo di scienza razionale e sensato. E invece no, doveva essere uno squilibrato.
La sua pretesa di incontrare La Pastora lo lasciava chiaramente intendere. A meno che... a meno che
non fosse un giornalista celato sotto una falsa identit per non destare sospetti. Ci riflett su. Certo,
l'ipotesi che fosse un giornalista rendeva le cose pi comprensibili. Non era un professore della
Sorbona, ma un reporter di Le Monde che pensava di servirsi di lui per pubblicare un servizio
sorprendente. In Francia c'era grande interesse per la questione spagnola. E il tema del maquis, di
quegli ultimi partigiani antifranchisti ancora asserragliati sulle montagne, si sposava perfettamente con
l'idea romantica che i francesi hanno della Spagna. Per questo Nourissier parlava cos bene la lingua,
era semplicemente un giornalista esperto in temi ispanici. Nella sua sonnambula camminata, Infante era
arrivato alla Facolt di Lettere. Entr nel chiostro, di cui fece il giro un paio di volte senza smettere di
pensare. Sull'onda dell'emozione gli aveva dato un nuovo appuntamento, ma unicamente per potersene
liberare quanto prima. Avere a che fare con uno squilibrato poteva solo portare complicazioni,
soprattutto in un clima come quello in cui lui si trovava a vivere. Finalmente si sent sollevato. La
prossima mossa era chiara: non si sarebbe presentato a Los Caracoles. Per fortuna il francese non aveva
modo di rintracciarlo: nella risposta aveva evitato di scrivere l'indirizzo del mittente. E se fosse andato
a cercarlo al giornale, gli avrebbero detto che lui non faceva parte della redazione e non gli avrebbero
fornito il suo recapito. Era libero da ogni impegno. Adieux, Docteur Nourissier. Se ne torni pure con
la coda fra le gambe nella sua dolce Francia. L'aveva scampata! Per fortuna era sempre stato prudente.
Solo la curiosit poteva spingerlo ad andare a cena col francese, ma la curiosit era un lusso che poteva
costare molto caro in tempi come quelli.
Erano gi le nove e mezzo passate e Infante non era ancora comparso. Quel ritardo gli pareva
inconcepibile, anche se sapeva bene che la puntualit non  fra le virt tipiche del paese. Moriva dalla
fame. Abituato a cenare alle otto, il suo stomaco ruggiva un ultimatum. Entrando nel ristorante si era
sentito rianimato. La singolarit del locale, la sua forma irregolare e capricciosa, gli improbabili recessi
in cui erano stati sistemati i tavoli, lo avevano affascinato. La cucina, che occupava il centro della sala,
protetta unicamente da pareti di vetro che gli permettevano di vedere e udire l'indemoniato
affaccendarsi di cuochi e camerieri fra ordini e grida, lo aveva piacevolmente colpito. Per un attimo
aveva avuto l'impressione che in Spagna il tempo si fosse fermato, e che quel luogo fosse molto simile
alle taverne che Lope de Vega amava introdurre nelle sue commedie.
Preg il cameriere di trovargli un tavolo appartato, non voleva rischiare di scontrarsi un'altra
volta con i timori di Infante in fatto di riservatezza, timori che francamente gli parevano piuttosto
infondati. Era vero che il regime repressivo di Franco attanagliava il paese, ma dubitava che in una
grande citt come Barcellona tutti fossero sottoposti a sorveglianza. A meno che il giornalista non gli
avesse mentito e pesassero su di lui precedenti giudiziari di natura politica, cosa che avrebbe ostacolato
i suoi piani.
Ordin delle olive che trov deliziose, ma prefer non bere alcolici, voleva avere i sensi ben
desti. A dire la verit Infante non gli aveva fatto una gran bella impressione. Sembrava un soggetto non
troppo affidabile, c'era in lui un che di scontroso. A tratti aveva un sorriso cinico e uno sguardo pieno
di diffidenza, e nei suoi gesti gli era parso di cogliere un atteggiamento difensivo che denotava
insicurezza. Ma forse si stava facendo prendere la mano dalla sua deformazione professionale,
analizzando prematu-ramente un uomo di cui non sapeva nulla e col quale aveva parlato per meno di
mezz'ora. In ogni caso lui stesso dimostrava notevole insicurezza nel domandarsi se non fosse stata una
stupidaggine cedere all'impulso di venire in Spagna. Era sempre stato impulsivo nelle questioni di
lavoro. I suoi maestri avevano cercato di frenare quella sua irruenza, ma lui rimaneva convinto che la
passione fosse il motore indispensabile di qualunque ricerca. Soltanto dopo vengono l'impegno, la
riflessione, la tenacia, la stabilit che rendono possibile il raggiungimento dell'obiettivo. Il piattino
delle olive era ormai vuoto e nel suo stomaco si era scatenata una vera tempesta. Per la prima volta si
rese conto che stava facendo di tutto per non ammettere l'evidenza: Infante non sarebbe venuto. La sola
idea che lui intendesse trovare La Pastora era bastata a metterlo in fuga. Aveva fatto male i suoi calcoli:
l'interesse di quell'uomo per il personaggio doveva essersi esaurito nel momento stesso in cui aveva
consegnato il suo articolo. Non tutti hanno voglia di portare fino in fondo una ricerca. Si sent invadere
dalla desolazione. Tante congetture inutili! Tanto tempo sprecato per arrivare fin l. Avrebbe dovuto
capirlo prima che il suo era un piano insensato. Chiam il cameriere, lo preg di portare del vino e il
menu. Non poteva andarsene senza ordinare neppure per s. Stava bevendo il primo bicchiere di vino
quando lo vide arrivare.
A quanto vedo si  perfettamente adattato alle usanze locali disse Infante sorridendo.
E lei ?  forse un'usanza spagnola presentarsi agli appuntamenti cos tardi?.
No, per ho sentito il bisogno di riflettere, e le confesser che ero tentato di non venire.
Per adesso  qui.
S, sono qui, e non ci vedo pi dalla fame. Permette che sia io a scegliere la cena?.
Ordin prosciutto crudo, diverse variet di salame, funghi in salsa, gamberoni, e un'enorme
insalata. Via via che tutto quel ben di Dio arrivava in tavola, si produceva in fiorite spiegazioni sulla
cucina spagnola. Nourissier, lottando per non gettarsi voracemente sui piatti, lo guard preoccupato.
Non vorrei sembrarle scortese, ma non  l'interesse per la buona tavola a farci incontrare qui.
Lei ha fretta di entrare in argomento, vero? D'accordo. Spari.
Voglio che lei mi dica quali probabilit ci sono di trovare La Pastora.
Infante prese tempo prima di rispondere. Succhi una coda di gambero con delizia, poi disse in
tutta semplicit:
Pochissime, professore, per non dire nessuna. Ci pensi: se la Guardia Civil non  stata capace
di scovarla in due anni, non so cosa potrebbe fare lei.
Non ne ho la minima possibilit, lo so, ma non ho mai pensato di andare a cercarla da solo.
L'idea sarebbe che lei mi facesse da guida: lei conosce la gente, conosce i luoghi. Sono convinto che
quella donna riceva aiuto da qualche abitante della zona. Se visitassimo i paesi di quelle valli, se lei
lasciasse cadere una parola qui, una l....
Lei non sa quello che dice. Vuole farmi finire davanti a una corte marziale ? Quella donna 
stata dichiarata nemico pubblico.  ritenuta colpevole di ventinove omicidi. Ha sentito bene?
Ventinove omicidi. Se io lasciassi cadere una parola qui, una l, come dice lei, il giorno dopo avremmo
addosso tutta la Guardia Civil.
Lei sapr come evitare questo rischio.
Infante sospir. Prese un altro gambero e lo addent come se volesse fargli del male. Guard
Nourissier con assoluta seriet.
Lei non ragiona, Lucien. Ha idea di cosa comporterebbe il suo piano ? Ci toccherebbe girare
tutta la regione per chiss quanto tempo, alloggiare in locande e pensioni modestissime, parlare con
gente che non ha voglia di parlare. E come potremmo giustificare la nostra presenza l? Dicendo che lei
cerca La Pastora per psicoanalizzarla?.
Potremmo inventarci qualcosa. Che sono un antropologo interessato ai costumi locali, un
geologo che studia il terreno, qualunque cosa. E lei sarebbe il mio collaboratore sul campo, un
collaboratore remunerato per il suo lavoro. Non vedo nulla di sospetto in una simile copertura. Il solo
problema  che lei dovrebbe lasciare per qualche tempo la redazione del suo giornale.
Io non lavoro in redazione. Lavoro per conto mio. Offro inchieste e servizi sui pi svariati
argomenti e il giornale me li compra. Mi guadagno da vivere cos. Perci non posso permettermi di
rimanere a lungo senza scrivere. Questo non  un problema da poco.
Ma io non ho mai pensato che lei potesse aiutarmi senza ricevere nulla in cambio. Troveremo
un accordo che la soddisfi, vedr.
Immaginiamo l'eventualit peggiore, che  anche la pi probabile: che non troviamo la minima
traccia della Pastora.
Me ne assumo io ogni responsabilit. Anche in tal caso l'indagine mi fornirebbe informazioni
preziose per il mio studio.
C' ancora una domanda che voglio farle, Lucien: lei non  un giornalista, vero?.
Nourissier si mostr francamente infastidito. Smise di mangiare, pos la forchetta sul piatto,
scosse la testa. Lei non ha alcun diritto di mettere in dubbio la mia onest. Mi chiamo Lucien
Nourissier e faccio lo psichiatra. Lavoro da anni sui disturbi di personalit all'origine di comportamenti
criminali. Da quando ho letto il suo articolo sulla Pastora sono ossessionato dalla figura di quella
donna.  un soggetto che per le sue caratteristiche pu essere cruciale nella mia indagine: l'identit
sessuale incerta -  uomo, donna, ermafrodito? -, i suoi comportamenti antisociali, l'adesione a una
banda armata, la sua capacit di vivere nascosta unita a una particolare disinvoltura nell'uccidere altri
esseri umani. Conoscerla da vicino significherebbe molto per me. Questa  tutta la verit e nient'altro
che la verit. Se non mi crede, mi costringe a inventare una storia che le sembri pi convincente.
Non si offenda, deve capire che alcune cose non mi tornano ancora.
Per esempio ?.
Per esempio, com' arrivata nelle sue mani una copia della "Vanguardia" ? E come mai lei
parla cos bene la mia lingua ?.
Mia madre era spagnola. Mio padre, che era uno psichiatra anche lui, la conobbe durante una
vacanza sulla Costa Brava. Si innamorarono e si sposarono. Mia madre pot tornare qui molto di rado,
ma non rinunci mai al suo abbonamento a "La Vanguardia", che per lei rappresentava un legame con
il paese d'origine. Molti catalani lo fanno. E alla sua morte, ho continuato a rinnovare l'abbonamento,
come una specie di omaggio. Trova cos difficile crederlo?.
No, certo che no.
Se vuole posso mostrarle il mio passaporto. L  specificata la mia professione.
Infante ferm la mano di Nourissier che correva alla tasca interna della giacca. Poi si pass il
tovagliolo sulle labbra.
Lo prende il dessert, professore?.
Sto aspettando una sua risposta a quello che le propongo.
Ho bisogno di maturare l'idea.
Domani pomeriggio riparto per Parigi.
Venga a fare colazione a casa mia, allora. La aspetto verso le undici. Le lascio l'indirizzo.
Nourissier si lasci cadere sul letto completamente vestito. Di colpo si sentiva enormemente
stanco. Fino a quel momento l'eccitazione del viaggio e la curiosit di conoscere il giornalista l'aveva
tenuto in continua tensione. Ora, invece, nella sua stanza d'albergo, gli pareva di sentir cedere ogni
muscolo. Gli dolevano le gambe, la nuca. Fece uno sforzo per alzarsi, per andare in bagno, mettersi il
pigiama. Doveva dormire. La prima parte del suo piano era attuata, ora non c'era pi nulla che
dipendesse da lui, poteva solo aspettare la decisione dello spagnolo.
Strano soggetto, pens. Si era rivelato disponibile, era venuto alla cena, mostrando perfino un
certo interesse, ma alla fine poteva anche non accettare. Il suo atteggiamento lo sconcertava. Difficile
capire da che parte far breccia dentro di lui per persuaderlo. Quali argomenti potevano far leva sulla sua
decisione ? Motivazioni ideologiche, scientifiche, o puramente economiche? Infante non si era espresso
su alcunch, non aveva mostrato interessi o convinzioni, era come un albero: poteva essere scosso dal
vento ma rimaneva sempre piantato nello stesso punto. Neppure l'avventura pareva attirarlo. Era stata
un'ingenuit da parte sua immaginare tante cose in anticipo, si era lasciato attirare dalla leggenda dello
spagnolo ardimentoso e romantico, del don Chisciotte pronto a combattere contro i mulini a vento, a
imbarcarsi in folli imprese. Ma ormai era inutile rimuginare, il dado era tratto, e il giorno dopo avrebbe
avuto una risposta.
Chiuse gli occhi. Sapeva come pacificare il proprio animo anche nei momenti di maggiore
tensione. Sebbene il suo lavoro lo appassionasse, era sempre riuscito a frenare l'impazienza e a
trasformarla in uno stato di calma attesa. Purtroppo velyne non era con lui. Sua moglie gli mancava,
gli mancavano le sue figlie. Loro erano il fulcro della sua vita, uno spazio caldo e rassicurante in cui
non penetravano la violenza della malattia mentale, la tristezza dei casi clinici che affrontava ogni
giorno. Riapr gli occhi, pens di telefonare a casa, ma si rese conto che ormai era tardissimo; gli orari
francesi erano ben diversi da quelli spagnoli. Apr un libro e si impose di leggere, sicuro che presto il
sonno sarebbe venuto a salvarlo dall'incertezza.
Il mattino dopo si svegli vigoroso e ottimista. Sapeva perfettamente dove si trovava e perch.
Nella sala da pranzo dell'albergo osserv gli altri ospiti. Nessuno avrebbe detto che quello era un paese
uscito da una guerra civile, un paese oppresso da una dittatura sordida e triste. Coppie vestite alla
moda, uomini d'affari e qualche turista chiacchieravano mentre facevano colazione dando alla mattina
un'aria di normalit. Ripens a Infante al tavolo del Zurich, che gli intimava allarmato di abbassare la
voce. Forse esagerava, o forse era vero che sotto quell'apparenza di normalit scorrevano fiumi
sotterranei di repressione e violenza. Ma non era il caso di lasciarsi spaventare. Probabilmente il
giornalista voleva solo ingigantire i rischi, ingigantendo cos il suo ruolo, oppure cercava di accampare
un pretesto per rifiutargli il suo aiuto. Inutile fare nuove congetture, presto si sarebbe tolto ogni dubbio.
Fin il suo caff.
Il taxi lo lasci davanti a un portone in calle Industria, al termine di un tragitto che gli parve
interminabile. Il quartiere non aveva certo il lustro e la distinzione della Barcellona borghese, ma
sembrava pieno di vita. La gente lo guardava, il suo aspetto di straniero evidentemente saltava
all'occhio. Quando entr nell'androne buio al numero indicato da Infante, erano le undici precise. I muri
delle scale erano scrostati, pieni di graffiti incisi con la punta di qualche oggetto metallico: cuori trafitti
da frecce, frasi che attestavano soltanto una presenza - Pablo  stato qui - o semplici parole scurrili.
Non c'era ascensore. Su ogni pianerottolo una piccola lampadina diffondeva un anemico chiarore.
Premette il campanello di Infante, accanto a una porta nera e consunta come una vecchia schiava. C'era
odore di verdura bollita, si udiva l'eco di una radio.
Avanti, mon cher ami! Lei  il benvenuto nella mia umile dimora. O sar pi esatto dire nel
mio miserabile antro?.
Carlos Infante portava una camicia a quadri logora ma giovanile, che contrastava con la sua
figura tendente alla pinguedine e la sua calvizie incipiente. Tuttavia, dopo la prima sensazione positiva,
quello che Nourissier vide era un catalogo di decrepitezze. L'appartamento, con i soffitti ingialliti, la
carta da parati che si staccava a brandelli dalle pareti, si trovava in uno stato deplorevole. Libri, giornali
e riviste si accatastavano lungo i muri del corridoio. Il salone era arredato con mobili vecchi, un divano
sfondato e un grosso apparecchio radio. Uno dei vetri della finestra era rotto. Dappertutto c'era polvere,
tantissima polvere, bianca e delicata. Sebbene fosse abituato a nascondere le sue emozioni, Nourissier
ebbe difficolt a non mostrarsi sorpreso: in Francia nessun giornalista era costretto a vivere in quelle
condizioni.
Infante se ne accorse. Giurerei che non la entusiasmi troppo lo stile della mia residenza.
L'ironia del suo tono si era fatta molto pi marcata quella mattina. Ma la prego di accomodarsi sul
divano. Io occuper questo sgabello, inestimabile eredit dell'inquilino precedente. Posso offrirle
qualcosa ? Ho finito il caff, ma pu darsi che in cucina riesca ancora a trovare un paio di bustine di
t.
Ho gi fatto colazione, non si preoccupi. L'importante  che parliamo.
Molto bene, comincer io. Ho riflettuto attentamente sul lavoro che lei mi propone, visto che
di lavoro si tratta e che cos dobbiamo considerarlo tanto io quanto lei, e... insomma, mi pare
un'impresa di straordinaria difficolt, come le dicevo. Eppure... eppure una possibilit ci sarebbe, se
non di trovare La Pastora, se non altro di ricavare maggiori informazioni su di lei, informazioni di
prima mano, non filtrate dalla censura.
Allora ha deciso di accettare?.
Non ho ancora finito. Occorreranno almeno tre mesi per una ricerca seria. Conosco la zona, in
quanto figlio di un'oriunda del posto, e potrei essere in grado di aiutarla, ma ho bisogno di tempo.
Ovviamente dovremo spostarci da un paese all'altro. Sar necessario noleggiare un'automobile per tutta
la durata delle indagini e sostenere le spese per il vitto e l'alloggio. Crede che la sua universit sar
disposta a un simile esborso o dovr provvedere lei stesso?.
Non pensi al denaro. Lo avr.
Bene. Ma tengo a precisare che se allo scadere dei tre mesi lei non sar riuscito a incontrare La
Pastora, la spedizione dovr ritenersi conclusa. Trattenendoci in montagna pi a lungo attireremmo
inevitabilmente l'attenzione della Guardia Civil, e questo  un rischio che non sono disposto a correre:
sono cittadino di questo paese e qui intendo restare. Quindi, al termine del periodo previsto lei metter
in valigia tutto il materiale che saremo riusciti a raccogliere e se lo porter in Francia. Le pare che
possa funzionare?.
Mi trova d'accordo su tutto. Parliamo del suo onorario.
Per cominciare le dir che se le ho dato appuntamento qui una ragione c'era. Ci tenevo a
mostrarle che non vivo nel lusso e che le mie necessit sono reali. Detto questo, la informo che il mio
compenso dovr essere di centocinquantamila pesetas. Me ne consegner cinquantamila a titolo
d'anticipo, cinquantamila al termine del viaggio, e le altre cinquantamila solo se riusciremo a trovare La
Pastora. Spero che possa andarle bene.
Nourissier spalanc gli occhi, si pass una mano sulla faccia, esit.
 una grossa somma, lei lo sa. Addirittura eccessiva, a mio modo di vedere.
 eccessivo anche il progetto che lei mi propone. Nei tre mesi in cui sar impegnato con lei
non potr fare il mio mestiere, sparir dalla circolazione, correndo il rischio che i giornali si
dimentichino di me. Senza contare che quello che lei mi propone non  un lavoro normale, ma
un'impresa altamente pericolosa.
Non le sto proponendo l'esplorazione di un continente sconosciuto. Si tratter di soggiornare in
luoghi civilizzati, di parlare con gente normale....
La Spagna in questo momento non  un paese normale, professore. Qui c' una dittatura
piuttosto sanguinaria non  necessario che io glielo ricordi. Le zone rurali sono sottoposte alla
sorveglianza della Guardia Civil. Vuole che le spieghi quali sono i suoi metodi?.
Conosco la reputazione della Guardia Civil.
Pienamente meritata, glielo assicuro. Ma non c' solo questo. Le zone di Els Ports e del
Maestrazgo, dove si tratter di muoversi, sono dure e inospitali, arretrate, pericolose di per se stesse. La
gente, diffidente per natura,  molto spaventata dopo le esperienze degli ultimi anni. Qualcuno potrebbe
denunciarci addirittura per fatti immaginari. E i rischi non finiscono qui. Si  mai soffermato a pensare
che stiamo andando alla ricerca di un'assassina ? Quella  una donna disperata, che si nasconde sola fra
le montagne, perseguitata, armata, e consapevole che la sua vita ha un prezzo. Se qualche abitante della
zona la sta aiutando, come lei crede, pu benissimo avvertirla della nostra presenza, e dirle che la
stiamo cercando. Come crede che reagirebbe ? Pensa che ci inviterebbe a prendere il t nel suo
nascondiglio?.
Lo psichiatra, travolto dal discorso di Infante, si guardava le mani ben curate, si massaggiava
delicatamente le lunghe dita. Alla fine alz gli occhi e disse a voce molto bassa:
D'accordo, avr quanto chiede.  escluso che io possa farmi elargire questa somma dal
dipartimento della mia universit, ma dispongo di risorse personali per affrontare le spese. Vuole che
firmiamo una scrittura privata?.
Il giornalista scoppi a ridere e si ferm a guardarlo, divertito.
Non credo che un documento simile avrebbe un gran valore. Temo che dovremo fidarci l'uno
dell'altro. Lei si fida di me, professor Nourissier?.
Il medico lo guard per un istante, poi dichiar con tutta calma: Non mi fido mai
completamente di chi agisce solo per denaro.
E allora siamo su posizioni diametralmente opposte. Io non mi fido di chi si appassiona troppo
per le idee.
Vedremo di rispettare le distanze.
Lo spero bene.
Quando cominciamo?.
Non prima di un mese. Ho bisogno di tempo per prepararmi, tastare il terreno, cercare contatti,
delineare una strategia.
Nourissier estrasse dalla tasca un piccolo calendario, lo consult.
Le andrebbe bene il tre ottobre? Arriver da Parigi il giorno prima.
Affare fatto. C' ancora una cosa che voglio domandarle. Se dovessimo trovare La Pastora,
una volta che avr parlato con lei, pensa di denunciarla?.
No, assolutamente no. Il mio lavoro  analizzare, non giudicare. Ed esigerei che nemmeno lei
lo facesse.
Non si preoccupi. Non ho nessuna intenzione di intervenire nella faccenda. In ogni caso, lei 
fortunato a essere francese: qui in Spagna, o giudichi o sei giudicato, non ci sono vie di mezzo. Questo
 un paese di giudici e accusati, lo vedr da s.
Lo psichiatra si strinse nelle spalle, si alz e cominci a infilarsi il suo elegante soprabito grigio.
Porse la mano al padrone di casa senza pi guardarlo in faccia e si affrett a uscire. Non sopportava pi
la vista di una casa in quelle condizioni. Aveva bisogno di aria fresca, di liberarsi da tutta quella
polvere che volava ovunque e gli faceva prudere il naso.
Era quasi al pianterreno quando ud la voce di Infante che lo chiamava dalla tromba delle scale:
Lucien, si compri dei pantaloni di fustagno e dei maglioni pesanti. Pu fare molto freddo lass. E
anche una giubba col pelo!.
Una che?.
Qualsiasi indumento pesante che non sia il magnifico soprabito di cachemire che ha addosso.
Non mi pare che sia un capo molto adatto in montagna.
Il francese non rispose. Riprese a scendere con irritazione. Il perenne sarcasmo del suo futuro
compagno di viaggio cominciava a dargli sui nervi.
Infante richiuse la porta e sorrise. Gli era bastato vederlo per capire che quel tale era un
bambino viziato, un figlio di pap. Aveva calcolato bene la cifra del compenso, avrebbe potuto
chiedergli persino di pi. In ogni caso, centomila pesetas, con vitto e alloggio pagati per tre mesi,
andava pi che bene. Sulle altre cinquantamila non ci contava proprio, tanto La Pastora non l'avrebbero
trovata. Che razza di fantasia! Quello era un sognatore, un uomo che viveva di chimere, un idealista
senza la minima idea di come va il mondo. Ma a lui poco importava che andasse alla ricerca di
un'assassina o del Vello d'Oro. Avrebbe fatto il suo lavoro, e una volta presi i soldi, tanti saluti. Evviva
la scienza! esclam fra s. Poi rimpianse di non avere nemmeno una bottiglia di ans per festeggiare
quel colpo di fortuna.
Tortosa, 3 ottobre 1956
L'Ebro scorreva impetuoso trascinando con s rami e detriti, creando al suo passaggio mulinelli
terrosi. Il panorama di Tortosa visto dal ponte era spettacolare: le case strette le une alle altre, le
montagne vicinissime, il palazzo vescovile che si specchiava nel fiume, il castello moresco sulla
collina... Nourissier non pot non rimanere sorpreso da tanta bellezza.
Infante sorrise: S, molto carino. Ma questa  Parigi in confronto ai paesi dove stiamo
andando. Appena ci addentreremo nel massiccio di Els Ports, dovremo dire addio alla civilt. L
comincia il selvaggio mondo rurale.
Lo psichiatra, a disagio per il ruolo di turista inesperto che la sua guida gli attribuiva, protest
mitemente:
Non mi ha mai spaventato il mondo rurale. La avverto che qui non trover nulla di simile
all'armoniosa campagna francese con le sue belle fattorie e la sua fresca vegetazione. Qui  tutto secco,
scosceso, sassoso.
Stia tranquillo, da piccolo ho fatto lo scout disse Nourissier mettendosi sullo stesso piano
dello spagnolo. Varcarono il ponte a bordo della giardinetta presa a nolo. Infante rimase in silenzio per
non turbare l'ammirata contemplazione del francese. I suoi piani prevedevano una permanenza di un
paio di giorni in citt, per parlare con la persona che gli avrebbe procurato i contatti, per
approvvigionarsi degli alcolici che difficilmente avrebbe trovato nei paesini di montagna.
Che cosa beve lei di solito, Lucien?.
Bevo poco.
Avrei intenzione di comprare qualche bottiglia di buon whisky, e del cognac... Ci aspettano
notti lunghe. Siamo in autunno e le giornate si accorciano. Non ci saranno cinema n teatri lass, e
nemmeno giornali o riviste. E non sempre le condizioni atmosferiche ci permetteranno di ascoltare la
radio. So di essere un conversatore affascinante, ma forse per animare un po' le serate qualche piccola
dose di alcol non sarebbe una cattiva idea.  d'accordo?.
Mi sono portato dei libri, e avr i miei appunti su cui lavorare.
Anch'io ho portato tutti i libri che la bibliotecaria ha voluto concedermi in prestito, sapendo
che non li avrei restituiti prima di tre mesi; ma insisto sul fatto che un bicchierino di tanto in tanto non
ci farebbe male.
Un po' di vino locale mi baster.
Dio gliene scampi! Il vino di questa terra  pi forte dell'alcol da bruciare e ha praticamente lo
stesso sapore.
Non importa, lo assagger.
Infante alz le mani in segno di resa: Allora non discuto pi. Era evidente che non poteva
aspettarsi di fraternizzare col suo compagno di viaggio. Meglio, una convivenza troppo stretta crea
sempre dei problemi. Comunque lui non avrebbe rinunciato al suo piccolo carico da contrabbandiere,
finanziato, naturalmente, dalla cassa della spedizione.
Presero alloggio all'Hotel Siboni, un vecchio albergo art dco che conservava tracce di un lusso
passato. Mentre scaricava la giardinetta, Infante si rese conto di quanto pi voluminoso ed elegante del
suo fosse il bagaglio del francese: una pesante valigia di cuoio e una grande borsa da viaggio
coordinata, a fronte del suo zaino di telaccia sdrucita e sbiadita dall'uso. Evidentemente a un francese
occorrevano molte pi cose per vivere che a un povero spagnolo.
Pranzarono al ristorante dell'albergo. Infante ordin tutto quello che pot, non era il caso di
rinunciare a una delle ultime occasioni di godere della buona tavola che gli si sarebbero presentate.
Invece Nourissier fu parco, quasi ascetico: un'insalata verde e una bistecca. Nel pomeriggio potr fare
un po' di turismo per la citt mentre io preparo un incontro con una persona disposta a darci certe
informazioni.
Che genere di informazioni?.
Vede, nel '54 le forze partigiane si erano ormai ritirate in Francia. Ufficialmente la guerriglia
era terminata. Rimasero due soli partigiani nella regione, o meglio, due disertori che continuarono a
operare per conto proprio: La Pastora e il suo compagno Francisco. Ormai erano soli, isolati, disperati.
Vivevano di quello che riuscivano a rubacchiare ai contadini. Ma il 2 agosto di quell'anno decisero di
rapinare la villa dei Nomen, una ricca famiglia di industriali del riso.
Ho letto un accenno alla vicenda nel suo articolo.
Lei ha letto la versione ufficiale. Ora vorrei capire che cosa successe davvero quella notte.
Francisco non ne usc vivo. Ed  da allora che La Pastora  scomparsa. In teoria si nasconde ancora in
montagna. Venga con me nella mia stanza, le mostrer i ritagli di giornale riguardanti quel fatto.
Nourissier cominci a nutrire una certa preoccupazione. Infante era un giornalista, e come tale
poteva interessarsi alla cronaca di quegli episodi. Ma a lui quella storia non diceva nulla. Quello che
voleva conoscere era la personalit della Pastora. Eppure non c'era niente da fare, doveva lasciarsi
condurre e cercare di farsi un'idea in base ai dati concreti che avrebbe ricavato. Una volta nella stanza
di Infante, vedendo le innumerevoli cartelle che questi aveva portato con s si tranquillizz. Se non
altro era stato coscienzioso nel lavoro preparatorio.
Ecco, questi sono gli articoli del giornale di Tarragona da cui ho tratto le notizie. Dia pure
un'occhiata. E poi si faccia pure il suo giro per Tortosa. Si diverta mentre io vado a caccia della perfida
assassina. Questa citt  abbastanza romantica per piacerle. Nourissier si tese visibilmente.
Stia attento, Carlos. Non giochi con me. Potr sembrarle un imbecille ma non lo sono, e non
sono venuto qui in cerca di romanticismo.
Ma non ci penso nemmeno! Non ho nessuna intenzione di offenderla n di fare dell'ironia.
Questo  il mio umorismo, forse un po' particolare per chi non c' abituato. Le chiedo scusa.
Va bene, non ha la minima importanza.
Ci vediamo alle sette alla reception. Le presenter quella persona e vedremo che cosa avr da
raccontarci.  un cronista locale, lo conosco da anni, merita la pi assoluta fiducia. Cercheremo di
partire dai momento della scomparsa della Pastora per risalire all'indietro, seguendone i passi. Le pare
una linea d'azione sensata?.
Nourissier assent e si ritir nella sua stanza rimuginando. Le sue esperienze riguardo alla
psiche degli esseri umani lo avevano condotto a pensare di poter comprendere chiunque e di poter
convivere pacificamente con chiunque senza problemi. Evidentemente non era cos. Si era imbattuto in
un tipo evanescente e coriaceo, della cui personalit gli sfuggiva la chiave. Chi era Carlos Infante? Un
cinico, un amareggiato, un viveur, uno strano sopravvissuto, ammorbato dall'aria viziata di quel
dopoguerra che sembrava paralizzare il paese ? Di tutto un poco, ma in lui c'era qualcosa di pi,
qualcosa di inafferrabile e inquietante. Non sembrava mostrare mai la minima contentezza di s, n
apprezzamento per gli altri. Era difficile avere a che fare con qualcuno che non manifestava alcun moto
affettivo. Trattare con Infante era come trovarsi davanti all'impenetrabilit di una pietra, o
all'inafferrabilit di un soffio di vento.
Dopo un breve sonno, Nourissier usc a fare una passeggiata. Se all'arrivo la citt gli era parsa
pittoresca e luminosa, percorrendone le vie la trov misteriosa, cupa, di una tristezza grigia. Sent che
da quando aveva lasciato Barcellona le cose avevano cominciato a smarrire i loro contorni, si sentiva
condotto attraverso una nebbia che lo inquietava e lo metteva a disagio. La sua condizione di
scienziato, di uomo razionale, cos come l'abitudine alla vita tranquilla che conduceva a Parigi, non
erano l'attrezzatura ideale per affrontare cambiamenti cos bruschi. Non si trattava di paura. La
clandestinit in cui si sarebbe svolta quella ricerca non gli creava il minimo problema. In fin dei conti
lui era cittadino francese e il governo spagnolo non avrebbe avuto alcun vantaggio ad arrestarlo. E
anche nell'eventualit che venisse fermato come spia o elemento sovversivo, la diplomazia del suo
paese lo avrebbe aiutato. Tutt'al pi rischiava l'espulsione dalla Spagna. Quel che davvero lo turbava
era doversi muovere in scenari estranei al suo mondo, dipendendo in tutto e per tutto da un'altra
persona. Non era abituato a una cosa del genere.
Entr nella cattedrale. Lo impressionarono il silenzio, il freddo, l'oscurit, l'odore d'incenso. Le
chiese gotiche francesi erano spoglie, non facevano ostentazione di ricchezza. L invece regnava
l'affastellamento: statue di santi, madonne lacrimanti, grandi immagini sanguinolente di martiri, pale
d'altare tutte ori, scanni intagliati, arazzi e tovaglie semivelati dalla scarsa illuminazione. Alcune
vecchie, la testa coperta da mantiglie nere, pregavano o sonnecchiavano sui banchi di legno. Un
sacrestano spazzava il pavimento tossicchiando. Di colpo Nourissier si sent cos oppresso da tanta
lugubre solennit che fu colto dall'irresistibile impulso di fuggire. Pens che le strade gli avrebbero
restituito un'impressione di vita e di attivit, ma non fu cos: erano quasi deserte a quell'ora, e poco
illuminate. Quasi non c'erano negozi n bar. Si aveva l'impressione che l'influsso sinistro della
cattedrale si estendesse alle vie circostanti. I pochi passanti camminavano rapidi in un silenzio che
metteva i brividi. Si udivano solo i loro passi sul selciato. Il calar del buio aveva scacciato l'atmosfera
di serena bellezza in cui la citt pareva immersa al suo arrivo. Quella passeggiata, invece di distenderlo,
gli aveva inoculato una tristezza strana. Sorrise. Forse l'idea del giornalista riguardo alla necessit di
bere di tanto in tanto qualcosa di forte non era cos sbagliata. In quel momento gli avrebbe volentieri
fatto compagnia. Quando lo rivide in albergo si sent meglio, finalmente avrebbe potuto parlare con
qualcuno, o persino scherzare su quella situazione, ma quando si avvicin cap che la sua guida non
voleva perdere un solo minuto.
 pronto, Nourissier? Il mio amico ci aspetta fra un quarto d'ora.
Ebbe un tuffo al cuore. Finalmente cominciava la spedizione che aveva tanto atteso. Lasciarono
l'albergo camminando a passo svelto. Si addentrarono in un intrico di tenebrose viuzze fino a scovare
un bar seminascosto sotto un arco romanico diroccato. Si ritrovarono in una specie di taverna ingombra
di immense botti di vino. Vi si sentiva musica trasmessa da una radio. Un uomo li aspettava a uno dei
tavoli. I preamboli furono brevi.
Miguel ritiene di sapere qualcosa di interessante riguardo a quanto accadde subito dopo
l'assalto alla masseria dei Nomen.
Lo sa da fonti sicure?.
L'uomo, ossuto e serio come la morte, si esprimeva a voce bassissima facendo scorrere lo
sguardo sul volto di Nourissier senza posarlo da nessuna parte. Qui a Tortosa, come nei dintorni,
girano molte voci su quella notte. La gente parla di sparatorie, di lotte corpo a corpo, di coltellate...; ma
non c' nulla di credibile in questo. Quel che successe in quella casa non lo sa nessuno, nessuno. Ma le
informazioni che ho mi vengono da una persona cui mi sento di poter accordare il massimo credito.
Dica.
La mattina dopo l'assalto, la Guardia Civil trov delle macchie di sangue lungo il muro di cinta
della propriet. Pi avanti, in un fosso verso nord, trovarono altro sangue, e anche tracce di vomito.
Uno degli agenti si accorse che qualcuno aveva tagliato il ramo di un albero. Alla fine, su un'altura
poco distante trovarono il morto. Era il partigiano Francisco, ricercato da anni. Il corpo aveva riportato
diverse ferite d'arma da fuoco, tutte tamponate e bendate con molta cura. E anche il fondo dei pantaloni
gli era stato legato alle caviglie con una benda, perch non lasciasse tracce di sangue camminando. L
accanto c'era il bastone ricavato da un ramo che aveva usato come stampella. Gli agenti della Guardia
Civil giunsero alla conclusione che La Pastora avesse tentato fino all'ultimo di portare in salvo il ferito.
E quando il suo compagno era morto, ne aveva abbandonato il corpo, non senza deporgli l'arma sul
petto. Si fece un silenzio assoluto. Tutti e tre vuotarono il bicchiere di vino. Nourissier rimase assorto,
come trasportato in un'altra dimensione. Il cronista di Tortosa si innervos.
Pu stare sicuro che tutto quanto le ho detto  vero. Nourissier si riscosse, lo guard
sconcertato.
Le credo. Fece il gesto di portare la mano al portafogli e disse, quasi in un sussurro: Mi
permetta di ricompensarla per il tempo che le ho fatto perdere. L'uomo si rivolse a Infante con occhi
induriti dalla collera.
Ma questo qui cosa fa? gli domand in catalano. Infante ferm immediatamente il braccio di
Nourissier. Non  necessario.
Non intendevo offenderla.
Se sono venuto qui  perch Carlos  un amico disse l'uomo.
Lo so, e la prego di perdonarmi.
Un'ora pi tardi, in albergo, mentre cenavano nella sala da pranzo deserta, Carlos Infante disse
di punto in bianco:
Non provi mai pi a pagare nessuno, professore, nessuno. Qui in Spagna saremo anche poveri
e arretrati, ma abbiamo il nostro orgoglio, capisce?.
Mi dispiace. Pensavo di dimostrarmi riconoscente per l'interessamento.
Qualunque cosa lei pensi, non prenda mai iniziative di questo genere senza consultarmi.
Lei sa dove ha preso il suo amico quelle informazioni?.
S, lo so, ma non glielo dir. L'avevo gi avvertita che stiamo toccando un tema pericoloso.
Meno lei sa, meglio sar per lei. Non posso rivelarle le fonti dei miei informatori. Lei deve fidarsi
ciecamente, altrimenti  meglio che lasciamo perdere. Posso restituirle il denaro che mi ha dato finora.
Nourissier distolse lo sguardo e irrigid la mandibola, trangugiando la sua voglia di replicare.
Emise un breve muggito di assenso. E appena ebbe finito l'unico piatto che aveva ordinato, si alz da
tavola dicendo che si sentiva stanco.
A che ora si parte domani? domand.
Alle nove. Non  necessario alzarsi all'alba.
Posso sapere dove andremo o anche questo  chiedere troppo?.
Infante alz verso di lui un sorriso da un orecchio all'altro:
Andiamo a La Snia, un paese piuttosto piccolo. Ci fermeremo l per qualche giorno. Le
basta?.
Buonanotte concluse lo psichiatra, e usc a grandi passi da uomo affrettato.
Una volta in camera, tir fuori dalla borsa uno dei quaderni nuovi che aveva portato con s.
Sedette al tavolino e scrisse:
Ascoltata la prima testimonianza riguardante il soggetto. L'episodio narrato la mostra in uno
stato di chiara disperazione. Lei e il compagno mettono in atto una rapina. In circostanze talmente
rischiose da far supporre che si tratti di un atto suicida. Non va dimenticato che i due si sono separati da
un gruppo guerrigliero che dava significato alla loro esistenza, e che ora la loro vita si muove in
un'indeterminazione assai poco soddisfacente. Il senso di isolamento, solitudine e inutilit  ai massimi
livelli. Le forze dell'ordine li braccano come animali. Il conflitto interiore  scatenato dalla
constatazione che tutto ci per cui hanno lottato  scomparso. Dal punto di vista psichico, ogni loro atto
fino a quel momento appare delegittimato, a loro stessi quanto agli occhi del mondo. La decisione di
compiere "un'azione" pi rischiosa del solito  dettata probabilmente dal desiderio inconscio di essere
catturati. Il compagno del soggetto, noto col nome di guerra di Francisco, viene ferito nel corso della
rapina in circostanze che non  stato possibile chiarire. La reazione del soggetto consiste nel prestargli
soccorso anche a rischio della propria vita. Tenta di medicarlo e di portarlo con s nella fuga. Questa
prima testimonianza non concorda con il ritratto che della donna  stato reso finora, in cui appariva
come del tutto incapace di gesti altruistici e di empatia. Quando Francisco muore, lei fugge, ma compie
l'atto simbolico di lasciare l'arma sul corpo del caduto.  un segno di omaggio, dimostra il desiderio di
restituire al compagno la sua dignit di guerrigliero. Ed  l'atto con cui torna a mettere ordine nel caos
che li aveva ridotti entrambi a prede di caccia.
Aveva scritto di getto, senza fermarsi. Pos la penna e si ferm a riflettere, con lo sguardo fisso
nella penombra. Quella donna perduta sulle montagne aveva coraggio. Chi ha il cuore oppresso dalla
paura non fa quello che lei aveva fatto, non si ferma ad assistere un morente. E adesso, ormai
completamente sola, nascosta in quei luoghi lontani dalla civilt, che cosa stava pensando ? Che cosa
poteva spingerla a sopravvivere ?
Che cosa c'era nella sua mente: vere e proprie convinzioni politiche, odio per i nemici, o
soltanto idee deliranti ? Avrebbe dato qualunque cosa per sapere che cosa era avvenuto la notte
dell'assalto a quella casa, e per poter vedere che cosa stesse facendo in quello stesso istante La Pastora.
Se lo rimprover, non poteva permettersi la curiosit di un lettore di giornali alla ricerca di notizie a
tinte forti. Doveva tenere presente che il suo era un interesse esclusivamente scientifico, ed evitare di
lasciarsi catturare dal fascino romantico del personaggio.
Chiuse il quaderno e si prepar ad andare a letto. Era esausto, solo l'emozione per i fatti di
quella giornata poteva tenerlo sveglio a quell'ora.
Non riesco a parlare bene ma mi passer appena mi sar abituato. Sono due anni che sto da
solo e non so cantare, cos sono due anni che non sento la mia voce. E poi cantare e pericoloso anche
perch potrebbero sentirmi. I lupi non parlano e non cantano, per questo riescono a vivere da soli in
montagna. Io so come vivere in montagna, l'ho sempre saputo. Il brutto  che non posso tenere delle
bestie, un cane, un gatto, una pecora. Le bestie sono buone, le persone non sempre. Mi piacerebbe
avere dei cani e dei gatti, e anche delle pecore, ma questo va bene per chi ha la terra e una casa, per
chi sta sempre nello stesso posto e lavora. Io non sono pi cos, ma una volta s, stavo dietro alle bestie
e lo sapevo fare bene, tutti i padroni sono stati contenti di me. Star dietro alla roba, anche se non e tua,
e dormire sempre nella stessa casa anche se non  tua, aiuta a star bene. Non me lo ricordo nemmeno
pi, com'era. Una volta da piccolo ho visto delle lenzuola di seta su una rivista, erano ricamate a fiori
e brillavano. Mi  venuto da ridere. I ricchi dormono in lenzuola cos mi aveva detto una bambina.
La rivista era di sua madre che faceva la sarta. Per me non c'era differenza, io dormivo nella paglia e
teneva caldo. A quei tempi ero piccola, ma adesso sono un uomo, lo vede, un uomo vero. Da piccolo
non sapevo com'era il mondo, adesso lo so un po' di pi, ma mica tanto, so che cosa si deve fare per
rimanere vivi. Sono rimasto nascosto per due anni in un posto che non posso dirvi dov' perch vorrei
restarci ancora e non mi fido di nessuno.  un posto che quei fessi della Guardia Civil ci saranno
passati davanti mille volte ma non l'hanno mai visto. Parlo male perch mi sono abituato a dire certe
parole con i partigiani, prima parlavo bene e se mi scappavano le brutte parole mia madre mi dava
una sberla. Non mi piaceva per sopportavo. Ci sono molte cose che non mi piacciono ma ho fatto in
fretta a capire che bisognava sopportare. Quel che dovevo fare lo facevo e basta, se mi piaceva o non
mi piaceva non faceva differenza. Stavo dietro alle bestie, e mi sono abituato e allora star dietro alle
pecore mi piaceva.
Vi dir che sono stanco di stare da solo, due anni sono lunghi, anche se ci ho fatto il callo, sono
sempre stato da solo e non me ne importava. Solo che poi ho avuto la compagnia con i partigiani. Ma
da quando hanno ammazzato Francisco sono di nuovo solo e so che non posso uscire dal posto che vi
ho detto. Mi danno la caccia come a una bestia, come a una brutta bestia di quelle che mangiano le
pecore, che fanno danni. Ma io non sono un lupo e neanche una volpe e non ho ammazzato nessuno.
Sono una persona e sono un uomo! Guardate: porto i pantaloni. Anche se alla peggio mi farebbe lo
stesso vivere da donna. Quando li hai tutti dietro a darti la caccia, non te ne importa pi. Finisce che
non sei n una donna n un uomo: non sei niente, non c' nessuno che ti aspetta, nessuno si preoccupa
se stai bene o se stai male. Ma io s che mi preoccupo. Ho visto morire della gente, ho visto morire
delle bestie, e nessuno voleva morire. Ho visto come volevano rimanere vivi ad ogni costo. Anch'io
voglio rimanere vivo. Non c' nessuno ad aspettare che io torni, ma voglio rimanere vivo. Non ho mai
avuto nessuno ad aspettarmi, ma voglio rimanere vivo. Ho visto nascere gli agnelli, li ho visti che
morivano, e quelli che morivano avevano gli occhi spenti come lumi quando finisce l'olio. Francisco
aveva quegli occhi e non ce l'ha fatta pi ed  rimasto steso l sulle pietre. E allora l'ho lasciato. Gli
occhi degli agnelli che nascono cercano qualcosa: la tetta della madre, la luce, qualcosa. Gli occhi di
quelli che muoiono non cercano niente. Non ho paura di morire ma voglio rimanere vivo.
Come ho fatto a mangiare in questi due anni? Gi, il pane! Mi sono dato da fare e non mi e mai
mancato. Lo vede che non sono magro come i cani randagi. Non sono andato a scuola ma so
cavarmela, sono nato da queste parti, su queste montagne. Rubavo le olive, qualcuna qui, qualcuna l,
cos i massari non si accorgevano. Le mettevo a seccare e quando dovevo mangiarle ci mettevo un po'
d'acqua per farle rinvenire. Ho sempre tenuto sale e farina nella grotta, fin da quando c'era Francisco
e andavamo a requisirla nelle masserie. Me ne e rimasta ancora molta. S, facevo anche il pane! S,
non ridete, prima facevo la pasta e la piegavo per bene. Cercavo una pietra grande, di quelle piatte, e
sotto ci scavavo una buca dove accendevo il fuoco finch la pietra si scaldava. Ci mettevo su la pasta
del pane, la coprivo con una pentola e poi ci buttavo sopra un mucchio di cenere. E il pane veniva!
Solo che bisognava farlo di notte cos il fumo non si vedeva. E patate, ne avevo quante ne volevo!
Andavo dalle parti di Castell de Cabres o di Morella, l ci sono i campi di patate. Le tirano fuori con
l'aratro e le lasciano sul solco tutta la giornata, poi passano a raccoglierle. Io andavo dietro col mio
sacco! Facevo il conto, me ne servivano tre al giorno, e andavo avanti bene tutto l'anno. Era questo
quel che mangiavo, e la frutta. Fuori Chert c'era una casa che il padrone non ci abitava, e lasciavano i
fichi a seccare. Erano buoni. Si trova sempre qualcosa se conosci la zona, e dato che il latte non mi
piace... Da piccolo, quando stavo con mia sorella, ne ho bevuto di quel tanto. La carne di maiale e di
coniglio la mangio. Il pollo no. Ma la carne mi fa impressione. Non c' bisogno di mangiare le bestie
per star bene. Lei che  un dottore lo sa. Non mi va di sembrare interessato, per... io vi racconto
quello che volete e voi mi date i soldi per uscire di qua. Ci posso stare anche tutta la vita in montagna,
ma senza compagnia, sempre a scappare come un cinghiale, non mi ci vedo pi, adesso sono stanco.
Ho bisogno di soldi per andarmene. S, le credo, lo so che lei  un uomo d'onore. Io, anche se non
sembra perch sono un solitario, mi faccio subito un'idea di com' fatta la gente. C' anche di gente
buona, gente che ha compassione degli altri, gente che ogni tanto aiuta. Ce n'era di gente, non tanta,
che mi voleva bene, ma prima, quando non ero ancora salito in montagna, anche i bambini piccoli mi
volevano bene. Ma poi sono venuti i tempi duri. Sono successe brutte cose. Io ho fatto brutte cose, ma
anche gli altri. Era come se la guerra non fosse mai finita, e per me non  finita ancora adesso.  dura.
Troppe disgrazie. Ho gli occhi stanchi di vedere disgrazie. Certe volte ho pensato di consegnarmi,
facessero pure di me quel che volevano. Poi ci ripensavo. Ma non crediate, ho ancora il mio fucile e ci
dormo insieme.
Erano le dieci passate quando finirono di caricare i bagagli nel vano posteriore della giardinetta.
Nourissier era irritato da quel ritardo, ma non os protestare. Cominciava a rendersi conto di quanto
dipendesse dalla sua guida. Gli conveniva accettarlo, se non voleva complicare le cose. Era sceso a far
colazione alle otto, e poi era rimasto ad aspettare prendendo un caff dopo l'altro. Annoiato, era andato
a sedersi su un divano della reception. Finalmente Infante si era deciso a scendere, in uno stato di
assoluta euforia. Ho dormito da re! dichiar. E che magnifica colazione ho fatto! In una citt come
Barcellona ci si dimentica dei sapori di una volta. Ma qui... sembra di ritrovare le sensazioni
dell'infanzia. Non  d'accordo?.
Immagino di s.
Lo immagina soltanto? Non si sar alzato di cattivo umore!.
No, quando mi sono alzato ero di umore ottimo, ma ne  passato di tempo da allora.
Pas de problme! Adesso partiamo, mon cher Doc-teur. Ma non pensi di andare troppo
lontano. Arriveremo in men che non si dica, vedr. Per prima di lasciare Tortosa dovremmo fare
qualche spesuccia.
Altri liquori?.
Non esageriamo! Abbiamo preso solo qualcosina per meglio sopportare la cosiddetta...
ruralit. Comunque non si preoccupi, niente alcol n vizi, si tratta di una banale faccenda di
abbigliamento.
Che cosa le occorre?.
A me, niente. E lei che ha bisogno di un altro basco.
Perch, cos'ha il mio che non va?.
Be',  diverso. Vede, il basco autoctono  meno soffice, meno abbondante, anche, pi
spelacchiato. Il suo sembra fatto di velluto.
Senta, Carlos, non credo sia il momento di scherzare.
Non sto scherzando, amico mio. Lo so che non passeremo inosservati, lei  pi alto della
media degli spagnoli, ha i capelli che tirano sul rosso, la pelle chiara... Ma se per di pi porta un basco
che nessuno ha mai visto, la gente ci seguir per la strada, e non  questo quello che vogliamo, no?.
Nourissier sbuff, sforzandosi di avere pazienza. E va bene. Dove lo troviamo un negozio di
cappelli?.
Un negozio? Su, venga con me.
Raggiunsero a piedi la via del mercato, dove un grande emporio vendeva abbigliamento da
lavoro: tute, pantaloni di fustagno, scarpe di corda da contadino, e baschi, tantissimi baschi. Infante si
divertiva a vedere il francese storcere il naso per la rozzezza della fattura e dei tessuti. Lo costrinse a
provarsi tre baschi diversi, ma davanti al quarto Nourissier fu categorico: Questo mi va bene. Lo
prendo.
Infante si disse che doveva andarci piano, non deriderlo troppo. Se Nourissier avesse reagito
male poteva risultarne compromessa la futura convivenza. Meno di mezz'ora dopo erano in strada. Lo
spagnolo viaggiava col finestrino abbassato, respirando a pieni polmoni l'aria asciutta e pulita. Si
sarebbe annoiato, in quel viaggio, ma almeno avrebbe ritrovato la terra della sua infanzia: agreste,
intatta, isolata dal mondo. L'ideale sarebbe stato che tutto si svolgesse come aveva previsto: qualche
settimana in campagna e una bella somma sul suo magro conto in banca. Per una volta la fortuna gli
sorrideva.
La prima cosa che fece Nourissier arrivando a La Snia, fu stupirsi delle minuscole dimensioni
del paese. Gliel'avevo detto che era poco pi di un villaggio disse Infante. Ma si trova in un punto
strategico. Qui pianteremo il nostro quartier generale, e di qui ci sposteremo dove sar necessario. Per
molti anni La Pastora lavor in questi paraggi.
Gi. La Pobla de Benifass. Lei veniva da Vallibona.
Vedo che il mio articolo lo ha imparato a memoria.
 dal suo articolo che nasce tutto quanto.
Infante sorrise soddisfatto. Non avrebbe mai immaginato che quell'articolo potesse rivelarsi una
miniera per uno studioso. Entrarono nella locanda del paese. Il padrone li squadr da capo a piedi.
Chiesero due stanze, le pi grandi.
E poi sarebbe indispensabile che ci fosse un tavolo. Il signore  un professore che fa degli
studi sulla zona e avr bisogno di lavorare. E anch'io avr bisogno di scrivere.
Il padrone alz le spalle e annu, come se volesse far capire che a lui le loro occupazioni non
interessavano. E i suoi occhi, velati d'indifferenza, non parevano dimostrare il contrario.
Con lo scrittoio ne ho soltanto una, ma nell'altra posso far mettere un tavolo rotondo. Andr
benissimo. Fate da mangiare?.
Solo per cena. Mia moglie ed io lavoriamo in campagna e a mezzogiorno siamo fuori. Potete
andare al bar, l a pranzo cucinano.
Le stanze erano al primo piano di una grossa casa, squadrata come un magazzino. Erano ampie,
grandi e quasi vuote. Un letto di legno scuro, un copriletto a fiorami, e poco altro. Almeno dalle
finestre entrava molta luce. Nourissier prese per s quella con lo scrittoio. Al capo opposto del
corridoio si sistem Infante, convinto che la modestia di quell'ambiente avrebbe scontentato il francese.
Ma si sbagliava. Un'ora dopo si ritrovarono in strada e Nourissier non fece che rallegrarsi della sua
stanza: semplice, monacale, quasi ascetica, il luogo ideale per lavorare.
Fecero una prima passeggiata per il paese semideserto. I bambini dovevano essere a scuola,
uomini e donne in campagna. Solo alcuni vecchi sedevano sulla porta delle case.
 importante che ci vedano disse Infante. All'inizio saranno curiosi, ma quando capiranno
che non facciamo niente di strano, penseranno ai fatti loro. Potranno circolare delle voci, ma questo
non ci riguarda. Verranno a sapere che ci interessiamo alla Pastora, perch non potr fare a meno di
domandare in giro.
Lei diceva che avremmo corso dei rischi con la Guardia Civil.
In caso di problemi diremo la verit, soltanto un po' ritoccata: lei  un medico. Generico, non
psichiatra. In Spagna i medici godono di grande prestigio, ma non credo che la sua specialit sia molto
ben accetta. A chi vorr sapere di pi, risponder che si interessa alla Pastora da un punto di vista
clinico: il suo sesso incerto, il fatto che una donna sia capace di atti efferati... Ovviamente, si guarder
bene dal dire che il suo obiettivo  incontrarla.
All'ora di pranzo entrarono nel bar. Furono guardati con diffidenza, ma nessuno os rivolgere
loro la parola. Chiesero qualcosa da mangiare ed ebbero due piatti di zuppa di bietole e fagioli che a
Nourissier piacque moltissimo. Al momento di ordinare il caff, Infante domand al padrone:
Lei sa da che parte si va per il mas del Baixot?.
Quello di zio Toms?. L'uomo sorrise mentre lo diceva. Uscite sullo stradone e prendete a
destra. A circa quattro chilometri vedrete un viottolo con dei cipressi. In fondo c' il mas. Siete a
piedi?.
S, credo che faremo una passeggiata.
E allora state attenti, perch a zio Toms non piacciono le visite.
I vecchi sparsi ai vari tavoli, che fino a quel momento non avevano mostrato di accorgersi della
loro presenza, risero a quelle parole.
Staremo attenti, non si preoccupi disse Infante.
S, e gi che ci andate, ditegli che qui dal Galn stiamo aspettando che venga a portarci un po'
dei suoi soldi.
In strada li accolse il timido sole che ormai cominciava a calare. Sentirono alzarsi voci e risate
dentro il bar. La gente di qui dice una cosa e ne pensa un'altra. Sono dei malfidenti.
In Francia, nei piccoli paesi,  esattamente la stessa cosa.
Ne dubito, Lucien. Non  necessario che lei sia sempre cos gentile.
Nourissier non rispose. Non aveva voglia di parlare. Nella sua mente risuonavano le parole
dell'oste. Si domandava perch dovessero fare attenzione con quello zio Toms. Aveva molte ragioni
per essere curioso: come mai andavano laggi? Che cosa cercava Infante al mas del Baixot ? Ma
preferiva non fare domande per non irritare la sua guida. Si mise a osservare il paesaggio. Era
campagna arida, una terra dura e secca punteggiata di vecchi olivi e carrubi dal tronco contorto. Lungo
la strada crescevano cespugli di timo e rosmarino selvatico che profumavano l'aria. Gli parvero luoghi
di una bellezza strana: disabitati, poco misericordiosi con gli uomini, ma pieni di una loro orgogliosa
maestosit.
Trovarono facilmente il viottolo con i cipressi. Si intravedeva in fondo una casa col tetto
rossiccio. Via via che avanzavano furono accolti da un coro crescente di latrati, e giungendo sul
piazzale di fronte alla casa videro i cani. Erano almeno una quindicina, tutti liberi, di ogni colore, forma
e dimensione, tutti impegnati a ringhiare, saltare e sgolarsi per dare l'allarme. Infante si spavent.
Ha visto quanti sono? E sono liberi!.
Non si preoccupi, fanno il loro dovere. Quando ci avvicineremo si sposteranno.
Lei  esperto anche di cani?.
Mi piacciono.
Spero proprio che anche lei piaccia a loro.
Lo psichiatra and avanti per primo, mentre Infante prudentemente si teneva indietro. Sulla
porta comparve un uomo alto e imponente. Oltre i sessant'anni, con i capelli bianchi, corpulento, con
l'abito marrone di velluto a coste dei contadini. Infante alz il braccio in un saluto che voleva essere
disinvolto e cordiale. Buonasera! Come sta?.
Sper che il suo accento di Barcellona non suonasse troppo forestiero in quelle terre del sud.
Non aveva fat-to due passi che il vecchio imbracci il fucile.
Fermi l! Cosa volete? grid con voce stentorea.
Siamo amici di suo nipote Miguel Sabater di Tortosa. Veniamo da parte sua e vorremmo
parlarle un momento.
Lui non abbass la carabina. Nourissier bisbigli:  sicuro di non avere sbagliato persona?.
Non dica una parola.
Un attimo dopo l'uomo si decise ad abbassare l'arma ma rimase a fissarli con sguardo feroce.
Restarono dov'erano. I cani ora giravano intorno alle gambe dei nuovi venuti, annusandoli. Infante
sorrideva senza troppa convinzione.  lei zio Toms?.
Cosa volete? ripet il vecchio, con voce gi meno ostile.
Mi chiamo Carlos Infante e questo  il dottor Nourissier, un medico francese. Ieri sera suo
nipote ci ha detto che potevamo parlare con lei.
Il vecchio grid qualcosa ai cani, che si ritirarono docilmente. Poi si rivolse ai due con un
cenno, scostandosi dalla porta per farli passare. Entrarono in una sala grande, fresca e scarsamente
illuminata. Da un lato c'era la stufa. Nel centro, un tavolo con quattro sedie. A un gancio nel muro
pendeva un orcio da vino legato con una corda.
Se venite da parte di Miguel siete i benvenuti. Sedetevi.
Tir fuori una bottiglia di vino dolce, tre bicchierini. Mise delle paste in un piatto e sedette
anche lui. Aveva il volto bruciato dal sole, gli occhi azzurri e vivissimi.
Non vogliamo disturbare, ce ne andiamo subito disse Infante.
Sono vedovo e vivo solo. Sono stati tempi brutti, per questo quando viene gente la ricevo col
fucile, ma adesso che siete qui, non c' fretta. Cosa racconta mio nipote?.
Sta bene. Ci prega di portarle i suoi saluti. Dice che un giorno di questi verr a trovarla.
Non verr. Sono anni che non si fa vedere. I giovani non vogliono saperne dei paesi,
preferiscono la citt. Di cosa volevate parlare?.
Il dottore  un medico famoso che viene dalla Francia, si interessa alla gente di queste terre,
alla loro salute, alle condizioni di vita....
Cosa volete che vi dica, qui non si fa altro che lavorare, da quando fa chiaro a quando viene
buio. Non  vita da uomini,  vita da animali. Io ho settant'anni e non mi sono mai fermato.
Era pi dura quando c'era la guerra, o no?.
Non rispose. Infante misurava le parole come di fronte a una delegazione diplomatica. Il
dottore ha sentito dire che per i massari gli anni del maquis sono stati ancora pi brutti della guerra.
Alla parola maquis il vecchio salt come se gli avessero messo del sale su una ferita.
I partigiani erano tutti dei figli di buona donna! E quelli della Guardia Civil, lo stesso! Io non
ho paura di parlare. Quello che dico a voi l'ho detto anche in piazza. Tutti dei figli di buona donna, gli
uni e gli altri. Era un tormento per noi massari. Venivano i partigiani e volevano da mangiare, tutto
quello che avevi te lo portavano via. Se non glielo davi ti bastonavano, ti davano del traditore. E
quando se ne andavano dovevi tenere la bocca chiusa. Poi arrivavano i civiles e ti riempivano di
bastonate perch non avevi denunciato i partigiani, e se ti era restato qualcosa ci pensavano loro a
portartelo via.
Lei  stato derubato dai partigiani?.
Pi di una volta. Mi hanno portato via le uova delle mie galline, tutti i salumi del maiale di
quell'anno, il pane che infornava la mia povera moglie. Poi pagavano facendo i conti a occhio, e
scappavano.
Quindi non rubavano intervenne Nourissier.
Ma io non volevo vendere niente! Quella era roba che serviva per tirare avanti. E poi non sono
maniere, entrare in casa della gente con la pistola in pugno.
Ci mancherebbe! esclam Infante per calmare le acque.
Quelli della Guardia Civil non sono da meno, non sa quante me ne dicono perch non sto zitto.
Che mi ammazzano i cani, che mi danno fuoco alla casa, che un giorno o l'altro mi sparano e mi
buttano in un fosso.
Ma  terribile!.
Per non mi fanno niente perch sono vecchio.
E i partigiani, li conosceva personalmente?.
Qualcuno del paese era salito su in montagna, ma pochi. Erano quasi tutti di fuori, e fecero un
mucchio di canagliate. Al mio amico l'Arbolero di Morella gli ammazzarono la moglie. Un giorno gli
entrano in casa e mettono sotto tiro tutta la famiglia. L'Arbolero riesce a scappare e va a chiamare la
Guardia Civil. Quando arrivano, parte la sparatoria. Un partigiano ci rimane secco. Ma senta come
and: una delle guardie gli spara, fa cilecca, e allora lo ammazza col calcio del fucile. Gli spacca la
testa.
Infante temeva che il francese si spazientisse per le chiacchiere del vecchio, ma guardandolo
con la coda dell'occhio lo vide assorto, come catturato da un sentimento fatto di orrore e fascinazione
che neppure si preoccupava di nascondere.
Il partigiano se ne rimane l col cervello di fuori. Ma dopo un mese i suoi compagni tornano
dall'Arbolero.
C'era la moglie da sola. Loro entrano e chiedono di suo marito. Lei dice che  in campagna a
lavorare. Quello che era il capo le fa: "Bene, allora pagherai tu per lui", e le spara a bruciapelo. Poi
lasciano un foglio con su scritto che l'avevano "giustiziata come traditrice della causa della
Repubblica". La povera Filomena, cosa ne sapeva lei della Repubblica! Ammazzare a sangue freddo
una donna che non ha fatto niente  una cosa che non sta n in cielo n in terra. In tutti i paesi qua
intorno si parl di quell'assassinio, e se fin l i partigiani erano ben visti perch pagavano quel che
prendevano, da quella volta l'amicizia era bell'e che finita.
Anche quelli di Franco ne hanno fatte di canagliate, no? Ma di questo magari non le va di
parlare. Gli occhi di zio Toms brillarono di furia. Alz la voce.
Vi ho gi detto che non ho paura di nessuno, io. Non me lo faccia ripetere due volte. Senza
dare spiegazioni si alz e usc dalla stanza.
Nourissier, preoccupato, bisbigli all'orecchio di Infante: Non lo irriti, non ci conviene. E poi,
lei crede che avr qualcosa da dire sull'argomento che mi interessa ? Mi sembra molto dispersivo.
Abbia pazienza e lasci fare a me. Il vecchio torn con un sorriso malizioso e una bottiglia. La
pos sul tavolo con un colpo secco. Questa  acquavite, la migliore del mondo. Il vino dolce  per le
donne e gli effeminati. Adesso la provate con me.
Riemp tre bicchieri e alz il suo alla loro salute. Assapor il primo sorso con uno schiocco di
lingua. Prima che il fuoco che sentirono nel petto i due ospiti si fosse placato, continu:
E adesso ditemi cosa volete sapere. Sono vecchio ma non sono scemo. Allora?.
Infante si schiar la gola, colto di sorpresa. Tent senza troppa fortuna di ritrovare il tono neutro
che aveva usato fino a quel momento, e armatosi di coraggio domand:
E quello che chiamavano La Pastora, lei l'ha mai conosciuto?.
Il vecchio inchiod lo sguardo a terra. Respir forte, riemp di nuovo i bicchieri e lo guard
strizzando leggermente gli occhi.
Allora non  dei vecchi tempi che stiamo parlando. Quella  ancora viva.
Lei crede?.
Per morta non l'hanno data.
Poi rise forte lasciandoli in attesa.
Ma voi cosa siete? Spie di Franco o qualcosa del genere?.
Le giuro di no, zio Toms. Il dottore studia la mente delle persone ed  interessato a quella
donna. Gli piacerebbe sapere se era un uomo o una donna, perch non sembra che la cosa sia molto
chiara. Ma a noi la politica non interessa. Gli mostri la sua tessera di medico, Lucien.
Nourissier obbed, estrasse dal portafogli un documento e lo mise fra le mani del contadino.
Questi lo guard a lungo. Poi disse:
Mi sono quasi dimenticato come si fa a leggere, dopo tanti anni. Tanto, io non lo so dove pu
essere La Pastora. Quello che so io lo sanno tutti. Che si chiamava Teresa, Teresa Pla Meseguer, ma la
chiamavano Teresot perch gi da piccola era robusta come un maschio. Avr pi di quarant'anni,
adesso. Andava vestita da donna, con la gonna e tutto, e che era femmina sta scritto nel registro della
parrocchia di Vallibona, dov' nata. Non so altro. Adesso alla radio ho sentito che la chiamano "il
Terrore del monte Caro", ma qui da noi era Teresot.
Lei l'ha conosciuta?.
Qualche volta l'avr anche vista, ma non ci facevo caso. Era una che guardava le pecore e
basta. Per il lavoro niente da dire. Lo dicevano tutti che era una gran lavoratrice, che ci sapeva fare con
i bambini delle masserie, che riconosceva le pecore del padrone in mezzo a mille, che aveva la forza di
un toro, cose cos. Ma non so se al dottore interesser. Nessuno sa se era uomo o donna. Dicono che
quando era nel maquis andava vestita da uomo, ma magari si era messa cos per farsi prendere con
loro.
Sa com' sparita?.
Questo lo sanno tutti. Lei e un altro di quelli del maquis, uno che lo chiamavano Francisco,
assaltarono la casa dei Nomen, al Regus. Quella volta Francisco  morto e di lei non si  pi saputo
niente. Nessuno l'ha vista dopo quella volta.
Si fece silenzio. Il vecchio vers un altro giro di acquavite. Nourissier tent un piccolo gesto di
rifiuto, che venne ignorato.
Beva, dottore, che tanto di qualcosa bisogna pur morire.
Vuotarono il bicchiere, e quando gi pensavano che zio Toms si alzasse e li invitasse ad
andarsene, lo sentirono aggiungere:
Francisco era di Castellote, che non  distante da qui. Gi suo padre e suo nonno erano di idee
rosse, e cos la Guardia Civil ogni momento andava da loro e li bastonava, certe legnate da lasciarli
mezzi morti. Quando non sopportarono pi salirono in montagna. E dopo anche il figlio si fece
partigiano. In casa rimasero solo le donne, ma anche loro prendevano legnate. Poi quelli del somatn*
diedero fuoco alla casa. Adesso credo che tirino avanti come possono, malamente, insomma. Se io fossi
in voi....
Lasci la frase a met. Infante e Nourissier si guardarono.
Se lei fosse in noi, cosa farebbe? insistette il giornalista.
Soltanto loro possono sapere dov' adesso. Quelle donne. La Pastora era sempre con
Francisco, qualche volta l'avranno vista. Ma con tutte le bastonate che si sono prese, non credo che
avranno voglia di raccontarlo.
* Il somatn era una milizia locale catalana, composta di civili, che in caso di necessit prestava
aiuto alla Guardia Civil. Di origine medievale, e abolito dalla Repubblica, fu ufficialmente ricostituito
dal franchismo ed esteso a quasi tutto il territorio spagnolo con il nome di Somatn armado nel 1945.
Lei sa come potremmo arrivare a loro?.
No. E adesso, per favore,  meglio se ve ne andate, perch quel che vi posso dire l'ho gi detto.
Non fatemi ripetere le stesse cose.
Il vecchio si alz. Infante e Nourissier lo seguirono fino alla porta. La luce di fuori rivel le
profonde rughe che solcavano il suo volto. Quando porse loro la mano per salutarli, guard Nourissier
negli occhi. Ma voglio dirle una cosa prima che ve ne andiate. Io sono solo un vecchio ignorante e lei
 un dottore famoso, ma le do un consiglio e poi lei ne fa quello che vuole. Torni al suo paese, dottore.
Questi sono posti dove c' aria di sangue e di cattiveria. Cosa gliene importa di sapere se La Pastora era
uomo o donna? Cosa ci guadagna a immaginarsi che cos'aveva nella testa quella l ?.
Comprendere la sofferenza di un solo essere umano pu servire ad aiutarne molti.
Il vecchio scosse la testa.
Quella delinquente non soffriva, faceva soffrire gli altri. Ma sapr lei quello che fa, dottore.
Poi spar dentro la casa buia. Infante e Nourissier non avevano fatto un passo che torn a levarsi il coro
furibondo dei cani.
Durante la cena nessuno dei due parve molto propenso a far conversazione. E poi non era
consigliabile affrontare l'argomento che stava a cuore a entrambi, visto che la padrona faceva continue
sortite dalla cucina per servirli. Infante era meditabondo, Nourissier sembrava preoccupato.
Non sono riuscito a chiamare Parigi disse.
Da queste parti le linee telefoniche funzionano per modo di dire. Le conviene la posta.
Scrivo spesso a casa, per mi piace sentire la voce di mia moglie di tanto in tanto.
Lei ha una splendida famiglia, vero Lucien?.
Non capisco la domanda.
Intendo dire che lei  un uomo fortunato e vive circondato dagli affetti.
Immagino che mi si possa definire cos. Quindi trover particolarmente crude alcune delle
cose che abbiamo sentito oggi: teste spaccate col calcio di un fucile, donne assassinate a sangue
freddo....
Come psichiatra ho una certa familiarit con il dolore dei miei pazienti.
Non  la stessa cosa. La malattia pu essere terribile, ma qui si tratta di odio, di sete di
vendetta, di crudelt. E tutto fra presunti fratelli, figli della stessa terra.
Certo,  tremendo, ma le assicuro che sono preparato a sopportarlo.
Non si  incrinata la sua idea romantica degli ultimi guerriglieri repubblicani?.
Mi ascolti bene, Carlos. Non vedo che cosa la induca a pensare che io coltivi idee romantiche.
E d'ora in avanti le sarei grato se lei non mi attribuisse cose che non ho mai detto.
Non se la prenda. Dopo cena la invito a bere un cognac al bar del paese.
Il bar rimaneva aperto fino alle dieci. Entrando, ebbero entrambi l'impressione che gli stessi
vecchi che avevano visto seduti ai tavoli a mezzogiorno occupassero esattamente gli stessi posti di
prima. Un paio di uomini pi giovani bevevano al banco, parlando forte. Loro scelsero un angolo
appartato. Nourissier toss quando assaggi il primo sorso di cognac. Infante scoppi a ridere.
Non  precisamente Napolon, eh, professore?.
Forte come il demonio. Mi stupisce quanto si beve nel suo paese, molto pi di quanto
pensassi.
Si beve per dimenticare; come gi ha avuto modo di constatare, noi di cose da dimenticare ne
abbiamo parecchie.
Che cosa pensa di fare adesso? Andare direttamente a Castellote per parlare con quella
famiglia?.
Infante sbuff, butt gi tutto il cognac in un colpo, tamburell con le dita sul tavolo. Certo,
bisogner parlare con quella gente, ma mi domando come. Mica possiamo presentarci a Castellote e
chiedere dove abitano. Se ci muoviamo cos la Guardia Civil non tarder a romperci le scatole.
Che cosa intende? Non conosco l'espressione.
Se le dico rompere i coglioni, lo capisce meglio?.
Credo di s. In ogni caso, che cosa potrebbero fare per fermarci?.
Nella peggiore delle ipotesi possono farci il foglio di via e rispedirci a casa: io a Barcellona, lei
a Parigi. Se invece non ci considerano abbastanza pericolosi, possono darci fastidio: spiare ogni passo
che facciamo o perfino imporci la loro tutela col pretesto della nostra sicurezza. Sarebbe preferibile
tenerli alla larga.
Allora non scopriremo mai dove vivono le parenti di quel Francisco.
Mi lasci pensare. Stanotte invocher gli spiriti del whisky affinch mi diano consiglio.
Qualcosa mi verr in mente.
Ora per torniamo alla pensione, comincio a essere stanco.
Nourissier si alz, ma Infante, che sedeva rivolto verso la porta, lo prese inaspettatamente per la
manica dicendo sottovoce:
Non adesso. Vada al banco e ordini altri due cognac. Non mi domandi perch, lo faccia.
Capendo che Infante non scherzava, il francese obbed. Mentre attraversava il locale vide che erano
entrati due agenti della Guardia Civil. Questi si avvicinarono anche loro al bancone, diedero la buona
sera a tutti e ordinarono un caff. Quando Nourissier torn al tavolo con i due bicchieri, Infante lo
accolse ridendo scioccamente.
Ah, magnifico, il bicchiere della staffa! esclam a voce altissima. Poi parl pi piano: Non
conviene uscire quando entrano loro, possono avere l'impressione che scappiamo. Se vengono qui,
sorrida come se fosse un po' brillo. Lasci parlare me. In effetti, meno di tre minuti dopo, il pi alto dei
due, con i galloni d'argento, si avvicin. Fece un simbolico saluto militare.
Buonasera, signori, tutto bene?.
A meraviglia, sergente. Possiamo offrire un cognacchino ?.
Impossibile, sono in servizio.
Infante fu quasi divertito dalla meccanica del dialogo.
Attese che il sergente concludesse la chiacchierata.
Nuovi da queste parti, non  vero?.
S, alloggiamo alla pensione.
E sono qui per turismo?.
Lavoro. Questo  il dottor Nourissier, di Parigi, che compie uno studio sulla regione per conto
della sua universit. Io gli do una mano.
Una bellissima cosa. Buona permanenza. E con un cortese cenno del capo il sergente si
allontan.
Infante rimase favorevolmente impressionato: la guardia non aveva neppure voluto sapere
quanti giorni pensassero di fermarsi in paese. Di solito l'interrogatorio sotto forma di amabile
conversazione durava molto di pi, e quasi sempre si concludeva con una richiesta dei documenti. Ma
la reazione di Nourissier fu indignata:
Con quale coraggio si informa dei nostri affari privati? Siamo due cittadini in un locale
pubblico, non ha nessun diritto di importunarci!.
Non ci pensi, Lucien disse Infante seccato.
Mi d semplicemente fastidio, non sono abituato a essere trattato in questo modo.
Lo avrebbe volentieri strangolato. Maledetto francese viziato! Gli piaceva mettersi nei panni di
chi soffre ma non concepiva di essere sfiorato dal minimo disagio. Dove credeva di essere, sulla Costa
Azzurra?
Le due guardie stavano uscendo.
Beva, professore, e andiamocene, che stanotte devo partorire una soluzione ai nostri
problemi.
Uscirono nella notte, che cominciava a far presagire i freddi autunnali. Non avevano ancora
fatto dieci passi che si ritrovarono davanti i due agenti della Guardia Civil. Il sergente sorrise: E
allora, gi finito il cognacchino?.
Il medico era sbalordito. Infante non sapeva come cavarsela.
Be', s. Stavamo andando a dormire. In cosa possiamo servirvi?.
Il sergente lo prese per la giacca, lo stratton con violenza.
Mi ascolti bene, lei: questo  un posto tranquillo e deve rimanere cos.
Nourissier fece per venirgli in soccorso, ma subito l'altro agente lo afferr da dietro.
Questo  un posto dove la gente lavora e non vuole fastidi.
Infante taceva. Nourissier si divincolava. Non ci piace che due signorini come voi vadano in
giro a fare domande, d'accordo? N sul maquis n su altro,  chiaro ? Per scrivere fesserie sui giornali
non c' bisogno di disturbare la gente. Per stavolta ve la cavate perch i superiori non vogliono che vi
tocchiamo, altrimenti un paio di legnate non ve le levava nessuno.
Come osa?. Nourissier era furibondo. Infante lo preg di tacere.
Il sergente continu con le minacce. Quindi, cercate di farvi i fatti vostri, perch al minimo
scherzo vi presentiamo il conto. Fece un cenno all'altro agente perch mollasse la presa. Poi entrambi
si allontanarono facendo suonare gli stivali sul selciato. Quando ebbero svoltato l'angolo, Infante sput
a terra. Nourissier tremava d'indignazione.
Ma com' possibile?.
Stia zitto, Lucien. Quelli sono delle carogne, ma  andata ancora bene.
Bene? Posso sapere perch?.
Lo ha detto quell'imbecille: non sono autorizzati a toccarci. E questa  una buona notizia. Ma
mi preoccupa un'altra cosa: secondo lei come l'hanno saputo che ci interessa la lotta partigiana?.
Il suo amico Miguel avr parlato.
Impossibile. Lui ci ha mandati qui.  stato zio Toms. Come siamo usciti da casa sua  andato
a far rapporto in caserma.
Ma non c' nessuna logica. Quell'uomo ci ha dato delle informazioni, ha voluto darci dei
consigli, ci ha offerto da bere in casa sua!.
La cultura della delazione  molto radicata in Spagna. Quel che vorrei sapere  se ha
raccontato che gli abbiamo chiesto precisamente della Pastora.
Non capisco. Che cosa pu aver spinto quell'uomo a comportarsi cos? Perch ci aiuta e poi ci
denuncia? Non ha alcun senso!.
Vuole domandarglielo personalmente?.
Lo farei con molto piacere.
Allora domani sar troppo tardi. Gli facciamo un'altra visita stasera stessa. Nourissier rimase
a bocca aperta.
Crede che sia prudente?.
No. Ma non ho intenzione di rimanere qui senza sapere che cosa sanno i civiles di noi.
Si misero in marcia in piena notte. Camminavano con la determinazione di un esercito
all'attacco, in silenzio. Solo la voce del francese si faceva sentire di tanto in tanto ripetendo le stesse
domande: Ma perch? Perch?.
La masseria di zio Toms era illuminata all'esterno da una lampadina tremolante. Fra le ombre,
la casa che avevano visitato quel pomeriggio appariva disabitata e spettrale. Infante si avvicin a un
giovane mandorlo e ne stacc un ramo con strepito. I cani si misero ad abbaiare. Lui strapp con
violenza un altro ramo e pass il primo al compagno.
Questo  per i cani. Lo agiti intorno a s. Non si avvicineranno.
Come c'era da aspettarsi, i cani si radunarono davanti alla porta abbaiando con ferocia. Loro
avanzarono ugualmente. I cani insistevano, tenendosi a distanza. Zio Toms! url Infante con una
nota da far rabbrividire. Scenda, che vogliamo parlare con lei!.
Passarono quasi due minuti senza che accadesse nulla, tranne il persistente infuriare dei cani.
Alla fine si accese una luce al primo piano. Poco dopo si apr la porta e zio Toms comparve, spettinato
e mezzo addormentato, in maglietta e mutandoni lunghi. Ingobbito e stordito dal sonno, sembrava
molto pi vecchio.
Cosa diavolo volete, siete ammattiti?.
Faccia star zitti i cani ordin Infante.
Lui obbed, e i cani obbedirono a lui. Poi si gratt la testa.
Non sono ore per disturbare la gente! grid, ritrovando la sua energia.
Nourissier si avvicin per poterlo vedere bene in faccia. Lo guard negli occhi.
Perch? Dica, perch ci ha denunciati? Ci ha accolti in casa sua,  stato gentile, ci ha dato delle
informazioni, e poi  andato dalla Guardia Civil. Non  logico, perch l'ha fatto?.
Il vecchio mont in collera:  per questo che venite a svegliarmi a quest'ora di notte? Ma
andate all'inferno, che domani mi devo alzare presto!.
Infante, senza pronunciare parola, lo prese per un braccio e lo trascin dentro. L lo scaravent a
terra con una forza che nessuno avrebbe immaginato potesse venire da lui. Nourissier tent di opporsi.
Infante lo scost.
Basta con le fesserie, vecchio di merda. Non vedevi l'ora di andare a raccontare tutto ai civiles,
eh?.
Se non ve ne andate subito, domani ci torno, e dico che siete venuti per rubare.
Infante gli sferr un calcio nelle costole. Nourissier ebbe un sussulto, come se il calcio lo avesse
preso lui. Il vecchio grid e si contorse.
Voglio sapere se hai detto che abbiamo parlato della Pastora, che ti abbiamo chiesto di lei!.
Il vecchio cerc di recuperare il respiro. Scuoteva freneticamente la testa. Alla fine balbett: Io
non ho detto niente, in nome di Dio, lo giuro! Neanche una parola. Avevo paura. Della Pastora non si
parla, eccome se lo so.
Lo lasci, Carlos,  un vecchio!.
Giuralo!.
Lo giuro, lo giuro si indovinava che diceva fra gli spasmi.
Ascoltami bene: se scopro che vai alla caserma a dare aria alla bocca, torno e ti ammazzo.
Come vedi, la Guardia Civil non ci ha torto un capello. Noi abbiamo carta bianca, capito? Quindi
stattene zitto!. Lo lasciarono a terra, raggomitolato su se stesso, sudato, bianco in volto. Dalla
fenditura dei mutandoni era scivolato fuori un vecchio pene rugoso come un verme. Tornarono alla
pensione a passo di marcia. Dopo un lungo silenzio accusatore, Nourissier esplose: Ha perso la testa?
C'era bisogno di picchiarlo a quel modo? Quello  soltanto un vecchio, per Dio!.
Infante si ferm lungo la strada buia. Non avevo mai alzato le mani su nessuno prima d'ora, lo
capisce? Mai! N un vecchio n un giovane, mai. Ma  lei che mi ha ficcato in questa storia, e deve
mettersi in testa che non stiamo facendo una passeggiata per le Tuileries. Adesso so quello che volevo
sapere e potremo rimetterci al lavoro. Lo zio se ne star zitto. Questa  una terra dura, Lucien, non sono
stato io a deciderlo. Ma se si sapesse in giro che stiamo cercando La Pastora, lei la sua spedizione se la
scorda. E non credo abbia voglia di tornarsene in patria domani.
Il francese non rispose. Continuarono a camminare. A un tratto a Infante venne da ridere
sentendo il francese che diceva:
Non gli ha dato neppure la possibilit di rispondermi sulle ragioni per cui ci ha denunciati.
Decisamente quel dandy avventuriero non aveva ancora capito niente.
Una volta in camera, Infante cerc di calmarsi. Gli tremavano le mani e aveva un nodo allo
stomaco. Apr la borsa da viaggio dove aveva stipato le bottiglie e ne scelse una di whisky. Si vers un
bicchiere. Seduto sul letto, vedeva dalla finestra la chioma di un grande albero. Gli parve stranamente
scura, minacciosa. Aveva agito con freddezza, pensando unicamente alla necessit di andare avanti con
il piano. Si alz e fin il whisky in un sorso. Non aveva niente di cui pentirsi. Aveva accettato quel
lavoro per soldi e avrebbe fatto qualunque cosa per avere il suo compenso. Era solo al mondo e non
doveva rendere conto a nessuno. Al diavolo tutto! Si vers un altro bicchiere di whisky e si impose di
pensare a quello che adesso era il suo lavoro.
Se fossero andati a Castellote senza preparare bene il terreno avrebbero avuto ben poche
possibilit di riuscita. Non sarebbe stato difficile scoprire dove abitavano i parenti di Francisco, ma
dubitava che qualcuno accettasse di incontrarli, tantomeno per parlare della Pastora. La paura era un
veleno paralizzante. Serviva un complice, ma un complice fidato, che non li tradisse appena giravano le
spalle. Bevve tre sorsi di seguito, l'alcol gli dava lucidit. Serviva una persona in grado di comprendere
la natura degli studi di Nourissier e di ritenerli utili, e che al tempo stesso godesse della fiducia di
quella disgraziata famiglia. S, forse aveva trovato. L'idea pareva ottima e sapeva gi quali telefonate
fare il mattino dopo. Adesso per gli conveniva dormire, lasciarsi trasportare dalla stanchezza,
dimenticare i passi compiuti e non pensare a quelli ancora da compiere.
Nourissier, dal canto suo, si sentiva nauseato. Non aveva mai assistito a una scena atroce come
quella di cui il suo aiutante si era reso protagonista poco prima. Eppure lo aveva lasciato fare, e aveva
messo assai poca energia nel tentativo di fermare l'aggressione. Infante aveva buoni motivi per dire che
la spedizione poteva chiudersi l se quell'uomo avesse rivelato alle guardie il suo interesse per La
Pastora. Ma era proprio necessario usare la violenza contro un vecchio indifeso ? Gli pareva di avere
abbandonato il mondo normale, la quotidianit di una vita giudiziosa, per inoltrarsi in una landa da
incubo dove non vigevano gli stessi valori, le stesse regole di convivenza civile. Ma forse era giusto
cos. Lui, che tante volte aveva esortato i suoi pazienti a liberarsi dei loro sensi di colpa, ora doveva
applicare a se stesso quelle teorie. Gli spiacque di aver rifiutato la bottiglia di whisky che il suo
compagno di viaggio gli aveva offerto; buttar gi qualcosa di forte gli avrebbe fatto bene. Osserv la
sua stanza. Molte volte nella sua vita aveva desiderato ritirarsi in una cella monacale come quella,
semplice e spoglia, priva di comodit, isolata dal mondo. Si sent gi pi tranquillo. And al lavandino
e si lav la faccia con l'acqua fredda. Poi tir fuori la carta da lettera che aveva portato con s. Scrisse:
Cara velyne, come ogni volta ti ripeto nelle nostre brevi conversazioni telefoniche, io sto
bene e non devi preoccuparti di nulla. Questa  la cosa pi importante. Al tempo stesso desidero
trasmetterti le mie impressioni su questi luoghi. Credo di stare vivendo un'esperienza unica che mai pi
si ripeter, per quanto numerosi e insoliti possano essere in futuro i miei viaggi. Questa  una terra
strana, selvaggia, spopolata e bella. Ma non pensare alla bellezza dei nostri paesaggi. Qui predominano
le rocce, la macchia, gli olivi centenari e i carrubi, che sono molto belli e sembrano alberi orientali.
Anche la gente  strana: scontrosa e diffidente al principio, ma cordiale e ospitale quando ti accoglie
nella sua casa. Bisogna considerare le grandi sofferenze patite durante la guerra, ancora pi atroci di
quanto si possa immaginare da fuori.  difficile crederlo, eppure, malgrado il tempo trascorso da allora,
qui  come se la guerra non fosse finita e si trascinasse con le sue violenze. Si respira nell'aria un clima
d'inquietudine, odio, sospetti; ma ci che prevale su tutto  la paura. Paura di parlare, paura di
intrecciare dei rapporti, paura perfino di pensare.
Vedo ancora lontano il raggiungimento dei miei scopi. E tuttavia, a contatto con questi luoghi
ho cominciato a comprendere molte cose sulla psiche di quella donna. Ho la sensazione che i miei
sforzi non siano vani. Ti ringrazio e ti ringrazier sempre della tua comprensione per il mio lavoro, che
ci priva della nostra meravigliosa vita comune. So che la mia idea, che ad altri potr apparire come una
follia, rappresenta per te un passo importante nella mia carriera professionale. Poche donne
accetterebbero di buon grado un'assenza prolungata del marito, come tu, con spirito di sacrificio, sai
fare. Ma il tempo passa in fretta e tre mesi, forse meno, saranno presto trascorsi.
Penso molto a te e alle nostre bambine; mi manca il loro odore di acqua di colonia quando la
sera do loro una carezza prima che vadano a dormire. E mi manca la tua vicinanza, il bacio che do sui
tuoi dolci occhi chiusi, mio amore.
Teresot, Teresot, cos'hai fra le gambe, Teresot? Chi ti ha fatto quel vestito, Teresot, quella
sottana lunga lunga, nera nera che ti scende fino ai piedi? Da dove sei saltata fuori, Teresot? Dal
secchio del carbone? Da sotto un sasso? Dalla terra del cimitero? Da dove  saltata fuori una
bambina come te?
Da piccola ero curiosa anch'io e mi guardavo l. Come mi vedeva, mia madre mi sgridava. E
smettila! Sei una bambina, una bambina e basta! Ci mancherebbe altro!. Le mie sorelle invece
dicevano di peggio: Maiala, maiala, se ti troviamo un 'altra volta a guardarti l, andiamo a dirlo alla
mamma che te le suona, e te le suoneremo anche noi. Ti romperemo la testa col bastone. Ti
ammazzeremo come i conigli, Teresa, ti ammazzeremo!.
Teresa, Teresota, Teresot. Come ti chiami? Teresa Pia Meseguer, per servire Dio e lei. Teresot,
Teresot. Teresot che salta come un maschio, corre come un maschio, si arrampica come un maschio. E
Teresot sono rimasta, ma a me non importava, avevo la forza che le bambine non avevano, nessuna ci
provava a suonarmele, come le mie sorelle, perch io le botte che prendevo le rendevo, le altre
bambine le buttavo per terra come niente, le facevo piangere subito. Me ne stavo per conto mio e
nessuno poteva dirmi che non dovevo correre, che non dovevo andare scalza nel torrente. Nessuno mi
diceva di non salire sui muretti, di non inseguire le pecore, di non farle spaventare. Quella era la mia
maniera di giocare e mi divertivo. Quand'ero sola in campagna non ero Teresa n Teresot, e stavo
bene. Le altre bambine non volevano saperne di giocare con me, avevano paura. Io dicevo: Venite,
venite, che sono una bambina come voi, ma loro niente, scappavano via. I maschi li picchiavo.
Teresot, Teresot, cos'hai fra le gambe? Fa' un po' vedere. I maschi li picchiavo come loro facevano
con me: sberle, calci, pugni, gomitate, sgambetti, perfino testate, botte e gi botte, per dritto e per
traverso, dove cadeva la mano o il piede faceva lo stesso. Avevo imparato bene come si fa. Mi avevano
insegnato le mie sorelle, Antonia e Vicenta. Erano loro che me le suonavano da piccola. Ero piccola,
ma loro me le suonavano finch non sentivano pi le mani. Si arrabbiavano, se mi comportavo male, se
mi comportavo bene si arrabbiavano lo stesso. Solo a vedermi, s arrabbiavano. Eravamo in sette:
Vcente, il pi grande, e poi Jos, Joaqin, Antonia, Vicenta, Juan, e ultima io. Tre femmine, ma Antonia
e Vicenta mi davano le botte come se non fossi una femmina, come se non fossi la pi piccola, come se
qualcuno gli avesse detto che dovevano ammazzarmi. Questa bambina, che disgrazia! Non si sa
nemmeno se  maschio o femmina, la gente ride, parla, mormora. Ma da dove  uscita, madre, si pu
sapere perch questa disgrazia  toccata proprio a noi?. Zitte!  vostra sorella, state zitte che queste
cose non le voglio sentire!. Botte e gi botte e ancora botte. Al principio, piangevo, poi stavo zitta e
correvo a nascondermi. Di notte non potevo, perch noi femmine dormivamo tutte insieme in un letto, e
tutti i maschi nel pagliaio. Delle volte, in settembre, se faceva bello andavo in cortile e dormivo sui
sacchi del grano. Mi piaceva l'odore e mi piaceva star sola a guardare il cielo con tutte le stelle. Anche
d'inverno me ne andavo in campagna, delle volte, tanto anche in casa faceva freddo. La masseria della
Pallisa era una casa fredda. L'avevano tirata su mio padre e mia madre, coi miei fratelli, pietra su
pietra, mattone su mattone. Avevamo qualche albero e l'orto.
Ma mio padre mor che avevo tre anni giusti. Gli cadde addosso un muro. Aveva piovuto ed
erano venute gi le pietre e la terra. Mia sorella Antonia era quella che doveva starmi dietro, ma si
arrabbiava e mi dava le botte. Poi mor. E mor anche Jos, poverino, per lui s che piansi perch mi
voleva bene e mi chiamava codina di lucertola come si dice qui da noi quando i bambini non stanno
mai fermi, e capretta del monte, tante belle cose mi diceva. Juan... Di Juan ve lo racconto dopo.
Datemi un altro po' di cognac, solo un pochino. Della famiglia di mio fratello Vicente non  rimasto
pi nessuno. Juan alla fine and in Francia e io volevo sempre andare a stare da lui. La Francia  il
posto del mondo dove mi piacerebbe di pi stare. Ci sono arrivato vicino, una volta, ma senza
documenti l non ti fanno lavorare. Un giorno andr in Francia e allora avr tutto quello che voglio e
nessuno mi dar fastidio. Abiter di nuovo in una casa e dormir di nuovo in un letto. Anche se non me
ne importa poi pi tanto dopo tutti gli anni che dormo per terra. Sta ' a vedere che quando dormo di
nuovo in un letto mi manca la pelle di pecora per coprirmi, e mi manca la luna, e trovarmi gi fuori
quando mi sveglio la mattina. Ci sono delle cose che mi fanno fin sorridere. Quando nevica, e qui
d'inverno nevica tanto, mi alzo e mi lavo la faccia con la neve fresca.  fredda ma mi piace.
Mia madre, poveretta, era una brava donna. Ignorante, come tutti, perch nessuno di noi era
andato a scuola e non sapevamo n leggere n scrivere. Una volta da queste parti c'era poca gente che
sapeva leggere. A Vallibona solo i ricchi andavano a scuola. Noi da bambini ci mandavano a lavorare
presto, che in famiglia le bocche erano tante e tutte mangiavano. Mia madre, poveretta, quando rimase
vedova, la figlia pi piccola che aveva ero io, di tre anni, e poi tutti gli altri, che erano sei, parecchio
pi grandi di me, perch a me quando mi ha avuta non mi aspettava. Quand'ero nata mi avevano
messo il nome da femmina sul registro della parrocchia, perch si vedeva che non ero normale, e
nessuno capiva bene se ero maschio o femmina. Una femmina almeno non deve andare soldato. Un
maschio lo spogliano per la visita, e chiss che vergogna a farsi vedere. Pensava a me, la mia povera
madre, si preoccupava per quello che mi poteva capitare. Francisco, tanti anni dopo, una volta che gli
avevo raccontato tutte queste cose, mi aveva detto che invece di decidere loro dovevano portarmi da
un dottore. Ma che dottore e dottore, se non c'erano i soldi per pagarlo?
Tutto sembra pi facile, col senno di poi.
Mia madre si preoccupava per me, solo che era rimasta vedova con sette figli, di un uomo che
lavorava la terra. Cosa poteva fare, poveretta? Doveva prendere tutti i lavori che in paese non voleva
fare nessuno. La terra non rendeva quasi niente, e la poca che avevamo la coltivavano i miei fratelli.
Mia madre dava la calce alle case, ed era brava. E lavava i panni per gli altri, al lavatoio comunale.
Non sembra, ma era brutto perch d'inverno con l'acqua fredda le venivano certi geloni nelle mani che
se prendeva una tazza le cadeva per terra. Ma non si lamentava mai, era perfino contenta perch le
donne delle case ricche venivano a cercarla per lavare le lenzuola. Il lavoro non le mancava. Con
questo e con quel poco che veniva su in campagna tiravamo avanti. Delle volte ho visto i miei fratelli
bisticciare per il mangiare e mia madre gridava e li picchiava. Avevamo il latte delle pecore, le
lenticchie, il pane, e poi rape, cavolfiori, fichi, mele, e anche i cachi quand'era stagione. Io me lo
ricordo ancora com'era buono tutto.
Teresot, Teresot, fa' un po' vedere cos'hai fra le gambe. Mi picchiavano, ma io non porto
rancore. Star dietro ai bambini e una battaglia, e ancora di pi se sei stanca perch lavori sempre. E
io non ero una bambina di quelle tutte carine. Ero lunga lunga, nera nera per il sole, con le gambe
come quelle di un maschio, e saltavo sui muri e salivo sugli alberi e poi mi buttavo gi e avevo sempre
le ginocchia sbucciate e le sottane strappate, ero sempre piena di lividi e graffi dappertutto.
La masseria l'avevano tirata su tutti insieme quando io non ero ancora nata. Magari mio padre
fosse morto prima! Questo lo pensavo quando avevo nove dieci anni. Ma non per cattiveria, pensavo
solo che cos non mi avrebbe conosciuto. Magari mio padre non mi avesse conosciuto! Ecco cosa
pensavo. Non mi sono mai ricordato che faccia aveva mio padre, e dire che avrei potuto perch avevo
tre anni quand' morto, ma la faccia non me la ricordavo. Per pensavo che sarebbe stato meglio se
non mi avesse visto mai. Perch visto mi aveva visto, poveruomo, chiss come si vergognava. Le madri
prendono tutti i figli come sono, ma i padri si vergognano di quelli che non sono come dovrebbero.
Anche se alla fin fine non  cambiato niente, perch dopo una vita passata a lavorare, a farsi la casa
pietra su pietra, e a sopportare il caldo d'estate e il freddo d'inverno, che qui di freddo ne fa, gli era
caduto addosso un muro e l'aveva schiacciato. E non aveva respirato pi. Cose che capitano ai poveri.
Mia madre, che aveva gi le mani rovinate dall'acqua fredda e dalla calce, vedeva che le mie
sorelle non mi lasciavano stare e voleva che non mi picchiassero pi. And al mas d'en Tena, che era
brava gente, a chiedere se mi tenevano con loro. Vi voglio chiedere un favore, se prendete per un po'
di tempo Teresa in casa vostra, se no le altre figlie me la ammazzano, me l'hanno gi riempita di
lividi. Lo so che disse cos perch me lo raccontarono quelli del mas d'en Tena molto dopo. Vedete
quanto mi voleva bene mia madre e quanto si preoccupava per me. Loro dissero di s e io andai da
loro.
Al principio guardavo i figli piccoli del mas d'en Tena. Se il pi piccolo piangeva me lo portavo
per le terrazze e per i campi e subito smetteva. Non mi ricordo cosa gli raccontavo, cosa dicevo perch
si consolasse cos presto. Avevo dieci anni, e cos va ' a sapere che cosa gli dicevo a quel bambino. Si
chiamava Diego, mi voleva bene. Io avevo pazienza perch ero una bambina anch'io. Tante cose me le
ricordo: gli facevo vedere le cavallette, come saltavano, gli prendevo le ghiande e le palline dei
cipressi e giocavamo come con le biglie... Quelli del mas erano contenti. Mi guadagnavo ogni pezzo di
pane che mangiavo. Ancora tanti anni dopo, quando mi incontravano, me lo dicevano: Avevi una
mano speciale tu, con le creature. Che cose strane ti fa la vita, che io non potevo avere figli! La vita
non c' nessuno che pu capirla,  quella che ti  toccata e non la cambi. Le cose succedono e tu la
maggior parte del tempo non ci pensi. Poi se qualcuno ti chiede come mai  andata com' andata, tu
non lo sai e non puoi rispondere.
Stavo bene al mas d'en Tena. Al principio mia madre mi mancava, ma poi no. E poi l non
c'erano le mie sorelle e nessuno mi picchiava. Quando ho fatto gli undici anni i padroni del mas mi
hanno mandata in montagna a star dietro alle pecore. Da quel giorno sono stata pastora per
tantissimo tempo, e da pastora ero sempre felice.
L'indirizzo che aveva avuto era esattamente quello che faceva al caso loro. Nella lista dei
medici condotti della zona solo uno era segnalato come simpatizzante della Repubblica, un certo dottor
Federico Ramos, ora assegnato a Cat. Dare ai medici con precedenti politici una condotta in paesi dove
non avessero legami n rapporti con nessuno era pratica corrente dopo la guerra. I medici servivano, e
questa misura permetteva di continuare a servirsi di loro malgrado scontassero una pena.
Nourissier annuiva con gravit alle spiegazioni di Infante. Ma c'era qualcosa nel suo piano che
gli pareva un po' azzardato.
Lei  sicuro che quel medico abbia conosciuto le parenti di Francisco?.
No, questo non posso saperlo; posso solo sperarlo.
E quante probabilit crede che ci siano, da uno a cento?.
Senta, Nourissier, non le ho mai detto che ottenere quello che vuole sarebbe stato facile. Se
pensa di vedermi cavar fuori un coniglio dal cappello, si sbaglia di grosso. Si tratta di improvvisare di
volta in volta, di procedere per prova ed errore, usando l'immagina-zione. Per il momento mi pare che
non lei possa lamentarsi.
No di certo. Il primo dei suoi informatori  corso a denunciarci alla Guardia Civil.
Pensava forse che sarebbe stata una passeggiata campestre?.
So bene che non lo . Se lei non fosse di una suscettibilit fuori del comune capirebbe che la
sola cosa che voglio  essere informato.
Le sue domande mi rendono nervoso.
E va bene, star zitto. Non ho intenzione di continuare a discutere con lei.
Non si rivolsero pi la parola. Quando furono sulla giardinetta per andare a Cat non si
scambiarono altro che asciutte formule di cortesia. A due chilometri da Cat, Infante guard con la coda
dell'occhio il suo compagno e disse:
Anche col medico, lasci che sia io a parlare. Poi, se questo dottor Ramos accetta di
approfondire la conoscenza, entrer in azione lei. Gli spiegher che cosa fa a Parigi, gli esporr il suo
progetto. Conviene che lo sommerga di termini clinici, pi sono complicati meglio , non voglio che
diffidi. E lo tratti sempre come un illustre collega, anche se  un semplice medico condotto.
Non pensavo di fare diversamente.
Non mi aspettavo di meno da lei rispose il giornalista facendogli il verso.
Il paese era cos piccolo che non ebbero difficolt a trovare l'ambulatorio. Venne ad aprire una
donna di una certa et, la quale li inform che il dottore era impegnato con le visite. Infante le porse un
biglietto da visita di Nourissier, dicendo che sarebbero tornati pi tardi. Fecero un giro in paese. La
gente si voltava a guardarli. Entrarono in un bar, presero un caff. Infante si immerse in uno dei suoi
stati di apparente indifferenza.
Crede che ci ricever? domand Nourissier piuttosto preoccupato.
Non ne ho idea. A parte le sue idee politiche, non so niente di lui. Gioca a nostro favore la noia
di questo paese. Se non altro rappresentiamo una novit. Ma con i suoi precedenti pu sentirsi
sorvegliato, o magari lo  gi.
Ma  assurdo sorvegliare un uomo che vive isolato in mezzo alle montagne.
Era sulle montagne che c'erano i partigiani, se ne ricordi.
Quando tornarono all'ambulatorio il medico aveva ancora un paio di pazienti in attesa, ma
sapeva dell'esistenza dei due visitatori.
Il dottor Ramos dice che vi ricever. Accomodatevi nella saletta.
Seduti su semplici poltrone di vimini si intrattennero guardando i quadri alle pareti:
riproduzioni di impressionisti francesi. Dei fiori di stoffa e un posacenere completavano il modesto
arredamento. Meno di un'ora dopo il dottor Ramos entr con energia, come se avesse fretta di vederli.
Li colse entrambi di sorpresa. Era sulla sessantina, panciuto e non molto alto, con i capelli bianchi
accuratamente pettinati all'indietro. I suoi occhi li fissavano vivi dietro un paio di occhiali dalla sottile
montatura dorata. Il suo aspetto sarebbe stato normalissimo se non fosse stato per l'abbigliamento:
giacca di costoso tweed, elegante camicia bianca, pantaloni impeccabili, cravatta a righe regimental e
un paio di scarpe di modello inglese lucidate fino al brillio. Un simile figurino, facilmente
immaginabile in un ristorante di Parigi o in un caff del Paseo de Gracia, risultava del tutto fuori luogo
a quell'altitudine.
Federico Ramos non si accorse dello stupore che aveva destato, occupato com'era a stupirsi lui
stesso da quando aveva ricevuto il biglietto da visita dell'emi-nente medico francese. Continuava a
guardarli entrambi come se fossero il frutto di un'allucinazione.
Chi dei due  il professor Nourissier? domand prima ancora di salutare. Poi strinse la mano
al collega, raggiante di felicit. Davvero lei  medico?.
Psichiatra. Insegno alla Sorbona e ho uno studio privato a Parigi. La disciplina di cui mi
occupo  la psicopatologia.
Incredibile, meraviglioso, fenomenale.... Ramos inanellava aggettivi entusiastici come se
parlasse da solo.
Molto onorato, Carlos Infante, giornalista di Barcellona.
Quando Infante parl, il medico parve tornare sulla terra e strinse la mano anche a lui con
estrema cordialit. Signori, debbo confessare che non ho la minima idea di quale ragione possa avervi
portati nel mio umile studio; ma qualunque essa sia, vi prego di condividere la mia frugalissima cena.
Sar per me un onore avere due commensali illustri come voi.
Infante, divertito dalla retorica di quell'uomo, vi si adegu in un batter d'occhio:
Ma caro dottore, non avremmo mai l'ardire di disturbarla n di interferire in modo cos
intempestivo nelle sue abitudini!.
Un vostro diniego mi addolorerebbe! Non potete tentarmi e poi deludermi. Ho gi dato ordine
alla mia fantesca di preparare la cena, e mentre ci sar fatto, vi invito a prendere un aperitivo al bar del
paese. Certo, non  un locale degno di voi, ma  il solo qui a Cat e, come si dice da noi in Spagna, chi
d quello che ha non resta in debito. Conosceva questo detto, professor Nourissier?.
Non lo conoscevo ma mi piace.
Il dottore continu a pontificare nel suo stile infiocchettato mentre passeggiavano per le vie
anguste dalle quali il sole si dileguava in fretta.
Poich immagino che non ne siate ancora al corrente, sento il dovere di informarvi che
purtroppo questa condotta medica  per me una specie di confino. Non entrer nel merito per non
compromettervi, ma devo riconoscere che chi ha voluto punirmi ha fatto le cose a puntino. Questo 
l'ultimo angolo della terra dove avrei scelto di vivere. Guardatevi intorno e ditemi se questo  un paese
al quale possa adattarsi un uomo come me.
Com' il paese lo vediamo, ma non sappiamo che uomo sia lei rispose Infante strappando una
risata al dottore.
Non intendo tediarvi con una descrizione dettagliata della mia personalit! Ma vi confesser
che sono un uomo progressista nei costumi e intellet-tualmente vivace. Qui avverto una drammatica
mancanza di stimoli, personali come scientifici, sento la mancanza di una compagnia intelligente; si
pu dire che io viva come un morto che cammina.
Infante si sforzava di rimanere serio, mentre Nourissier cominciava a sentirsi lievemente
stordito da quel profluvio di parole. Sedettero ai tavolini sulla piazza e presero un vermouth guardando
il tramonto. Ramos, di nuovo felice, quasi esultante dopo le sue lamentazioni, aspir a pieni polmoni
l'aria fresca della sera.
Ah, signori! La pace, la tranquillit di un piccolo paese come questo, la carezza sensuale del
clima e la bellezza del paesaggio sono i soli piaceri che mi siano ancora consentiti. Ho pregato la mia
povera fantesca di fare del suo meglio in cucina. Non  una grande cuoca, ma qui la materia prima  di
ottima qualit, un altro piccolo vantaggio.
Non vorremmo darle tanto disturbo.
Sta scherzando, illustre collega ? La sua visita  per me un'occasione di spezzare l'ignobile
isolamento cui sono condannato.
Infante continuava a divertirsi in silenzio dell'affettazione di Ramos.
Prima della guerra esercitavo la professione di medico a Madrid. Ero un figlio di pap, lo
ammetto, ma a poco a poco mi andai costruendo la mia coscienza sociale e politica. E tuttavia
l'impegno a favore dei pi deboli non mi sottrasse mai alla vita artistica e mondana. Amavo il teatro e
l'opera, avevo molte amicizie, mi muovevo in ambienti all'insegna della pi audace modernit. E
guardatemi ora, sperduto in queste terre disgraziate.
Trovo che lei abbia un aspetto eccellente, dottore ironizz Infante.
Be', di tanto in tanto vado a Barcellona, a vedere una prima, un film americano... Ne approfitto
per comprarmi qualche capo d'abbigliamento, nella misura che mi  concessa dai miei modesti introiti.
So bene che in questi paraggi, se pure indossassi un saio francescano il risultato non cambierebbe, e
tuttavia avere un aspetto curato mi aiuta a conservare un minimo di amor proprio.
Nourissier non si perdeva un gesto di Ramos. Era affascinato dalla presenza di un simile
esemplare in mezzo a quelle montagne. Infante, compiaciuto, incoraggiava la conversazione.
Le carenze di questo paese, dalla fine della guerra sono enormi, amici miei, enormi, e
interessano ogni ambito dell'esistenza: materiale, culturale, politico, ma soprattutto morale. Non so
quale sia il colore del vostro orientamento, ma io il mio non l'ho mai nascosto: sono profondamente
antifascista e anticlericale. La Chiesa  una zavorra pesantissima per la Spagna, credetemi.
Solo alle dieci passate, dopo svariati vermouth, quando ormai il povero Nourissier era sull'orlo
dello svenimento, Ramos si alz orgogliosamente per pagare il conto e, con intonazione musicale,
disse: Andiamo! Spero che la mia servente sia riuscita ad allestire una cena commestibile.
La casa era semplice, non diversa da altre abitazioni di paese. Entrarono in una piccola sala da
pranzo, quella s ornata da un'infinit di piccoli dettagli leziosi: statuine di efebi disseminate
dappertutto, locandine d'opera accuratamente incorniciate e antiche stampe di anatomia umana con i
fasci muscolari messi in rilievo a colori vivaci. La tavola, posta al centro della sala, era apparecchiata
come per ricevere un ministro: stoviglie filettate d'oro, tovaglia di fiandra, posate d'argento. Un
candelabro acceso diffondeva un delicato odore di cera. Gli ospiti si complimentarono per la
raffinatezza dell'insieme e il dottore sorrise compiaciuto. La "fantesca" aveva preparato una specie di
crema di verdura dall'aspetto poco allettante ma dal sapore delizioso. Quando si fu ritirata in cucina,
Infante guard Ramos negli occhi e, abbassando la voce, domand:
Fino a che punto possiamo fidarci della sua domestica, dottore? Vorremmo sottoporle alcune
questioni delicate.
Il medico, con gli occhi scintillanti di nuovo interesse, rispose in un sussurro: Meglio attendere
che se ne sia andata.
Da quel momento in poi, punto dalla curiosit, il padrone di casa impresse un ritmo serrato
all'avvicendarsi delle portate. Non appena la domestica ebbe deposto sul tavolo il vassoio con il dolce e
il caff, le disse: Puoi andare, Maria Cinta. Sparecchierai domani.
E finch non ud lo scatto della porta che si richiudeva, tenne un dito davanti alle labbra. Poi
spieg con gran solennit:
Vi meraviglierete di tanta prudenza, ma viviamo tempi ancora molto difficili e la discrezione 
sempre consigliabile.
Infatti noi contiamo sulla sua discrezione, dottore.
Avete la mia parola, se questa vi pu bastare....
Avremo bisogno anche della sua complicit. Il professor Nourissier le esporr il progetto
scientifico che l'ha condotto fin qui e nel quale lei potrebbe avere un ruolo di rilievo.
Lo psichiatra, che aveva sommato ai vermouth dell'aperitivo il vino bevuto durante la cena, si
riscosse a fatica dal torpore in cui era immerso. A poco a poco, facendo abbondante uso di terminologia
medica, come Infante gli aveva suggerito, and illustrando il suo progetto. Chiunque avesse seguito
attentamente il mutevole volto del dottor Ramos si sarebbe accorto di quanto fossero intensi e variegati
i suoi stati d'animo. Pass dalla curiosit all'interesse, dallo sbalordimento alla comprensione, dalla
fascinazione alla gravit. Una volta messo al corrente fin nei minimi particolari, si tolse gli occhiali e si
pass le mani sulla faccia con aria affranta. Poi, dopo un silenzio profondo, parl, e in quel momento
nessuno dei due interlocutori riconobbe l'uomo con cui aveva cenato. Tutto ci che pochi minuti prima
era frivola leggerezza e disinvoltura, ora si fece pensierosa seriet, che si espresse in questo discorso
tormentato:
La Pastora! Quante volte ho pensato a quella donna! Ventinove omicidi le hanno attribuito. E
non saprei dire di quanti si sia resa colpevole, ma neppure mi sentirei di escludere che quel che si
racconta su di lei contenga una gran parte di verit. Non solo durante la guerra, ma anche nel
dopoguerra sono stati commessi delitti atroci da entrambe le parti. Lo ripeto: da entrambe le parti.
Eppure, per quanti misfatti costei abbia commesso, non ho mai creduto del tutto nella crudelt del
personaggio. Io la vedo piuttosto come una vittima della societ. Una persona vissuta nella miseria,
nella pi assoluta ignoranza e solitudine. Il suo sesso indeterminato deve averle attirato canzonature e
oltraggi d'ogni genere... Non riesco neppure a immaginare quale tipo di personalit possa avere
sviluppato in simili condizioni.
Dottor Ramos, lei ha mai conosciuto i familiari del partigiano noto come Francisco?
domand Infante.
S, li ho conosciuti quand'ero a Castellote. Povere donne... hanno patito l'indicibile, e
immagino lo stiano ancora patendo. Mi sono adoperato quanto ho potuto per aiutarle. Non che mi fosse
permesso di fare molto.  una famiglia politicamente molto segnata.
Forse, parlando con loro, si riuscirebbe a sapere qualcosa di pi sulla Pastora. Francisco fu
l'ultimo a rimanere con lei, erano insieme quando  morto.
Perdereste il vostro tempo. Non vorranno dirvi neppure una parola, non vi riceveranno. 
gente che ne ha viste di tutti i colori. Tutti si sono accaniti contro di loro, e adesso immagino che la
paura sia la loro sola consigliera.
Infante lo sond temendo reazioni negative: Noi avremmo pensato che magari, andandoci
accompagnati da lei..., se  vero che lei conosce quelle donne, che ha cercato di aiutarle..., siamo
convinti che soltanto lei possa aprirci quella porta.
Toglietevelo dalla testa,  troppo pericoloso, e le possibilit di successo sono infinitamente
ridotte. Non credo sia una buona idea.
Il giornalista torn alla carica in termini di cui lui stesso si sorprese: Facciamo appello alla sua
coscienza repubblicana.
L'ideale repubblicano in questo momento  un'astrazione. Non ci sar mai pi la repubblica in
Spagna, abbiamo perso, di questo sono fin troppo consapevole. Gi i partigiani rappresentavano una
speranza senza fondamento, ma ormai non ci resta neppure questo. No, basta con l'idealismo,
dobbiamo pensare a sopravvivere!.
Nourissier intervenne in tono conciliante, con voce profonda e serena.
Dottor Ramos, lei ed io siamo medici,  nostro dovere fare di tutto per liberare l'umanit dalla
sofferenza. Questo s  un ideale irraggiungibile, e tuttavia continuiamo a impegnarci ogni giorno in
suo nome. Ogni giorno. Sono convinto che La Pastora presenti un profilo psicopatologico meritevole di
studio. Solo conoscendola potr far s che altre persone nelle sue condizioni ricevano in futuro cure
adeguate e abbiano la possibilit di guarire. In veste di collega, la prego di concedermi la sua
inestimabile collabo-razione.
Ramos guard a terra, rimase in silenzio per un lunghissimo minuto. Poi domand: E come
potremmo fare perch un incontro simile non desti sospetti?.
Si tratta di proporre a quelle donne diverse modalit, e lasciare che siano loro a scegliere ci
che ritengono pi sicuro....
Va bene, verr con voi a Castellote. Mi rendo conto che la mia presenza pu essere
determinante. Non ho mai avuto paura e non vedo il motivo di cominciare ad averne ora. Avrete notato
che non vi ho neppure chiesto chi vi abbia mandati da me. Non  necessario che io lo sappia. E ora,
leviamo i calici. Brindiamo a una buona causa.
Brindarono, e poi brindarono ancora, conversarono dei pi vari argomenti, sgranocchiarono
dolci tipici e fumarono. Il tempo pass talmente in fretta che quando si decisero ad andarsene erano gi
le tre del mattino. Fissarono il viaggio a Castellote per due giorni dopo. Poi si salutarono con
abbondanza di amichevoli effusioni.
Al ritorno guid Nourissier. Infante fischiettava tranquillo accanto a lui.
 stato bravissimo, dottore. A me non sarebbe mai venuta in mente la storia della missione del
medico e dell'umanit sofferente.
 stato facile, perch tutto quello che ho detto lo penso davvero.
Me lo immaginavo. Questa  la differenza fra lei e me. Lei agisce per convinzione, mentre io...
io faccio le cose cos come vengono, vivo tanto per vivere....
Il francese non rispose. Rimasero in silenzio. Infante cambi discorso:
Ci sarebbe un altro problema.
Quale ?.
La pensione sar chiusa a quest'ora, e non ho chiesto una chiave. Non pensavo che saremmo
rientrati cos tardi.
Ci sar un campanello per farsi aprire. Io non ci proverei, rischiamo di prenderci una
secchiata d'acqua in testa.
E allora, dove dormiremo?.
Non voleva farsi un'idea di come vive La Pastora? Ebbene, credo che stanotte ne avr
l'occasione.
Si sistemarono in campagna, fuori dal paese, in una radura. Nessuno dei due aveva mai dormito
all'aperto. Si distesero come poterono, coprendosi con i giacconi di pelo. La notte era serena, il cielo,
stellato. Infante disse da sotto il bavero: Cos deve aver dormito La Pastora per gran parte della sua
vita. Magari anche lei in questo momento si trova sotto questo stesso cielo, vede le stesse cose che
vediamo noi.
Non so se questo pensiero mi consola, la terra  molto dura rispose Nourissier. Risero.
In fondo io invidio quella donna, Lucien.
La invidia?.
Anche se le danno la caccia ed  costretta a vivere come un animale braccato, almeno 
libera.
E noi non lo siamo?.
Pu darsi che lei lo sia, professore, ma io non mi sento libero. C' sempre qualcosa dentro di
me che mi frena, che mi impedisce di cominciare una nuova vita. I ricordi pesano, e mi pesa il pensiero
di quel che avrebbe potuto essere e non  stato.
Come per esempio?.
Che ne so! Per esempio i romanzi che credevo di poter scrivere e non scriver.
Lei voleva scrivere dei romanzi? Ma  ancora in tempo, se desidera farlo!.
No, non pi. Adesso so che mi manca la stabilit di carattere necessaria, e che mi manca,
soprattutto, il talento.
Io invece sono sicuro che lei di talento ne abbia. L'articolo che ho letto dimostra....
Lasciamo perdere. Non sto a dirle queste cose perch lei mi regali una seduta psichiatrica
gratuita. E poi, che cosa importa se un tizio senza attitudine scrive o non scrive ? Nemmeno io sto a
piangerci su. E adesso tocca a lei: mi dica una cosa che le impedisce di essere completamente felice in
questa notte stellata.
Lo psichiatra rimase in silenzio. Dopo un momento, sospir: Tante volte penso a Yvette.
Chi  Yvette?.
Un amore di giovent. Non mi fraintenda: sono molto innamorato di mia moglie. Con lei la
vita  meravigliosa, mi ha dato due figlie bellissime e non c' alcuna incomprensione fra noi. Ma
Yvette e stata la prima ragazza, era quasi una bambina quando l'ho amata.
Non la contraccambiava?.
Al principio s. Poi mi lasci per uno dei miei amici. Lei dir che sono uno stupido a
rimpiangere questa sciocchezza, ma non  l'amore deluso a riempirmi di nostalgia. Quello che mi
rattrista  il ricordo della nostra innocenza di allora, della pagina bianca che era la nostra vita. I nostri
sentimenti erano nuovi e delicati, ignoravamo il male, avevamo una fiducia illimitata nell'avvenire.
Nulla di tutto questo torner.
Si alz un vento forte e fresco, preannuncio dell'alba, che trascinava con s granelli di terra e
provocava un rumore appena percettibile in quel silenzio. Infante non rispose. Rimase ad ascoltare
mentre le fronde si agitavano frusciando. Guard il francese. Si era addormentato. Aveva fortuna, quel
Nourissier, la storia del suo paese gli permetteva di preoccuparsi della purezza della giovent, di
rimpiangere il primo amore, di ricordare le illusioni perdute. Una gran fortuna.
Mi ero abituata a dormire fuori nelle notti calde. Non tornavo al mas. Preferivo starmene sotto
le piante. La gente mi chiedeva se non avevo paura. Paura di cosa? I cani mi svegliavano se veniva
qualcuno. Paura dei fantasmi, dicevano i bambini del mas. Fantasmi non ce ne sono. Io lo sapevo
anche allora che ci sono solo le cose che si vedono. E poi le pecore mi facevano compagnia. Molto
meglio loro dei ragazzini del paese. Non mi dicevano niente e non stavano l a guardarmi come se
avessero visto un mostro o un demonio. Ma quelli che ridevano delle mie sottane lunghe non s
azzardavano pi, come mi vedevano se ne andavano. Puzzi di pecora mi aveva detto uno. Stai coi
fantasmi su in montagna. Erano ignoranti. Puzzavano peggio di me. Io profumavo di rosmarino e di
timo, me li sfregavo sulla faccia e sulle mani per avere un buon odore.
Sapevo a memoria tutti gli agnelli, uno per uno, tutti. Quando una pecora partoriva, io stavo l
vicino, le davo da mangiare. Era bello vedere gli agnelli appena nati mettersi in piedi, fare due passi e
cadere. Ridevo da sola, lass in montagna, sembravo scema. Le bestie erano morbide quando le
toccavi, davano caldo. Mi venivano contro le gambe a cercare le carezze. Mi conoscevano dalla voce,
e io conoscevo loro. Con l'andar del tempo imparavo. Venivano a cercarmi in molti dalle altre
masserie. Magari si mescolavano le pecore di un gregge con quelle di un altro, non erano marchiate e
nessuno sapeva dire di chi fossero. Mi chiedevano di riconoscerle. Io non mi facevo pregare e andavo.
Sapevo tutte le bestie di tutti perch la domenica andavo in giro a vederle. Volevo capire quali erano le
pi belle per accoppiarle col montone, e fare gli incroci giusti per farle nascere sane. Eccome se li
riconoscevo gli agnelli, dal carattere li riconoscevo! E le capre le riconoscevo dagli occhi. Quella ha
gli occhi di sua madre che  quella la. Per chi di bestie non ne capisce tutte le pecore sono pecore e le
capre sono capre. Per me invece no.
Certe volte un agnello la madre lo rifiutava, lo cacciava via. E allora io prendevo la madre, la
legavo, e l'agnellino glielo strofinavo ben bene sul sedere e sulle mammelle, cos prendeva il suo odore
e lei lo accettava di nuovo e gli dava il latte.
A quindici o sedici anni avevo gi la forza di cinque uomini messi insieme, non esagero, andate
a chiedere in giro. Non sono mai stato grasso, ed ero una ragaz-zina magra magra, lunga lunga come
un palo. Delle volte c'era da prendere una pecora in spalla, di quelle da mezzo cafs. Per farvi capire
quant' posso dirvi che dodici barcellas fanno un cafis, e ogni barcella saranno dodici quattordici chili.
Prima prendevo la pecora e la sdraiavo con la pancia all'aria, poi la prendevo fra la pancia e le zampe
di dietro, e op!, d'un colpo me la buttavo sulla schiena. Veniva perfino gente da altri mas a vedere
come facevo, perch tanti giovanotti mica ci riuscivano, e una ragazza che lo faceva era un fenomeno.
Avevo dodici giorni liberi l'anno, quasi sempre di domenica, uno al mese. Mi piacevano tanto
quei giorni. Andavo a vedere le bestie, come vi ho detto, correvo per la campagna, intagliavo il legno
con un coltellino e facevo i giocattoli per Diego, che non vedeva l'ora di venire con me.
Mi buttavo sull'erba se c'era il sole, e mi rotolavo gi per i prati fino a valle. Quello del bar mi
dava una latta di sardine, e cos io me la portavo su, la mettevo su una roccia e facevo il tirassegno
con le pietre. Mi era venuta una buona mira con questo sistema.
La domenica quelli del mas d'en Tena mi davano un'oncia di cioccolata. Io non volevo finirla
subito e allora la mordevo piano piano, finch delle volte mi si scioglieva in mano e me la dovevo
succhiare. Nei giorni normali mi portavo il mangiare su in montagna: pane, lardo, olive, riso, due
pomodori strofinati con l'aglio... non mi ricordo altro. S, mi ricordo che delle volte accendevo il fuoco
e mettevo su qualcosa: verdure, rape, un po' di cavolo... Quando facevo la pastora, la fame non l'ho
mai fatta, magari freddo s l'ho avuto, d'inverno, ma non sempre. Teresot, Teresot, cos'hai fra le
gambe, Teresot? Quando scendevo in paese ricominciavano con questa musica, ma era diverso.
Correvo dietro a chi rideva e se lo beccavo lo riempivo di botte. Avevano cominciato a portarmi
rispetto perch le davo forte. A stare sempre su in montagna col gregge le mani mi erano venute dure
come la pietra. Avevano paura di me, e avevano paura per due motivi: primo, perch potevo far male
davvero se mi prendevano i cinque minuti. E poi perch non andavo tanto in paese, ero sempre su al
pascolo, e loro non sapevano che tipo ero, che cosa avevo in testa. Parlavo poco, ho sempre parlato
poco. Non avevo niente da dire. Cosa dovevo dire, che le pecore e i cani mi facevano compagnia, che
mi piaceva dormire fuori e guardare il cielo? Rischiavo che mi prendevano per matta. Con Diego s, ci
parlavo. Lui mi voleva bene e quando mi vedeva scendere per il sentiero si metteva a correre per
venirmi incontro. Anche se si stava facendo grande, voleva sempre stare con me. Mi chiedeva questo e
quell'altro e io gli insegnavo. Gli insegnavo quel che sapevo, ma non tutto. Teresa, tu come lo sai che
viene a piovere? Devi guardare dove sono le nuvole e da dove tira il vento. Teresa, come fai a dire che
il gatto  femmina se non l'hai neanche toccato? Se ha il pelo di tre colori  una gatta, si vede subito.
Mi veniva sempre dietro, poverino, e io gli rispondevo sempre e avevo tanta pazienza. Era sveglio e
non si dimenticava mai niente di quello che gli insegnavo. Quando si era fatto pi grandicello veniva
con me in montagna, ma sua madre non voleva che gli insegnassi a star dietro alle pecore, perch non
voleva farlo crescere pastore. Lui doveva rimanere al mas a lavorare, poteva avere di meglio che stare
sempre con le bestie. Tutto quello che ho imparato sulle bestie me lo porter nella tomba. Non sapevo
n leggere n scrivere, ma di bestie ne sapevo pi di tutti, e questo lo sapevano anche gli altri come lo
sapevo io.
Il viaggio per Castellote fu ameno. Ramos sedeva davanti, accanto al guidatore. Di l inondava
l'abitacolo, oltre che con gli effluvi dell'acqua di colonia di cui si era cosparso, con divagazioni d'ogni
genere sul paesaggio che andavano attraversando. Era un uomo pieno di immaginazione. Visti da lui
campi e paesi si trasformavano in luoghi misteriosi, e la gente che vi abitava, in un impenetrabile
arcano. Al punto che Infante si domand se quello strano dottore fosse l'uomo ideale per fare da
intermediario con la famiglia di Francisco. Si sarebbe giudiziosamente attenuto agli aspetti pratici della
questione o avrebbe complicato le cose con le sue fantasie? Comunque, per stravagante che fosse, il
dottor Ramos era la sola risorsa su cui potessero contare. Ma forse si mostrava cos estraneo ai luoghi
solo per distinguersi dalla gente del posto agli occhi dei forestieri. In quell'ambiente arretrato e povero,
ci teneva ad apparire come un uomo di mondo. C'era da sperare che al momento di agire sapesse come
comportarsi. Dallo sguardo silenzioso che Nourissier gli rivolgeva, Infante cap che aveva delle riserve.
Eppure Ramos viveva nella regione da molto tempo; doveva certo conoscere la mentalit degli abitanti.
Si era deciso che sarebbe stato Ramos, da solo, ad avvicinarsi alla casa dove vivevano le parenti
di Francisco.
Una volta l, avrebbe esposto la situazione e avrebbe cercato di persuadere una di quelle donne
a incontrare Infante e Nourissier. Di l in poi il suo compito poteva dirsi concluso; ma sarebbe rimasto
presente all'incontro per infondere fiducia alla persona in questione. Quando lo videro allontanarsi
dall'auto con quella sua aria ridicola da damerino di citt caddero entrambi nello scoraggiamento.
Non so cosa farebbe lei, Lucien, ma se io vedessi un tizio come Ramos entrare in casa mia
materia-lizzandosi dal nulla, credo che me la darei a gambe.
Io metterei in fresco una bottiglia di champagne.
Risero, anche se nessuno dei due aveva voglia di ridere. Se si fosse rivelato impossibile entrare
in contatto con la famiglia dell'ultimo uomo che era stato accanto alla Pastora, avrebbero perso
un'importante opportunit. Per dissipare l'apprensione si diedero a raccogliere mazzi di timo, fumarono
una sigaretta, si sdraiarono sull'erba per ricevere il sole sulla faccia. Alla fine rimasero in silenzio.
Dopo un'oretta trascorsa cos, persero ogni speranza: videro tornare Ramos, solo e compunto. Quando
fu a pochi passi da loro, fece dei cenni incomprensibili. Poi disse: Calma, signori, calma,  andata
bene. La vedova di Francisco  disposta a parlarvi. Ci aspetta in campagna, nel mandorleto. Credo che
non sia pi sorvegliata, ma se qualcuno dovesse vederci, dir che siamo venuti per comprare delle
mandorle.
Come ha fatto a convincerla?.
Si ricordano di me, di quando ero il medico di qui. E poi io so come parlare alle donne.
Sal sulla giardinetta, e ripetendo le indicazioni che aveva ricevuto, li condusse su una collina
poco lontana. Attesero, e dopo un po' videro arrivare una donna vestita di nero dalla testa ai piedi.
Ossuta, con il volto solcato di rughe e la bocca sdentata, sembrava un'apparizione. Molte volte
Nourissier aveva visto la sofferenza negli occhi dei suoi pazienti, ma il dolore di quella donna era
diverso: non si traduceva in uno stato di terrore o delirio, ma in un'enorme indifferenza, nell'apatia di
chi ha esaurito ogni capacit di soffrire e sperare.
Chi  il dottore di fuori che vuole parlare con me?.
Sono io, signora. E le assicuro che tutto quello che mi dir rester fra noi.
Lei vuole che le racconti di mio marito.
Gli racconti la sua storia, Matilde, le cose come sono successe intervenne Ramos.
Tanto ormai la so a memoria, a furia di pensarci. Il padre di mio marito si chiamava Isidro,
stava con la Repubblica, e come fin la guerra and in montagna coi partigiani. Anche mio cognato
Miguel and in montagna. Era costretto perch lo volevano ammazzare. Francisco al principio non
stava coi rossi n coi nazionali; ma poi si era fatto rosso, e dato che gli uomini della famiglia erano
partigiani, vennero a prenderlo i civiles e lo misero in prigione, prima a Castellote e poi a Saragozza.
Quando usc rimase per un po' di tempo a casa con noi, ma ogni tanto venivano le guardie e lo
portavano in caserma, lo bastonavano, e tornava sempre mezzo morto. Finch un giorno vennero ed
erano cos tante, pi delle altre volte, che si capiva che venivano per ammazzarlo. Lui era nell'orto a
lavorare, non entr nemmeno in casa; cos com'era, sal in montagna.
Restammo sole, mia madre, i miei figli e io. Le guardie si portarono via tutte le fotografie
degli uomini, e non le hanno mai restituite. A loro non piaceva che i nostri uomini fossero in montagna,
e allora venivano e ce ne facevano di tutti i colori. Un giorno mi presero il bambino piccolo, che ancora
non camminava, e lo fecero volare per aria. Cadde per terra e gridava, e non mi lasciavano tirarlo su.
Un'altra volta, che aveva nevicato, me li buttarono gi dal letto tutti e quattro e li misero in fila sull'aia
mezzi nudi; li tennero l pi di un'ora per farmeli morire di freddo. Dopo cominciarono a venire a
prendere soltanto me e mi portavano in prigione a Saragozza. Mi chiedevano dov'era mio marito e io
dicevo la verit, che non lo sapevo. Me ne diedero tante che mi fecero saltare tutti i denti. Guardate,
non me ne  rimasto uno. Apr la bocca e mostr una spaventosa caverna rossastra. In carcere mi
facevano lavare i pavimenti in ginocchio, con l'acqua gelata. Un giorno alla visita venne mia figlia
Lidia, che aveva nove anni. Le guardie la presero a schiaffi e la buttarono gi dalle scale. Anche mia
madre e mia suocera venivano a prenderle, delle volte, e le portavano in caserma e le picchiavano.
Il 14 febbraio del '46, me lo ricorder sempre, si presentano due del somatn e ci fanno uscire
di casa tutti quanti. Buttano tutto all'aria, poi escono e appiccano il fuoco. E cos la casa  bruciata con
tutta la nostra roba dentro. L erano nati i miei figli. Ci tocc andare a stare in paese, in due stanze dove
non c'era posto nemmeno per mia madre, che dovette prenderla in casa una delle mie sorelle. Ci
avevano tolto la terra, e cos dovevo andare a lavare le scale e a lavorare nelle campagne degli altri.
Mia figlia Lidia and a servizio a dodici anni. Non avevamo da mangiare. Ogni tanto una vicina mi
regalava il pane, ma gli altri avevano paura di aiutarci, perch potevano prendersela con loro. Eravamo
come appestati.
Quando il pi piccolo si prese il tifo misero una guardia sulla porta cos nessuno poteva venire
a portarci da mangiare. Il dottore lo lasciavano entrare, ma lui non ci scriveva niente perch non
avevamo i soldi per comprare le medicine. Alla fine il bambino mor. E poi mi mor l'altro figlio,
sempre perch non potevo pagare il dottore. Un altro mi era morto di tre anni, quando c'era ancora mio
marito in casa. Mio marito l'hanno ammazzato nell'assalto al mas dei Nomen. Non mi hanno nemmeno
voluto dire dove l'hanno sepolto. Ci sono stati tanti morti, tanti. La storia  tutta qui. Non c' nient'altro
da dire.
Aveva parlato con voce piatta e monocorde, senza interrompersi mai. In nessun momento il
racconto di quei fatti spaventosi era stato troncato da un cambiamento di tono, una pausa, un tremito.
Tanti morti. Una storia del passato. Nient'altro da dire.
Infante fumava frenetico. Nourissier non riusciva neppure a deglutire. Solo Ramos sembrava
uscito pi o meno indenne da quell'alluvione di tragedie. Fu lui a dare inizio alle domande.
Ma lei, Matilde, ha conosciuto La Pastora?.
Certo che l'ho conosciuta. Era nei partigiani anche lei, come mio marito. Poi hanno disertato e
se ne sono andati via insieme. Un paio di volte sono anche venuti qui, quando non c'era troppo
pericolo. Mio marito voleva vederci, com' naturale; anche se rischiava la pelle, veniva appena poteva.
La Pastora veniva con lui.
E com'era?.
La Pastora? Era un uomo, quand' venuta qui. Mio marito lo chiamava Pastora, ma quando ho
chiesto come si chiamava mi ha detto Florencio. Faceva ridere, quel nome da donna, e gli ho chiesto
perch lo chiama- vano Pastora. Allora Francisco mi ha detto di non ridere, che nei partigiani, uomo o
donna, uno era quello che voleva. A me non importava niente di quello che era, ma vi posso dire che
era un uomo fatto e finito, non una donna.
Si ricorda come si comportava, com'era di carattere?.
Era riservato, parlava poco. Si capisce che non gli piaceva venire qui da noi, era pericoloso, e
diceva tutto il tempo a mio marito che dovevano andare. Era sempre armato, il fucile non lo posava
neppure per fare i suoi bisogni. Quando venivano qui lui stava in giro a far la guardia, che non venisse
nessuno. Mio marito diceva che sapeva a memoria le montagne, non c'era una pietra, non c'era un
sentiero che lui non conosceva.
 andavano d'accordo loro due?.
Erano amici. Si capisce, dopo tanti anni in montagna. Francisco diceva che era stato lui a
insegnare le idee politiche alla Pastora. Un altro partigiano, uno che lo chiamavano Raul, che poi
l'hanno ammazzato, le aveva insegnato a leggere e scrivere.
Lei sa che cosa successe durante l'assalto alla casa dei Nomen?.
Successe che mi hanno ammazzato mio marito, questa  l'unica cosa che so. E se la gente
racconta delle storie vuol dire che se le inventa, perch quel che  successo l dentro non l'ha visto
nessuno.
Lei ha idea di dove si nasconde adesso La Pastora?.
Rimase ferma e zitta, li guard tutti e tre come se non si fidasse.
Volete che vi dica dov' La Pastora? Per questo siete venuti qui? E come vuole che lo sappia?
Cosa ne posso sapere io con tutto quello che ho patito ? E cosa me ne pu importare di dove si
nasconde La Pastora adesso ?.
Ramos, con un cenno, cedette la parola a Nourissier.
Vuole domandare qualcos'altro, dottore?.
Mi scusi, Matilde, le  mai sembrato che La Pastora non stesse bene, che soffrisse?.
La maschera inespressiva della vedova si incrin per un istante. Lo sguardo che rivolse a
Nourissier fu di estrema tristezza:
Mio marito e La Pastora erano disperati, non sapevano pi dove andare. I partigiani si erano
sciolti e a casa non potevano tornare. Non avevano niente, non avevano pi nessuno. Mangiavano quel
che rubavano e dormivano dove capitava. Stavano peggio delle bestie, che hanno sempre qualcuno che
le cura e gli d da mangiare. Erano due disperati.
Abbass la faccia e fu in quel momento che parve sul punto di mettersi a piangere. Ma non lo
fece. Allora Ramos tir fuori mille pesetas dal portafogli e gliele porse.
Mi riempia le tasche di mandorle. Tutte quelle che ci stanno.
Non valgono cos tanto.
Per me s.
Anche noi vogliamo delle mandorle disse Nourissier, aggiungendo altre duemila pesetas a
quelle del medico. La donna entr in un capanno di pietra e port fuori un sacco di mandorle. Le infil
a manciate nelle tasche degli uomini. Quando ebbe finito li guard tutti e tre, con le giacche gonfie, e
rise coprendosi la bocca.
Grazie disse a voce bassissima, e s'incammin senza salutare nessuno. Guardarono la sua
figura nera allontanarsi lungo il sentiero, la gonna oscillante sulle gambe ossute. Quando non la videro
pi, Ramos disse: Questa intervista mi ha stancato come se avessi portato sulle spalle un quintale di
mandorle.
Lei  stato davvero brillante, caro collega. Nessuno avrebbe potuto far meglio. Ha dimostrato
di conoscere non solo questa gente, ma la natura della psiche umana. Mi congratulo, e le esprimo tutta
la mia stima e la mia ammirazione.
Perbacco, professor Nourissier, lei mi lusinga!.
Pensate di intrattenervi ancora a lungo con i vostri salamelecchi accademici? domand
Infante sull'orlo dell'indignazione.
Io ho lo stomaco in bocca dopo quello che ho sentito e vorrei soltanto andarmene il prima
possibile da qui.
Nourissier lo guard sorpreso, ma Ramos non batt ciglio.
 stata senza dubbio una testimonianza agghiacciante.
Terribile mormor il francese.
Non appena risalirono sulla giardinetta e si furono rimessi in strada, Ramos disse: In
previsione delle tristezze che avremmo dovuto affrontare, ho riempito la mia fiaschetta tascabile di
buon cognac. Gradite un sorso?.
Infante quasi gli strapp di mano l'elegante recipiente d'argento. Bevve una lunga sorsata.
Passando di mano in mano nel corso del viaggio, il cognac fu presto finito. Giunti a Cat, i due
forestieri lasciarono Ramos nei pressi di casa sua.
Fatevi sentire di tanto in tanto. Chiss che io non riesca a trovare qualche indizio utile per
scoprire dove si nasconde La Pastora. In tal caso, non saprei dove trovarvi.
Quando Infante e Nourissier rimasero soli, il silenzio si fece pi pesante. Dopo un po', Infante,
disinibito dal cognac, rivolse a Nourissier un sorriso amaro.
 contento, amico Lucien? Crede che la scienza far grandi passi avanti ora che ha scoperto
come  stata tormentata per anni un'intera famiglia di poveracci?.
Lo psichiatra tard a rispondere. Poi lo fece in tono neutro, pronunciando lentamente ogni frase:
Certo. Quanto abbiamo udito  di grande interesse per i miei studi. Ora so che quella donna, uomo, o
comunque la si voglia chiamare,  vissuta immersa nella sofferenza propria e altrui come un
microorganismo in una soluzione di laboratorio.
Ma vada al diavolo, Nourissier! Questo avrei potuto dirglielo anch'io, senza mettere in piedi
tutta la commedia. Non c'era nessun bisogno di tirarsi dietro quella macchietta di Ramos e di andare a
seccare una povera donna.
Basta! Lei non ha il diritto di parlare in questo modo. Lei ha preso a calci un vecchio, ed 
coinvolto in quest'impresa solo per denaro. Non credo possa permettersi di fare la morale a nessuno.
Ha ragione mormor il giornalista ricomponendosi di colpo.
Giunti alla pensione, si diedero la buonanotte e si avviarono ciascuno verso la propria stanza.
Non appena si fu chiusa la porta alle spalle, Infante mise mano alla sua provvista di whisky. Se ne
vers un buon bicchiere e si butt sul letto. Di sicuro stava diventando matto. Da quando il dolore degli
estranei lo riduceva cos ? Era triste che la vedova di quel Francisco avesse subito tante vessazioni. Era
orrendo che durante la guerra fosse morta tanta gente. La Spagna  un paese fratricida. E va bene,
l'avrebbe ripetuto come una litania tutte le sere prima di andare a letto, ma questa era la sola penitenza
che intendeva accollarsi. Mica l'aveva voluto lui. Che ci si tormentassero pure gli idealisti, i santi e i
martiri, lui non era fatto come loro. E, a ben vedere, neppure il buon Nourissier era meglio di lui. Tutti
cercano il loro tornaconto, lui, i soldi, e Nourissier una conferma alle teorie idiote che pensava di
regalare al mondo. E Ramos ? Ramos cercava di soddisfare la sua vanit, voleva brillare a tutti i costi,
anche solo per un giorno. Tutti meschini, e lui non era il peggiore.
Si vers un altro bicchiere, e lo bevve d'un fiato. Era stanco, nauseato e di umore infernale.
Spense la luce e si addorment completamente vestito.
Nel frattempo Nourissier si era tolto il soprabito e le scarpe. Aveva dato un lento sguardo alla
stanza, e per la prima volta quell'ambiente monacale non gli era stato di conforto. Lo assaliva un senso
di solitudine e smarrimento che mai, prima di allora, aveva provato con quell'intensit. Infante ha
ragione, si disse, stiamo frugando senza misericordia nel dolore di quella gente, per poi mettere loro in
mano una miserabile mancia. Come se la nostra sensibilit fosse anestetizzata, o morta. Lui conosceva
le atrocit della guerra, ma la testimonianza che ne aveva avuto quel giorno gliele aveva rese pi vive,
gliele aveva fatte sentire sulla pelle. Dolore, malvagit, distruzione. L'essere umano non si sottrae mai
alla ruota infernale mossa dall'odio. Corse con la mente alle sue bambine, alla sua adorabile famiglia,
ma quell'immagine che lo aveva sempre confortato, in quel momento lo turb. Perch far nascere dei
figli in un mondo cos terribile, senza piet n pace ? A quali vicende raccapriccianti potevano andare
incontro, di quali sofferenze sarebbero stati testimoni o vittime ?
Si vide solo, in mezzo a quella stanza, paralizzato da quel sentimento. Doveva reagire, fare uno
sforzo per razionalizzare, cos come aveva sempre fatto per preservare il suo equilibrio. Se lui poteva
dare un contributo al mondo era con lo studio, con l'esercizio della psichiatria, e su questo doveva
concentrarsi.
Prese uno dei suoi quaderni e scrisse: Una testimone diretta segnala che negli ultimi tempi il
soggetto era un uomo. Neppure una volta, nel corso della sua testimonianza, usa espressioni come "era
vestita da uomo". Se ne deduce che il suo aspetto maschile doveva essere del tutto convincente. Il
compagno del soggetto avrebbe dichiarato che "fra i partigiani, uomo o donna, ciascuno pu essere
quello che vuole". Ci pare indicare che l'assunzione dell'identit maschile fosse avvenuta per volont
della stessa Pastora, e non per imposizione o ai fini di essere accolta nella banda partigiana. E induce
altres a supporre che il soggetto fosse stato costretto a vivere come una donna fino al suo arruolamento
nell'organizzazione guerrigliera. Per quale motivo? Forse perch i familiari lo avevano ritenuto per
qualche ragione necessario o, pi probabilmente, perch la malformazione di cui soffriva li aveva
indotti ad attribuirle il sesso femminile alla nascita. Questo coinciderebbe con la versione resa dal
testimone noto come "zio Toms", il quale assicura che il soggetto, per via del suo aspetto mascolino,
fosse conosciuto con il nome di Teresot, forma mascolinizzata di Teresa nel dialetto locale. A questo
punto sorge spontanea una domanda: a partire da quale momento della sua vita Teresa si accorse di
sentirsi uomo ? E quali scompensi psicologici pu averle procurato l'essere costretta a vivere come una
donna ? Che tipo di sessualit poteva avere ? E in quale misura queste circostanze influivano sul suo
equilibrio mentale? Potrebbe aver provato pulsioni omicide per dare sfogo alla sua rabbia?  opportuno
considerare che per anni il soggetto si trov a vivere in un clima di abusi e di violenze generalizzati,
circostanza che sconsiglia di tracciarne un profilo fondato unicamente su conflitti di natura sessuale,
giacch questi ultimi furono accompagnati e probabilmente aggravati da eventi esterni altrettanto
determinanti per il suo sviluppo psichico.
Avrebbe potuto proseguire con una lunga serie di nuove domande al riguardo, ma a nessuna
avrebbe saputo dare una risposta se non azzardando delle ipotesi. Ci sarebbe stato tempo anche per
questo. E tuttavia cominciava a farsi strada in lui la certezza che se pure non avessero trovato La
Pastora, le informazioni che avrebbero raccolto su di lei sarebbero state un bagaglio preziosissimo.
Quando ebbe finito si sent pi sereno. Forse era giunto il momento di scrivere una lettera a sua
moglie. E tuttavia, stanco com'era, mancava dell'ispirazione necessaria per infondere amore o tenerezza
in poche frasi, quindi decise di prepararsi per andare a dormire.
Nei giorni successivi regn la tranquillit nel loro rifugio de La Snia. Nourissier lavorava nella
sua stanza e ogni tanto usciva per lunghe ore in campagna per scrivere all'aria aperta. La curiosit e le
chiacchiere che al principio la loro presenza aveva suscitato in paese si erano quasi del tutto placate. I
forestieri erano "professori" ed erano venuti a studiare qualcosa di quei paesi e quelle montagne,
nient'altro. La mattina, oltre a fare le sue frequenti telefonate a Barcellona, Infante usciva in
ricognizione nei dintorni. Quando rientrava, il francese evitava di fargli domande. Negli ultimi tempi i
rapporti fra loro erano stati piuttosto tesi, e aveva capito che era meglio non contrariarlo.
Pranzavano al bar del paese, cenavano alla pensione. Si avvicinava la met del mese di ottobre e
le giornate cominciavano a farsi pi brevi. Entrambi si ritiravano nelle loro stanze molto presto. Poich
in paese non arrivavano i giornali, Infante ascoltava la radio. Si sarebbe detto che fossero due amici in
villeggiatura. Se non fosse stato per la nostalgia della moglie e delle sue bambine, Nourissier sarebbe
stato perfettamente felice. Gli pareva di essere tornato ai suoi anni di studente, quando nessuna
responsabilit pesava ancora sulle sue spalle. E poi, a poco a poco, si stava innamorando di quello
strano paesaggio: povero e arido in apparenza, ma pieno di forza e sfumature delicate. Forse non era il
posto adatto per portarvi le bambine, ma accarezzava l'idea di tornarci con velyne per una vacanza.
Era trascorsa pi di una settimana senza alcuna novit, quando una sera a cena Infante annunci
che aveva un'importante novit, ma che ne avrebbe parlato soltanto fuori della pensione. Questo poteva
significare una cosa sola, e Nourissier, pur rallegrandosene, prov un certo contraddittorio rammarico
per la fine di quella tregua. Decisero di andare al bar. Appena entrati, scoprirono che i due agenti della
Guardia Civil erano gi l, a fare la loro ronda prendendo il caff. Li salutarono da lontano e andarono a
sedersi al loro solito tavolo ad angolo, in fondo alla sala. Cinque minuti pi tardi il sergente si avvicin,
rivolse loro il consueto accenno di saluto militare e ripet le sue domande. Erano le stesse che rivolgeva
loro ogni volta, incontrandoli in paese, sempre nello stesso esasperante tono di diffidenza e
paternalismo. E allora, come va il soggiorno qui da noi ? Tutto bene ? Il lavoro procede ? Nourissier
avvertiva un enorme fastidio per quegli interrogatori reiterati; era evidente che sotto una patina di
cortesia si celava un intento persecutorio. Infante, meno puntiglioso, lo tranquillizzava dicendo che in
fondo godevano di una certa impunit e che quella non era che una messinscena di rito, giusto per non
venir meno al regolamento.
Il sergente si era appena allontanato per tornare al bancone, quando Nourissier invit il suo
compagno ad affrontare l'argomento di cui con tanta discrezione voleva parlargli.
Non posso dire nulla, finch non se ne saranno andati i civiles.
Ma da laggi non possono sentirci.
Non importa.  un fatto psicologico. Infante era certamente un uomo difficile. Soprattutto in
momenti come quello. Perch era sempre cos irritato ? Dopo un quarto d'ora di chiacchiere
inconsistenti, finalmente i due agenti salutarono a gran voce gli avventori del bar e uscirono. Nel locale
non rimasero che i vecchi del paese impegnati nelle loro partite a domino.
Potrebbe dirmi cos' che le d tanto fastidio?.
Mi dispiace, sar una sciocchezza, ma davanti alla Guardia Civil mi era impossibile parlarle
del nuovo informatore che ho trovato.
Perch?.
Perch il mio informatore appartiene anche lui al corpo della Benemerita. Vedendo la faccia
stupefatta del francese, Infante non riusc a trattenersi dal ridere. Proprio cos. Ma non  tutto, la
faccenda  ancora pi divertente. Lo sa perch ha deciso di aiutarci?.
Per denaro.
No, sarebbe troppo normale. Pensi la cosa pi paradossale che le pu venire in mente.
Lasci stare gli indovinelli, per favore.
Il giornalista non la finiva pi di ridere. Era cos allegro che ordin un altro cognac. Nourissier
attese pazientemente che il barista venisse a servirlo e li lasciasse soli. Rivolse a Infante uno sguardo
severo.
Adesso basta, Carlos, mi racconti.
Lei conosce il termine catalano lletraferit? La traduzione sarebbe "ferito dalle lettere". 
un'espressione ironica con cui si allude ai letterati da strapazzo e agli scrittori della domenica. Quella
guardia, pensi un po', ha scritto un romanzo di ottocento pagine, e vuole che io lo legga e gli dia un
parere. Ovviamente ho accettato, promettendogli di raccomandarlo a qualche editore di Barcellona.
Non posso crederci.
Glielo dicevo che questi sono posti strani. Capita di trovarci ogni genere di matti: medici
condotti che si credono dei dandy, guardie civili che aspirano alla gloria letteraria... Era da un pezzo
che non mi divertivo tanto.
E che cosa ci offre in cambio?.
Avrebbe trovato dei documenti su una delle ultime imprese di Francisco e della Pastora, prima
che tentassero l'assalto ai Nomen. Potrebbe farci parlare con i massari che furono rapinati. Questo ci
consentirebbe di sapere qualcosa di pi sulla Pastora in azione.
Interessante. E lei  in grado di assolvere alle sue promesse circa il romanzo?.
Sta scherzando? Dev'essere un mattone indigeribile, un mucchio di... non mi faccia dire
parolacce. Ma a quanto pare il giovanotto ne  molto convinto. Forse sogna di poter lasciare un giorno
l'ignobile divisa del corpo, e non vedo perch non approfittarne.
Nourissier annu, sorrise appena e alla fine disse: Le vie del Signore sono infinite.
Il Signore non  mai passato da queste parti, Lucien, mai.
Da ragazza mi era venuto anche un bel personale: ero alta, magra, con le gambe lunghe. Se
avessi avuto dei bei vestiti mi sarebbero stati bene, ma io avevo solo quelle sottane nere, e le camicette,
nere anche quelle. Me le facevano che salivano sul collo cos il pomo d'Adamo non si vedeva. Anche se
mi guardavano, nessuno doveva vedere quel che non aveva nessun bisogno di vedere. Andavo dalla
sarta del mio paese, Mercedes de Grilles si chiamava, era nata proprio a Vallibona. Le gonne me le
faceva sempre lisce, senza niente, lunghe fino ai piedi. Pi avanti, quando lavoravo a La Pobla de
Benifass, andavo a Rossell a farmi fare la roba, e la sarta era una che si chiamava Rosita Cervello.
Una bravissima donna. Quando ci andavo, i bambini di tutta la via mi venivano dietro: Teresot,
Teresot, dove vai Teresot? Vai dalla sarta per farti bella?. Io facevo finta di arrabbiarmi, gridavo e li
facevo correre via, almeno gli mettevo paura, visto che di vergogna non ne avevano. Ma a me non
importava pi quel che dicevano i bambini. I bambini sono bambini! pensavo, e lasciavo correre. Solo
che mi divertivo a vederli con la paura addosso. Anche i grandi avevano paura di me. Con Rosita
Cervello ci facevamo tante di quelle risate, perch lei mi raccontava le stupidate che diceva la gente.
Non ero pi una bambina e mi guardavano in un certo modo anche gli uomini, uomini fatti che
avevano paura di me. Una di Canet lo Rog che si faceva fare i vestiti da lei, le aveva detto che suo
marito un giorno mi aveva vista su in montagna e a momenti moriva dallo spavento. Cos aveva detto:
Con quella gonna nera tutta sporca, la faccia che sporgono le ossa, la voce brusca, che non parla
mai, quei capelli lunghi sulla schiena e quel bastone pi alto di lei. Morivamo dalle risate, io e la
Rosita. Era difficile farsi i vestiti a quei tempi l. Le sarte dei paesi andavano a comprare la stoffa a
La Snia. E le donne delle masserie scendevano nei paesi a piedi per andare dalla sarta. Quando
erano pronti li facevano portare coi muli alle clienti. Tutti andavano a piedi, a quei tempi, e io
camminavo pi di tutti. Andavo da un paese all'altro di volata, da una masseria all'altra, da una
montagna all'altra. Era da quand'ero piccola che andavo per i sentieri. In casa della sarta c'erano
delle bambine che andavano per imparare a cucire. Quando io mi provavo i vestiti volevano sempre
guardarmi sotto la gonna. Sempre la stessa musica. Ma la Rosita le sgridava e le cacciava via. Sempre
la stessa musica, sapete: Teresot, Teresot, cos'hai sotto le gonne, Teresot?. Ma ormai, come vi dico,
non m'importava pi. Gli uomini avevano paura, e le donne e i bambini facevano solo per scherzo.
Tanto io lo sapevo gi che sarei rimasta sola, che non mi potevo sposare n con un uomo n con una
donna, che di figli non ne potevo avere, che ero troppo maschiaccio per avere delle amiche, e amicizia
con gli uomini non la potevo fare. Non mi ci tormentavo. Gli uomini non mi dicevano niente, e
nemmeno le donne per farc all'amore. Non avere amici per era brutto.
Amori non ne ho mai avuti e non mi  mai interessato. Solo una volta da ragazzina mi era
piaciuta la nonna di una bambina di Vallibona. Aveva le poppe grandi bianche bianche che si
vedevano dalla scollatura del vestito. Mi piaceva e mi faceva sentile come una specie di capogiro, ma
poi subito me ne sono dimenticato.
Quando vedevo le ragazze della mia et fare le sceme coi giovanotti mi sembrava una cosa
strana, mi veniva da ridere, mi sembrava un'asinata dal principio alla fine, e anche i vestiti a fiori tutti
colorati che s mettevano addosso la domenica. Io non ne ho mai voluti di vestiti cos, solo neri, o al
massimo blu, perch per me i colori e i fronzoli erano troppo da donna. Dice se mi sentivo uomo?
Dopo, s, quand'ero pi grande, e che tutti mi vedessero come una donna mi faceva star male. Ma a
quei tempi, da ragazzina, non ci volevo pensare e non ci pensavo. Io ero io, ed ero fatta com'ero fatta.
Mica potevo scegliere. Mica avevo mai scelto niente, da quand'ero nata, nemmeno una piccola cosa.
Mai. Potevo forse scegliere il modo com'ero fatta? Dovevo prendermi cos com'ero e pace. A volte dei
ragazzi del paese volevano levarsi il gusto d farmi certi scherzi pesanti. Mi ricordo di una volta che
avevo un montone, lo tenevo legato perch se andava in mezzo alle pecore me le ingravidava. Passa un
ragazzo del paese e me lo slega e si porta via la corda. Da lontano l'avevo visto e sapevo chi era.
Allora gli dico a un vicino che passava di l che se quello non veniva a riportarmi la corda, andavo a
cercarlo a casa sua. Venne con la corda, altroch se venne! Ed ebbe anche il coraggio di dirmi che era
solo uno scherzo e che esageravo. Io, che ero un metro pi alta di lui, gli faccio: A me questi scherzi
non fanno ridere. Un'altra volta che mi fai uno scherzo cos non hai il tempo di andare a raccontarlo
in giro perch ti spezzo l'osso del collo. Solo a vedere la faccia che ha fatto mi  passata
l'arrabbiatura.
Avevano paura perch ero una che stava sempre da sola, perch ero alta e robusta, e perch
avevo la faccia mezza da uomo e mezza da donna, ma anche per quella storia di mio fratello Juan che
aveva ammazzato uno zio e cos tutta la nostra famiglia aveva una brutta fama. Mio fratello lavorava
da un nostro zio che aveva una masseria. Faceva il pastore anche lui per quel nostro zio. Aveva un
montone che scappava sempre e allora gli aveva legato le zampe per non farlo andare lontano. Ma il
montone si era slegato da solo e l'avevano trovato annegato in uno stagno che c'era da quelle parti.
Quando viene il giorno della paga, a mio fratello quel mio zio gli toglie le ottanta pesetas che costava
il montone. Lui se l'era presa e non aveva lavorato pi per lui. Ma dopo un po' di mesi chiss cosa gli
era venuto in testa ed era andato l con una rivoltella che non so dove l'aveva trovata, e a quel mio zio
gli ha sparato addosso, e poi l'ha finito a bastonate. Dopo era andato a nascondersi in montagna, ma
un bel giorno capita a casa di mia madre, e mia madre chiama il prete, e fra tutti e due l'hanno
convinto che doveva andare a costituirsi. Tre anni di prigione si era fatto, e poi durante la guerra era
andato con l'esercito rosso e dopo a combattere in Germania, e poi fino in Russia, che si fece altri sei
anni di carcere per qualcosa che non so se aveva fatto o no. Alla fine and in Francia e adesso sta
ancora l. E da tanto tempo che mi piacerebbe andare a stare da lui, ma fino adesso non ho mai potuto.
Magari un giorno anch'io star in Francia, la speranza  l'ultima a morire.
Di questa storia che mio fratello aveva ammazzato lo zio l'ho saputo soltanto molto dopo, dalle
mie sorelle, che allora ai bambini non si diceva niente. Tanto meno a me che stavo sempre in
montagna, sempre in mezzo alle bestie.
Si chiamava Rogelio Snchez, e li avrebbe aspettati poco fuori Rossell. Quelle assonanze -
Rogelio, Rossell - facevano morir dal ridere Infante, e il suo divertimento era al colmo al solo pensiero
che un tipo con quel nome avesse fra i suoi doveri quello di combattere i rossi. Nourissier, molto
meno allegro, camminava accanto a lui nella bufera che si era levata quella mattina. Erano entrambi
ben coperti, con i loro giacconi foderati di pelo, e muniti di quaderni per prendere appunti. L'incontro
doveva avvenire presso una masseria abbandonata.
Lo videro da lontano, in borghese, e a Nourissier parve straordinariamente giovane per essere
un agente della Guardia Civil; in pantaloni di velluto a coste e golfone di lana non era molto diverso da
un liceale. Era biondo, con gli occhi chiari, e li guardava come esseri venuti da un altro pianeta. Si
preoccup di mettere subito in chiaro la sua posizione:
Io sono nella Guardia Civil per guadagnarmi da vivere, e non ho niente contro i giornalisti n
contro gli stranieri. Mi va bene che vogliano sapere cos' successo qui, perch di cose ne sono successe
tante e molto gravi.
Reggeva fra le mani, dalle unghie sporchette, un enorme manoscritto rilegato. Lo mostr a
Infante: Posso darglielo adesso?.
Dia pure. Lo legger con grande interesse.
Tenga presente che non sono andato a scuola. Mi ha insegnato a leggere e scrivere in casa un
fratello di mia madre che era maestro. Ho imparato da piccolo. Quindi se trova qualche errore di
ortografia spero sia comprensivo. Gli errori si possono correggere quando si fa il libro, no?.
Infatti. Di cosa parla il suo romanzo?.
 la storia di un uomo molto povero e senza famiglia che grazie al suo impegno e al suo
coraggio diventa ricco e finisce per avere una gran cultura. Tanto che poi vive come un re, a Parigi.
Ed  spagnolo?.
Di Cordoba, come me.
Mi sembra un tema molto avvincente. Le prometto che lo legger dalla prima all'ultima
pagina. Ma ora ci racconti, il professore tiene molto a quello che ha da dirci.
Non voglio prendervi in giro, io so solo delle rapine che Francisco e La Pastora fecero prima
dell'assalto alla casa dei Nomen. Conosco dei massari che furono derubati nel '54, soltanto due anni fa.
Quei due di assalti ne fecero tanti, anche molto gravi, ma di quelli non ho informazioni. So solo quello
che so.
Forse  il caso di dirle che ci interessano unicamente i casi in cui le vittime hanno avuto modo
di conoscere direttamente La Pastora, di parlare con lei.
Ma certo che quella gente ha parlato con La Pastora. Non so se quello che avranno da dire vi
servir, ma che le hanno parlato, questo  sicuro.
Qualunque cosa ci servir.
Allora andiamo. Dobbiamo arrivare fino a Fontanete,  un po' lontano.
Abbiamo lasciato la macchina sulla strada.
Non voglio che mi vedano con voi. Lo so che non stiamo facendo niente di male, ma
preferisco non dover dare spiegazioni ai miei superiori.
Non la vedranno. E suppongo che i massari da cui stiamo andando terranno la bocca chiusa sul
nostro incontro.
A questo ci penso io.
L'agente Rogelio Snchez li segu fino alla giardinetta e si accucci nel vano posteriore, poi si
rialz ingenuamente il colletto per coprirsi la faccia. Nourissier guidava. Infante non si sentiva troppo
tranquillo: mentre il ragazzo saliva in auto aveva intravisto una pistola che gli gonfiava la tasca. Questo
bifolco  venuto armato, pens, e incroci le dita, sperando che lo psichiatra non se ne accorgesse.
Durante il tragitto Rogelio si mise a raccontare: Gli assalti di Francisco e della Pastora andavano
sempre alla stessa maniera: chiedevano soldi, e se il massaro non li aveva gli davano il tempo di andare
in paese a cercarli. Quasi nessuno li aveva, perch erano somme piuttosto grosse. Nel frattempo
tenevano sotto tiro qualcuno della famiglia. Se il massaro non ritornava all'ora che avevano detto loro o
non era riuscito a raccogliere quanto bastava, l'ostaggio doveva essere ucciso. Uno dei due rimaneva
con la famiglia, l'altro stava di guardia. Erano sempre armati, sempre.
Il vento, un fortissimo Mistral, faceva sbandare la giardinetta nelle curve. Nourissier guidava
deciso. Non parlarono pi. Infante, dal canto suo, era un po' spaventato: se lo scrittore in erba pensava
di usare la forza per far parlare i testimoni, le cose potevano mettersi male. E chiss come avrebbe
reagito Nourissier. La preoccupazione lo sprofond in una specie di torpore. Ogni volta che la guardia
dava indicazioni circa la strada da prendere, aveva come un trasalimento. Poi tornava al suo
dormiveglia.
La masseria consisteva di tre case distribuite su due livelli, con campi coltivati tutt'intorno e una
vasta aia su un fianco. Il vento alzava polvere e foglie secche in ondate furibonde. Rogelio Snchez
scese dall'auto da solo, entr nella casa pi grande e dopo un minuto torn.
Ci stavano aspettando. La madre  andata a chiamare i figli nei campi qui dietro e torna subito.
Questi non sono i padroni, sono mezzadri. I padroni non stanno da queste parti. Abbiamo il tempo per
una sigaretta.
Fumarono in silenzio. Infante si decise a parlar chiaro:
Niente violenza, eh, Rogelio? Raccontino pure quello che vogliono, ma con le buone.
La guardia si limit a esalare una boccata di fumo, subito strappata via dal vento, e scosse la
testa. A Nourissier quella raccomandazione fece un pessimo effetto. Dopo pochi istanti, sulla porta
comparve un uomo. Doveva avere poco pi di cinquantanni, portava vecchi abiti da lavoro. Fece solo
un cenno per far capire che potevano entrare.
Dentro, videro sei bambini e ragazzi di diverse et, tutti in fila accanto alla madre, una donna
ossuta e prematuramente invecchiata. La guardia prese la parola, in tono calmo ma autoritario: Sapete
gi che questi signori sono dei dottori e sono venuti qui per sapere com' andata quella volta dell'assalto
di Francisco con La Pastora. Quindi glielo racconterete per filo e per segno, senza saltare niente.
Nourissier si sent terribilmente a disagio. Avevano fatto irruzione in quella casa senza salutare,
senza presentarsi, e sembrava che passassero in rivista quella famiglia tutta sull'attenti.
Mi chiamo Lucien Nourissier disse con un sorriso da stupido. E questo  il mio collega
Carlos Infante. Lo guardarono senza nessuna espressione. Allora cap quanto fosse assurdo usare
formule di cortesia in quelle circostanze. Ugualmente, aggiunse: Non  necessario che restiate in
piedi. Potete sedervi, se lo desiderate.
Non ci sono sedie per tutti disse la madre senza osare alzare la voce. Se volete posso portare
da sedere per voi.
Non si preoccupi, va bene cos. Rimasero tutti fermi dov'erano. Si fece un silenzio
imbarazzante. Si sentiva solo il vento sibilare alle finestre. Forza, parlate! disse Snchez con
asprezza.
L'uomo fece un cenno alla moglie, e lei cominci il racconto: Tutti stavano ad arare con i muli.
Era di pomeriggio sul tardi. Io preparavo la cena. La porta era aperta perch era d'estate e faceva bello.
Entrarono in due. Due uomini, vestiti con la giacca. Quello che poi ci hanno detto che era La Pastora
portava un basco, un basco che gli stava grande. Ci hanno detto anche che era una donna, per noi
l'abbiamo vista come un uomo. Era alta, robusta, nessuno poteva dire che era una donna vestita da
uomo. Aveva un fucile col calcio molto rovinato. L'altro aveva una mitraglietta e me la punt quasi in
faccia. Mi dissero di sedermi per terra. I miei figli stavano tornando, e come entrava uno, lo facevano
sedere per terra. Poi dissero di stare tutti zitti. La Pastora si mise l sulla porta, n dentro n fuori.
Faceva la guardia. Quando sono arrivati tutti, quello con la mitraglietta ha detto che volevano i soldi.
Il marito fece un altro cenno alla moglie, questa volta perch tacesse. Continu lui. Davano
l'impres-sione di essersi accordati prima del loro arrivo su come procedere nel racconto.
Volevano diecimila pesetas. Io ho detto che non le avevo. Come, non le hai? mi fanno. Ho
spiegato che eravamo tanti, che la terra non era mia e che quel poco che ci davano lo spendevamo in
quello che serviva. E cos, tira e dai, rimanemmo a parlare fino a notte. Io gli davo del lei, con rispetto.
E quell'altro mi dava del tu, e gridava. Quello che poi mi hanno detto che si chiamava Francisco. Alla
fine mi fa: "Adesso basta. Se i soldi non li hai li vai a cercare, qualcuno in paese te li dar. Se ti devono
qualcosa ti pagheranno, altrimenti te li fai prestare. Io mi prendo due dei tuoi figli e quando mi porti i
soldi nel posto che ti dico io, li libero". Allora prese il maggiore, che  questo qua, e la ragazza. Mia
moglie subito salta su: "No, la ragazza no, prendete me, piuttosto". E cos quello si prende il maggiore
e mia moglie. Diceva che se li denunciavo ai civiles non li avrei pi rivisti. Cominciava a fare chiaro
quando scesi in paese. I soldi li chiesi a mio cognato. Lui mi diede settemila pesetas perch non aveva
altro. Gli dissi di andare ad avvertire le guardie dopo un'ora. Mentre andavo nel posto che aveva detto
Francisco, lo vedo che mi viene incontro. Non era contento perch erano solo settemila, non diecimila.
Diceva che non avevo cercato abbastanza. Gli ho detto che se cercavo di pi qualcuno poteva
sospettare. Alla fine mia moglie e mio figlio li hanno lasciati venire via con me. E basta, finito l. Un
mese dopo arriva la Guardia Civil con una fotografia di Francisco morto. Volevano sapere se era quello
che era venuto da noi.
Si  dimenticato di dire quel che  successo a me, padre interloqu la pi piccola. Fu allora
che la madre riprese il racconto:
S, quel Francisco a un certo punto guarda la bambina e dice: "Io ho una figlia di quest'et.
Che peccato, non la rivedr pi finch vivo". Allora mi si ferma il cuore perch ho pensato che magari
per la rabbia di non avere pi la sua, ci ammazzava la nostra. Ma non le ha fatto niente, l'ha guardata e
poi non ha fatto pi niente.
Nourissier ascoltava con assoluta concentrazione. Quando si fece silenzio, fu come se tornasse
in s da un sonno. L'agente Snchez lo incoraggi a fare altre domande. Nourissier parl: Lei pass
un'intera notte in compagnia di quegli uomini, signora. Ci racconti come and.
La madre lo guard perplessa. Non sembrava abituata a sentirsi dare del lei e a essere chiamata
signora.
Ci legarono a un albero, me e mio figlio. Si misero a mangiare il pane e il prosciutto che ci
avevano preso. Parlavano fra di loro, ma non so cosa dicevano, perch si erano messi un po' pi in l.
Francisco la mitraglietta l'aveva posata, ma La Pastora teneva il fucile imbracciato tutto il tempo, non
lo moll neppure per mangiare. Stava l a far la guardia, come un gatto, e appena sentiva un rumore
alzava la testa. Per dormire, Francisco leg una gamba di mio figlio alla sua, e a me mi lasciarono stare.
La Pastora non dormiva, stava seduta con la schiena dritta. Io la vedevo l, al buio e posso dire che non
ha mai chiuso occhio. Guardava la montagna.
Com'era quella donna?.
Faceva paura rispose subito il marito. L'altro, Francisco, era quello che dava gli ordini, ma
lei faceva paura perch stava zitta e ti guardava negli occhi. Cos alta, magra, con la faccia che non si
muoveva mai, e sempre col fucile puntato... faceva paura.
Vi parl?.
Giusto quel che serviva: siediti, alzati... nient'altro. Nourissier cap che non poteva ottenere
molto di pi da quella gente. Li ringrazi con delicatezza e fece per uscire. Ma prima che i visitatori
fossero sulla porta, il figlio maggiore si fece avanti e alz la voce: Ve lo racconto io cos' successo
dopo. Sta' zitto fu l'ordine della madre. Ma lui non le obbed.
La mattina che vennero i civiles, mio padre lo presero a pesci in faccia, gli dissero di tutto,
perch aveva dato i soldi a quei banditi e non era andato subito a denunciarli. Non l'hanno picchiato,
ma gli hanno detto di tutto, cose che non si possono ripetere.
Rogelio Snchez lo guard con enorme disprezzo:
E cosa c'entra adesso questa storia, credi forse che ai signori gliene importi qualcosa ? 
meglio se stai zitto e ascolti tua madre. E adesso vi conviene tenere la bocca chiusa. Se dite a qualcuno
che siamo stati qui, la prossima volta mi vedete in divisa. Sapete gi cosa vuole dire. Andiamo,
signori.
Il sole sull'aia li accec. Snchez cercava di scusarsi per l'intromissione del ragazzo.
Mi dispiace,  gente ignorante, senza educazione.
Non era necessario trattarli cos rispose seccamente Nourissier.
Sono queste le sole maniere che capiscono, dottore, sono come bestie. Non sanno n leggere
n scrivere,  gente che non  mai uscita da questa valle.
Infante mise una mano sul braccio del francese: Lasci stare, Lucien.  meglio che ce ne
andiamo.
Nel viaggio di ritorno Snchez sembrava essersi completamente dimenticato di quella visita.
Attacc a parlare delle poesie di Campoamor, dei romanzi che gli piacevano tanto, soprattutto quelli di
Dumas. Ma visto che nessuno gli dava retta lasci cadere il discorso a poco a poco fino a rimanere in
perfetto silenzio. Poi si addorment. Quando mancava poco al luogo dove si erano dati appuntamento,
lo svegliarono. Lui salt gi dall'auto, torn a raccomandare a Infante di leggere il suo romanzo, poi
scomparve.
Maledetto cretino! sbott il giornalista.
Ho bisogno di bere qualcosa annunci Nourissier.
Arrivati a La Snia, entrarono nel bar. Infante aveva portato con s il manoscritto. Lo apr a
caso.
Senta qui disse. "Armando, sicuro di s, rispose con orgoglio: 'nessuno pu dirmi quello che
devo fare, lo so gi da me. Agir da quello che sono: un uomo d'onore' ''.
Ridacchi. Nourissier lo guard severo.
Quel tale non voglio vederlo mai pi.
Mi spiace, temo che dovremo rivederlo presto. Dice che pu portarci in un'altra masseria.
Si faccia dire dove e ci andiamo noi.
Senza la sua presenza, non credo che i contadini si lascerebbero convincere a parlare.
Non si preoccupi, anche noi siamo capaci di offendere e insultare. Anche di prenderli a botte,
se c' bisogno. Lei con le botte ci sa fare, no?.
Basta! La pianti di fare il bambino che non sa accettare la realt! Ma non lo sapeva come
vanno le cose qui da noi ? E allora, non si comporti come se ogni minima cosa ferisse il suo animo
sensibile!.
Aveva alzato la voce, e i pochi avventori del bar li stavano guardando. Nourissier non rispose,
si alz in piedi e usc. Infante non accenn minimamente a seguirlo.
Una volta fuori, lo psichiatra verific quanto denaro gli fosse rimasto nel portafogli. Sal sulla
giardinetta. Non aveva bisogno di essere accompagnato, ricordava perfettamente la strada. Guidando,
sentiva montare l'irritazione: lui non aveva mai trattato nessuno a quel modo, n aveva mai permesso
che nessuno fosse umiliato in sua presenza. E adesso, quel miserabile agente della Guardia Civil, e
persino Infante... Accelerava, alzando una gran nuvola di polvere dalla strada di terra battuta, facendo
stridere i pneumatici nelle curve. Col passare delle ore il vento era cresciuto in un uragano. Il sole
calante strappava tonalit rossastre alle nubi, ma in quel momento ogni bellezza gli era indifferente,
infiammato com'era di collera e ansioso di risarcire quell'ingiustizia.
La sua furia si plac solo quando rivide le tre case in mezzo ai prati. Intorno non c'era anima
viva, e la luce declinante disegnava diversamente i profili delle cose, dandogli l'impressione di trovarsi
in un altro luogo. Dal comignolo usciva del fumo, insieme all'odore di legna. Ricord le sere nella sua
casa di Parigi, accanto a sua moglie. Avrebbe dato qualunque cosa per essere laggi. Rimase immobile,
accanto all'auto, senza osare avvicinarsi alla porta. Decise di dare una voce, ma non conosceva neppure
il nome di quella gente.
Buonasera! tent, e quel saluto gli parve impostato, estraneo, come se non fosse stato lui a
gridarlo. Buonasera, sono il dottor Nourissier! ripet.
Cosa vuole?.
La domanda suon alle sue spalle. Si volt, spaventato. Era il figlio maggiore. Serio, lo
osservava da una certa distanza.
Cosa vuole? chiese di nuovo.
Nourissier si sforz di sorridere, si avvi verso di lui.
Stia l disse il ragazzo, e a Nourissier balen l'idea che poteva essere armato.
Mi scusi, non vorrei importunarla, ma questo pomeriggio, quando siamo stati qui, ho visto la
sua sorellina... Ebbene, ho pensato che avremmo potuto farle un piccolo regalo; una sciocchezza, poche
pesetas perch possa comprarsi qualcosa da parte nostra: qualche dolciume, una bambola....
Gli era parso un modo elegante di offrire un risarcimento, ma il ragazzo, sulla ventina, robusto,
gli occhi accesi come tizzoni, lo guardava con odio. Nourissier tir fuori il portafogli e prese delle
banconote, gliele porse: Non  nulla, lo so, ma cos forse la bambina non serber un ricordo cos
sgradevole di quanto  successo. Li prenda, per favore, glieli dia lei.
Dietro il ragazzo, a un tratto, giunse un'altra voce.
Cosa succede, Pere?.
La figura del padre si ritagli sulla porta.
Il figlio, a muso duro, rispose: Questo bastardo vuole andare a letto con la bambina, ha portato
anche dei soldi per pagarci, guardalo l.
Nourissier, scosso dall'orrore, si sent precipitare in un abisso. Apr la bocca per dire qualcosa
ma non gli usc una parola. Era un incubo, non riusciva a muoversi, a spiegare, a fare qualcosa che
potesse apparire logico, normale.
No, no, la prego... pot appena balbettare. L'uomo venne verso di lui.
Cosa diavolo dice?.
No, ma come pu credere... ?.
Si sent spingere da dietro. Cadde a terra in ginocchio.
Il ragazzo stava per colpirlo, aveva preso una zappa. Il padre lo tenne indietro: Lascialo! Sei
matto? Se picchi uno cos sei fregato. Prendigli tutto quello che ha!.
Nourissier si rialz, non permise che lo toccassero. Apr il portafogli e lo vuot a terra. Le
banconote scesero turbinando, presero a volare via spinte dal vento. Il padre le rincorse, si mise a
raccoglierle. Il suo accusatore lo guard di traverso:
E adesso vattene, bastardo! Stavolta te la sei cavata, ma la prossima ti giuro che ti ammazzo.
Pere, vieni qua, dammi una mano, e lascialo andare!.
Il figlio corse a catturare le banconote sparse qua e l. Nourissier guard quella figura
saltellante e sput. Poi torn alla macchina e ripart. Avrebbe potuto perdersi, finire fuori strada, non
era in grado di capire dove stesse andando. Non voleva pensare, n ricordare, n sentire. Per un attimo
dubit di se stesso: chi era, cosa ci faceva l, aveva sputato a terra, quando mai aveva fatto un gesto
simile nella sua vita ? Ci mise un po' a ritrovare la lucidit e a capire dove fosse. Gli era venuto mal di
testa, e appena arrivato alla pensione sal in camera, prese un paio di aspirine e si sdrai sul letto. Era
angosciato, ma non riusciva a definire i sentimenti che lo invadevano: tristezza, collera, umiliazione,
vergogna? Lo svegliarono dei colpetti alla porta.
Lucien,  l? Se scende per la cena, la aspetto in sala da pranzo.
Rispose confusamente. Si lav la faccia, bevve dell'acqua e scese. Infante lo ricevette con un
sorriso. Era gi stata servita la minestra.
Stava dormendo? Ha fatto bene! Pensi che mi ha gi telefonato quel rompiscatole di Rogelio
Snchez. Non perde tempo. Dice che ha un altro testimone. Gli ho chiesto di descrivermi il fatto a
grandi linee, lo so che lei non ha nessuna voglia di ritrovarsi in una situazione come quella di oggi. Si
tratta di un'altra rapina, nel territorio di Morella. Il massaro sostiene che Francisco e La Pastora gli
diedero del "nemico del popolo" e inneggiarono alla Repubblica. Gli seque-strarono le due nipoti e
riaverle indietro sane e salve gli cost ventimila pesetas. Dice che La Pastora l'aveva preso a pugni, che
aveva una forza bestiale. E che non ha mai alzato la voce, ma aveva due occhi che mettevano terrore.
Decida lei se le interessa vedere o no quella gente.
Meglio di no.
Cos'ha, non si sente bene?.
Mi gira un po' la testa.
Mangi la minestra, le far bene.
Non ho appetito.
Su, mangi, che se si ammala ci tocca tornare a Barcellona! E beva un po' di vino, che la tira
su.
Il francese obbed in silenzio. Port il cucchiaio alla bocca. Poi bevve un sorso di vino e gli
parve di sentirsi meglio. In fondo era grato che Infante si preoccupasse della sua salute. Aveva davvero
bisogno di rapporti umani, fraterni. Gli avrebbe volentieri raccontato l'episodio di quel pomeriggio, ma
non sarebbe servito a nulla. Quello che contava erano le emozioni, come era passato dalla piet alla
diffidenza, dalla diffidenza alla collera, dalla collera al disprezzo. E come ora disprezzava anche se
stesso. Lo agitavano sentimenti che fino ad allora non conosceva, e vederli affiorare dentro di s non
gli era piaciuto. Un deserto di ghiaccio gli attanagliava il cuore. Per questo le chiacchiere di Infante gli
parvero un'oasi di pace.
Insomma, la loro ideologia non l'avevano dimenti-cata, e si sentivano ancora partigiani.
"Nemico del popolo"... Incredibile, non le pare, Lucien? Quei due erano rimasti in montagna da soli,
ormai le bande si erano sciolte, non esistevano pi. Chiss che solitudine tremenda!.
Nourissier mangiava e annuiva. Quando Infante fece per riempirgli di nuovo il bicchiere, non
disse di no.
Nei giorni successivi Nourissier si dedic a ricopiare i suoi appunti. Lavorava senza alcuna
convinzione di essere sulla strada giusta. L'idea che si era fatta della Pastora era ancora molto confusa.
Una figura silenziosa, diversa da tutti, la cui sola visione infondeva il terrore. Sembrava un essere
imper-turbabile, capace di agire con violenza senza battere ciglio. E tuttavia era difficile, forse
prematuro, ipotizzare l'origine di quella sua impassibilit: durezza, indifferenza, incapacit di empatia,
semplice autodifesa. In linea di principio non pareva avere le caratteristiche di un'assassina; a meno che
non si trattasse di una psicopatica, la cui percezione della realt fosse costantemente alterata dal filtro
delle sue costruzioni mentali. Lesse e rilesse i ritagli di giornale che Infante gli aveva fornito. Le frasi
con cui veniva descritta, scandalosamente drastiche, erano sempre le stesse: donna dal cuore di
pietra, mostro assassino, femmina con istinti da iena, affetta da una sete patologica di
commettere il crimine, belva senza alcuna piet per la vita umana. Nulla di tutto ci poteva
minimamente aiutarlo. Quegli articoli erano stati scritti unicamente per vendere pi copie, o per
compiacere le autorit del regime. Non uno dei cronisti accennava al fatto che fosse vestita da uomo
quando compiva le sue imprese. Nessuno tentava un approfondimento psicologico del personaggio.
Teresa Pia Meseguer era un'assassina nata, punto e basta. Si sentiva lievemente scoraggiato. La sola
cosa che poteva fare, per il momento, era ricostruire i delitti commessi dalla Pastora, anche se questo
non lo aiutava a conoscere meglio la sua personalit. Le vittime la vedevano solo come un bandito, e in
simili circostanze era difficile che notassero particolari significativi quanto alla sua vera personalit.
Effettivamente aveva sottovalutato le difficolt di quella ricerca: non si trattava solo di esplorare gli
scenari in cui La Pastora era vissuta, ma di immergersi in un ambiente ancora dilaniato dalla guerra. L
ogni parola era accolta con diffidenza, quando non con paura e odio. Era come avanzare in una foresta
impenetrabile. L'incontro con La Pastora stava cominciando anche per lui a diventare una chimera. Ma
non avrebbe rinunciato; era deciso ad andare avanti malgrado le tante cose di cui sentiva la mancanza.
Non solo aveva nostalgia della famiglia, ma anche delle piccole finezze che avevano sempre
punteggiato la sua vita: il colore del t in una tazza di porcellana, i quadri alle pareti del suo studio, la
particolare fragranza del profumo di sua moglie. Ma abbandonare un progetto a met non era nella sua
natura, e non si sarebbe dato per vinto finch un muro troppo alto per essere scalato o troppo solido per
essere demolito non si fosse frapposto fra lui e il suo obiettivo.
Nel frattempo Infante si dava da fare al telefono, compiva brevi viaggi nei dintorni alla ricerca
di informatori, vagliava le opportunit decidendo quali scartare e quali accogliere. Parlare con i parenti
della Pastora era un'ipotesi da escludere, la Guardia Civil sarebbe subito piombata loro addosso.
Cominciava a indispettirlo vedersi cos sprovvisto di mezzi per penetrare in quel mondo cos ermetico.
Nei momenti difficili si imponeva un minuto di calma e riflessione. Che cosa gli stava capitando? Da
quando prendeva le cose tanto sul serio, al punto da lasciarsi abbattere dalle incertezze di una ricerca
che non era la sua ? Stava diventando un idiota: la sola cosa di cui doveva preoccuparsi era che
Nourissier lo vedesse lavorare. Se si fosse sentito truffato, sarebbe stato capace di negargli il saldo del
compenso, e questo non doveva succedere. Il suo scopo era prendere i soldi. A questo pensiero riusciva
a calmarsi e a vedere la questione sotto un'altra luce: lui doveva solo manovrare il meglio possibile i fili
di quella storia fino allo scadere del tempo stabilito. Nient'altro.
Non ero pi tanto timida come da bambina. Adesso la gente sapeva che non poteva ridere di
me, perch come mi faceva qualche brutto scherzo, io rispondevo. Non ci giravo tanto intorno, quindi
era meglio per tutti stare alla larga e non darmi fastidio. Per me era facile. Ero venuta alta quasi un
metro e ottanta e la forza non mi mancava, ne avevo sempre di pi. Per mi piaceva stare con la gente,
non tutto il tempo, ma ogni tanto s. Scendevo ogni anno alla fiera di Rossell, che non era solo una
fiera del bestiame ma anche di tante altre cose. L vendevano di tutto. C'erano le bancarelle del
torrone, del vino, dei liquori, e venditori di frittelle e calderai e ricamatrici che facevano tovaglie e
lenzuola, fotografi che ti facevano la foto... Mi piaceva andare in giro a curiosare. A Rossell avevo
un'amica, l'Emilia, che aveva quattro figlie. Andavo a trovarla e si parlava. Lei si preoccupava per me
e mi dava dei consigli. Tu, Tereseta, non metterti nei guai. Lasciali dire quello che vogliono, ma tu tira
dritto. Sei brava come pastora e il lavoro non ti mancher mai, questo  l'importante. L'importante e
avere da mangiare e da dormire, il resto non conta. Se non ti trovi un fidanzato e non ti sposi, tanto
meglio cos. Tu sei come sei e non c' bisogno che spieghi niente a nessuno. Lei mi voleva bene e lo
capiva che la mia vita non poteva essere quella di una donna normale. Io sapevo che di figli che un
giorno mi aiutassero non ne potevo avere, e che da vecchia nessuno si sarebbe occupato di me. Al
principio ci pativo, poi me ne sono fatto una ragione. Senza famiglia c' pi libert. Me ne stavo in
montagna, in santa pace, e quando volevo vedere gente scendevo in paese. Alla fiera mi divertivo. Ma
siccome ero abituata a stare con le pecore e basta, per stare con le persone avevo bisogno di tirarmi
un po' su. Ma bastavano due bicchierini di cognac a levarmi la paura. Allora stavo bene. Parlavo con
gli uomini, ridevo. Certe volte capivo che mi prendevano in giro. Teresa, come sei bella oggi! Stai
attenta che tutti ti vengono dietro. Io lo vedevo che volevano solo darmi la baia, e se non li tenevo in
riga potevano passare la misura. Diventavo sfacciata, rispondevo la prima cosa che mi passava per la
testa: Lo so che i giovanotti mi muoiono dietro, ma attenzione, che chi si avvicina io prendo un'ascia
e gli stacco la testa. Loro ridevano come matti, e a me andava bene cos.  normale farsi quattro
risate nei giorni di festa. Il peggio erano i bambini, come sempre, i bambini che mi inseguivano per
strada: Teresot, Teresot, coi baffi alla militare, sembri proprio un generale. Vi ho gi detto che non
mi arrabbiavo, ma quando era festa e mi ero bevuta i miei due co-gnacchini, mi dava fastidio. Perch
dovevo sopportare quei bambocci? Che li sopportassero le loro madri! Allora mi prendevano i cinque
minuti e partivo come una lippa dietro di loro, e loro scappavano neanche avessero visto il diavolo. I
grandi ridevano, a vedere quelle corse. L'Emilia, la mia amica, diceva che dovevo aver pazienza, che
erano bambini e non avevano malizia. Ma io dicevo che la malizia magari non ce l'avevano, ma erano
pi cattivi della rogna. Altrimenti perch dovevano avercela sempre con me? Perch l'altra gente no?
Perch volevano far male, e sapevano che a me bastava quello per farmi male, perch ero diversa
dalle altre ragazze.
Tornavo sempre stanca morta dalle fiere, e con l'amaro in bocca di avere perso tempo. Io ci
andavo per la compagnia, per stare allegra e ridere con gli altri, ma gli altri quello che volevano era
ridere di me. Non so che divertimento ci pu essere a ripetere sempre le stesse cose, non c' niente di
pi interessante al mondo che capire se uno  uomo o donna? Li maledicevo tutti per un bel pezzo e poi
mi addormentavo. Il mattino dopo tutto mi sembrava gi meno brutto ; passavano i giorni ed ero di
nuovo pronta per tornare. E poi mi piaceva andare a casa dell'Emilia, che mi raccontava com'era
difficile star dietro a quattro figlie e servire il marito e farlo divertire a letto quando lui ne aveva
voglia e lei no. Quello era difficile, ma poi per lei fu pi difficile quando rimase vedova a trent'anni.
Doveva lavorare come una negra per tirare avanti. Si capisce che nel mondo non ci sono solo quelli
che hanno tutto il bello della vita e quelli che hanno tutto il brutto, c' un po' di questo e un po' di
quello e bisogna sopportare quello che ti tocca.
Quella sera Infante tard a scendere a cena. Nourissier cominciava a preoccuparsi perch le sue
ricognizioni nei dintorni non duravano mai cos a lungo. Nella sala da pranzo c'era un bel calduccio, in
confronto al freddo intenso che cominciava a farsi sentire fuori. Ma finalmente il giornalista entr, e
accett la tazza di brodo caldo che la padrona proponeva.
Ho buone notizie disse.
Ha trovato La Pastora?.
Mio Dio, Lucien! Dopo questa domanda qualunque cosa io le dica la deluder.
Lasci che questo lo decida io. Racconti.
Lo sa che qui non  prudente parlare. Pi tardi usciamo a prendere qualcosa.
Con tutta questa prudenza finir per tornare a Parigi alcolizzato.
Dopo cena si incamminarono verso il bar rialzando i baveri dei giacconi. Occuparono il tavolo
ad angolo che stava diventando la loro postazione abituale. Ordinarono due cognac al padrone, che
ormai li accoglieva con una certa affabilit. Dopo il primo sorso, lo sguardo interrogativo di Nourissier
non concesse pi tregua. Infante fu costretto a cominciare.
Ho beccato un sindaco. Ha delle informazioni annunci.
Un altro amante della letteratura?.
Ho paura di no. Questa volta bisogner pagare. Come stiamo a fondi?.
Di questo non si preoccupi.
Mi preoccupo se non basteranno per pagare me.
Basteranno.
Si vede che lei  ricco di famiglia.
Le sarei grato se non entrassimo in questioni personali. Che cosa ha da vendere il sindaco?.
Un altro assalto di Francisco e della Pastora. Le interessa?.
Tutto mi interessa, ma ho paura che queste storie mi dicano poco sulla personalit del
soggetto.
Dubito di riuscire a trovarle lo psicoanalista della Pastora in modo che lei lo possa
intervistare.
Non mi pare divertente.
Mi preme solo che si renda conto che faccio tutto il possibile. Per il momento abbiamo accesso
a questo tipo di informazioni. So che l'ideale sarebbe poter parlare con i parenti della Pastora, con gli
amici, se mai ne ha avuti, ma adesso questo  impensabile.
Non se la prenda, Carlos. Lei sta lavorando benissimo, gode di tutta la mia fiducia.
Lo spero. Altrimenti do le dimissioni e me ne torno a Barcellona domani stesso. Sar anche un
semplice mercenario, ma ho la mia dignit.
Il francese lo guard stupefatto. Non si sarebbe mai abituato alla suscettibilit degli spagnoli.
Il giorno dopo si misero in strada dopo mezzogiorno. Era un pomeriggio soleggiato, ma
piuttosto freddo per l'inizio dell'autunno. Le montagne, azzurre in lontananza, brune via via che si
facevano vicine, erano ormai per loro il paesaggio abituale. Arrivati a Clig, lasciarono l'auto e
raggiunsero il municipio a piedi. Trovarono ad aspettarli il sindaco in persona, un uomo gi anziano,
grosso e male in arnese, in abiti da contadino. Con fare scontroso, non strinse loro neppure la mano
quando si presentarono. And subito al sodo, mostrando loro un documento. Era la copia di un verbale
della Guardia Civil. Vi si narrava l'assalto alla masseria di certi Blasco, nei pressi di Castellote. Come
fosse giunto nelle sue mani non era cosa che intendesse chiarire. Dovevano leggerlo in sua presenza,
impossibile copiarlo o portarlo fuori di l. Solo per quella lettura chiedeva tremila pesetas. Nourissier
accett, e mise il foglio fra s e Infante, cos da poterlo leggere insieme a lui. Nel frattempo il sindaco
non tolse loro gli occhi di dosso.
Capirono subito che quel che vi si diceva era importante. La masseria era situata in un luogo di
difficile accesso. I campi di segale che costituivano la propriet erano circondati da dirupi e montagne.
Nella casa abitavano due coppie di coniugi, una anziana, una pi giovane, con cinque bambini. Il fatto
sorprendente per, era il movente dell'assalto, n politico n economico. Si trattava di una vendetta
personale. Francisco voleva farla pagare al padrone della masseria perch cinque anni prima l'aveva
trattato male. Eppure La Pastora aveva avuto un ruolo determinante nell'operazione. Sempre vestita da
uomo, armata del suo vecchio fucile, aveva minacciato con violente grida gli abitanti della casa riuniti
in cucina. A quel punto era entrato in azione Francisco. Senza una parola, si era messo a percuotere la
vittima, un uomo oltre la sessantina, fino a lasciarlo a terra svenuto, coperto di sangue. La Pastora, che
presenziava al pestaggio, continuava a minacciare gli altri, che chiedevano piet piangendo. Ci fu un
momento in cui temettero di essere uccisi. Poi cominci il saccheggio della casa. Raccolsero abiti,
viveri, coperte... Alla fine Francisco pretese una somma di denaro. Si ripet la solita manovra: non
avendo il denaro in casa, l'uomo pi giovane sarebbe andato a prenderlo in paese, mentre tutta la
famiglia rimaneva in ostaggio. Il tempo concesso era di tre ore. L'uomo, il genero del proprietario,
part, e una volta in paese decise di andare dal sindaco di allora a raccontare l'accaduto. Il sindaco,
senza esitare, si rivolse alla Guardia Civil. Il comandante della caserma, con tutti gli uomini disponibili,
si era recato in camionetta alla masseria di Perogil, che distava tre chilometri da quella dove i due
banditi erano asserragliati. Di l gli agenti avevano proseguito a piedi. Erano in sette, armati, e si
avvicinarono attraverso i campi di segale. Circondarono la casa tenendosi a distanza. Ma La Pastora,
accortasi della loro presenza, diede l'allarme e fugg approfittando del buio, super la linea
d'accerchiamento e si mise a sparare alle spalle degli agenti. In quel momento Francisco usc dalla casa,
gli agenti fecero fuoco, lui contrattacc con raffiche di mitraglietta e rientr in casa per fuggire dal
cortile posteriore. L, un lavorante della masseria, che era rimasto nascosto per tutto il tempo
dell'assalto, tent di fermarlo. Francisco gli spar, uccidendolo. Poi si arrampic su un tetto e lanci
due granate. Di l salt nel campo di segale dove la sparatoria riprese. Francisco, uscitone
miracolosamente, riusc a raggiungere La Pastora ed entrambi fuggirono in direzione della provincia
limitrofa di Castelln, dove probabilmente avevano un nascondiglio. Lungo il cammino abbandonarono
zaini e altri oggetti, che vennero ritrovati giorni pi tardi. Loro non furono raggiunti. Un nota bene in
calce al documento precisava: Se non fosse stato per il tempestivo intervento delle forze dell'ordine, si
ha la certezza che il bandito avrebbe ucciso gli ostaggi, tenendo conto dei suoi precedenti criminosi,
propri di un sadico o di un malato di mente.
Il sindaco, imperturbabile, domand se avessero terminato la lettura.
Crede che potremmo parlare con gli abitanti della masseria? domand Infante.
Hanno venduto e si sono trasferiti. Molti massari lo hanno fatto, erano stanchi di essere presi
di mira. Quei bastardi erano ancora in giro.
Com' possibile che la Guardia Civil non li abbia presi?.
La Pastora  come uno stambecco, conosce le montagne e si nasconde in posti che non
conosce nes-suno. E poi le guardie hanno paura. Lo avete letto: sette agenti contro due uomini soli, ma
sapevano che quelli avrebbero ammazzato anche la propria madre pur di aver salva la pelle. No, non
volevano rischiare.
Credevo lei fosse dalla parte delle forze dell'ordine ironizz Infante.
Io sono dalla parte di me stesso. E vi dico una cosa: se vi salta in mente di raccontare a
qualcuno che vi ho fatto leggere quel foglio, avrete qualche guaio.
Ci sta minacciando?. Nourissier cominciava a indignarsi.
Vi avverto soltanto di quel che potrebbe succedere.
Io sono un cittadino francese e conto sulla protezione del mio paese.
Mi piacerebbe sapere come la protegge il suo paese se cade in uno dei precipizi che ci sono
qua intorno. Non riuscirebbero nemmeno a trovarla!.
Come osa?.
Infante intervenne, temendo il peggio.
Andiamo, Lucien, non dia tanto peso alle parole. Sono convinto che il signor sindaco non
abbia voluto offenderci.
Non ho voluto offendere, per adesso pagatemi. Io la mia parte l'ho fatta.
Nourissier gett le banconote sulla scrivania. Infante le riun alla meno peggio e si conged.
Raggiunse Nourissier sulla piazza. Il francese era su tutte le furie.
Crede che debba finire cos? Quell'uomo  un corrotto e ci ha minacciati di morte.
Sia sensato, Lucien. Quel bifolco ci ha dato quello che volevamo.  questo che conta.
Mi manda in bestia che un servo del regime se la cavi cos dopo avere insultato un cittadino
francese!.
 vero, non ci avevo pensato! Perch non chiama il suo ambasciatore per dire che dopo aver
corrotto un funzionario pubblico per una faccenda che sfiora lo spionaggio internazionale, quello si 
offeso e gliene ha dette quattro? Sono sicuro che ne sar molto colpito.
Ah, e per me non deve preoccuparsi! Visto che io un ambasciatore non ce l'ho, se mi buttano
gi da un precipizio qualcuno mi raccoglier.
Aveva parlato velocissimo, ma senza il minimo accenno di rabbia. Nourissier lo guard
sgranando gli occhi, poi scoppi a ridere.
Mi scusi, mi sono comportato come uno stupido.
No, si  comportato come una persona normale in un paese normale. Ma questo paese 
diverso, lo capisce ? Lei  fortunato, perch fra qualche settimana se ne andr, ma a me tocca rimanere
qui tutta la vita.
Mi dispiace, davvero.
Infante si era fatto serio, ma subito sorrise.
Neppure noi siamo troppo normali. Pensi un po': due tizi che, in pieno secolo ventesimo,
danno la caccia a una brigantessa che non si sa neppure se  donna o uomo.
Il francese rideva come un bambino. Di colpo, respir a fondo l'aria frizzante.
Molte volte nell'esercizio della mia professione mi sono domandato che cosa sia normale e che
cosa no, chi  pazzo e chi non lo . Il pi delle volte  difficile stabilirlo. Ma lasciamo stare. Guardi che
bel pomeriggio, perch non facciamo una passeggiata per approfittarne?.
Buona idea, ma usciamo da questo paese. Non mi piacerebbe trovarmi di fronte l'intero
consiglio comunale. Se quello  il primo cittadino, si immagini gli altri.
Dalle risate quasi non riuscivano a camminare. Salirono sulla giardinetta e ripartirono di ottimo
umore.
Strano, vero? disse Nourissier. Leggiamo il resoconto di un fatto spaventoso. E per di pi ci
ritroviamo a vivere una scena assolutamente sgrade-vole; e per tutta risposta noi cosa facciamo ? Ci
viene da ridere, e decidiamo di imbarcarci in una gita campestre.
Questo si chiama istinto di sopravvivenza.
 cos che lei sopravvive abitualmente?.
Io sono un cinico, Lucien, o, per meglio dire, lo sono diventato. Nessuno  cinico fin dalla
nascita. Fermi la macchina l, vicino a quella roccia.
Salirono su un poggio da cui si vedeva il mare in lontananza, i vasti oliveti abbarbicati ai pendii
e la boscaglia selvaggia e profumata.
Che pace! Non una casa in vista, non un solo essere umano esclam Infante sdraiandosi
sull'erba.
Mi piacerebbe sapere che cos'ha lei contro gli esseri umani, Carlos.
Tutto, praticamente. Le ricordo che vivo in una grande citt.
Anch'io, ma ancora per poco. Fra un paio d'anni conto di trasferirmi in un ateno pi tranquillo,
a Bordeaux, forse, o a Toulouse. Continuer a fare ricerca, ma potr risiedere fuori citt, in aperta
campagna. Le mie figlie sarebbero pi felici.
Le manca la sua famiglia?.
Enormemente. A volte penso che non ho il diritto di lasciare mia moglie e le bambine per tanto
tempo. L'ho fatto perch per me il lavoro  importante quanto la famiglia, la mia seconda passione. E
lei? Non ha una fidanzata?.
Posso chiederle un favore, Nourissier? Visto che ormai siamo in confidenza, vorrei pregarla di
cominciare a darmi del tu. Lo so che nel suo paese non si usa, ma per me tutti questi formalismi sono
un martirio.
Ma certo! Avresti dovuto dirlo prima. Per non approfittarne per sottrarti alla mia domanda.
No, non ho una fidanzata.
Non ti sei mai innamorato?.
S, qualche volta, ma senza conseguenze pratiche.
Non ti piacerebbe avere una moglie, dei figli?.
Tu vivi in un paese libero, non sai come sono le cose qui.
La politica influisce anche sul matrimonio?.
Eccome! Qui  il cattolicesimo pi bigotto e arretrato a imporre le regole nei rapporti fra le
persone. Qui una donna, per sposarsi, cerca un uomo ben sistemato, che possa garantirle una vita
rispettabile. E che cosa ho da offrire io? Niente. Sono un giornalista che vive alla giornata, un
poveraccio. Se fossi stato un combattente, un vinto della Guerra civile, magari. Questo alle donne
piace,  romantico. Ma non  il mio caso. Qui le ragazze scappano se vedono uno come me, vigliacco e
per giunta povero.
Sei troppo duro con te stesso.
Non sono capace di negare la realt. Purtroppo una
delle mie scarse virt  la concretezza.
Si pu sempre cambiare.
Cosa mi suggerisci? Di diventare attivista di un antifranchismo che neppure esiste, o di farmi
assumere in un giornale di regime e andare a messa la domenica ? Ah, no! Io non sto n da una parte n
dall'altra; cerco solo di essere un cittadino normale, anche se questo in Spagna  quasi un'utopia.
Hai ragione. Anche Voltaire diceva che non si pu chiedere a un cittadino di essere un eroe per
rimanere fedele alle sue idee.
Voltaire aveva sacrosanta ragione. La conosci quella strofetta spagnola che dice: "Au revoir,
dijo Voltaire tirando su chapeau al aire" ? Bisogna pronunciare malissimo il francese perch faccia
rima, ma  davvero un pensiero ispirato. Forza, facciamo a chi arriva primo lass! L'onore di Spagna
contro quello di Francia!.
Balz in piedi e si mise a correre a spron battuto, con sorpresa dello psichiatra che lo imit
all'istante. Corsero a perdifiato, come se ne andasse della loro vita. Nourissier, che aveva le gambe pi
lunghe, pass in testa, ma proprio quando stava per raggiungere la meta, Infante lo placc e lo gett a
terra. Poi tutti e due rotolarono lungo il pendio gridando e ridendo. Nourissier era passato al francese:
Tricheur! J'allais gagner!.
Rimasero sdraiati sull'erba a riprendere fiato, senza smettere di ridere.
Allora, quale paese ha salvato il suo onore? domand Infante ansimando.
Mi sa che l'onore di entrambi i paesi  gravemente compromesso.
Si fece silenzio. Si alz una brezza leggera che annunciava il freddo del pomeriggio. Profumava
di rosmarino e di timo, di lavanda, di terra. Infante si avvolse nel suo giaccone e disse: Ho sonno e
subito si addorment.
Nourissier sedette con le ginocchia fra le braccia. Ormai sentiva suo quel paesaggio desolato e
agreste. Gli venne stranamente da pensare che La Pastora li stesse osservando da uno dei suoi
nascondigli segreti. Se cos era, probabilmente si domandava che cosa facessero l e perch avessero
l'aria di essere cos felici. In effetti, che cosa ci faceva lui, in quelle terre secche e dure ? La vita era
imprevedibile, singolare, bella, a volte. Tir fuori il suo quaderno e si mise a scrivere: Oggi ho avuto
modo di vedere un documento che ritrae il soggetto in un ruolo meno freddo e passivo del solito. Non
compie direttamente azioni violente, ma grida, minaccia, pare disposto a uccidere. Viene presentato
come una specie di gatto selvatico che si muove agilmente ovunque, capace perfino di vedere al buio.
Nell'occasione descritta, lei e il suo compagno, sebbene non disdegnino il furto, chiedono vendetta. 
possibile che proprio per questo il soggetto si mostri pi aggressivo. Si sarebbe tentati di affermare che
le motivazioni primarie e affettive influiscano sulla sua personalit assai pi di quelle ideologiche o
economiche. Questo punto potrebbe avvalorare la tesi di un'origine psicopatologica del suo
comportamento. La possibilit di far male a chi ha fatto del male la eccita fino a strapparle grida,
insulti, minacce. Non  lei direttamente a vendicarsi, ma sente i soprusi subiti dall'amico come propri e
reagisce visceralmente. Su chi le chiede clemenza, infierisce con raddoppiata crudelt, come se traesse
stimolo dalla sofferenza delle vittime. Un punto in particolare va considerato: a quel tempo si andava
consolidando la leggenda che lei e il suo compagno fossero inafferrabili, che la Guardia Civil non
potesse nulla contro di loro. Loro ne sono consapevoli, e si fanno forti di questo "prestigio"
estremizzando i loro comportamenti. Sono entrambi disperati, ma nel caso del soggetto, che nulla ha da
perdere tranne la sua vita, si pu pensare a un compiacimento per quel modo irresponsabile di vivere.
Se prima del suo ingresso nella banda partigiana La Pastora era costretta a lavorare duramente, ora
l'esercizio continuo della libert e la mancanza di costrizioni, cos come il gusto per la facilit degli
assalti, possono rappresentare per lei uno stile di vita gratificante. Anche la componente di rischio, di
gioco con la morte, e di beffa alle autorit, possono costituire per lei fonte di un eccitamento di cui ha
bisogno per vincere la disperazione e l'infelicit profonda che la tormenta.
Anche lui aveva sonno, e si sarebbe volentieri addormentato accanto a Infante, se non lo avesse
ritenuto poco prudente. Svegli il suo compagno: Carlos, andiamo. Fra un po' qui si gela.
Raggiunsero la giardinetta in silenzio. A Nourissier parve che il catalano camminasse in stato di
sonnambulismo. Quando giunsero in paese, Infante scese dall'auto e sal le scale della pensione prima
ancora che Nourissier ne avesse varcato la soglia. Proprio in quel momento, qualcuno fischi da dietro
l'angolo. Il francese si volt e guard nella via. Vide venire avanti un giovane, alto e magro, in abito di
velluto a coste, calzato di scarpe di corda. Decise che era meglio non alzare la guardia prima del tempo
e lo salut con molta cortesia.
In cosa posso aiutarla? domand.
Il giovane si avvicin, permettendo a Nourissier di vederlo meglio alla luce del crepuscolo. Era
scuro di pelle, con due grandi occhi e un volto dai tratti fini. Portava al collo una vistosa catena d'oro.
So che cosa state facendo qui disse il ragazzo.
Nourissier, di nuovo, si sent come se avesse ricevuto uno schiaffo. Avrebbe mille volte
preferito che Infante fosse ancora con lui. In quel momento non gli venne in soccorso alcuna idea.
Come dice? domand stupidamente.
Lo sai benissimo cosa dico. Andate a raccontare in giro che siete dei dottori, e invece siete
venuti a far politica contro Franco.
Era difficile capire, Nourissier era sempre pi confuso. Ma lei chi ?.
A te questo non interessa. Siete andati a parlare con i parenti di quello l, quello del maquis.
Le cose che fate sono proibite. E io lo so.
L'aspetto raffinato del ragazzo era solo apparenza. Usava un linguaggio rudimentale e tutto nel
suo atteggiamento era offensivo e volgare.
Non so di cosa lei mi stia parlando. Mi dica che cosa vuole da me o se ne vada.
Voglio che mi paghi. Sono diecimila pesetas. Se non me le dai, vado a raccontare tutto alla
Guardia Civil.
Nourissier era spaventato, non aveva elementi per capire cosa fare. Il ragazzo li aveva visti a
Castellote? Ne sapeva abbastanza per denunciarli ? Da dove era saltato fuori? Decise di prendere
tempo.
Qui non ho nulla, la cassa la tiene il mio collega, che  appena salito.
S, l'ho visto. E allora?.
Dovr andare da lui e spiegargli che cosa desidera.
Digli che scenda subito coi soldi. Se provate a fare scherzi vado direttamente in caserma.
Uomo avvisato mezzo salvato.
La mente di Nourissier lavorava a tutta velocit mentre faceva i gradini a due a due. Buss
piano alla porta di Infante, ma questi non rispose. Gir la maniglia, per fortuna non aveva chiuso a
chiave. Infante dormiva tranquillo, avvolto nella trapunta. Nourissier accese la luce, ma non ci fu
nessuna reazione. Lo scosse. Infante, con un sobbalzo, si mise a sedere. Vedendo l'espressione
sconvolta del francese, si sforz di ritrovare la lucidit. Nourissier gli spieg l'accaduto, lui balz gi
dal letto. Aveva indosso un pigiama a righe. Non infil neppure le pantofole, fece le scale velocissimo,
seguito da Nourissier.
Il ragazzo non si era mosso da dov'era, ma vedendo Infante in quella tenuta fece una cosa
strana: sorrise.
Cosa diavolo vuoi? gli chiese lo spagnolo inferocito.
Li avete i soldi?.
Tu cosa sai che possa valere tanto?.
Siete stati a Castellote da quelle l. L'ho gi detto al tuo amico.
E questo vale diecimila pesetas?.
Il ragazzo si avvicin. Guard Infante negli occhi e si pass la lingua sulle labbra:
A meno che tu non voglia qualcos'altro, per lo sai che costa di pi.
Infante lo spinse contro il muro, lo prese per il bavero, e avvicin la bocca a un centimetro dalla
sua faccia: Ci vuoi denunciare alla Guardia Civil, eh, carogna? Va' pure, liberissimo di farlo. Poi
andr io a raccontare che sei il mantenuto del medico di Cat, che ci vai a letto per soldi. Lo sai quanto
piacciono i finocchi alle guardie. Ti daranno una bella ripassata loro, dopodich, in galera.  questo che
vuoi?.
Il ragazzo, in preda a un improvviso terrore, scuoteva la testa. Infante lo moll.
Su, aria adesso! Ti conviene sparire. Intanto penser io se sia il caso di raccontare al dottor
Ramos che sei venuto a disturbarci. Avrai finito di far la bella vita, canaglia.
Il ragazzo corse via e spar nella notte. Infante si mise a saltellare dal freddo, a piedi nudi sul
selciato.
Maledizione, qui mi prendo una polmonite!.
Risal le scale, seguito da un attonito Nourissier, che gli domand, cercando di non alzare la
voce: Ma come l'hai capito...?.
Come? Non c' bisogno di essere Sherlock Holmes. Quella vecchia checca si  confidata col
suo principino locale. Ma non gli ha detto granch. Non abbiamo niente da temere. Il ragazzo  gi pi
che pentito di essere venuto fin qui.
Infante apr la porta della sua stanza. Nourissier, ancora sbalordito, tent di trattenerlo.
Ma....
L'incidente  chiuso, Lucien. Buonanotte.
Carlos.
Cosa c'? disse Infante seccato.
Hai qualcosa contro l'omosessualit?.
Buon Dio, professore, sono gelato e casco dal sonno. La sola cosa che voglio  dormire, mi
sembra fin troppo semplice.  chiedere troppo? Buonanotte.
Buonanotte bisbigli Nourissier, che si avvi verso la sua stanza cercando di ricomporre nella
mente tutto ci che era successo.
Le feste patronali erano un divertimento, ma con la guerra il divertimento era finito. Dicono
che si sapeva che arrivava, ma io ero giovane e stavo sempre in montagna con le pecore, e non mi
accorgevo di niente. Tanto, che fossero rossi o nazionali, quelli del paese mi avrebbero trattata come
avevano sempre fatto: alla maggior parte di loro non importava niente che io fossi al mondo, altri mi
guardavano come una bestia rara, pochi erano miei amici. Questo non poteva cambiare. Quello invece
che cambi fu che l'aria grama e la cattiveria che si respirava da tutte le parti uscirono alla luce del
sole, come se fossero rimaste nascoste e aspettassero solo di venir fuori. A me tutto questo mi tocc da
vicino, si capisce, perch nessuno mi teneva pi a lavorare per molto tempo. Dovevo andare da una
masseria all'altra. Mi davano quel che potevano, una paga da miseria, e il mangiare. Cos tiravo
avanti. Avevo lavorato anche per mio fratello Jos Vicente, con lui ci volevamo bene. Dopo che
l'hanno ammazzato ho lavorato ancora per mia cognata, che mi aveva sempre trattata bene. Mio
fratello l'hanno ammazzato i rossi. Si era nascosto in montagna per passare nelle truppe di Franco
quando arrivavano. Era rimasto lass un mucchio di tempo. Poi i nazionali erano venuti, si erano
concentrati fra Morella e Vallibona per preparare una battaglia grande. E nel mentre che i
repubblicani si ritiravano, mio fratello si era sbagliato ed era sceso gi dalla loro parte, cos gli
spararono. Fu sfortunato, poveraccio, di fortuna non ne aveva mai avuta. Ma in quegli anni sembrava
che la sfortuna la regalavano. Piansi di quel tanto, potevo piangere finch volevo, a quei tempi, perch
ero una donna. Ma erano tempi che tanta gente piangeva perch prima o poi capitava a tutti che
qualcuno, da una parte o dall'altra, ti facesse un brutto scherzo. Se mio fratello fosse vissuto sarebbe
stato mio nemico. Che roba! Ma io non ci capivo molto, allora, ho capito di pi dopo la guerra,
quando ho visto tante cose che facevano spavento e non avrei voluto vedere mai. Delle volte cerco di
immaginarmi come sarebbe stata la mia vita se non succedeva tutto quello che  successo, ma non mi
viene in mente niente. La vita d ciascuno  com'. Perch farsi il sangue amaro quando tutto  gi
abbastanza amaro? Certo che, come dico, ero giovane, e da giovane non ci pensi. E poi non avevo un
marito, n un fidanzato n niente, non dovevo preoccuparmi per nessuno. Vivevo libera.
Le truppe di Franco non hanno mai combattuto qui, rischiavano d perdersi su queste
montagne. La montagna non  posto per la guerra, ma per la guerriglia, come mi hanno insegnato poi.
Ma quel che gridavano i rossi No pasarn non serv proprio a niente; i nazionali passarono, eccome
se passarono! e fecero tante bestialit. Io ne sentivo tante, vedevo che la gente pativa e aveva paura, la
paura era dappertutto. Ma io di paura non ne ho avuta, e visto che ero una donna non ero andata
soldato e non avevo dovuto combattere. Cos servivo a quelli che erano rimasti a casa. Quelli che
erano nelle retrovie io li aiutavo. Come la volta dei mori del Marocco. Con Franco di mori ce n'erano
tanti, facevano i matti, bevevano forte e fumavano hashish. Quelli che vennero qui erano dell'esercito
di Galizia, che  dove  nato Franco. E si sapeva che li mandavano davanti alla truppa perch cos
erano pi sorvegliati, i capi li tenevano d'occhio, era gente capace di farne di tutti i colori. Per,
sapete, quelli della Galizia, che li comandava il generale Aranda Mata, quando erano da queste parti
venivano sempre dietro, erano la retroguardia, e ne combinavano. I massari avevano pi paura di loro
che della grandine; si organizzavano per fare la guardia alle case e alle donne. Tenevano pronti i
bastoni caso mai passassero di l. Le armi magari le avevano ma non le usavano, perch sapevano che
per la religione dei mori se ti ammazzano con uno sparo risusciti in Africa, nella tua terra. E allora le
bastonate gli facevano perfino pi paura. Son cose della religione, queste, cose dell'ignoranza e della
superstizione, una pi stupida dell'altra, come mi hanno insegnato i compagni del maquis. I mori dei
fucili non avevano paura, ma delle bastonate s, perch se ti ammazzavano non risuscitavi pi da
nessuna parte. E cos i massari li prendevano a bastonate e basta. Io sapevo che i mori rovinavano le
donne, voglio dire che le violentavano e via discorrendo. Allora un giorno, che lavoravo in casa d mia
cognata, successe una cosa che ancora adesso mi vengono i capelli dritti se ci penso. Io ero in casa,
quel giorno, non ero salita al pascolo non mi ricordo per fare cosa. E com' come non , si presentano
in casa due mori in divisa, col muso che faceva paura. Io ero dentro il porcile che lo stavo pulendo, e
non mi potevo difendere, e quelli mi danno una spinta e mi buttano per terra. Poi sento che chiudono
la porta dal di fuori con la spranga che era l apposta. Se ne vanno, e dopo sento mia cognata e le
altre donne che si mettono a gridare perch in casa di uomini non ce n 'erano da quando mio fratello
lo avevano ammazzato. Mi venne una disperazione come se mi stessero strizzando lo stomaco. Mi misi
a tirar calci alla porta con tutta la forza che avevo, che era tanta, ormai l'avete capito. Calci su calci,
finch quella maledetta spranga  saltata e sono uscita da quel porcile. Ve lo potete immaginare il
chiasso che facevano i maiali, avevano paura anche loro per tutto quel gridare. E corro dove sento
Marieta che gridava e quei disgraziati che ridevano e gridavano anche loro in lingua mora. L'avevano
chiusa dentro una stanza per approfittare di lei. Le facevano a pezzi il vestito. La porta era chiusa a
chiave, ma ormai io avevo la gamba ben calda e cos mi misi a tirar calci anche l e si apr subito. Mi
bolliva il sangue per la rabbia che avevo in corpo. Ne presi uno e gli diedi un pugno in faccia, lo stesi.
Poi l'altro, la stessa cosa. Ad averceli a terra era pi facile, li riempivo di calci, nelle costole, nelle
palle, dove capitava. Poi presi un bastone e botte da orbi anche con quello. Uno sanguinava dalla
bocca, l'altro non si muoveva pi. Marieta mi fa: Smettila, Tereseta, smettila, che se li ammazzi  un
guaio. Aspettai che si fossero ripresi e li cacciai via.
Quando volete divertirvi, tornate pure! Adesso lo sapete come ci piace a noi donne di qui!.
Non lo so se capivano, forse no, ma le botte quelle s le avevano capite. Marieta piangeva e rideva
insieme. Diceva che l'avevo salvata, mi baciava le mani, che erano ancora piene del sangue di quelli
l. Il giorno dopo tutti dalle case l intorno e anche dal paese sono venuti a farmi i complimenti.
Brava, Teresa, brava. Com' che adesso non sono pi Teresot? pensavo io; quando vi conviene, di
quello che ho fra le gambe non ve ne importa niente. Ma cos stavano le cose. Mia cognata, dopo un
po' di anni ho saputo che si era sposata di nuovo e stava a Remolins, un rione di Tortosa. Per poi non
ho saputo pi niente, di nessuno della famiglia ho saputo pi niente.  logico. Adesso loro non
vogliono saperne di me, non gli conviene, ma  logico anche questo.
Quando ero coi partigiani ne ho sentite dire tante di quel che era successo quel giorno coi
mori. La gente diceva che li avevo ammazzati tutti e due, che li avevo sbudellati, che gli avevo
strappato la pelle. Tutte stupidate, ma se devo dire, anche se li ammazzavo non me ne sarebbe
importato niente. E poi a me quelle voci facevano comodo. Cos mi rispettavano di pi e stavano
attenti a dirmi qualcosa che non dovevano.
Subito prima della guerra, e anche durante la guerra, dato che non c'erano pi le feste
patronali, e non era mica il caso di stare tutto il tempo a piangere e a patire, si facevano i balli nelle
masserie, li chiamavamo bureos, ogni volta su un'aia diversa. Ci andavano tutti, si ballava e si beveva.
Io ballavo con gli uomini come con le donne. Con gli uomini morivo dal ridere, e facevo ridere loro,
anche pi di me. Mi ricordo quella volta di Joaqun del Sacrista. Era uno ancora da sposare anche se
aveva passato i quarantanni. Gli piaceva alzare il gomito e non si perdeva nessuno di quei balli. Come
lo vedevo, se mi ero gi bevuta i miei due bicchierini di cognac, ci mettevamo a ballare stretti stretti ed
era meglio delle comiche. Lui mi si buttava addosso e io per finta lo prendevo a sberle... La gente si
piegava in due dalle risate, e anche noi, che avevamo tutti voglia di ridere a quei tempi per
dimenticare tante disgrazie.
Per succedeva sempre che qualcuno non sapeva fin dove poteva arrivare. Mi ricordo di un
bureo che doveva essere dei pi belli perch c'era tanto da bere, da mangiare e tantissima gente. Il
giorno prima arriva Diego tutto agitato, lui era ancora la gioia del mio cuore, il mio bambino
preferito. Viene da me e mi fa: Tereseta, ho sentito in paese che ci sono degli spiritosi che vogliono
farti ubriacare per alzarti le gonne tutti insieme e vedere se sei un uomo o una donna. Non
preoccuparti, gioia santa, che lo so io come difendermi. Il giorno dopo, prima di andare lascio
passare un bel pezzo finch la festa  gi nel pieno. C'erano tutti sull'aia, e allora sono arrivata io.
Avevo preso un 'ascia, la pi grossa che c 'era in casa. Vado e mi pianto l in mezzo. Buonasera dico
con educazione. Tutti zitti. A un albero l vicino avevano appeso le giacche e la roba che dava fastidio
per ballare. Mi tolgo anch'io il giacchettino, lo appendo l e poi appendo l'ascia. Poi dico ben forte: E
adesso vediamo se qualcuno vuol darmi fastidio stasera. Non si sentiva una mosca. Poi tutta
tranquilla chiedo un bicchiere d vino. La festa ricomincio e nessuno mi diede fastidio quella sera, e
quelli che volevano alzarmi le gonne s son tenuti la voglia.
Il giorno dopo Diego viene a cercarmi al pascolo e mi dice: Ah, Tereseta, non sai come ho
riso ieri. Mi sono dovuto nascondere per non farmi vedere. Si cagavano tutti addosso dalla paura!. E
io gli rispondo:  a scuola che ti insegnano a dire certe parole?. Io non vado pi a scuola,
Tereseta!. Non importa, te lo insegno io se non te lo insegna il maestro. Un ragazzino come te non
deve dire le parolacce, deve essere educato e cercare di farsi un'istruzione. Questo  il male, signori,
il male della Spagna, che la gente qui non ha istruzione, come dopo mi hanno spiegato i compagni
partigiani. Ma cosa potevamo fare noi, se nessuno ci insegnava, cosa potevamo fare?
Il soggetto  capace di atti di una violenza estrema, di proferire grida e intimidazioni, di
percuotere persone indifese, di assistere a gravi episodi di violenza senza provare piet.  anche capace
di uccidere? A parte i delitti che le sono attribuiti, non meno di ventinove omicidi, nel corso delle
ricerche condotte fin qui non  stata raccolta alcuna testimonianza diretta di un assassinio. E nemmeno,
per ora, alcun dato sulla sua sessualit. A quanto pare soffriva di una malformazione genitale, ma non
sappiamo di quale natura. Questo lascia aperti diversi interrogativi. Aveva rapporti sessuali con uomini
o con donne ? Era un individuo asessuato ? La sua malformazione le infliggeva qualche genere di
sofferenza psichica ? Era forse un uomo intrappolato in un'identit femminile ? O una donna che si
vendicava dell'impossibilit di diventare madre?.
Nourissier era consapevole che la sessualit della Pastora sarebbe rimasta un punto oscuro.
Anche nell'ipotesi che fossero riusciti a incontrarla, ben poco avrebbe potuto trarre da un'intervista.
Eppure, sebbene la sua formazione non fosse psicoanalitica, non poteva negare la grande importanza
della sfera sessuale nella configurazione del profilo psicologico del soggetto. I testimoni dei suoi ultimi
assalti non esitavano a dichiarare che era un uomo, e solo i documenti della Guardia Civil continuavano
ad attribuirle un'identit femminile. Teresa Pia Meseguer, questo era il suo nome ufficiale davanti al
mondo.
Il francese sospir profondamente. Se la psichiatria moderna tentava sempre pi di allontanarsi
dal campo congetturale della diagnosi basata su osservazioni opinabili, e di approfondire le certezze
biologiche, la persona che aveva scelto come oggetto del suo studio non poteva essere la meno indicata.
Intanto, non potendo contare sulla sua presenza, doveva affidarsi esclusivamente a testimonianze di
terzi che difficil-mente consideravano gli aspetti legati agli stati d'animo e alle reazioni emotive. Era
una vera e propria sfida per qualunque professionista della psichiatria: tracciare un ritratto psicologico
di qualcuno che stava diventando un mito. Come districare la verit dalle affermazioni ispirate
unicamente dalla leggenda e dal mistero che circondava La Pastora? E tuttavia restava dell'idea che
quel personaggio era oro puro per i suoi studi. La sua vita tormentata: prima pastora, poi partigiano, poi
puro e semplice bandito, la sua identit sessuale discussa, la sua violenza... Tutto ci aveva senz'altro
influito sul suo carattere e lo induceva a formulare numerose ipotesi, da testare fino a farne vere e
proprie teorie.
Guard dalla finestra della sua stanza. Il tempo incerto stendeva sulla campagna un velo
grigiastro. Era una di quelle giornate che si definiscono tristi. Se quella donna era ancora nascosta in
montagna, potevano avere un senso per lei i mutamenti atmosferici ? Si sentiva malinconica con la
pioggia, allegra con il sole, inquieta al rombo del tuono ?
Qualcuno buss. Lo stup udire la voce di Infante, che raramente veniva a disturbarlo mentre
lavorava.
Posso, Lucien?.
Non capitava quasi mai che entrassero l'uno nella stanza dell'altro; non per un accordo esplicito,
ma perch entrambi lo ritenevano opportuno per preservare la propria e altrui intimit. Per questo
Nourissier rimase per un attimo perplesso e si guard intorno verificando che la stanza fosse in ordine.
Lo era. Disse a Infante che poteva entrare. Spost i libri che aveva posato sulla seconda sedia e Infante
si accomod. Subito attacc con grande enfasi:
Detesto interrompere il tuo lavoro, ma abbiamo un problema. Si tratta nientemeno che del
sindaco di La Snia.
 un corrotto anche lui?.
Non lo so, ma so che  un po' troppo cordiale. Stamattina l'ho incontrato casualmente e ci ha
tenuto a presentarsi. Sa che siamo ospiti in paese e ci ha esteso un invito. Domani ci sar una festa sulla
plaza Mayor e terrebbe moltissimo alla nostra presenza.
Non vedo il problema. Questa si chiama ospitalit. Credo che dovremmo accontentarlo.
S, ma a una festa si mangia, si beve, si balla e... si parla! Potrebbero farci un mucchio di
domande. Che cosa facciamo qui, perch ci tratteniamo cos a lungo in paese, quali mete scegliamo per
le nostre gite. Saziare tanta curiosit potrebbe costarci caro.
E se declinassimo l'invito con una scusa?.
Sarebbe peggio. Penserebbero che abbiamo qualcosa da nascondere.
Allora dobbiamo andare, e cercare di tenerci sul vago quando pioveranno le domande.
Mi vedo gi in arresto.
Non preoccuparti, parler col mio ambasciatore e lui interceder per te.
Molto cortese da parte tua.
Si guardarono e sorrisero. I rapporti fra loro erano sempre meno tesi, sempre pi amichevoli.
Nourissier domand: Hai idea di come dovremo vestirci per andare alla festa?.
In smoking o in frac, a va sans dire!.
Perfetto, informer il mio domestico.
Si vestirono come tutti i giorni, solo il francese aggiunse un foulard di seta annodato sotto la
camicia che attir gli sguardi di tutti. La piazza era decorata con ghirlande di carta e lampadine
colorate. Lungo un lato erano stati sistemati lunghi tavoli su cui si allineavano brocche di vino in cui
galleggiavano pezzi di frutta, vassoi di pastissets, focacce salate. Dalla parte opposta, su un piccolo
palco, i cinque componenti di un'orchestrina popolare suonavano paso doble e boleri.
Dappertutto c'erano bambini che ballavano tra loro, correvano qua e l rubando dolci dai tavoli
e facendosi sgridare dagli adulti. C'erano soprattutto uomini e donne di mezz'et, molti vecchi, e un
numero esiguo di giovani. Tutti parlavano a squarciagola, ridevano e guardavano con la coda
dell'occhio la coppia di forestieri venuta alla festa.
Il sindaco pronunci un breve discorso in castigliano, lingua che usava unicamente nelle grandi
occasioni, e diede ufficialmente il via alla festa. Tutti ne approfittarono per gettarsi sulle bevande,
riempiendo i bicchieri che avevano portato da casa. Infante e Nourissier, non avvertiti della cosa,
rimasero a guardarsi scioccamente a mani vuote; ma la padrona della pensione li sorprese porgendo
loro due calici che aveva provveduto a portare.
Grazie infinite, signora, se avessimo saputo ci avremmo pensato noi disse Nourissier
amabilissimo.
Bevete, che il vino  buono disse lei senza sorridere. Esattamente come avevano immaginato,
presto il sindaco venne a fare gli onori di casa. Infante present Nourissier perch fosse lui a rispondere
all'interrogatorio che certamente sarebbe seguito. Poi li lasci soli e fece un giro per la piazza. Si divert
a vedere le donne che danzavano cerimoniosamente fra loro, attacc senza piet i vassoi di pastissets, e
fu persino invitato a ballare da un gruppo di ragazze che combattevano la timidezza ridendo senza
fermarsi. Di tanto in tanto gettava uno sguardo in direzione dello psichiatra e del sindaco, la cui
conversazione sembrava procedere senza intoppi. Il vino, addolcito con la frutta matura, cominciava a
fare il suo effetto. Si immagin che anche La Pastora andasse a balli come quello prima di darsi alla
macchia; di sicuro in quell'atmosfera senza freni il suo aspetto mascolino doveva attirarle scherzi
pesanti. Ma non spettava a lui darsi a quel genere di congetture, piuttosto avrebbe dovuto preoccuparsi
di proteggere Nourissier dall'inva-denza del sindaco. L'assedio cominciava a durare un po' troppo, era il
caso di correre ai ripari. Ma quando si trov a un passo da loro si accorse che la chiacchierata si era
fatta addirittura allegra. A quanto pareva il sindaco stava illustrando certe antiche tradizioni del luogo,
e il francese aveva l'aria di divertirsi un mondo. Infante lo trov buffo, e prefer restare accanto a loro
lasciandoli parlare.
Ormai le vettovaglie sui tavoli erano quasi sparite, e alcuni uomini cominciavano ad appendere
le tradi-zionali pignatte a un cavo che attraversava la piazza. Ognuna era ben coperta da un telo e legata
con una grossa corda. Il sindaco spieg al francese di cosa si trattava. Dentro ci sono dolciumi,
caramelle, ciambelle. Ma una nasconde sempre qualcosa che la gente non si aspetta. Poi i partecipanti
al gioco, bendati, prendono un bastone e cercano di colpirle, finch la loro pignatta si rompe. Non 
facile, senza vedere niente. E chi rompe una pignatta si tiene quel che c' dentro.
Non  pericoloso? domand ingenuamente Nourissier. Cos vicini, possono colpirsi l'un
l'altro.
Questo fa parte del divertimento intervenne Infante con ironia.
Si avvicinarono per seguire meglio il gioco, assordati dalle grida della gente. Non appena
qualcuno rompeva una pignatta tutti si fermavano, cos che il vincitore potesse raccogliere i suoi trofei.
Poi riprendeva il chiasso. Ah, vedrete che sorpresa!  proprio nell'ultima disse il sindaco entusiasta.
Di sicuro ci sar dell'acqua! azzard Infante.
L'hanno gi fatto altri anni. Ma stavolta l'idea  stata pi divertente.
Che cos'? domand Nourissier incuriosito. Il sindaco si chin un poco verso di loro e
abbassando la voce disse: Un gatto.
Un gatto di pezza? torn a domandare il francese.
Un gatto vivo! Vedr con che furia uscir da l dentro.
Il volto dello psichiatra si contrasse e subito si copr di un rosso intenso. Non fu possibile far
nulla per fermarlo quando si precipit a grandi falcate in mezzo alla piazza. L apr le braccia e diede in
un grido potentissimo: Basta, fermatevi, selvaggi!.
La gente ammutol. I concorrenti sollevarono le bende per vedere che cosa stesse succedendo.
Allora Nourissier and diritto all'ultima pignatta che, alto com'era, non ebbe difficolt a staccare dal
cavo. Tolse la tela che faceva da coperchio, e immediatamente un gatto spaventatissimo e accecato
dalle luci ne usc d'un balzo, soffiando, e part di corsa come se avesse visto il diavolo. La gente,
sconcertata, non sapeva come reagire, finch qualcuno si mise a ridere forte e tutti lo seguirono per
puro spirito di imitazione. La musica ripart e riprese la baraonda generale. C'era chi faceva domande,
chi rimaneva attonito a guardare Nourissier che se ne stava assorto, a testa bassa. Infante accorse e lo
prese per un braccio.
Su, andiamocene subito.
Ma, Carlos, hai visto... ? Chi se lo sarebbe immaginato... ? balbettava il francese, sconvolto.
Infante insisteva: Muoviti.
 una cosa che....
Sta' zitto e vieni con me.
Lo condusse per un vicolo mentre sulla piazza la festa continuava. Camminavano svelti per le
strade strette, vuote e spettrali. Erano quasi arrivati alla pensione quando Nourissier si divincol e
disse: Lasciami stare! Questo  un paese di bestie, di bestie feroci! Qui non c' rispetto per niente e
per nessuno! Ho bisogno di bere qualcosa.
Berrai nella mia stanza. Non mi pare il caso di farci vedere in giro, adesso.
Quando furono in camera sua, Infante prese il bicchiere che usava per lavarsi i denti, lo lav e
vi vers un dito di whisky. Lo porse a Nourissier. Poi riemp il suo e lo vuot in un sorso.
E bravo, professore, un colpo da maestro! Se fino adesso eravamo riusciti a starcene qui senza
farci troppo notare e senza che nessuno se la prendesse con noi, sei riuscito a mandare tutto all'aria.
Siamo famosi, mio caro, soprattutto tu. Mi domando come ti chiame-ranno in paese d'ora in poi: il
salvagatti? il guastafeste? il gattaro?.
Detesto la crudelt sugli animali!.
 un mese che sei qui, a confrontarti con le conseguenze disastrose di una guerra civile, a
sentire storie spaventose di violenza, torture, fame e morte, e per cosa ti viene in mente di impietosirti?
Per un gatto. Adesso questa me la spieghi perch non la capisco.
Gli animali sono pi indifesi degli uomini. E poi cosa posso farci io se siete finiti in una guerra
orrenda?.
Perfetto, questo  il punto! La nostra guerra orrenda, che siamo andati a cercarci da soli.
Questo  quel che si  sempre detto fuori di Spagna: lasciamo che quei barbari si ammazzino tra loro,
tanto le loro vite non valgono un soldo!.
Stai travisando. Io stavo parlando degli animali.
Certo, con gli animali siamo dei selvaggi: corride tutte le domeniche, lanci di capre vive dal
campanile di una chiesa, maiali ammazzati come se fosse una festa... E va bene, siamo un paese di
selvaggi. Ma tu sei venuto perch ti attirava proprio questo! Banditi, vendette, case saccheggiate! Ti
piace la Spagna tipica e adesso l'hai trovata!.
Non hai nessun diritto di parlarmi cos.
S, ce l'ho, sei in camera mia.
Nourissier pos il bicchiere, si alz bruscamente e usc, lasciando la porta aperta dietro di s.
Infante and a chiuderla sbattendola con violenza e si vers un altro whisky. Al diavolo il francese.
Cominciava a essere stufo delle sue contraddizioni, della sua sensibilit da signorina, delle sue
convinzioni da uomo civilizzato, della sua aria di superiorit. Quella era un'avventura ridicola e non era
difficile intuire come sarebbe finita: un bel giorno Nourissier avrebbe capito che quel che riusciva a
scoprire non poteva bastare per il suo lavoro e avrebbe deciso di tornarsene a casa prima della scadenza
del termine. Tanto meglio! Tre mesi in sua compagnia sarebbero stati insopportabili.
Lo psichiatra entr in camera sua completamente costernato. Gli scontri di quel genere lo
sconvolgevano fino a farlo sentire male fisicamente. Aveva lottato tutta la vita per creare armonia
attorno a s. Persino il suo lavoro consisteva nel ridare equilibrio alle menti disturbate, e nella sfera
personale aveva sempre fatto in modo che ogni gesto, anche il pi minuto, contribuisse alla pace e alla
serenit. Adorava ascoltare musica classica, dedicarsi al giardinaggio, fare lunghe passeggiate in
campagna con le sue figlie, discorrere con sua moglie la sera. Tutto ci contribuiva al suo benessere
interiore, gli dava la forza di pensare, di analizzare adeguatamente i problemi. Ma da quando era
arrivato in quel disgraziato paese la sua armonia interiore si era infranta; c'era troppa violenza, troppo
odio. L'aria stessa che si respirava riusciva ad alterarlo, a far s che avesse sempre i nervi a fior di pelle.
Peccato, pens, perch quella terra in se stessa era armonica, aveva conosciuto un suo atavico
equilibrio fondato su forze indomabili, viscerali, appassionanti. Ma quello non era il suo mondo, lui
non apparteneva a una realt cos violenta. Rivide la scena della lite di poco prima e dovette
riconoscere che si era lasciato trasportare. Era stato brutale con Infante, lo aveva offeso senza motivo,
preso com'era dal malumore che l'aveva travolto per via di quel gatto. Si sent stupido e colpevole, sent
che doveva chiedere scusa, cercare di ricomporre il dissidio. Forse, se avesse bussato alla sua porta...
ma lo spagnolo era testardo, suscettibile, e lento a dimenticare le offese. Ci avrebbe provato comunque,
forse sapeva come fare. Usc in punta di piedi dalla sua stanza e si avvicin alla porta di Infante. Invece
di bussare, diede in un miagolio felino che risuon in tutta la pensione. Immedia-tamente il giornalista
apr, ridendo, e gli fece cenno di entrare: Faresti meglio a belare, come le pecore,  un ruolo che ti si
addice di pi.
Se lo faccio, me lo offri un altro whisky?.
Vedremo.
Risero come ragazzi, come i due uomini giovani e pieni di vita che erano in realt. Sedettero di
nuovo, Infante riemp i bicchieri.
Non ti capisco, Lucien, ti avevo sempre ritenuto un tipo equilibrato; eppure ultimamente vedo
che hai dei continui sbalzi d'umore, sei perfino diventato drastico nei giudizi.
Hai ragione, cosa vuoi che ti dica? Hai ragione. Ci pensavo anch'io poco fa: sto cominciando a
perdere tutte le virt che ero riuscito a costruirmi con sforzo nel corso della mia vita.
Com' stata la tua vita? Racconta.
Tranquilla, immagino. Protetta. I miei genitori si amarono fino alla morte. Ho due sorelle e un
fratello, tutti pi grandi di me. Nella nostra casa regnava la gioia, il rispetto. Erano premiati lo studio, la
calma, la sensibilit artistica. Scelsi la professione di mio padre e lui tutel i miei studi, i miei primi
passi nel lavoro. Mi innamorai di una bella donna, la sposai, ho due figlie deliziose. Sembra troppo
bello per essere vero, ma  stato cos. Sono stato un uomo fortunato, e le sole esperienze negative
dell'esistenza le ho conosciute attraverso i miei pazienti.
Non cambieresti nulla del tuo passato?.
Non ho mai pensato che qualcosa potesse essere diverso, ho sempre avuto l'impressione di
vivere la sola vita possibile per me. Immagino dipenda dal fatto che non ho mai dovuto fare delle
scelte.
Certo, la scelta comporta il rischio dell'errore.
S, ma forse la possibilit di sbagliare pu essere uno stimolo.
Non ne sono cos sicuro. Di tutto quello che racconti, proprio il fatto che tu non abbia dovuto
scegliere mi sembra la cosa migliore.
Perch ?.
Perch quando uno sceglie  come se si facesse una fotografia, e da quel giorno si vede sempre
cos, come ha deciso di essere.
Non ti capisco. Ma adesso tocca a te. La tua vita, com' stata?.
Chi non ha futuro non ha neppure un passato.
O forse non ne vuole parlare.
Una cosa del genere.
Nel silenzio torn a udirsi la musica che giungeva dalla piazza. Si guardarono e si sorrisero.
Hai liberato un povero gatto, ma ne avranno trovato un altro.  sempre cos.
Lo so rispose Nourissier, e un'ombra di tristezza gli vel gli occhi.
Tre giorni dopo l'episodio del gatto comparve alla pensione un giovane che voleva parlare con il
dottore francese. Infante era uscito, e Nourissier scese a riceverlo. Non sembrava avere pi di
venticinque anni. Sono di una masseria di Vallibona, mi chiamo Manuel disse per presentarsi. Poi
abbass la voce. Ho sentito che lei vuole sapere della Pastora.
Chi le ha detto questo?.
Non importa. Sono voci che corrono.
Lei sa dov' La Pastora?.
No, non lo sa nessuno. Ma tre anni fa lei e Francisco sono venuti a rubare in casa mia. Le
interessa? Se le interessa glielo racconto, ma non qui. Facciamo una passeggiata.
Aspetti, vado a prendere il giaccone.
Percorsero le vie di La Snia fino a uscire dal paese. Si inoltrarono negli oliveti. Giunti a una
svolta del viottolo, sedettero su un muricciolo.
Francisco e La Pastora li ha visti arrivare mio fratello piccolo mentre era al pascolo con le
pecore. Allora  salito su una roccia e si  messo a cantare forte. Cantava e cantava, ma io non capivo
che stava dando l'allarme, era un bambino, credevo che cantasse e basta. Mi si era rotto un pezzo
dell'aratro, e cos stavo tornando a casa a cercarne un altro. Ma quei due pensarono che avevo sentito il
segnale e che andassi a difendere la casa. Vennero e presero mio fratello, e anche mio padre, che
lavorava l intorno. Io tardavo, e allora dissero a mio padre che se non mi vedevano subito gli
avrebbero rotto le costole con un bastone che avevano. Poi lo vidi, quel bastone, era grosso come la
gamba di un uomo, ma Francisco lo alzava in aria come niente.
Quando arrivai, mio padre era gi pi tranquillo. Loro volevano roba da mangiare, mandarono
mio padre a prenderla. Io dovevo andare con loro come ostaggio e dopo mi avrebbero lasciato. Non
andammo molto lontano, ma avevo paura perch dove andavamo noi tante volte passavano le guardie,
e se passavano proprio in quel momento ci avrebbero sparato prima di capire chi eravamo. La Pastora
era vestita da uomo, e a me, che la conoscevo da prima, sembrava impossibile che fosse lei.
Si ricorda di cosa parlavano Francisco e La Pastora fra di loro?.
Di politica, di Franco, della guerra... quelle cose l. Ma poi La Pastora mi guard bene e si
mise a chiedermi della gente di Vallibona, dato che anche lei era di l.
Che cosa voleva sapere?.
Come stavano quelli che conosceva. Se la Rosita aveva avuto il bambino, se quell'altra si era
sposata... Le cose che si chiedono quando  tanto che non si torna al paese.
E chiese anche dei suoi parenti?.
Il giovane ci pens su.
No, dei suoi parenti no.
E che faccia aveva mentre parlava con lei?.
Questo non glielo so dire. Non era una che faceva vedere quello che pensava, ma fin da
ragazza ti guardava con certi occhi che non te li scordavi.
Le teneva il fucile puntato addosso?.
No, per non lo mollava neppure per pisciare, scusi la parola. Poi mio padre arriv col pane, il
prosciutto, il vino. Allora lei mi fece assaggiare tutto perch aveva paura che fosse roba avvelenata.
Come videro che non mi succedeva niente, si buttarono sul pane come cani affamati. Si vedeva che era
tanto che non mangiavano. Dopo ci lasciarono andare.
Ebbe paura ?.
S. L'altro non mi faceva paura, ma La Pastora s. Sembrava che quando meno me lo aspettavo
potesse spararmi. Ancora adesso ho paura che torni e ci faccia qualcosa.
Pensa che sia viva?.
Certo che  viva! Tutti la pensano cos, non solo io. Quelli hanno fatto un mucchio di assalti e
la Guardia Civil stava sempre per prenderli e non li prendeva mai, sparivano. La Pastora  stata in
montagna tutta la vita, conosce ogni pietra lass. Tutti sanno che  nascosta da qualche parte. Verr un
giorno che muore, ma quando sar la sua ora, perch ammazzarla non la ammazza nessuno.
Nourissier aveva preso nota di tutto. Senza l'aiuto di Infante era riuscito ad avere le risposte che
gli occorrevano, ma alla fine del colloquio sent la mancanza della sua guida, perch solo lui poteva
dirgli se fosse il caso di dare del denaro a un testimone. Tast diplomaticamente il terreno:
Lei avr avuto delle spese per venire fin qui.
S, qualcosa s, mi  costato.
Allora mi permetta di darle un compenso.
Il ragazzo glielo permise e se ne and contento della generosit del francese. Tornato in camera,
Nourissier si mise a ricopiare con ordine tutte le annotazioni prima che i particolari potessero uscirgli di
mente. Era stato un incontro fruttuoso. Un aspetto soprattutto era importante: La Pastora non era
un'asociale, era riuscita a integrarsi in una rete di rapporti organizzati. Finora lui stesso si era convinto
che il rancore fosse l'unico sentimento che poteva provare quella donna. Una persona nelle sue
condizioni, malgrado tutti gli affronti che doveva aver subito in una societ cos primitiva e violenta,
era riuscita a farsi degli amici, non era isolata dal mondo. Forse il suo rancore era rivolto unicamente
contro la famiglia d'origine, cui non aveva neppure fatto cenno nella sua richiesta di notizie al giovane
ostaggio. Nourissier si strofin la faccia. Era chiaro che doveva saperne di pi sull'ambiente familiare
di quella donna. Tutte le informazioni raccolte finora riguardavano la sua attivit delittuosa. Se ne
potevano trarre indicazioni sul suo comportamento; ma il suo lato umano continuava a rimanere in
ombra. E poi le parole dell'ultimo testimone confermavano che La Pastora stava diventando un mito, se
gi non lo era, per la gente di quelle valli. Tutte le testimonianze risultavano contaminate da idee false,
da luoghi comuni: l'invincibile donna bandito, la donna delle montagne che nessuno pu catturare. Era
indis-pensabile riuscire a ottenere notizie d'altro tipo, su questioni pi domestiche, pi personali, che
delineassero la donna pi che la guerrigliera.
Purtroppo Infante si innervosiva ogni volta che ne sentiva parlare, come accadde anche quel
pomeriggio, quando Nourissier lo rese partecipe delle sue conclusioni.
Lo so, Lucien, lo so. Ma se ci avviciniamo a chi l'ha conosciuta da vicino le difficolt si
moltiplicheranno per mille, e anche i rischi. Per ora la Guardia Civil sembra averci catalogati come
soggetti scarsamente pericolosi e ci lascia in pace. Ma cosa succederebbe se sapessero che non ci
limitiamo a parlare con le vittime della Pastora, ma avviciniamo i suoi supposti amici ? Questo farebbe
di noi dei sovversivi, addirittura delle spie. Ti ricordo che quella donna  una ricercata.
Capisco.
Per non parlare del muro dell'omert e della paura. Credi che gli amici o i parenti della Pastora
vorrebbero parlare con noi? Ci chiuderebbero la porta in faccia.
Se  cos dobbiamo darci per vinti.
Non ho detto questo. Se proprio bisogna provarci, ci proveremo. Ma allora dobbiamo fare una
cosa: dimenticarci della nostra pacifica vita a La Snia e trasferirci a Morella. Cercheremo alloggio l e
ci resteremo per un po'. Cos saremo pi vicini a Vallibona, a La Pobla de Benifass, i posti dove era
ben conosciuta quando ancora non portava il fucile in spalla. Te la senti?.
Chi deve valutare i rischi sei tu. In fin dei conti La Pastora  la mia ossessione, non la tua.
Se poi mi trovano in un fosso con una pallottola in testa, regala il mio cadavere alla scienza.
Se invece trovano me, fa' in modo che la mia salma sia rimpatriata.
Il brutto sar se ci sparano a tutti e due.
E allora resteremo l; ma non preoccuparti, i fossi fioriscono in primavera.
Perfetto. Dir alla padrona che domani ce ne andiamo.
Nourissier sal in camera con il cuore stretto. Scherzando si poteva scacciare la paura, finch si
era in due, ma poi veniva il momento della solitudine. All'inizio gli era avvenuto spesso di pensare che
quell'avventura fosse tutta una finzione; ma ora sentiva che stava lavorando a qualcosa di reale. Doveva
andare avanti, malgrado i rischi, anche se non fosse mai riuscito a trovare quella donna, anche se non
fosse riuscito a sapere di lei nulla di pi di quanto ormai sapeva. Ma sentiva il peso di quella
respon-sabilit, e gli pareva di vivere in uno stato di alienazione. Era ancora lo stesso uomo che era
partito da Parigi soltanto un mese prima? Sembrava che avesse abbandonato la sua mente e perfino il
suo corpo da un'altra parte. Come se il suo passato appartenesse a un altro, a qualcuno che conosceva
bene ma non era lui. Parlando con Infante aveva usato la parola ossessione. In questo si era trasformato
il suo interesse professionale, in un'ossessione contro cui non si prendeva neppure la pena di lottare. Si
era costruito una vita nuova e provvisoria nell'occhio di un uragano, e aveva bisogno di esercitare pi
violenza del vento per sentirsi saldo. Non tralasciava mai di telefonare o di scrivere a casa, ma la sua
famiglia gli mancava davvero? In fondo le sue figlie, sua moglie, comin-ciavano ad apparirgli lontane,
estranee alla sua nuova realt. Ebbe paura, e decise di chiamarle quella sera stessa. Sentire le loro voci
lo avrebbe aiutato a ricordare i loro volti, dei quali serbava immagini sempre pi confuse. Avrebbe
detto a velyne che l'amava.
Al telefono, avvert con stupore che sua moglie sembrava aver percepito il suo stato d'animo.
Perch non torni, Lucien? gli chiese con voce angosciata. Ti sento sempre pi lontano, come
se ci avessi dimenticate. Ormai devi aver raccolto molti dati su quella donna, non pensi che possano
bastare ? Torna a casa, Lucien. Lo sai che cerco di non interferire mai nel tuo lavoro, ma questa volta 
diverso. Tu non sei mai stato tanto accecato da qualcosa, tanto prigioniero di un'idea, tanto
inaccessibile. Lascia stare tutto e torna, per favore.
Su, non abbandonarti alla nostalgia. Sapevi che sarei rimasto qui fino a Natale. Si tratta solo di
pazientare un poco, e poi... saremo di nuovo insieme. Va tutto bene, cara, va tutto bene.
Tornato in camera, guard le montagne scure dietro i vetri. Apr la finestra lasciando entrare
l'aria fresca della campagna. Per un attimo ebbe la sensazione di aver detto la verit. Va tutto bene,
Lucien ripet a se stesso. Va tutto bene.
Seconda parte
 vero che ai tempi della guerra la gente ne ha passate tante, la fame e tante cose brutte. Io no.
Non  che stavo bene, ma almeno ero gi abituata a certe cose che gli altri neanche si immaginavano.
Dormire fuori, per esempio, mangiare quel che capitava, mai un piatto caldo per giorni. E poi io non
ero andato al fronte perch ero donna, e a parte che mi hanno ammazzato un fratello, altri morti non
ne ho avuti. Io ero sempre in montagna con le pecore di questa o quell'altra masseria, che tanto
cambiare padrone non m'importava perch conoscevo tutto e tutti. Ero dura come una pietra, non dico
di no, e non sono mai stata malata, mai una febbre, mai un mal di schiena, e dire che di notte c'era
umidit.
Tutti lo sapevamo che un giorno o l'altro la guerra doveva finire, e quando poi  finita c'erano
quelli che erano contenti perch aveva vinto Franco, e quelli che non erano contenti perch aveva
perso la Repubblica, ma stavano un po' meglio tutti perch c'era la pace. Vi ho gi detto che di brutte
cose ne ho viste, tutti ne hanno viste, ma l dov'ero io la maggior parte delle bestialit che
succedevano le sapevo solo perch le raccontavano. Che c'era la guerra si capiva soprattutto da come
piangevano le donne. Piangevano e piangevano e raccontavano le disgrazie che erano successe, le
canagliate che avevano fatto a un figlio o a un nipote. Tante piangevano perch gli era morto il marito,
un fratello, un parente. Faceva male al cuore sentirle.
Io lavoravo, e non solo da pastora. Filavo la lana e dicevano che ero brava, mi chiamavano un
po' qua un po' l, e cos guadagnavo qualcosa. Dopo la guerra mi chiamavano anche per far legna,
perch bisognava andarla a prendere su in montagna. Il carbone costava caro e si bruciava la legna.
Per me non era pesante perch al pascolo avevo tempo per riposare. E poi mi piaceva perch mi ero
messa in testa una cosa importante e dovevo risparmiare. Ne ho fatti di sacrifici; nel '44 avevo
ventisette anni, e avevo gi messo da parte un bel po'. Spendevo poco o niente, un vestito all'anno, non
ero vanitosa, e alle feste prendevo solo un bicchiere, dolci e capricci neanche a parlarne. C'era gente
che teneva i soldi nel materasso, dicevano che era il posto pi sicuro. Per me era pi sicuro sotto una
pietra, fuori da La Pobla de Benifass. L non li trovava nessuno, anche se si mettevano in cento a
cercarli.
E adesso vi dico perch facevo tanti sacrifici. Lo vede questo segno che ho qui?  il segno di
un'operazione. Per questo mettevo via i soldi, per pagare il dottore e operarmi. Ero nata col labbro
diviso, leporino dicevano i dottori. Era come tagliato, tutto girato, mi faceva la faccia strana. Mi era
venuto il complesso. Gi non ero tanto bella come donna, mancava solo quel difetto, e per di pi che
non parlavo bene. Emilia, la mia amica, quella che era rimasta vedova, si era messa a fare la
pescivendola, e portava il pesce al dottore di Rossell, che operava questo labbro leporino. L'aveva gi
fatto a tanti nella valle, e non si vedeva quasi niente. Quando ho avuto i soldi ci sono andata. Si
chiamava Sdiz Mu?oz, era di Valenza, una brava persona, gli piaceva scherzare. Lui mi dice che va
bene, che mi opera, doveva fare un raschiamento e poi cucire cos s chiudeva bene. Diceva che poi
diventavo bella e bisognava trovarmi lo sposo. Quel giorno c 'era l anche Faustino, dell'Hostahxs. Il
dottore si volta e fa: Ecco, questo  proprio lo sposo che ti ci vuole. E Faustino diceva: No, che io
non mi voglio sposare. Sfido, poverino, era pi basso di me! Gli facevo paura. Che risate quella
volta. Poi il dottore mi ha operata e ha fatto un bel lavoro. Che bel lavoro che ha fatto! Stavo proprio
bene. Non da trovare marito, che a me non si e mai avvicinato nessuno in vita mia, nessuno mi ha mai
voluta neanche per scherzo. Ma almeno nessuno si accorgeva di quel difetto che avevo avuto e che mi
ero fatta operare.
Ero contenta come una Pasqua. Io, che non mi guardavo mai allo specchio, me ne sono
comprato uno al mercato e non la finivo pi di guardarmi la bocca. Allora mi e venuta voglia di farmi
la fotografia per mandarla a mio fratello Juan che stava in Francia. Volevo che fosse orgoglioso di
me, che vedesse che ero cambiata e non ero pi la bambina brutta che aveva lasciato al Els Ports. Cos
sono andata gi a Rossell Mi ero messa un vestito che mi stava bene: nero, con una fibbia nella parte
davanti che brillava, tutto elegante. Era venuta anche l'Emilia a scegliere, quando ero andata dalla
sarta. E allora mi sono messa quel vestito per andare a Rossell e ho detto all'Emilia che volevo anche
andare dalla pettinatrice e farmi la permanente. Non lo sapevo dove andare, perch dalla pettinatrice
non c'ero mai stata, e lei mi ha detto di andare dalla Aguideta, cosa le dovevo dire e quanto dovevo
pagare. Io non sapevo niente. La Aguideta era piccolina e a momenti non mi parlava. Mi guardava con
una faccia che sembrava avesse paura a toccarmi. Sempre la stessa storia! Certe volte mi faceva anche
comodo, ma certe volte non era mica facile. "Guarda che non ti mangio mica" veniva voglia di dire.
Per alla fine mi ha fatto la permanente e sono uscita di l tutta elegante, col vestito nuovo e il
labbro operato. Bisogna proprio dire che facevo una gran figura. Cos sono andata al mercato e mi
sono fatta fare il ritratto. Il sabato dopo, quando sono andata a prenderla sono rimasta molto
contenta, anche il vestito risaltava bene. Mi ero fatta scrivere una lettera per mio fratello, dalla Pepita
la d'en Fornell che era andata a scuola. Gli dicevo che di salute stavo bene, che ero contenta, che
avevo tanta voglia di vederlo e lo pensavo sempre. E poi gli dicevo dell'operazione, che vedesse
com'ero venuta bella nella fotografia. Poi ho messo la fotografia nella busta e l'ho spedita in Francia.
Una cosa cos non l'avevo mai fatta. Sono cose che si fanno da giovani.
Ero rimasta amica con quel dottore, nessuno mi aveva mai trattata bene come lui, e quando
andavo a Rossell passavo sempre a trovarlo. Mi facevo accompagnare dall'Emilia perch mi
vergognavo e gli portavo dei piccoli regali: certe matasse di lana che avevo filato, di quella pi fine. E
stavo attenta a essere sempre in ordine, mica doveva pensare che mi aveva operata per niente. Mi
uscivano i baffi, e allora me li strappavo, pelo dopo pelo, col dito poggiato contro la lama del coltello.
L'Emilia mi voleva bene. Se restavo tutto il giorno da lei non voleva che andassi via da sola col buio e
allora mi dava da dormire nel fienile, cos stavo ben calda. Una mattina che andava via presto a
vendere il pesce,  entrata l nel fienile e mi ha vista che mi levavo i baffi. Ha fatto finta di niente, e
anch'io. Non mi ha detto mai niente. Forse pensava che tanto io ero cos e non c'era bisogno di farmi
vergognare. Mi voleva bene, l'Emilia, e anche a lei portavo la lana per fare la maglia. Peccato che una
cos brava donna abbia fatto la vita che ha fatto, vedova tanto presto, con tutti quei figli... Dopo,
quando sono andata coi partigiani non le ho mai chiesto niente, per non farle passare dei guai. E se ci
penso devo dire che chiedere, quel che si dice chiedere, non ho mai chiesto niente a nessuno, li devi
arrangiare da te, una volta che hai deciso una cosa. E poi io da sola stavo bene, sar che ero abituata.
Certo, a quei tempi avevo i cani. Erano due, grossi e robusti, e pi furbi dei cristiani. Mi venivano
dietro dappertutto. Li avevo presi da piccoli, se non li prendevo io li ammazzavano. E non mi sono mai
pentita. Certe volte mi sono tolta il pane di bocca per darlo a loro. Un cane ti vede come sei, e non gli
importa se sei uomo o donna.
Nourissier fu molto colpito alla vista di Morella: l'imponenza della sua alta rocca, le antiche
mura di pietra, il paesaggio che la circondava. Avvicinarsi a Morella era come approdare al cuore di un
territorio misterioso. Ma l'inaccessibilit della fortezza lo inquiet, quasi volesse suggerirgli che quello
che cercava era inavvicinabile, segreto. L'analogia fra la citt chiusa fra le mura e la chiusura dei suoi
abitanti non era cos fuori luogo, ma Infante non si mostr disposto a considerarla.
Fesserie disse. Tutte impressioni tue.
Quella zona lui la conosceva molto meno dei luoghi che avevano lasciato, ma certo non lo
avrebbe mai ammesso davanti a Nourissier. Tanto pi che l'idea di affrontare una nuova tappa lo tirava
su di morale. Aveva cominciato a stancarsi dopo tanti giorni passati a La Snia. Gli piaceva cambiare,
se non altro scenografia. Non era mai stato capace di rimanere fermo troppo a lungo, forse per questo
era uno scrittore mancato, si diceva. Per approfondire una storia, un argomento,  meglio essere
sedentari, saper perseverare, non arrendersi ai passi falsi o alla mancanza di ispirazione. Di romanzi ne
aveva cominciati tanti, ogni volta con grande entusiasmo. Ottimista e sicuro che nessuna difficolt lo
avrebbe fermato, si sentiva capace di inventare, di organizzare, di giocare con le parole, di architettare
macchine narrative appassionanti. Ma ogni volta, superata la soglia delle cento pagine, il suo slancio
veniva meno. Cominciava ad assalirlo la noia, avere sempre a che fare con gli stessi personaggi lo
stancava e ci che aveva scritto fino a quel momento gli appariva di colpo superficiale, ripetitivo,
prevedibile. A quel punto cadeva in una sorta di paralisi, e scrivere gli era del tutto impossibile. Era
come se la sua immaginazione si fosse prosciugata, come se non avesse pi nulla da dire. Le prime
volte aveva attribuito quell'ina-ridimento ai temi che aveva scelto. Forse non erano abbastanza
importanti, forse erano gi troppo triti per eccitare la sua mente nel modo giusto. Poi aveva pensato che
se c'era una qualit che gli mancava per diventare un vero romanziere era la fiducia in se stesso. E a
questo, con l'impegno, avrebbe potuto rimediare. Pi tardi, per, era giunto a conclusioni pi
pessimistiche: non era una sola la qualit che gli mancava, erano molte. Non aveva abbastanza
inventiva, senso poetico, profondit, spirito di osservazione. In una parola: non aveva talento.
Quell'analisi demolitiva della sua vocazione l'aveva condotto al disprezzo di s. Se non poteva essere
uno scrittore, nessun'altra carriera avrebbe mai destato il suo entusiasmo. Certamente non sarebbe stato
un buon insegnante, n un buon giornalista. Avrebbe lavorato per tirare avanti, e basta. Una sola cosa
sfuggiva al rigore della sua autocritica: se non altro si era reso conto di essere un incapace e aveva
avuto il coraggio di ammetterlo. Molti imbecilli incolpano il mondo dei loro fallimenti. E molti
scrivono libri che oscillano fra la perfetta idiozia e il plagio, e hanno addirittura il coraggio di vantarsi
di quella che chiamano la loro opera. Gente da commiserare. Lui non era cos, non lo sarebbe mai
stato. Era meglio vivere con un paio di solide certezze, per quanto amare, che con la testa piena di vane
illusioni. E aveva imparato ad applicare questa filosofia a tutti gli ambiti della vita: se non speri in
nulla, nulla ti deluder. Con un po' di allenamento era possibile sviluppare una tale indifferenza nei
confronti del mondo da ritrovarsi pressoch al riparo da qualunque dolore. In fondo, lui era orgoglioso
di come viveva.
Ma Nourissier sembrava davvero preoccupato.
Smettila di tormentarti! Che la citt ti appaia ermetica, va bene. Ma questo non vuol dire che
per noi lo sar. Il tuo  un atteggiamento molto poco scientifico.
E invece io temo che quelle mura nascondano molte cose.
Le aprir a cannonate affinch possiamo penetrarvi. E se non hai fiducia in me, cerca di averne
almeno nella provvidenza.
Questo s che sarebbe poco scientifico!.
La pensione era pi grande e pi confortevole di quella che avevano lasciato. In tutte le stanze
c'erano uno scrittoio, una stufa elettrica, robusti mobili di legno e abbondanza di coperte e trapunte. Le
finestre davano sui campi che si estendevano sul retro. Nourissier prov una certa malinconia
ripensando alla sua casa, ma subito si consol pensando alla tranquillit che quel luogo gli avrebbe
offerto per lavorare.
Una volta sistemati, uscirono a fare una passeggiata sotto i portici della via principale, dove
furono oggetto dei primi sguardi curiosi. Ma a Morella c'era molta gente di passaggio: escursionisti,
villeggianti, viaggiatori di commercio... Presto quella curiosit avrebbe ceduto all'abitudine.
Che te ne  parso della signora della pensione? domand Infante nel tentativo di cancellare
l'espressione cupa sul volto del francese.
Bene.
Mi ha promesso che per cena penser lei a prepararci qualcosa di leggero. Niente sanguinacci
o salsicce. E avremo spremuta d'arancia a colazione. Proprio come piace a te, Lucien!.
Non calarmi nella parte del bambino capriccioso. Un'alimentazione corretta  importante per la
salute.
E l'alimentazione di noi spagnoli ti sembra una barbarie.
Quella che impera da queste parti, s.
Per in Spagna non si cucina col burro, ma con l'olio d'oliva, che  pi sano.
Hai ragione.
Non hai mai pensato di venire a vivere in Spagna, dal momento che tua madre era di qui?.
Fu lei a sconsigliarmelo, pur amando il suo paese con tutta l'anima.
 stata lei a dirti che noi spagnoli siamo crudeli?.
No, mi diceva che siete rigidi e bigotti. Che pensate sempre alla colpa, al peccato, al destino,
alla morte. Che siete tragici. Ed era convinta che fosse un bene essere un po' pi frivoli, cercare la
felicit in questa vita, godere dei piaceri della natura, della buona tavola, dell'amore.
Tua madre aveva ragione.
Eppure diceva che la Spagna  un grande paese per l'arte, l'ironia, la passione.
Che fortuna avere una madre come la tua! La mia non mi parlava mai di quello che pensava. A
dire il vero parlava pochissimo e ogni volta finiva per dirmi la stessa cosa: "Carlos, tu non combinerai
mai niente nella vita, vedrai".
Nourissier, imbarazzato, si sent tenuto a rimediare:  evidente che sbagliava.
 evidente che era una donna saggia, e che aveva ragione. E su questo punto ti prego di non
contraddirmi, sarebbe molto scortese da parte tua.
Finita la guerra, io lavoravo sempre con le pecore, come prima. Proprio come prima no, era
pi difficile guadagnarsi il pane perch molti uomini o erano morti o erano in prigione. Dovevano
lavorare le donne, come asine, e loro non avevano la forza per fare tante cose. Io andavo un po' di qua
un po' di l, dove mi volevano, sempre dalle parti di Vallibona. Cambiare posto non m'importava e
cos avevo sempre dove andare. E poi mi prendevano perch ero forte come un uomo. Lo dicevano tutti
che come lavoravo io non lavorava nessuno. Tra che mancavano gli uomini e che io potevo fare quel
che facevano loro, tutti mi conoscevano ed erano contenti di me. Quello che ho fatto io in quegli anni
non ce n' molti che l'hanno fatto! A parte pascolare le bestie, andavo a far legna, la portavo fino alle
masserie. Aravo i campi coi muli, facevo il grano e lo portavo al mulino del Boixar o al mulino
dell'Abat, facevo il raccolto delle patate, portavo io sacchi sulle spalle... Nemmeno una bestia lavora
tanto senza stancarsi.
Tutto quell'andare da una parte all'altra fin quando mi presero alla masseria El Cabanil, a La
Pobla de Benifass. L i padroni erano fratello e sorella, Jos e Maria Abelld. Avevano tanta terra, a
vigna e a grano. Io davo una mano quando c'era bisogno, per anche l stavo di pi dietro alle pecore.
Tutti gli uomini della famiglia erano in prigione perch erano stati coi rossi. Al Cabanil mi presero nel
1944, che avevo ventisette anni. Chiesi il mensile e dodici giorni liberi l'anno, come s usava allora.
Con quel che riuscivo a mettere via mi comprai quindici pecore, e la padrona me le lasciava portare al
pascolo con le sue. Era una brava donna e mi trattava bene. E poi io da sola tiravo su dei sacchi che di
solito ci volevano due uomini. Me li buttavo in spalla e li caricavo sul mulo come niente. E poi ero una
donna, e nelle masserie dove c'erano solo donne se prendevano a lavorare un uomo potevano
succedere dei guai. La Maria mi lasciava anche piantare un piccolo orto. Io facevo venir su i cavoli da
foraggio, per gli agnelli; e zucche, per ne mettevo poche cos venivano grosse. Mi piacevano le cose
grandi. Certe zucche giganti. Una volta per caricarne una da portare al mercato c' voluto un carro,
tanto era grossa. Non so perch mi piaceva far venir su certe cose tanto grandi. Magari per far vedere
alla gente di cosa ero capace.
I giorni di festa giocavo col bambino che c'era in casa. Me lo mettevo in spalla e trottavo.
Erano da sentire gli strilli che faceva, dal tanto che gli piaceva stare insieme a me. In tutti quegli anni
non spendevo niente, facevo sacrifici e risparmiavo, e quello che riuscivo a mettere via lo prestavo. La
gente aveva bisogno di soldi, e mi dava dei pagher, da venti, da quaranta pesetas... Non ho mai avuto
problemi, pagavano tutti quand'era ora e io stavo tranquilla. Ogni tanto venivano i partigiani. Quando
ero su in montagna venivano a trovarmi e a farmi compagnia. Non mi facevano paura, nemmeno la
prima volta. Sapevo chi erano e perch facevano quel che facevano, lo sentivo dire in paese. A me la
politica non interessava, per me quella era gente che stava in montagna e basta, e campava come
poteva, ma non mi davano nessun fastidio. Non mi passava per la testa di denunciarli, perch non mi
avevano mai fatto niente. A quei tempi ne conoscevo parecchi. Venivano a chiacchierare con me
perch erano soli anche loro, e di compagnia c' sempre bisogno. Cos si facevano due parole, si
rideva e delle volte mi davano da bere il vino che avevano nell'otre. A poco a poco eravamo diventati
abbastanza amici e mi chiedevano se gli facevo il favore di comprare delle cose quando scendevo a La
Pobla. Certo che comprare per loro era un rischio, ma loro mi davano dei soldi in cambio del favore.
Dicevano che erano partigiani, dell'Agla, che combattevano contro la dittatura di Franco, che il
mondo prima o poi avrebbe capito quel che succedeva in Spagna, che Franco doveva cadere, e che
quel giorno loro sarebbero stati l, in prima fila. Mi dicevano che da quel giorno in poi tutto doveva
essere diverso, che la gente come me sarebbe stata meglio perch non dovevano pi esserci n ricchi
n poveri. Tutti sarebbero andati a scuola, e tutti avrebbero saputo leggere e scrivere. Io li lasciavo
parlare, ma quel che dicevano mi sembrava molto difficile, quasi impossibile che succedesse. Per se
ci pensavi bene capivi che quello che volevano era giusto. Mi sembrava strana anche solo l'idea che
una come me poteva leggere e scrivere, per non era nemmeno una cosa dell'altro mondo. A scuola
non ero andata, ma tanti che c'erano andati avevano imparato. Solo nel '48, mi pare, quando le bande
partigiane erano gi pi organizzate, vennero da me una sera nel capanno. Erano in tanti, certi non li
avevo mai visti: Valenci, Tio Tito, Andaluz, Ventura, Rubn... Era la prima volta che mi chiedevano
una cosa che non era solo far commissioni in paese. Dacci da cenare, Pastora, che abbiamo fame ed
 tanto che non mettiamo nello stomaco niente di caldo. Minestra, uova, un po' di pancetta, era quel
che potevo dare, ma loro sono rimasti contenti. Poi per mi hanno minacciata, che se non stavo zitta,
che se li denunciavo... A me non  piaciuto per niente. Perch mi minacciavano se erano venuti tante
volte e non li avevo mai denunciati? Dovevano saperlo che io non ero il tipo da andare dalle guardie.
La settimana dopo vengono di nuovo e mi chiedono di nuovo da cenare. Io non dico niente, perch
erano in tanti, anche se quella volta non mi hanno minacciata. Alla fine della cena, per, mi danno un
biglietto per Francisco Gisbert, il marito della padrona del Cabanil, che ormai era tornato a casa.
Volevano che comprasse riso, pasta, farina e vino. Era tanta roba, e doveva comprare tutto lui. Loro
mettevano i soldi. E dovevo dirgli che se non teneva la bocca chiusa sarebbero andati direttamente a
casa sua. Io feci quello che volevano loro, diedi il biglietto a Gisbert e lui and a comprare tutto.
Tornarono altre volte, ed era sempre Gisbert a comprare per loro. Ormai erano d'accordo. Ma come
poi  finita quella storia ve lo racconto dopo.
Per mentre succedevano queste cose io facevo la solita vita. Non avevo paura, non l'ho mai
avuta. Nei giorni di festa andavo ancora al Sindacato, che da quando c'era Franco si chiamava La
Societ. L c'erano gli altri pastori, i lavoranti... Si giocava a carte, si prendeva un cognac. Mi
lasciavano entrare anche se ero una donna. Alle feste di La Pobla di Benifass ne combinavo certe che
magari se le ricordano ancora adesso. Un giorno, per il gioco della pignatta, mi sono offerta di fare
l'asino e Nelo di Setrels mi  montato sulle spalle. Il Nelo era uno che coi muli trascinava i tronchi su
in montagna. Uno che gli piaceva ridere e scherzare, come piaceva a me. E cos ci bendano tutti e due,
lui prende il bastone, me lo carico in spalla e partiamo. La pignatta non la becca al primo colpo, e noi
ci riproviamo. La gente si buttava per terra dal ridere a vedere me con le sottane lunghe che facevo
avanti e indietro con in groppa quello l. E dai, e dai, la pignatta si rompe, e tutto il paese batteva le
mani. A me piaceva cos, se ridevano quando volevo io e non quando volevano loro. E mi piaceva se mi
guardavano quando volevo io. Una volta alla festa del Boixar ci sono andata tutta vestita di rosso. Io
che ero sempre vestita di nero o di blu scuro perch non volevo farmi vedere. Ma quella volta alla festa
ci sono andata vestita di rosso, sottana, camicetta, tutto, meno le scarpe, che quelle non ero riuscita a
trovarle. Era una fissa che mi era venuta, tanto per fare un po' di cinema e vedere chi era il furbo che
provava a dire qualcosa. A quei tempi, questo lo posso dire, mi piaceva provocare, mica sempre, solo
ogni tanto, per essere sicura che nessuno aveva il coraggio di farmi uno scherzo che a me non andava.
Quella volta al Boixar  venuta su una bella confusione, altroch! La gente correva per vedermi,
vestita di rosso, e io tutta tranquilla che era un piacere. Venivano l e guardavano, la sottana, la
camicetta, tutto quanto. E io che facevo: Cos'ho, il diavolo dipinto in faccia? Non l'avete mai vista
una donna vestita di rosso?. E loro: No, Tereseta, no, non te la prendere, solo che tanto elegante
non ti avevamo vista mai, per ti sta bene!. Non una parola di pi, non una risatina di quelle che ti
fanno venire il voltastomaco. Ormai lo sapevano che con me non c'era tanto da far gli spiritosi. E non
 che mi fosse capitato cos tanto di menar le mani, ma  pi forte la fama delle botte, alle volte.
Mi ricordo di un 'altra cosa che vi far ridere. A quei tempi, alla festa di San Bartomeu del
Boixar veniva il prete di La Tobia de Benifass a dir messa e a dare la benedizione, perch al Boixar
la parrocchia non c'era. Veniva a cavallo, con la sottana tirata su per non sporcarsela. E dopo le
funzioni rimaneva anche al ballo. Quella volta, in piazza, c'erano tutti che ballavano, meno io e il
prete. E dato che mi ero gi bevuta un paio di cognac ed ero allegra, mi salta il ticchio e gli dico, al
prete: Don Vicent, cosa ne dice se ci mettiamo a ballare insieme io e lei?. Il prete, che era una brava
persona e aveva gi i suoi anni, non si arrabbia per niente, anzi, gli viene da ridere. E mi dice: Mi sa
che non faremmo tanto una bella coppia io e te, portiamo la sottana tutti e due. E allora io: Non si
preoccupi su, che io porto anche i pantaloni, e senza stare a pensarci mi alzo il vestito e gli mostro i
pantaloni corti che mettevo di sotto, fatti come quelli dei bambini. Non vi dico che cancan venne fuori!
Tutti quelli che avevano visto si son piegati in due dal ridere, le donne strillavano, battevano le mani.
Un gran divertimento, e il povero prete che diceva: Ahi, Tereseta, tu sei matta da legare'..
E cos andava la mia vita. Si pu dire che ero felice? Forse no. Ero molto sola. Non avevo
niente di quello che tutte le donne volevano: un marito, una casa, dei figli... Io lo sapevo che quelle
cose non le potevo avere. Ma a pensarci bene ne avevo tante altre: la salute, il lavoro, dei risparmi, e il
rispetto della gente che ormai non rideva pi di me. In fondo, stavo bene. Tanto si sa che i poveri non
possono chiedere di pi. Mi accontentavo, e se cera una cosa che volevo, forse era imparare a leggere
e scrivere. Me l'avevano messa in testa i partigiani, perch se no...
A Morella i bar erano due, e la mattina c'era molta vita nelle strade. Ma Nourissier non si
lasciava influenzare dall'ambiente, se ne stava chiuso come al solito nella sua stanza a lavorare. Infante
preparava il terreno. Non solo giocava le sue carte, ma metteva in giro la voce che lavorava con uno
studioso interessato alle storie dei banditi celebri nella regione. Come scusa poteva andare, e prima o
poi qualcuno avrebbe abboccato all'amo. Girando per i bar, le botteghe, il mercato, Infante parlava con
la gente.
Il primo risultato non fu esattamente quello che si augurava. Due giorni dopo le sue prime
ricognizioni, si present alla pensione un certo tenente lvarez della Guardia Civil che chiese di lui e di
Nourissier. Alto, ben piantato, sulla quarantina, rappresentava la massima autorit delle forze
dell'ordine in paese. Volle sapere che cosa facessero di preciso, quanto tempo intendessero trattenersi
in paese, se gradissero il soggiorno; nulla che a Infante potesse apparire insolito. Eppure non parve
molto soddisfatto delle loro spiegazioni. Che gli studi del francese riguardassero il fenomeno del
banditismo evidentemente lo insospettiva. Chiese i documenti di entrambi, li esamin, e nel restituirli
disse: Mi piacerebbe fare una breve conversazione con voi in caserma.
Ma certo, siamo a sua disposizione rispose Infante fingendo di prendere la cosa con
tranquillit.
Ci sono forse dei problemi? domand Nourissier in tono glaciale.
Assolutamente no, signori, ve lo assicuro!.
Pu telefonare all'ambasciata di Francia a Madrid, se avesse qualche dubbio sulla mia
identit.
Non mi fraintenda. Ho detto conversazione, non interrogatorio. E ho detto in caserma perch l
ho il mio ufficio. E poi, quali problemi dovrebbero esserci? Sono soltanto curioso di sapere che cosa ci
sia di tanto interessante in questo fenomeno del banditismo come lo chiama lei. Avrei potuto chiedervi
di parlarne al bar. Mi pare un'ottima idea. Se permette, tenente, saremmo onorati di poterla invitare
noi. Che gliene pare se ci vediamo per un aperitivo al bar all'ingresso del paese? La aspettiamo con
piacere a mezzogiorno. Appena il tenente se ne fu andato, Nourissier, perplesso, si rivolse a Infante:
Non ti capisco.
Cosa volevi, andare a parlare nel suo ufficio, dove comanda lui ? Rifiutare di vederlo ? Se non
altro abbiamo guadagnato un'ora per metterci d'accordo su quel che conviene dire.
Salirono nella camera di Infante, sedettero sul letto. Il giornalista si vers da bere, Nourissier
prefer non fargli compagnia.
Che cosa sai del banditismo in Spagna?.
Niente.
Tua madre, quand'eri piccolo, non te le raccontava le famose storie di Luis Candelas e del
brigante Pan-champla?.
Mai.
Non facciamoci prendere dal panico. Se ti fa delle domande, tu parlagli della psicologia dei
criminali. Io cercher di intervenire.
Magari mi bevo qualcosa anch'io.
Andarono all'appuntamento e ben presto capirono che c'era qualcosa sotto. Nourissier
snocciolava tutto il suo sapere sulla psiche criminale ma il tenente non lo ascoltava neppure. Certo non
era l perch desiderava ampliare i propri orizzonti culturali. Il tenente lvarez sospettava di loro.
Sembrava quasi che si divertisse a tenerli sulla corda. Ci volle una buona mezz'ora prima che si
decidesse a dire la sua: Vedo, dottore, che lei  un esperto, e tutto quello che dice mi pare molto
interessante. La pregherei solo, quando scriver il suo libro, di non mettere in cattiva luce la Spagna.
Nulla di pi lontano dalle mie intenzioni.
Lo so. Ma troppo spesso all'estero noi spagnoli non siamo ben visti. Si dicono tante cose, tante
falsit... Per fortuna dalla fine della guerra tutto  cambiato. Grazie al Generalissimo abbiamo ritrovato
la pace e la prosperit, e possiamo convivere senza problemi. Quindi ci d molto fastidio che girino
voci tendenziose. Nourissier rispose perfino a voce pi alta del normale, per non mostrarsi in alcun
modo intimidito: Non capisco che cosa la induca a pensare che io, con le mie ricerche, possa gettare
discredito sul governo del suo paese.
Lei sa bene a cosa mi riferisco. Questa storia del banditismo si presta a ragionamenti sbagliati:
l'idea che i banditi rubassero ai ricchi per dare ai poveri, l'impegno della Guardia Civil inteso come
repressione....
Infante provvide a intervenire prima che lo psichiatra potesse rispondere.
Ma gli studi del professore vertono unicamente su temi di interesse medico, considerano i
banditi come casi clinici, a prescindere dalla loro nazionalit.
Capisco. Ma prendete quello che ho detto come un avvertimento. Lei lo sa che cosa intendo
perch  spagnolo. Di dov' lei?.
Di Barcellona.
Ah, una bella provincia! In questo caso non  necessario insistere, sa bene come stanno le cose
qui.
Le assicuro che non ci saranno problemi, tenente, pu stare tranquillo.
lvarez si alz, fece il saluto militare e usc con un sorriso di superiorit. Infante pos una
mano sul braccio di Nourissier.
Non dire niente e non muoverti gli disse. Adesso ci ordiniamo un'altra birra, ce la beviamo
con calma e poi torniamo alla pensione.
Preferirei fare una passeggiata in campagna, mi sento soffocare.
Controllati, Lucien. Ci andremo pi tardi.
Bevvero in silenzio. La ragazza del bar, molto carina, stava facendo le pulizie con gesti
meccanici. Erano gli unici due clienti rimasti. Solo quando ebbero finito di bere se ne andarono. Si
avviarono lungo la strada che portava fuori dal paese. La gente li guardava, ma ormai a questo erano
abituati.
Quando furono in aperta campagna, Nourissier rivolse la faccia al sole. Era una giornata fredda,
e quel poco di calore lo rianim. Avrebbe voluto cancellare dalla mente l'oppressione di quell'incontro.
Lasci il viottolo sterrato e sedette a terra, l'erba era asciutta. L'avrei volentieri ammazzato disse.
Non avevo mai provato in vita mia l'istinto di uccidere qualcuno, ma questa volta s. Per fortuna c'eri
tu, a inchinarti davanti a quel bastardo.
Se speri di offendermi con queste tue affermazioni, e vuoi litigare per farti passare il cattivo
umore, ti stai sbagliando.
Scusa.
Lo sai che l'eroismo non  per me. Quel gran figlio di puttana di Franco pu morirsene
tranquillo nel suo letto, per quanto mi riguarda.
Non sopporto queste cose. Mi domando dove sia finito il mio equilibrio emotivo, sento
montare dentro di me una violenza che non riconosco come mia. Credi che la Spagna mi abbia reso pi
passionale?.
Forse sei sempre stato cos, solo che non hai mai avuto modo di accorgertene.
Ma ci sono stati momenti difficili anche in Francia, durante la guerra: traditori,
collaborazionisti... Solo che l era tutto pi chiaro: il nemico veniva da fuori e rappresentava il male. E
poi, l abbiamo vinto noi.
Poi di colpo ti imbatti nella Pastora e il mondo ti crolla addosso.
Comincio a domandarmi anch'io se non sia cos.
Questo dimostra che sei sempre stato un'anima candida, vissuta al riparo dalla triste realt in
mezzo alla quale io sono cresciuto. Che ingiustizia! In fondo il tenente ha ragione, sei solo uno
straniero viziato che viene a vivere le sue esperienze forti ficcando il naso in un paese che a noi va
benissimo cos com'.
Ritira quello che hai detto, salaud!.
Nourissier afferr le gambe di Infante, che era rimasto in piedi, facendolo cadere. Entrambi
rotolarono sull'erba, ridendo e prendendosi a pugni, senza farsi alcun male, sui giacconi pesanti.
Continuarono cos per un bel pezzo, come bambini, finch la collera e la frustrazione accumulate nelle
ultime ore non svaporarono nell'aria gelida e luminosa.
Quella sera, mentre cenavano alla pensione, accompagnati unicamente dal ticchettio del vecchio
orologio a muro, Infante alz gli occhi dal piatto per fissarli in quelli di Nourissier:
A questo punto l'avrai capito che l'idea di incontrare personalmente La Pastora si fa sempre pi
inverosimile. Quel tenente ci complicher la vita pi che potr. Vuoi che lasciamo perdere ? Ti libero
dal nostro accordo. Forse la scelta pi sensata  che tu te ne torni in Francia e non se ne parli pi.
Me l'hai gi detto altre volte. Ma ormai ho imparato da te che quando si vive senza speranza
l'ultima cosa da fare  perdere la speranza.
Mi pare logico che da me tu abbia imparato una contraddizione.
Cominciano a piacermi le contraddizioni.
E va bene. Qualunque sia il motivo che ti spinge ad andare avanti, andremo avanti. Anche se
credo che ci convenga lasciare Morella al pi presto. Con quel-l'lvarez alle calcagna qui non si pu
stare tranquilli. Se sei d'accordo, rimaniamo altri due giorni, solo per non dare l'idea che stiamo
scappando, e poi ce ne andiamo da un'altra parte. Penser io dove.
Come vuoi.
Ma non fu cos. Non se ne andarono. Il giorno dopo fece la sua comparsa don Eusebio
Santillana, giudice istruttore in pensione, e quel che aveva da offrire valeva bene il rischio di non
abbandonare il campo.
Il fatto che vi racconto adesso magari l'avete gi sentito. E avrete anche sentito che nessuno sa,
e nessuno veramente ha mai saputo, se sono un uomo o una donna. Sono nato malformato, l'ho gi
detto prima. Non vi faccio vedere, perch ho la mia dignit. Mia madre, vi ho detto anche questo, come
mi vide la prima volta pens che era meglio per me vivere da donna. E da donna ho vissuto per molto
tempo, anche se mi sentivo uomo. La gente voleva sempre guardarmi l, ma nessuno c' mai riuscito
perch sapevo difendermi. Cos'hai tra le gambe, Pastora, che cos'hai l?. Per nessuno ha mai visto,
mai. Da quando ho avuto l'uso della ragione nessuno s  mai permesso di guardare dove non doveva.
Diventavo una bestia, ero capace di mordere, ero capace di strangolare, perfino di ammazzare, ero
capace. Ma di morire non ero capace. Mi piaceva troppo la vita ed ero viva anche quel pomeriggio.
Me la sono fatta la domanda, quando li ho avuti tutti intorno, mi son detta: Vale la pena di morire,
Teresa?. E mi sono risposta di no, mi conveniva restare viva, starmene in montagna con le mie
pecore, vedere l'alba, bermi qualche cognac, ridere alle feste. No, morire no, non valeva la pena. E
non mi sono fatta ammazzare.
Era un pomeriggio che faceva molto freddo. Aveva nevicato e c'era neve dappertutto, anche
sugli alberi, era tutto bianco, con la poca luce che andava via a quell'ora. Io scendevo gi, le pecore le
avevo lasciate al coperto, tanto con la neve non gelavano. Ero rimasta pi di quanto dovevo e
scendevo in fretta per non farmi prendere dal buio. E a un certo punto li ho visti, l che mi aspettavano,
i civiles con le mantelle lunghe e due del paese coi berretti fin sugli occhi. Pestavano i piedi per non
gelare, gli usciva il fumo dalla bocca tanto faceva freddo. Ridevano, e allora ho capito quello che
volevano, ma ho continuato a scendere gi, mica potevo far diversamente.
Li conoscevo tutti. C'era il tenente Mangas, che era il comandante di Morella, ma lo vedevamo
spesso anche da noi perch certe volte di notte si fermava a dormire alla casa del popolo di Vallibona.
La gente diceva che era un cagasotto, scusate l'espressione, perch coi partigiani aveva pi paura che
vergogna. Ma io non lo so se era vero, perch i civiles erano tutti cos. Che se lui aveva pi paura
degli altri, era tutto da vedere. Quel giorno faceva il galletto, col frustino in mano. Era alto, del tipo
come piacciono alle donne. C'erano cinque guardie con lui, certi li conoscevo e certi no, ma tutti erano
di Morella. E poi c'erano quelli in borghese, quelli s che li conoscevo bene, li conoscevano tutti.
Erano somatenes, due gran figli di puttana, due che giravano armati ed erano sempre pronti a menar
le mani. Tutti i somatenes erano cos, facevano i gradassi e mettevano paura, si vede che con un fucile
in mano si sentivano pi uomini, e visto che nessuno gliela faceva pagare...
Voi penserete, strano che sapessi gi perch erano l e cosa volevano. Avevo aiutato i
partigiani, potevano essere l per questo, per arrestarmi. E invece no, loro ridevano, s vedeva la
malizia nel modo come ridevano, e quella faccia io lo sapevo cosa voleva dire. Per loro io non ero un
nemico, non ero niente, ero ancora meno di niente.
Il primo che parl fu il tenente Mangas. Buonasera, Tereseta, da dove vieni a quest'ora e con
questo freddo?.
Sono stata su col gregge, come tutti i giorni gli faccio io. E adesso te ne vai a casa?. S
gli faccio io. Noi stavamo facendo una passeggiata, per  stata proprio una fortuna incontrarti, cos
puoi farci un favore. Sono qui per servirvi dico. Saremmo curiosi di sapere una cosa: se sei un
uomo o una donna. Sono una donna e mi chiamo Teresa. O lei non mi ha chiamata cos?. Uno di
quelli del paese fa scattare la sicura e mi mette la pistola sotto il mento. Parlagli con rispetto al
tenente!.
E Mangas, tutto gentile: Lasciala stare, non ce bisogno di usare la forza. Vero, Tereseta?. Io
non rispondevo. E allora gli  andato via il sorriso, e ha detto: Sta' bene attenta, che scherzi non ne
vogliamo. Adesso ti alzi la gonna, ti abbassi le mutande e ci fai vedere che cos'hai l.
No, questo non lo faccio gli ho detto io.
I due somatenes mi sono venuti addosso, mi tiravano su la gonna. Su, puttana, faccela vedere,
se non vuoi che ti spariamo gridava uno. Ma cosa vuoi che ci faccia vedere quella, quella ci ha un
cazzo come un caprone. Ridevano. Poi Mangas disse basta. E dopo: Sta' attenta, che questi sparano
davvero. Tanto, quando sei morta, ti carichiamo su un camion e ti buttiamo in un burrone. Vediamo
chi viene a cercarti, poi. Un cane lo cercano, perch ha un padrone, ma tu... nemmeno quello.
Comincia a levarti i vestiti, che  un attimo e non ti mangiamo. Dopo te ne vai a casa tranquilla e qui
non  successo niente.
Non avevo paura, ma e stato l che ho pensato se valeva la pena morire, e mi sono detta d no,
che volevo restare viva. La morte era a un passo, la vedevo in faccia, ed era brutta. Mi sono slacciata
la gonna,  caduta per terra. Sotto avevo le sottane di lana per non prendere freddo. Erano tutti zitti
come in chiesa. Ma poi c'erano i pantaloni corti che mettevo sempre. Ho sentito che un po' ridevano,
ma non ho detto niente. Non potevo dir niente, non potevo piangere, neanche guardarli in faccia. Mi
sono fermata e allora Mangas, calmo, mi fa: Anche quelli.
E me li sono tolti. Ho sentito il freddo che pungeva. Si sono avvicinati. Oh, ah, parolacce,
sempre parolacce. Qualcuno ha detto: L'avete mai vista una cosa cosi?. Ma non lo so chi parlava
perch non guardavo.  stato il peggio, non sapere dove guardare. A terra no. In alto, al cielo.
Sembrava che il tempo non passasse mai, per non volevo pensare. E allora ho dovuto guardare,
perch qualcosa di freddo mi toccava. Era quel tenente Mangas, che con la frusta mi alzava l sotto per
vedere meglio. E allora ho stretto i denti per tutta la rabbia che mi montava che a momenti non
riuscivo a star ferma. Mi sono messa a tremare forte e loro credevano che era di freddo. Non ridevano
pi.
Su, dai, abbiamo visto. Rimettiti tutto che geli. E comportati bene. Non una parola a nessuno,
altrimenti torniamo e allora s che fai una brutta fine disse Mangas. Mi vestii, girata di schiena, e me
ne andai. Loro rimasero l, a ridere e a parlare. Quando sono arrivata alla masseria mi sono chiusa
nel mio buco. Non riuscivo a respirare. Ho messo la spranga alla porta e ho cominciato a dar calci nel
muro. Calci di quelli forti. E poi pugni finch mi sono spellata le mani. Ancora un po' e mi strappavo i
capelli. Alla fine mi sono buttata sulla paglia e mi sono messa a piangere. Piangevo tanto che
soffocavo. Poi soffocavo un po' meno e poi sono rimasta ti a piangere non so quanto tempo finch mi
sono addormentata.
Quando mi sono svegliata avevo gli occhi grossi cos, che a momenti non li aprivo pi. Me li
sono lavati con l'acqua fredda. Poi me ne sono andata. Non ho preso n lardo n pane. Avevo fretta,
non volevo vedere nessuno, e poi fame non ne avevo. Volevo solo salire in montagna e stare con le mie
bestie, sola e in pace.
Arriv una mattina mentre facevano colazione. Era un sabato di fiera e la pensione era presa
d'assalto da una comitiva chiassosa. Quasi senza chiedere permesso, il nuovo venuto prese una sedia e
si accomod al loro tavolo. Sono Eusebio Santillana, sono stato giudice istruttore a Tortosa per molti
anni. E adesso mi sono ritirato qui a Morella. Mi piacerebbe parlare con voi.
Nourissier rimase stupefatto, ma Infante cap subito il motivo di un avvicinamento cos brusco.
Gli sorrise.
Possiamo offrirle un caff?.
No,  meglio a casa mia. Vi invito a cena. Abito in quella che chiamano "la casa del milagro",
sapete dov'? C' una targa sul muro che racconta tutta la storia del famoso miracolo. Un giorno san
Vicente Ferrer bussa alla porta proprio all'ora di pranzo. Quelli della casa non avevano niente da dargli,
e allora fanno un bello spezzatino del figlio pi piccolo e lo mettono in pentola. Per poi, al pranzo,
tutti piangevano, e san Vicente vuol sapere come mai. Loro glielo spiegano e lui, impietosito, rimette
insieme i pezzi del bambino e lo fa spuntare vivo e sano dalla pentola. Un bel miracolo, ne converrete.
Mon Dieu! esclam Nourissier sottovoce.
Sono storie tipiche di qui. Vi aspetto stasera alle nove.
Verremo con piacere disse Infante, e aggiunse: E non si preoccupi per lo spezzatino, ci
basteranno le patate.
Santillana rise con uno strano suono gutturale e si alz. Era gi sulla porta quando torn sui suoi
passi, si chin su di loro e mormor:
State attenti al tenente lvarez; quello  un gran figlio di puttana.
Si allontan con un passo baldanzoso che contrastava con la sua figura un po' ingobbita.
Nourissier era rimasto a bocca aperta, sembrava avesse visto un folletto.
E quello, da dove salta fuori?.
Un volenteroso. Il tam-tam della foresta funziona sempre. Dovrei essere felice di quest'invito,
ma ho paura che tutto quel che ne ricaveremo saranno le storie di un pensionato sul banditismo
dell'Ottocento. Questa  l'esca che ho gettato, ed  probabile che abbia abboccato a quella.
Peccato, perch un giudice deve sapere molte cose.
Chiss, forse potremo tentare qualche domanda su quel che ci interessa, ma bisogner stare
attenti. Non sappiamo da che parte pende. Bisogner tenersi sul vago e decidere pi avanti.
Sembra un tipo un po' svitato, no?.
Dicono che il vento che tira da queste parti faccia ammattire la gente.
Dev'essere vero, comincio a risentirne anch'io.
Mon cher docteur, se lei avesse scelto di studiare il disturbo mentale eolico ci saremmo
risparmiati un mucchio di problemi!.
Lo avrei fatto senz'altro, se lei ne avesse scritto sui giornali.
Si alzarono da tavola allegri.
In strada splendeva un bel sole autunnale, trasparente e delicato. Sull'angolo sostava un giovane
agente della Guardia Civil, che distolse lo sguardo non appena li vide comparire.
lvarez deve aver dato ordine di tenerci d'occhio.
E questo ci impedisce di andare a casa del giudice?.
No. Il giudice potr anche sembrarle uno svitato, ma sa benissimo come stanno le cose.
Forse dovremmo avvertirlo che siamo sorvegliati.
Non preoccuparti, queste cose il giudice le sa. Se ci ha detto di andare a casa sua, andremo a
casa sua.
Rimasero un bel pezzo a osservare la targa del miracolo alla scarsa luce della strada. Era
un'im-magine composta di mattonelle di ceramica dipinte a colori vivaci che raffigurava il famoso
pranzo. Su un vassoio stava ritto il bambino, nudo, e i commensali tutt'intorno mostravano grande
stupore con le mani al petto. Da una parte c'era san Vicente, in piedi, con l'abito bianco e nero dei
domenicani, nell'atto di compiere il prodigio.
Che storia macabra bisbigli Nourissier all'orecchio di Infante.
Se un giorno dovessi trovarti a corto di argomenti per le tue ricerche, ricordati di analizzare le
storie dei santi spagnoli. Ci troveresti tutte le aberrazioni che pu inventarsi l'essere umano.
In quel momento la porta sotto la targa si apr cogliendoli di sorpresa. Il giudice Santillana li
guard con occhi acquosi da merluzzo.
Entrate, vi ho visti dalla finestra.
Ammiravamo la scena del miracolo si scus Infante salendo i gradini.
Superstizioni abominevoli, stupidaggini che i preti inventano per terrorizzare la gente
semplice! tuon Santillana precedendoli in direzione della sala da pranzo. Una volta l, alz un dito e
proclam in tono apocalittico: Questo non diventer mai un paese moderno finch non saranno
demolite tutte le chiese, finch l'ultimo monaco non sar cacciato dal convento, finch tutti i calici non
verranno fusi per regalare l'oro ai diseredati!.
I due ospiti si guardarono interdetti. Nourissier tent di sdrammatizzare:
Mi pare difficile, la Spagna  sempre stata profondamente cattolica.
Il vecchio giudice lo fulmin con lo sguardo.
Non c' bisogno che venga a dirmelo lei, l'ho constatato personalmente. Per quarantacinque
anni sono stato sposato con una donna cattolica, apostolica e romana, anche se gagliega! Per
quarantacinque anni ho osservato tutti i precetti del cattolicesimo, dal primo all'ultimo: ho sfilato nelle
processioni di Pasqua, non ho mangiato carne in Quaresima, sono andato a messa la domenica e nelle
feste comandate, ho fatto il presepe a Natale e ho cantato le lodi della Madonna alle feste patronali.
Tranne l'ordinazione al sacerdozio, mi sono sciroppato tutti i sacramenti. Due anni fa la mia consorte 
passata a miglior vita, questo  sicuro, perch sar salita in cielo per direttissima, e da allora non ho pi
messo piede in una chiesa. Basta cos, fin l e non oltre  arrivata la fede di don Eusebio Santillana! Mi
sono addirittura rivolto al municipio per farmi togliere dalla porta quell'ignobile targa di san Vicente fra
gli antropofagi, ma niente da fare. Per ragioni che potete facilmente intuire non mi hanno dato retta, e
per di pi da allora sono malvisto dalle autorit.
Ma perch si  assoggettato per tanto tempo a quelle imposizioni religiose? domand Infante
mentre accettava il bicchiere di albari?o che il giudice gli offriva.
Ero un uomo profondamente innamorato, amico mio, questo  il punto. Nulla mi pesava, pur
di veder felice mia moglie. L'aspetto religioso finisce per essere poca cosa, in confronto a tutto quel che
ho fatto per lei e di cui non potr mai perdonarmi, questa  la triste realt.
Ora il giudice aveva assunto un'espressione tragica. Ma subito scosse la testa come un cane che
esce dall'acqua e pass a un tono gioviale:
Ma adesso mettiamoci a tavola, signori. Ho cucinato io, come faccio sempre quando ho ospiti.
La mia domestica  capace di servire certi intrugli che solo lei sa cosa ci mette dentro. Ho preparato dei
maccheroni al burro e formaggio, il piatto che mi riesce meglio. A volte sono perfino capace di mettere
insieme un caldo gallego, ma oggi mi mancano gli ingredienti. Le cime di rapa non si trovano, in
questa stagione.
I suoi maccheroni saranno senz'altro squisiti dichiar Infante passando il testimone a
Nourissier con uno sguardo.
Adoro i maccheroni disse questi precipitosamente.
Santillana si allontan verso la cucina lasciandoli seduti a tavola. La sala, quasi interamente
tappezzata di libri, ma dava nell'insieme un'impressione di trascuratezza. Sembrava che tutto, le pareti,
le tende, fosse impregnato di fumo di sigaretta.
Poco dopo il giudice torn con una zuppiera colma di maccheroni e una bottiglia di vino
precariamente trattenuta sotto il braccio. Nourissier scatt in piedi e lo aiut a deporre il carico sulla
tavola. Senza cerimonie, il giudice sedette, serv i suoi ospiti e si gett sul piatto con la ferocia di chi
trascina una fame di giorni.
Eccellenti! tent di complimentarsi Infante, ma il padrone di casa non lo ascolt neppure,
continuava a riempirsi la bocca con assoluta concentrazione.
Impossibile tener dietro alla sua rapidit. Il giudice aveva gi finito e i suoi ospiti erano ancora a
met del piatto. Assumendo una posizione da Buddha ridente, si mise a contemplarli tranquillo.
Nourissier, imbaraz-zato, si sent tenuto a far conversazione.
Lei  di queste parti, signor giudice?.
S, sono nato qui, i miei genitori avevano molta terra. Da ragazzo andai a Valenza per gli studi,
e dopo di allora tornavo solo per Natale. Una volta non si viaggiava come adesso. Poi, quando loro
sono morti, ho ereditato questa casa. E con la pensione mi sono ritirato qui. Ho sbagliato, avrei fatto
meglio a emigrare nel suo paese, professore. Quando ho saputo di lei, mi  ritornato in mente un mio
vecchio sogno, comprare una casetta in un grazioso paesino della Francia e ritirarmi l.
 stato il tenente lvarez a parlarle di noi?.
No, la notizia mi  arrivata da quel somaro. Li guard tutti e due, per assicurarsi di essere
protagonista della scena, e fermando lo sguardo su Infante, recit: "L'aurora stendeva le sue tremule
dita riempiendo il cielo di luce rosata. Quell'uomo audace e generoso fremette d'emozione". Le dice
qualcosa?.
Rogelio Snchez! Nessun altro pu aver scritto una simile sequela di luoghi comuni.
Santillana scoppi a ridere.
Indovinato! La penna pi fine della Guardia Civil! L'ho conosciuto quando ero ancora in
servizio, un paio d'anni fa, e un giorno si  presentato nel mio ufficio col suo scartafaccio. Voleva che
lo leggessi e gli dessi un parere. E io gliel'ho dato, eccome. Gli ho detto che mi pareva un polpettone
spaventoso e che evidentemente la strada che il Signore aveva tracciato per lui non era quella della
letteratura. Se ne and molto piccato, ma almeno da quel giorno mi lasci in pace. Fino a una settimana
fa, quando  passato di qui, tutto orgoglioso, a dirmi che un giornalista era interessatissimo al suo libro
e lo avrebbe dato a un editore di Barcellona. Ma  vero ? Lei gli ha promesso una cosa simile ?.
Immagino che lui abbia potuto vederla cos rispose Infante con cautela.
Le  piaciuta quella porcheria?.
No, non mi  piaciuta affatto.
E allora?.
Infante prefer mettere fine a quell'imbarazzante interrogatorio in cui Santillana sembrava
prendersi gioco di loro.
Mi perdoni, signor giudice, lei ci ha invitati a cena perch aveva qualcosa di cui parlarci. Se
non le dispiace, preferiremmo conoscere l'argomento prima che si faccia troppo tardi per discuterne con
calma.
La Pastora spar il giudice a bruciapelo, e il silenzio li avvolse tutti e tre. Si sentiva solo
respirare. Sembrava che nessuno fosse disposto ad aprir bocca per primo. Il vecchio sorrise, mostrando
i denti anneriti. Si alz, e avvicinatosi alla credenza prese una fruttiera che depose sul tavolo. Estrasse
dalla tasca uno strano sigaro storto e lo accese con lenti risucchi. Poi, fra fetide boccate di fumo, disse:
Vedo che la cosa vi interessa.
E io vedo che quel Rogelio non solo  un pessimo scrittore, ma non sa tenere la bocca chiusa.
 inoffensivo. L'unico a rappresentare un pericolo  il tenente lvarez, ma Rogelio non 
andato da lui con la sua storia,  venuto da me. Siete doppiamente fortunati: non solo io non vi
denuncer, ma posso dirvi parecchie cose su quella donna. Ho istruito il processo sui gravi fatti che
determinarono il suo ingresso nelle bande partigiane. Naturalmente tutto deve rimanere nel pi assoluto
segreto.
Rogelio Snchez le avr detto che il nostro fine  unicamente raccogliere materiale per una
ricerca clinica.
Che cosa vogliate fare delle informazioni che vi dar, non mi interessa. Infante lo fiss negli
occhi.
In cambio di informazioni, Rogelio voleva che facessi pubblicare il suo romanzo. Altri ci
hanno chiesto del denaro. Lei che cosa si aspetta?.
Assolutamente nulla.
Questo  insolito.
Non vi fidate di me?.
Ci piace sapere quali ragioni muovono gli atti delle persone.
Diciamo che mi sono visto costretto a collaborare con un regime che non ha nulla a che vedere
con la giustizia, e che di questo non mi sento precisamente orgoglioso.
Cerca una redenzione?.
La chiami pure come vuole, anche se preferirei un termine meno religioso.
Una riabilitazione morale.
Forse questo  un modo migliore per dirlo. Venite domattina alle otto sulla strada per
Vallibona. C' una casa abbandonata sulla destra, la riconoscerete perch sulla facciata  dipinta una
grossa meridiana. E fate in modo che il tenente lvarez non vi segua. Pensate di poterci essere?.
Ci saremo.
Uscendo dalla casa del miracolo, Nourissier ebbe un accesso di tosse.
Non resistevo un minuto di pi al puzzo di quel sigaro schifoso!.
Per sei cos educato che hai aspettato di essere fuori per tossire.
All'inizio non me ne sono neppure accorto, ero troppo colpito da quel che diceva. Che
impressione ti ha fatto?.
Vedremo. Che il vecchio voglia farsi perdonare i suoi peccati non significa che abbia qualcosa
di interessante da dire.
Gi, vedremo.
Nourissier camminava con energia, sperando che l'aria della notte lo liberasse dall'irritazione
causata dal fumo. Di colpo, si ferm in mezzo alla via.
Santo cielo! mormor. Ho dimenticato di far sapere a mia moglie che ci siamo trasferiti.
Chiss quante volte avr chiamato alla pensione di La Snia, sar preoccupatissima. Mi conviene
correre! Forse sono ancora in tempo per chiedere la linea.
Infante lo vide sparire nella notte. Rimase solo, a vagare come un'ombra per le strade buie. A un
certo punto ebbe la netta sensazione che qualcuno lo seguisse. Si volt. Un ragazzo, a pochi metri di
distanza, si dilegu a tutta velocit. Avrebbe voluto chiamarlo, ma si accorse che poco pi avanti un
agente della Guardia Civil osservava la scena. Continu la sua camminata in silenzio, a testa bassa.
Il mattino dopo, Infante fu assalito da un dubbio: e se l'appuntamento col giudice non fosse
stato altro che una trappola? In fin dei conti il luogo designato, una casa abbandonata in aperta
campagna, non poteva essere pi adatto per cogliere qualcuno in atteggiamento sospetto. Era assurdo
che Santillana li convocasse in un luogo isolato, fuori dal paese, dal momento che erano stati in casa
sua. Se li avesse trovati l, il tenente lvarez avrebbe avuto un'ottima scusa per dar loro il foglio di via
e liberarsi della loro presenza. Perfino per arrestarli, accusandoli di riunione sovversiva, o di qualunque
altro reato di quelli approntati dal regime per liberarsi dei suoi oppositori. Si domand come avesse
potuto ficcarsi in quel pasticcio. Non seppe darsi una risposta, e neppure stabilire una linea d'azione.
Lui e Nourissier partirono poco dopo, a piedi, nella nebbia che non si era ancora alzata. Prefer
non rivelare al suo compagno il tarlo che lo rodeva. Trovarono la casa con la meridiana ed entrarono,
con la certezza che nessuno li avesse seguiti. Pur essendo abbandonata, la casa si conservava
abbastanza bene, il tetto teneva, e poterono sedersi nel vano di una finestra nell'attesa che il giudice
arrivasse. Di l Infante teneva d'occhio la strada. Il francese si stringeva nel giaccone, morto dal freddo.
Ma finalmente, arrancando, con dieci minuti di ritardo e il naso rosso, il giudice Santillana comparve.
Accidentaccio, sono congelato! Ucciderei per un caff caldo.
Infante non gli lasci il tempo di perdersi in convenevoli, lo assal subito con la domanda che
gli martellava nella testa:
Perch ci ha fatto venire fin qui? La Guarda Civil sa benissimo che siamo stati a casa sua. Se
ci sono dei rischi, li abbiamo gi corsi. E allora perch nascondersi?.
Non abbia fretta, presto lo vedr! Si sieda. Vi racconter tutto e poi torneremo subito a
Morella a prendere qualcosa di caldo.
Trascin nel centro della stanza una cassa di legno abbandonata in un angolo e vi si accomod.
Cominci a parlare.
Fui io a istruire il processo sui fatti avvenuti alla masseria E1 Cabanil. Fu un assedio di tre
giorni, al termine del quale la Guardia Civil riusc a stanare tre partigiani che si erano asserragliati l.
Cercavano un certo Cedacero, un guerrigliero evaso dal carcere. La pattuglia era comandata dal tenente
Jos Mangas, che in precedenza aveva arrestato Francisco Gisbert, il massaro del Cabanil, per
collaborazione con le bande. Credo vendesse loro da mangiare. E in seguito all'arresto, il Gisbert fu
torturato, poi lo assassinarono. Io stesso ne certificai la morte accidentale, per un colpo partito
involontariamente dall'arma di uno degli agenti; ma il corpo riportava diverse ferite di proiettili alla
schiena.
La storia, se la volete sapere,  la seguente: il tenente e i suoi uomini si recano a El Cabanil
perch avevano visto uscire fumo dal camino. La casa, da quando il Gisbert era agli arresti, doveva
essere disabitata. Ci vanno con Manolete, un partigiano catturato tempo prima che faceva da
informatore. Si era nel febbraio del '49, l'inverno pi gelido a memoria d'uomo: neve, vento, continue
bufere. Quando sono in vista della casa, il tenente Mangas fa indossare a Manolete un tricorno e un
mantello della Guardia Civil e gli dice: "Tu, Manolete, che li conosci, vai, vedi se sono loro e gli dici di
consegnarsi". Quel povero disgraziato ci va, morto di paura, perch sa che se i suoi compagni sono l,
gli spareranno. Loro sanno benissimo che ha parlato. Si mette davanti alla porta e grida: "Cedacero,
vieni fuori, che sono amico tuo. Consegnati, sar meglio per te". Allora, da un finestrino che c'era sopra
la porta, compare la canna di un fucile, si sente gridare il nome di Manolete e un colpo alla testa lo fa
secco. Subito dopo, il tenente Mangas d ordine di circondare la casa e inizia la sparatoria. I partigiani
tentano di fuggire dalla parte posteriore, ma il fuoco delle guardie non lo permette. Intanto Mangas
chiede rinforzi, che arrivano nel tardo pomeriggio. A sera inoltrata i partigiani tentano il tutto per tutto,
lanciano granate e provano nuovamente a fuggire senza riuscirci. Passa la notte. Il giorno dopo le
guardie decidono di usare due candelotti di dinamite. La casa prende fuoco e viene gi il tetto. A quel
punto uno dei ribelli, gravemente ferito, si consegna. Gli agenti fanno irruzione nella casa e trovano un
altro dei partigiani, morto. Si era ucciso col proprio fucile: aveva legato il grilletto con uno spago. La
pallottola gli aveva sfondato la scatola cranica entrandogli dalla mandibola. Del terzo uomo non c'era
traccia. Ma gli agenti non si danno per vinti; l'indomani, a incendio ormai spento, perlustrano la casa.
Appena si avvicinano alla cisterna, partono degli spari. L'uomo  l dentro, e alla fine si arrende. Issano
le armi dal pozzo con una corda, poi tirano fuori lui.  ferito, e nel giro di cinque minuti muore. Dopo
avere raccontato d'un fiato tutta la storia, il giudice rimase muto, come se non avesse pi la forza per
continuare. Poi si strofin la faccia con tutte e due le mani, con una specie di frenesia, e in tono pi
basso continu:
I tre morti furono caricati su un mulo. Io ero presente. Al cimitero cavarono una fossa, li
buttarono dentro come pupazzi. Allora una delle guardie disse che ci voleva rispetto, perch in fin dei
conti erano esseri umani. Nemmeno questo fui capace di dirlo io. Invece Manolete, il delatore, ebbe un
funerale dignitoso perch aveva collaborato ed era morto con la divisa della Guardia Civil. Assurdo.
Nessuno usc vivo di l. Detto questo il giudice si inabiss nei suoi pensieri. Poi guard l'orologio e,
con un sussulto, si alz. Scusatemi, torno subito. Quel ragazzo dev'essere l da un bel pezzo.
Torn immediatamente, in compagnia di un giovane, che li salut senza dar segni di sorpresa
nel vederli.
Buongiorno.
Santillana gli mise una mano sulla spalla con fare paterno.
Siediti dove riesci, Andrs, e racconta a questi signori quello che sai della Pastora. Il ragazzo
per rimase in piedi, e nel tono di chi si  preparato bene il suo discorso, dichiar: Io c'ero quando La
Pastora and in montagna. Ho visto quando le hanno tagliato i capelli e si  vestita da uomo.
Come se fino a quel momento fosse rimasto immerso in un sonno profondo, Nourissier si
svegli, raddrizz le spalle, aguzz lo sguardo, come una volpe in caccia.
Avr avuto quindici anni, e stavo da una donna che non vi posso dire chi , ma vi giuro che
non  parente mia. Lei ha tagliato i capelli a Teresot, e poi glieli ha pettinati all'indietro, da uomo.
C'erano dei vestiti messi da parte per lei, un paio di pantaloni, una camicia e una giacca, tutta roba da
uomo. Dopo che le ha tagliato i capelli, le ha dato quei vestiti. Lei li ha presi,  andata in una stanza, e
quando  uscita sembrava che fosse un uomo da quando era nata. Nessuno poteva dire che era una
donna.
Infante si alz, si avvicin al ragazzo: Chi altri c'era in quella casa?.
Uno che era venuto con La Pastora. Sembrava un partigiano.
Lei ha detto qualcosa?.
Ha detto che andava in montagna per quello che aveva passato a El Cabanil, per tutti i morti
che c'erano stati e perch avevano ammazzato il padrone. Ha detto che le guardie l'avevano trattata
peggio di una bestia. Alla fine, le hanno dato uno zaino per metterci le cose e una cintura per i
pantaloni.
Nourissier era concentrato, nervoso, meditabondo, come se ci che il ragazzo sapeva potesse
affiorare solo se lui gli avesse rivolto le domande giuste.
Che cosa faceva La Pastora mentre le tagliavano i capelli?.
Piangeva.
Come, piangeva? In che modo? tent.
A quella domanda il ragazzo spalanc gli occhi, come se non capisse che cosa si volesse da lui.
Ma poi ci pens su, e disse:
Piangeva piano, non faceva rumore. Io non me ne ero neanche accorto, ma la donna che le
tagliava i capelli le diceva: "Su, non piangere, che  passato". Allora ho guardato. Le cadevano le
lacrime e aveva gli occhi rossi. Poi le hanno dato un fazzoletto, e lei si soffiava il naso ma non riusciva
a smettere.
E la donna che le tagliava i capelli, chi era?.
Il ragazzo guard Santillana angosciato.
Mi dispiace, professore, ma il ragazzo protegge l'identit di una persona. Gli ho promesso che
non avreste fatto domande in questo senso disse il giudice.
Va bene. E ti ricordi qualcos'altro?.
I vestiti che le hanno dato erano neri, di velluto a coste. E mi ricordo che le hanno dato anche
un basco. Poi se ne sono andati e non li ho pi visti.
L'uomo che era con lei, diceva qualcosa?.
Lui  rimasto sempre fuori. Non  entrato in casa.
Si era messo a piovere forte. Una raffica di vento fece battere la pioggia contro l'unico vetro
della finestra che era rimasto intero. Il giudice si alz e cominci a imprecare forte.
Accidenti, ci voleva anche questa, piove e io non ho l'ombrello. Arriver a casa bagnato fino
alle ossa.
Posso andare, don Eusebio? disse il ragazzo, approfittando di quell'interruzione.
Va' pure, figliolo. Tanto tu corri veloce e in due salti sei a casa. Io cammino piano.
Il ragazzo salut con un cenno del capo e usc. Nourissier ebbe un moto di disappunto
vedendolo andar via. Avrebbe voluto domandargli tante altre cose, anche se non sapeva di preciso
quali, estrarre dalla sua memoria il maggior numero di immagini per poterle osservare. Era come
trovarsi di fronte a un cane che  stato testimone di un crimine e al quale non si pu domandare nulla. Il
giudice lo riscosse dai suoi pensieri: Andate prima voi. Io aspetter che spiova. Non vorrei buscarmi
una polmonite.
La ringrazio, signor giudice, il racconto di quel ragazzo  stato di un'importanza cruciale.
Senza di lei....
Andate, e i ringraziamenti teneteli in serbo per un'altra occasione. Se le cose vanno come
spero, presto potr farvi avere qualcosa di pi. Ma sar meglio che non tentiate di mettervi in contatto
con me, vi cercher io.
Rifecero tutta la strada fino in paese sotto la pioggia battente. E, quel che  peggio,
camminavano contro-vento. Infante domand a Nourissier: Che te ne  parso?.
Ma Nourissier non lo sentiva, la sua mente era da tutt'altra parte. Sembrava non accorgersi
neppure della pioggia, e se non ci fosse stato lui a guidarlo probabilmente si sarebbe perso.
Quando rientrarono alla pensione, Nourissier spar senza salutare. Fece le scale di corsa, si
liber del giaccone e sedette subito a scrivere: Scoperta importantissima: il soggetto cambia aspetto in
coincidenza con il suo ingresso nella lotta partigiana. La trasformazione  segnata da un vero e proprio
rituale. Le vengono tagliati i capelli, come a una monaca.  in quell'occasione che lascia gli abiti
femminili sostituendoli con quelli maschili. Il cambiamento di vita  completo: non solo abbandona
quella che  stata fino a quel momento la sua identit sessuale, ma entra nella lotta clandestina. Le due
cose coincidono. L'una era conseguenza dell'altra ? Il soggetto entra nella banda partigiana per uscire,
una volta per tutte, da un'identit che lo imprigiona? Forse va considerato il concorrere di pi ragioni:
entra nella banda partigiana perch ha vissuto sulla propria pelle la brutalit del regime. Perch la lotta
partigiana le offre la possibilit di entrare a far parte di un nuovo gruppo sociale, disposto ad
accoglierla. E poi, certamente, perch si sente uomo e non donna. All'interno dell'organizzazione
guerrigliera nessuno l'avrebbe giudicata n avrebbe fatto domande. Perfino il cambiamento del nome
sarebbe rientrato in una normale dinamica collettiva, dal momento che tutti i membri delle bande
partigiane adottavano un nome di guerra. In questo modo La Pastora si getta definitivamente il passato
alle spalle. Forse per una volta pu credere che per lei ci sia un futuro.
Nel corso del rito di passaggio, piange. Il taglio dei capelli rappresenta per lei un evento
fortemente traumatico. Si sente uomo, ma  sempre vissuta da donna. Diceva addio a molte cose, ma in
primo luogo a se stessa. Ricorda umiliazioni, dolore, solitudine, e al tempo stesso sa che tutto ci che
ricorda, nel male come nel bene, tutto ci che la configura come essere umano, da quel punto in poi
scompare comple-tamente.
Pos la penna e respir a fondo. Bene, per ora poteva bastare. Pi tardi ci avrebbe riflettuto su.
Quella era stata una testimonianza preziosa, senza alcun dubbio. Non doveva perdere la speranza di
portare a compimento il ritratto di quella donna, o uomo che fosse. Stava cominciando a delineare i
contorni dei suoi sentimenti, anche se il quesito principale rimaneva irrisolto: era un'assassina? Soffriva
davvero di una patologia che la spingeva alla crudelt? Era ossessionata da fantasie di morte ? Molti
interrogativi erano ancora senza risposta, ma non persistevano sempre dei dubbi ogni volta che
esprimeva una diagnosi sui suoi pazienti? Sempre, sempre, in psichiatria rimaneva uno spazio in bianco
che era impossibile riempire di certezze scientifiche. La mente dell'uomo non si lascia circoscrivere,
sezionare, portare alla luce. Non  mai trasparente. E talvolta la cosiddetta malattia mentale non  che
la reazione logica a un mondo assurdo, spietato, caotico e brutale.
All'improvviso si ricord di non aver neppure salutato Infante. Dispiaciuto, guard l'orologio. In
ogni caso l'avrebbe visto fra poco, all'ora di pranzo.
Fare la staffetta per i partigiani mi piaceva. Non solo per i soldi che mi davano, ma anche
perch mi trattavano bene, come una persona. Cominciavo a conoscere tutto il gruppo che veniva da
quelle parti ed erano brave persone. Si parlava e si rideva. Dicevano che si fidavano di me, ed era
vero. Mi davano la lista delle cose che volevano e io la portavo al Cabanil, da Gisbert. Poi loro
scendevano a pagare. Al principio era cos, dopo hanno cominciato a dare i soldi a me e lo pagavo io.
Le risate, quando Gisbert gli dava le scatolette delle razioni per la Guardia Civil. La prima volta i
partigiani se la facevano addosso dal ridere. Erano salamini e carne in scatola. Sembrava strano, ma
come stavano le cose si sapeva: Gisbert abitava vicino alla casermetta, e loro scambiavano le
scatolette con la farina, con le arance, con le verdure dell'orto. E lui le vendeva ai partigiani. Gisbert
era il primo a ridere di questa cosa. Diceva: Su, prendete, non sono mica cattive. Anche se mi sa che
a voi faranno venire il mal di pancia. Povero Gisbert, era cos un brav'uomo, cos lavoratore! Non se
lo meritava quello che gli hanno fatto. Dicono che quando l'avevano arrestato lui aveva denunciato
tanta gente e per questo ci furono tanti arresti fra i massari di quelle parti. Ma con quello che gli
hanno fatto credo che avrei parlato perfino io. Mi viene ancora da piangere quando ci penso, un uomo
che non aveva mai fatto male a una mosca, che non aveva ammazzato n rubato. Come si fa a essere
cos cattivi, senza umanit? Il peggio fu la fine che gli fecero fare. Lo tenevano in caserma a Morella, e
un giorno, quando ormai dovevano avergli cavato tutti i nomi che potevano cavargli, lo portarono alla
prigione di La Fobia de Benifass. L and a trovarlo sua madre, povera donna, e lei prima di entrare
aveva chiesto alle guardie che cosa volevano fargli. Loro dissero che lo lasciavano libero. La madre
entr tutta contenta, e siccome lo vide che era ridotto male, voleva dirgli qualcosa per farlo contento.
A lui piacevano tanto i fagioli, e allora lei gli disse che gliene preparava una bella pignatta per
quando tornava a casa. Povera donna! Non poteva fare molto altro per suo figlio. Ma poi lo portarono
a El Cabanil in camionetta, volevano farsi dire dov'era una certa cosa, forse un nascondiglio segreto
che non si trovava. Insomma, per farla breve, arrivano l, lui gli fa vedere quello che vogliono loro, poi
lo portano fuori e gli dicono: Va bene, abbiamo finito. Puoi andare. Non aveva fatto dieci passi che
gli hanno sparato una raffica di mitra nella schiena.  rimasto l, Francisco Gisbert, quando ormai
credeva di essere libero.
Lo portarono via su un mulo, andavano due guardie davanti e una dietro. Gli pendevano le
gambe da sotto la coperta che gli avevano buttato addosso, con le scarpe di corda ai piedi. Me l'hanno
detto quelli che l'hanno visto. Il corpo l'hanno dato ai parenti, per il funerale, e quando l'hanno
svestito per lavarlo  venuto fuori che gli avevano strappato i testicoli. Proprio cos, come ve lo
racconto. Io posso essere stato partigiano e bandito, e aver fatto delle cose che non dovevo fare, ma
ditemi come s fa, che cosa bisogna avere nella testa per strappare le palle a un uomo. Nemmeno le
bestie, nemmeno gli avvoltoi lo farebbero a un uomo vivo.
Come avrete gi capito, ormai avevano messo una croce vicino al mio nome, e di sicuro la
prossima ero io. Avevo aiutato i partigiani anche pi di lui, e le guardie dovevano saperlo.
Carlos el Cataln, che era il comandante di tutta la zona, aveva seguito l'assalto al Cabanil da
una collina. Lo sapeva che non era rimasto vivo nessuno. Venne a cercarmi.
Pastora, cosa conti di fare?.
Io, certe notti che avevamo bevuto vino, gli avevo detto che mi sentivo pi uomo che donna. Lui
non aveva riso, non si era nemmeno stupito. Mi aveva detto: Sono cose che succedono, Pastora, ma in
altri paesi non ha importanza, uno  quello che vuole. Ma io sono di qui e tutti ridono di me, e
vogliono vedere cos'ho tra le gambe, solo mettendogli paura sono riuscita a stare in pace.  dura,
Cataln, tutta una vita cos.
Ma tu, sei frocio?.
No. Gli uomini non mi piacciono, e le donne non ci sono mai andata vicino per quelle cose. E
adesso non m'importa pi, non so come spiegarlo,  come se me le fossi tolte dalla testa, certe cose, e
non volessi pi farle tornare. E non ne ho mai parlato con nessuno. Mia madre diceva che ero femmina
e femmina sono rimasta, ma dell'uomo ho tutto: la forza, la barba, il modo di fare, la cattiveria. Per
la gente, cosa vuoi, vede malizia dappertutto.
Perch sono ignoranti, Pastora, perch ai fascisti che hanno vinto la guerra non interessa che
la gente impari qualcosa, a loro conviene che tutti restino somari come sono venuti al mondo. Quello
che vogliono  che tutto rimanga uguale, che i poveri si rompano la schiena a lavorare, che non
sappiano leggere, perch coi libri si fanno le rivoluzioni.
Ma cosa c'entrano i libri se la gente ride di me?.
C'entrano, Pastora, c'entrano. Nel partito ti insegnano che le persone, tutte le persone, hanno
una dignit e meritano rispetto, e questo si impara sui libri, l si impara la libert. E poi ti dico una
cosa: in Francia quello che succede a te non avrebbe nessuna importanza. L non ha importanza
nemmeno se sei frocio, che  tutto dire. Nessuno mi aveva mai parlato a quel modo, mai. E non ero
abituata a sentir parlare per ragionare. La mia vita era lavorare e basta, e anche quando era festa la
gente non parlava cos tanto, fra che si beveva, si ballava, s giocava a carte...
E cos mi sembrava strano che per i partigiani le parole erano importanti, erano cose che ci si
credeva. Per questo quando El Cataln, dopo le disgrazie del Cabanil, venne da me e mi disse:
Pastora, cosa conti di fare?, io avevo il cuore stretto, perch quel che c'era da dire quella volta era
importante.
Tu cosa credi che devo fare?.
Venire con noi, in montagna.
 molto pericoloso, e tu lo sai.
E qui cosa vuoi fare, nasconderti come un animale o lasciare che ti ammazzino come
Gisbert?.
Ma io non ho l'idea come l'avete voi. N quella n un 'altra.
Nella banda ti daremo un'istruzione politica, imparerai a leggere.
A sentire quello mi sal il sangue alla faccia. Veramente mi avrebbero insegnato a leggere?
Cosa ne dici, Pastora?.
E io, a cosa vi servo?.
Tu vali tanto oro quanto pesi, Pastora. Ti ho vista girare per le montagne quando ci portavi la
roba, ti muovi bene, vai veloce come il vento in mezzo alla boscaglia. E poi mi hanno detto che conosci
questi posti come le tue tasche. Nessuno si orienta come te.
 vero.
Di questo noi abbiamo bisogno.
Ti direi di s, ma con queste sottane....
Allora El Cataln mi guard negli occhi serio come una statua.
Non ti ho detto che nella guerriglia ciascuno  quello che vuole? Tu ti sent un uomo,
Pastora?.
S gli dissi, e guardai per terra mentre lo dicevo.
E allora lo sarai. Stasera vieni con me a casa di mia sorella. Lei ti taglier i capelli e ti dar
da vestirti da uomo. E Teresa se ne va a farsi fottere, hai capito? Che si fotta!.
E si mise a ridere forte. Anch'io volevo ridere, e ridevo, s, non crediate, ma insieme piangevo.
Allora El Cataln mi diede delle pacche forti sulla schiena per tirarmi su d morale e mi disse: Sta'
tranquillo, compagno, che gli uomini non piangono. Lo vedi come fa in fretta la gente a dirti quel che
devi e quel che non devi fare?.
Andammo a La Snia, con mille precauzioni. La sera eravamo gi l ed era vero che la sorella
del Cataln ci aspettava. Cinta, s chiamava. Era gentile. Quella notte dormii con lei, siccome ero
ancora una donna... Il giorno dopo mi fa: Vieni. Mi porta in cucina e mi fa sedere su una seggiola
bassa. Prende un pettine e le forbici. E mi taglia i capelli, a poco a poco. Io li vedevo cadere per terra
e mi veniva da piangere di nuovo. Lei diceva di non preoccuparmi, che veniva bene. Non lo so cosa mi
passava per la testa, ma avevo paura, una paura che non so perch mi veniva. Io che fin da piccola
avevo sempre dormito da sola, anche in montagna, che avevo tenuto testa a tutti, che avevo ammazzato
gli agnelli senza che mi tremasse la mano, quel giorno avevo una paura che non riuscivo a muovermi.
Come un uccello caduto dal nido.
Dopo un po' Cinta ha detto che bastava, e mi ha pettinato i capelli all'indietro. Non ha voluto
farmi vedere nello specchio perch ero ancora vestita da donna. Mi port la roba da uomo e mi fece
andare di l per non farmi vergognare. E io, nel mentre che mi levavo la roba da donna sentivo che mi
veniva ancora pi paura. Ma poi piano piano mi sono messa i vestiti da uomo e sono andata di l.
Subito mi sono sentita morire, perch come mi hanno vista, loro si sono messi a ridere.
Di cosa ridete?.
Ridiamo, perch sembra che sei sempre stato un uomo da quando tua madre ti ha fatto.
Guardati. E Carlos mi ha dato uno specchio.
Mi sono guardato. Non sapevo se ridere o se piangere, perch era vero che di Teresa non
rimaneva niente. Niente. Ero un uomo, un uomo normale, un uomo dalla punta dei piedi alla punta dei
capelli. Mi  venuto da ridere anche a me che non mi potevo pi fermare. Ridevano tutti.
Adesso vedi cosa ne facciamo di Teresot disse Cinta, e prese tutta la roba che mi ero tolta e
la butt nel camino. Venne su una fiammata che sembrava dovesse andare a fuoco la casa. Poi Cinta
port una bottiglia di cognac, e anche se era mattina, brindammo tutti.
Chiesi un'altra volta lo specchio e mi guardai bene la faccia. Mi passai la mano sulla cicatrice
dell'operazione.
Qui mi faccio crescere due bei baffetti dissi. I baffi mi erano sempre piaciuti. E cos gi che
c'ero mi vendicavo di tutte le volte che me li ero dovuti strappare.
Ed  anche vanitoso!.
Ma solo perch fino a un momento fa ero una donna dissi, e li feci ridere tutti di nuovo.
E come ti chiamerai? chiese El Cataln Tereso come nome non c'.
Mi chiamer Florencio. Tante volte ci ho pensato. Florencio Pia Meseguer, suona bene.
E allora sarai Florencio. E come nome di guerra Durruti, che te ne pare?.
Mi piace.
Non se ne parli pi. Da questo momento appar-tieni al settore 23 della Agrupacin
Guerrillera de Levante y Aragn, e io sono il tuo comandante. Benvenuto, compagno.
Mi abbracci da uomo a uomo, e quello fu il momento pi bello di tutta la mia vita.
Rimanemmo due giorni in quella casa senza uscire. Io avevo paura che venisse la Guardia
Civil, ma El Cataln diceva che in quei giorni le guardie avevano molto da fare e gli uomini erano
pochi. Vennero invece due della banda, che li chiamavano Valenci e Rubn. Tutti erano molto
contenti perch da tre mesi li davano per persi. Erano stati in missione dalle parti di Benifallet e di
Xerta, e anche di Rasquera e di Mora la Nueva. Poi Carlos and via col Valenci, e io partii con
quello che chiamavano Rubn. Andammo a Mosque-ruela e Fontanete, dove c'era un accampamento
con tantissimi compagni che poi sono morti tutti. Rubn me li ha presentati. Io stavo attento a vedere
se si accorgevano che ero stato una donna, e loro no, non si accorgevano di niente. Per questa mania
non mi passava, finch un giorno andammo alla masseria di Eloy per farci dare da mangiare. Il
padrone, Ramon del Mas, mi conosceva benissimo quando ero Teresa. E cos, mentre sua moglie ci
preparava il pranzo, vado da Ramon e gli faccio: Ramon, non mi conosci?. E lui ci rimane l. Mi
guarda e mi riguarda e alla fine, ma si vedeva che non era sicuro, mi dice: Sei Teresa?. E allora mi
alzo il baffo, che gi i baffi mi erano cresciuti, e gli faccio vedere la cicatrice. E lui: Veramente sei
Teresa?. Sembrava che vedesse un morto scappato dal cimitero. E allora ho capito che nessuno
poteva vedermi come la donna che ero stata.
All'accampamento che vi ho detto siamo stati poco tempo. Poi sono andata a Fontanete, l c'era
un altro campo che lo chiamavano del Viejo de Gudar, e l successe una cosa molto importante: mi
diedero l'arma: un fucile russo, che e questo qui che vedete. Mi ha sempre fatto compagnia come un
fratello. Adesso magari lo poso qui, poi vediamo.
Rilesse lentamente la lettera davanti a una tazza di caff. La conosceva quasi a memoria, ormai.
Andare da solo al bar non era nelle sue abitudini, preferiva farlo in compagnia di Infante. Ma non se
l'era sentita di leggere la lettera nel chiuso della sua stanza. I rimorsi che sapeva in agguato si sarebbero
smorzati in mezzo alla gente, gente che non conosceva ma che gli ricordava che in fondo lui non era
diverso dagli altri. Si sentiva colpevole nei confronti di sua moglie, e analizzando a fondo quella
sensazione non poteva non riconoscere la profonda disaffezione che le aveva dimostrato negli ultimi
tempi. velyne era convinta che la lontananza avesse allentato il loro legame, eppure non era cos; ad
assorbirlo completamente era l'ambiente in cui ora viveva, la terra che lo circondava, le vicende in cui
era immerso. Quelle storie truculente di violenza, passione, odio e morte l'avevano come sradicato,
trasportato in uno stato d'animo del tutto diverso da quello che lei gli conosceva. Era giunto a
considerare la sua vita precedente come superficiale e inutile. Certo, nell'esercizio della sua professione
riusciva ad alleviare il dolore di molti. Ma la sofferenza con cui ora si confrontava era molto pi
ignobile e tragica, era inflitta dall'uomo e si esercitava sull'uomo. L'ingiustizia, l'oppressione, la
povert, l'ignoranza, l'enorme disuguaglianza, insieme a uno strano accanimento del destino, lo
colpivano come essere umano, oltre che come medico.
Le lettere di velyne gli parlavano di sciocchezze, o almeno cos gli pareva. Dalle
recriminazioni dei primi tempi era passata a dargli notizie futili col tono spensierato di una ragazzina.
La sua intenzione era chiara: pensava, cos facendo, di ridargli un equilibrio, di trasmettergli le piccole
sensazioni di uno spazio familiare sereno, morbido e accogliente, capace di suscitare in lui la nostalgia
che dovrebbe provare chi  in viaggio. Gli descriveva nei minimi particolari ogni piccola novit
riguardante la casa: l'acquisto di tende per il soggiorno, la visita di un lucidatore di pavimenti che aveva
fatto meraviglie al parquet. Raccontava storielle sugli amici comuni: Charles, sempre cos distratto,
aveva perso le chiavi della macchina tre volte in un mese; Anne continuava a spendere somme
astronomiche per gioielli e vestiti un po' troppo arditi per la sua et. Tutte quelle inezie, invece di
restituirlo alla normalit del suo ambiente, avevano il solo risultato di spazientirlo. Le sue lettere di
risposta cominciavano ad assomigliare sempre pi a prediche religiose o libelli politici. Come se
volesse indottrinare sua moglie sulle invalicabili barriere che isolavano le classi sociali condannate alla
miseria intellettuale, sui bambini che crescevano segnati dai risentimenti degli adulti, sul peso del giogo
dittatoriale sotto cui viveva la Spagna.
Era probabile che velyne, nel ricevere le sue lettere, provasse la stessa irritazione che lui
provava per le sue. Vivevano su pianeti diversi e neppure l'aria che respiravano pareva composta degli
stessi elementi. Con tutto ci, doveva pur scrivere una risposta. Si decise a esprimere qualche concetto
generale, aggiun-gendo piccole notazioni sul cibo e sul clima. Si era gi messo a scrivere quando
un'ombra si proiett sul foglio. Alz la testa: era comparso Infante, e aveva un'aria molto divertita.
Hai gi preso anche tu l'infame abitudine spagnola di fare tutto al bar?.
Siediti, stavo scrivendo a mia moglie.
Se  cos, me ne vado. Non mi piace interferire nelle questioni di famiglia.
Nourissier, deponendo la penna, ordin al cameriere due caff.
Non te ne andare. In fondo  un bene che tu mi abbia interrotto. Non so proprio cosa mettere in
questa disgraziata lettera. velyne mi racconta un mucchio di incantevoli cosucce sulla casa e le
bambine, sull'ar-redamento e le novit della moda. Sono tentato di risponderle che non posso
occuparmi di sciocchezze mentre mi trovo immerso fino al collo nelle tragedie di questo paese.
Spero proprio che tu non ti azzardi a fare una cosa simile. Questa non  la tua guerra,
professore; tu appartieni a un altro mondo, molto pi divertente. Fa' quello che sei venuto a fare e
dimenticati di quello che hai visto e sentito qui.
Tu non ti lasci mai impressionare da niente, vero, Carlos?.
Il solo fatto di essere spagnolo mi rende imper-meabile alle tragedie.
Non mi piace il cinismo, alla lunga finisce per essere noioso. Ci vediamo dopo.
Nourissier si alz, lasciando intatta la sua seconda tazza di caff, pos qualche moneta sul
tavolo e usc. Infante lo segu, ma dovette mettersi a correre per raggiungerlo. Finalmente lo affianc.
Mi spiace molto di doverti disturbare, ma ti ricordo che abbiamo appuntamento col giudice
Santillana alle quattro, questo pomeriggio.
Va bene, ci sar.
Puoi camminare pi adagio, per favore?.
Nourissier si ferm seccato.
Che cosa vuoi? Lo vedi che non sono dell'umore.
Che io sia alle tue dipendenze ti d il diritto di insultarmi!.
Perch, dirti che sei cinico ti pare un insulto? Ma se  una parola che sembra fatta apposta per
te!.
Infante lo prese per un braccio e lo spinse verso una via laterale, al riparo dagli sguardi dei
passanti.
Volendo, puoi sempre cercare di redimere il tuo passato, come fa il giudice.
Questo  tutto quello che avevi da dirmi?.
No, volevo parlarti, ma non ho nessuna intenzione di sopportare le tue villanie. In quel
momento Infante si accorse che un agente della Guardia Civil li stava osservando. E quell'idiota non
pu smetterla di seguirci? Adesso mi sente!.
Part furibondo verso l'uomo in divisa. Ma questi immediatamente si allontan.
Ehi, aspetta grid Infante.
Nourissier lo raggiunse.
Sei matto? Su, torniamo al bar.
Il suo amico si lasci condurre controvoglia. Entrarono e ordin altri due caff, che il padrone
serv con espressione assente.
Cosa pensavi di fare, ammazzarlo?.
Ecco, lo vedi? Sei tu che prendi sempre tutto sul drammatico. Volevo solo dimostrarti che non
possiamo fare niente contro questo sistema. Capisci? Niente!.
Scusami. Stavo passando un brutto momento e ho scaricato il mio malumore su di te. Non so
come ho potuto parlarti a quel modo.
E va bene.
Dico sul serio.
Va bene, psichiatra, va bene. Ma adesso preoccupiamoci del lavoro.
 successo qualcosa?.
Mi sa tanto che non siamo in una bella situazione. Lo vedi che anche la Guardia Civil ci sta
alle costole, e che il giudice, pur di lavarsi la coscienza,  pronto a correre qualsiasi rischio.
Questa  una cosa che riguarda lui.
E noi. Se lo arrestano per aver sottratto documenti dal tribunale, vorranno sapere cosa
intendeva farne, no? Stamattina gli ho domandato perch ci desse le informazioni col contagocce, e lui
mi ha risposto che ha bisogno di andare a consultare gli archivi per rinfrescarsi la memoria. L lo
conoscono tutti. E poi lui, tranquillamente, ci invita a casa sua per parlarne. Alla Guardia Civil anche il
pi cretino deve aver capito cosa sta combinando. Adesso si tratta di valutare se quello che ha da dirci
vale la pena di correre dei rischi. Lui si mette a posto la coscienza raccontandoci i suoi terribili peccati,
ma a noi, le sue storie, servono?.
Il racconto dell'arruolamento della Pastora nella banda  stato fondamentale per me.
D'accordo. Vedremo cosa ci tira fuori oggi, ma se non  niente di fondamentale, ci conviene
far le valigie e andarcene.
Faremo come credi sia meglio. Sono perdonato per la faccenda di prima?.
Non so di cosa mi stai parlando. Andiamo, che  ora di pranzo.
Quel pomeriggio il giudice Santillana li ricevette con la massima cordialit. Aveva
apparecchiato la tavola con un delicato servizio da t e un vassoio di pasticcini. Li invit ad
accomodarsi e and in cucina a prendere il bricco dell'acqua calda. Infante, in ansia, bisbigli
all'orecchio di Nourissier:
Ogni volta che lo vedo ho paura che ci aspettino delle brutte sorprese.
Calmati, ti stai comportando da paranoico.
La ricomparsa di Santillana in veste di padrone di casa li costrinse al silenzio.
Invecchiando, ho scoperto di preferire il t al caff. Il caff mi agita troppo. Poi, la notte, non
riesco a prendere sonno. Me ne rimango l nel letto, ora dopo ora, a sentir battere la campana di quella
maledetta chiesa. Vers il t nelle tazze e domand in tono mondano: E allora, come vanno le vostre
indagini? Qualche novit?.
Nessuna rispose secco il giornalista. E poi: Il fatto , signor giudice, che il nostro soggiorno
a Morella volge alla fine. Quindi, se lei ha qualcosa da raccontarci sulla Pastora....
Capisco. Per voi questo  un lavoro e non avete tempo da perdere. Adesso vi racconto...
Vediamo, di cosa dovevo parlarvi? Ah, s. Lo sapete che la Guardia Civil aveva tentato di organizzare
una specie di servizio segreto ? L'idea era che alcuni agenti, facen-dosi passare per ribelli,
commettessero canagliate in nome delle bande partigiane, cos da minare la fiducia della gente. Il
sistema era, come potete capire, piuttosto rozzo, ma poi si and sofisticando, e questi agenti travestiti
da partigiani servivano in realt per capire quali contadini simpatizzassero con la guerriglia. Li
incitavano a esprimersi contro Franco e il regime, e quelli che cadevano in trappola venivano pestati a
sangue. Una volta, in una masseria, chiesero al padrone di mettere qualcosa in tavola. Il pover'uomo
ammazz un coniglio. E mentre lo stava spellando, gli chiesero: "Tu cosa faresti se adesso qui davanti a
te ci fosse il Generalissimo?". E lui, per ingraziarseli, disse: "Lo prenderei per le orecchie e gli
strapperei la pelle, come a questo coniglio". E allora quelli....
Infante lo interruppe, gelido: Ma c'entra La Pastora in questa storia?.
Il giudice reag come un bambino colto in fallo, e si affann a dire, quasi scusandosi: No, non
c'entra, ma aspettate, ora vi mostro dei documenti che ho trovato ieri negli archivi del tribunale. Solo
che li ho di l, vado a prenderli.
Non appena si fu allontanato, Nourissier bisbigli: Dovevi proprio essere cos scortese?.
Non siamo venuti fin qui per fraternizzare con gli abitanti.
Ma siamo in casa sua, siamo suoi ospiti....
Non lasciarti incantare, quello  una carogna.
Santillana torn sfogliando delle carte, gli occhiali sul naso, la fronte aggrottata. Sedette senza
rivolgere loro uno sguardo, concentrato sui documenti.
Vediamo... Dov'era? Ah, eccolo qui. Vi ho trovato delle notizie particolareggiate sulle
rappresaglie com-piute ai danni dei familiari della Pastora, dopo che lei sal in montagna. Vi
interessa?.
Ci interessa moltissimo disse lo psichiatra, aprendo il suo bloc-notes. Il giudice sorrise
soddisfatto.
Ebbene: quando si seppe che La Pastora si era unita ai partigiani, i suoi zii furono arrestati per
sospetto favoreggiamento. Prima venne fermato lo zio. Andarono a casa sua, perquisirono tutto da cima
a fondo e trovarono un fucile da caccia. Ma lui aveva le carte in regola, e da quel lato era inattaccabile.
La moglie non stava bene, e un medico aveva sconsigliato la carcerazione, ma due giorni dopo il fermo
del marito, vennero a prendere anche lei, la portarono via sdraiata su un materasso. Rimasero tutti e due
in camera di sicurezza qui a Morella, e qui furono interrogati. Per spaventarli, fu arrestato anche il
figlio maggiore. Ma nessuno di loro diceva dove fosse La Pastora. Ci provarono con la pi piccola
della famiglia, una bambina di dieci anni. Fu inutile. Si trovarono dei reati da imputare alla coppia, che
fu trasferita al carcere di Tarragona. Non ho potuto verificare quanto tempo siano rimasti l. L'unico
risultato di tutta questa operazione fu quel che disse un cognato della Teresa Pia su un episodio tutto
sommato irrilevante: una volta dei partigiani erano andati a chiederle di ritirare degli abiti da un sarto di
Vinaroz. Questo fu tutto, una delazione inutilizzabile.
La maltrattarono? domand Nourissier.
Chi? La bambina? No. So che la spaventarono dicendo che non avrebbe pi rivisto n madre
n padre, ma poi, non avendone ricavato nulla, la lasciarono a casa di una zia. Gli adulti, invece... Dai
verbali non risulta, ma immagino che a loro non and altrettanto bene.
 orrendo disse Nourissier. Lei crede che La Pastora sapesse quanto avveniva alla sua
famiglia?.
Ma certamente. I partigiani si tenevano al corrente di tutto, avevano molti contatti.
Specialmente nei primi tempi.
A quel punto Infante interruppe la conversazione.
La ringraziamo molto di tutto quello che ha fatto per noi, signor giudice, ma adesso dobbiamo
proprio salutarla.
D'accordo. Allora ci vediamo dopodomani.
Dopodomani? E per cosa?.
Dopodomani vi parler dei fatti pi importanti.
E perch non adesso?.
Adesso non  il momento.
Signor giudice,  pericoloso per lei e per noi che il tenente lvarez sappia dei nostri incontri. E
poi noi dovremmo andarcene quanto prima, siamo sorvegliati.
Domani sera a cena, allora.
Sar un piacere intervenne Nourissier. Le va bene alla pensione ? Sar nostro ospite; non si
mangia affatto male.
Sar l alle nove.
Il francese sapeva che le obiezioni di Infante non si sarebbero fatte attendere. Infatti, appena
furono in strada, Infante parl: Ma  assurdo, e a me quello che  assurdo mette sempre dei sospetti.
Perch voleva vederci dopodomani?.
Vorr raccontarci un fatto che gli pesa sulla coscienza, ma non se la sente e rimanda.  un
comportamento che ho riscontrato in molti dei miei pazienti.
Storie, Lucien! Quel tizio sta tramando qualcosa.
Che cosa dovrebbe tramare ? Ci ha offerto delle rivelazioni preziosissime. Se avesse voluto
consegnarci alla giustizia lo avrebbe gi fatto.
Ti sembrano cos utili quelle miserie?.
Molto. Le rappresaglie di cui ci parlava completano il quadro che mi sto facendo di quella
donna, chiariscono i motivi delle sue azioni.
Sei gi andato avanti parecchio nel lavoro?.
Quando arriviamo alla pensione te lo mostro.
Abbassa la voce. Ecco di nuovo quello l che ci segue.
Passarono in silenzio accanto all'uomo in divisa, che non cerc neppure di dissimulare la sua
presenza.
Una volta alla pensione, Nourissier condusse Infante in camera sua. Gli mostr la gran quantit
di pagine gi scritte, sottolineate, annotate ai margini.
Ma queste sono tutte congetture disse Infante. Le notizie che abbiamo avuto non permettono
di ricavare tanto.
Il mio lavoro procede sempre per congetture. Nessuno pu fare una radiografia alla mente
umana.
Per fortuna! La mia avrebbe un aspetto decisamente sinistro. Ti lascio, credo che adesso andr
a ubriacarmi. Ci vediamo domani.
Al campo mi fecero un po' di addestramento, mi insegnarono a usare il fucile e tutte le cose
importanti che dovevo sapere. Mi insegnarono anche che cosa si poteva chiedere ai massari e che cosa
no. Potevi dirgli di andare a comprare le cose indispensabili: riso, lenticchie, ceci, fiammiferi, una
coperta... Cose che non destavano sospetti. Ma non bisognava mai mandarli a comprare carta per
scrivere, matite, torrone per Natale o capricci, perch queste cose i massari non le comprano mai, e in
paese si sarebbero accorti subito che stavano facendo la spesa per noi. E poi mi insegnarono come
bisognava fare quando si andava in missione. Intanto, un compagno che faceva il barbiere ti tagliava i
capelli. Poi il capo controllava se eri ben vestito. Niente scarpe vecchie o camicia sporca. Ci
spiegavano che un guerrigliero della Repubblica doveva sempre essere pulito e in ordine. Tutto quello
che mandavamo a comprare dovevamo pagarlo, se avevamo i soldi, e amici come prima. Poi, quando
andavi in missione, ti davano un sacchetto di zucchero e un pezzo di carne secca. Cos potevi andare
avanti qualche giorno se qualcosa andava storto.
Per me non era difficile,  pi difficile trovare un agnello che ti  finito nel gregge di un altro.
In quel primo campo nessuno parlava di insegnarmi a leggere. Questo s che per me sarebbe stato
difficile. Non mi dicevano niente, e non dicevo niente neanch'io perch sapevo che era troppo presto.
Prima dovevo far capire che ero in gamba, che non avevo paura e non scappavo davanti alla prima
guardia che vedevo.
Mi mettevano qualche giorno in un gruppo e qualche giorno in un altro, mi mandavano in posti
diversi, cambiavo sempre compagno... Alla fine Carlos decise che dovevo far parte del gruppo che
andava in missione economica, lui diceva cos.
Eravamo in tre: Juan, Valenci ed io. Ci mandarono al mas del Fondo, che era fuori Morella.
Io quella zona la conoscevo pietra a pietra. Ci accampammo non lontano da l, e da certi punti che
sapevo io dovevamo tener d'occhio la masseria per capire che abitudini avevano. Io quella gente la
conoscevo, la conoscevo benissimo. Bisognava far passare del tempo anche perch la terra si
asciugasse, c'erano stati tanti temporali che era tutto pieno di fango e si camminava male.
Insomma, una mattina decidiamo di scendere gi. Il figlio del massaro, Jaime, andava in
campagna all'alba col lavorante. Lo fermiamo col fucile. Poi Valenci manda il lavorante, Toms si
chiamava, a chiedere al padre di Jaime dodicimila pesetas, e gli dice da dove deve passare quando
torna coi soldi. Non c'era bisogno che ci venisse a cercare, gli andavamo incontro noi. Il ragazzo
l'abbiamo tenuto come ostaggio, e secondo me sapeva benissimo chi ero perch mi ha guardata un bel
po', e forse conosceva anche El Valenci.
Insomma, ci nascondiamo col figlio dei massari e intanto il lavorante va a farci la
commissione. Passano due ore, passa mezza giornata, e non s vede nessuno. El Valenci era agitato, e
allora dice al ragazzo che se suo padre non manda i soldi lo ammazziamo. Lui piangeva, era vigliacco,
chiedeva piet. Allora El Valenci gli dice: Adesso ci fai i nomi di tutti quelli che conosci che sono
del somatn. Cos aggiustiamo i conti. Il ragazzo non ci pensa due volte, tira gi una sfilza di nomi,
che fossero parenti o amici non gli importava, gli uscivano dalla bocca come niente, e Juan li scriveva
su un foglio. Mi faceva una rabbia che non vi dico perch un uomo non deve piangere, ma diciamo che
se anche piange non succede niente, in fondo siamo tutti esseri umani e possiamo avere un brutto
momento. Ma la cosa che non si pu fare pi di tutte  fare la spia. Un uomo deve essere forte e dire:
Io di nomi non ne faccio, neanche se mi obbligate con la forza. E di forza quella volta non ce n 'era
stato bisogno, non l'abbiamo neanche toccato.
Nel mentre io stavo di guardia per vedere se arrivava il lavorante, e a un certo punto lo vedo,
ma dietro c'erano altri quattro che erano di sicuro civiles vestiti da contadini. Li ho scoperti subito,
due erano vestiti da donna, volevano far finta che erano le sorelle del ragazzo, ma si vedeva benissimo.
Se non la sapevo io la differenza che c' fra una donna e un uomo travestito! Un altro magari si
lasciava fregare, ma io no. E cos corro dal Valenci a dirglielo, e intanto Juan guarda dall'altra parte
e di l ne arrivavano altri, vestiti da contadini anche loro. Il massaro aveva chiamato le guardie.
Allora Valenci mi dice: Cosa pensi, Pastora, ci sar un modo per scappare da qui?. S, venite, vi
guido io. Ci portiamo anche quello l?.
Quel vigliacco tremava come una foglia, seduto l per terra, dovevo tenergli il fucile puntato
alla testa perch non gli venisse in mente di gridare. Si era perfino pisciato addosso dalla paura.
Allora Valenci dice: Non vale la pena di far la fatica. Chi ci d un soldo per uno cos? Lascialo
andare. Io avevo una rabbia dentro che la faccia mi bruciava come vicino al fuoco. L'avrei preso
volentieri a calci quella carogna, l'avrei ammazzato e l'avrei buttato ai cani. I fifoni mi fanno schifo, e
le spie ancora di pi. Ho preso una pietra bella grossa e gli ho detto: Prendi, per il disturbo e per il
tempo che abbiamo perso, e perch sei un cagasotto, questa  la tua paga. E gliel'ho tirata in testa, la
pietra, pi forte che potevo.  caduto come se l'avesse preso un fulmine.
El Valenci mi dice: Bravo, cos si fai. E l'ha preso a pietrate anche lui. Pi tardi si
riprende meglio , cos non racconta da che parte siamo andati. Juan si preoccupava: Lasciatelo
stare, che ci pigliano! Andiamocene via!.
Sta' calmo, non c' da aver paura rispondo. E intanto il Valenci strappa dei rami per
coprirlo con le foglie. Era vivo, il ragazzo, ma se non lo trovavano moriva di freddo di sicuro, o
magari dissanguato. Uno cos se lo meritava. Poi siamo corsi dalla parte che dicevo io e dopo un po'
eravamo in salvo.
Mangiammo carne secca e pane duro. La missione economica era fallita, ma non ci
importava poi tanto. Io stavo bene, meglio che mai, contento come se avessi bevuto due cognac. Se ci
fosse stata la musica avrei ballato come quando andavo vestita da donna alle feste patronali. Era stato
bello come il cuore mi batteva quando avevo riconosciuto le guardie vestite da donna. Era stato bello
tirare una pietrata a quel disgraziato. Non era pi come quando passavo i mesi al pascolo. Tutto
andava piano con le pecore, era sempre tutto uguale. Ogni giorno uguale all'altro, e lo sapevi e
aspettavi che venisse mattina per alzarti, e poi mezzogiorno per mangiare, e poi la sera per dormire...,
finiva la primavera e veniva l'estate... Adesso no, adesso ogni giorno era diverso e nessuno poteva
dire, nemmeno io potevo dirlo, dove sarei stato, cos'avrei fatto il giorno dopo. Mi veniva da ridere
tanto ero contento. Mi piaceva essere partigiano, anche se quella volta non ho detto niente perch la
missione era andata male e nessuno doveva essere contento.
Stavamo bevendo quel poco di vino che avevamo quando El Valenci mi guarda in faccia tutto
serio e mi fa: Bravo, compagno Durruti. Ci  andata male, ma non per colpa tua. Queste montagne le
conosci come il palmo della tua mano e la paura non sai che cos'. Bravissimo.
Era la prima volta che mi dicevano che ero bravo. Sentirmi chiamare compagno Durruti faceva
un po' ridere, ma non ho riso. Ero orgoglioso, s, avevo fatto una cosa importante. Chi l'avrebbe detto
che quello che sapevo io poteva servire cos tanto agli altri? Camminare in montagna, salire e
scendere per i torrenti e le forre. Riconoscere da lontano gli uomini vestiti da donna.
Rimanemmo da quelle parti almeno quindici giorni. Di tanto in tanto scendevamo a una
masseria e chiedevamo da mangiare. Poi ci ritrovammo coi compagni a La Snia, dove La Nena, una
donna partigiana pi coraggiosa di venti uomini insieme, aveva sempre la tavola pronta per noi. Il 16
luglio facemmo una cosa che non me la dimenticher mai e che vi racconto perch  quasi da ridere.
Eravamo in cinque compagni, cos ci chiamavamo sempre fra di noi, compagni, e scendemmo fino allo
stradone che va da Tortosa a L'Aidea, per un'azione rivoluzionaria, cos dicevano loro. Io neanche
sapevo cos'era, ma non volevo far brutta figura e non chiedevo niente, aspettavo di vedere da me.
Insomma, dopo un po' che eravamo l passa un carro che veniva da Tortosa, noi lo fermiamo e
stacchiamo il mulo. Dopo il carro lo mettiamo di traverso in mezzo alla strada. E ogni volta che
arrivava una macchina era un divertimento vedere la faccia di quello che guidava, prima vedeva il
carro e poi noi, coi fucili e tutte le armi. In poco tempo arrivarono tre macchine e un po' di biciclette.
Si fermavano, noi facevamo scendere la gente e ci facevamo dare i soldi che avevano nel portafoglio.
Uno portava un orologio d'oro e gli abbiamo preso anche quello. Poi li spingevamo da una parte, tutti
in un gruppo, e io li controllavo col fucile perch non gli venisse la brutta idea d scappare. Alla fine
saranno stati una quarantina con gli occhi di fuori per lo spavento che non sapevano come andava a
finire. Uno che aveva una bella macchina, dentro il baule gli abbiamo trovato un fucile da caccia a
due canne, nuovo nuovo, e anche quello l'abbiamo requisito per la rivoluzione. C'era da ridere a
vedere la faccia che facevano. Quando il capo della missione ha deciso che dovevamo andar via
perch era pericoloso, ha fatto una cosa che non mi aspettavo. Ha detto a Francisco, che era quello
che ne sapeva di pi di politica, di fargli un comizio, che io non sapevo cos'era e cos quella volta l'ho
capito. Francisco, parlando forte e chiaro, si  messo a dire a quelli l che Franco aveva i giorni
contati e tutti dovevano organizzarsi politicamente ed entrare nel partito comunista. Proprio cos. Poi
ha gridato: Via la Repubblica! Viva la Spagna libera! Morte a Franco, morte al fascismo
internazionale!. Noi rispondevamo Viva! o Morte!, secondo come bisognava. Poi Francisco tir
fuori dal tascapane dei volantini di propaganda e li distribu a tutti quelli che io tenevo sotto tiro.
Alla fine il capo ha fatto buttare della benzina su due macchine e gli ha dato fuoco. Poi ha dato
ordine di ritirarci, e quelli sono rimasti l a cagarsi sotto, se mi permettete l'espressione.
Da quando lo conoscevo Francisco mi era sembrato un uomo coraggioso e con lui mi
intendevo bene, ma da quel giorno mi  piaciuto anche di pi per il sangue freddo che aveva avuto e
come aveva detto seriamente tutte quelle cose. La mattina dopo gliel'ho detto: Se non ti avessi visto
parlare cos bene a quelli l, cos calmo e tranquillo, io non ci avrei mai creduto che eri capace. Lui
mi guarda e con un sorriso mi fa: Ogni tanto noi due dovremmo passare un po' di tempo insieme,
perch vedo che di pagnotte ne devi mangiare ancora tante.
E cos fu. Lui mi insegnava le idee comuniste che erano sempre cose sulla giustizia e
l'uguaglianza dei lavoratori e lo sfruttamento dei padroni. E delle volte mi diceva: Ma a te, tutto
questo che ti dico, ti sembra giusto o sbagliato? Perch ti vedo che ascolti, ascolti sempre e non dici
neanche be'.
A me sembrava giusto. Che gli uomini sono tutti uguali e la terra  di chi la lavora e nessuno
deve farti lavorare come un mulo per quattro soldi, sono tutte cose molto belle e giuste. Il fatto  che
non sapevo di che mondo mi stava parlando, perch nei posti che avevo visto io non era mai stato cos.
Un giorno che mi aveva parlato pi del solito delle idee comuniste, Francisco mi fa: Adesso
bisogna che cominci a passarti qualche libretto di quelli che abbiamo qua cos te lo leggi e te lo studi
un po'. Sono diventato rosso fino alle orecchie perch credevo che El Cataln gli avesse detto che non
sapevo leggere. Allora glielo dico: Io non so leggere, Francisco. Non sono mai andato a scuola. Lui
ci rimane un po', che si vedeva che era dispiaciuto, poi mi chiede: Mai, neanche alla prima
elementare?.
Io sono sempre stata dietro alle bestie.
Lo vedi, Pastora? Tu sei un esempio di quello che ti dico sempre: uno sfruttato, ecco cosa
sei. Alla fine, che a sentir tante prediche su quello che ero e non ero, e tutte le domande che mi
faceva, mi ero gi un po' stufato, gli dico: Su, Francisco, non c' da fare tante storie. Non so leggere,
quindi i libri che mi vuoi dare saranno anche belli ma non ne ho bisogno. Te li puoi tenere.
E allora lui mi mette una mano sulla spalla e mi dice: Sta' tranquillo, compagno, non importa.
Rubn ti insegner a leggere e scrivere. Alla fine ne saprai pi tu di un maestro di scuola. Lui ha
pazienza e l'ha gi fatto con altri. Vedrai che  facile.
El Cataln si era dimenticato di dirlo, che non sapevo leggere, e si capisce, perch lui era il
capo di tutto il settore e di cose da pensare ne aveva tante. Ma poi Francisco parl con Rubn e
quando non c'era da lavorare facevamo la lezione. Io imparavo, s, e il giorno che ho saputo tutte le
lettere mi  venuto quasi da piangere tanto ero contento. Cose del passato, quando piangevo per tutto,
quand'ero una donna. E cos mi sono ricordato che non dovevo piangere e mi sono tenuto. Pensando a
questo mi viene in mente che Rubn un giorno mi aveva detto: Non ti ricordi mai di quando eri una
donna, Pastora? Non ti voglio offendere, ma mi interessa. Com'era vivere cos?.
Delle volte mi sembrava normale, delle volte no. Per ero quasi sempre solo, e allora se ero
uomo o donna non cambiava niente, ero io e basta.
Era un bravo ragazzo, Rubn, pi tranquillo d Francisco. Francisco era pi duro della pietra.
In quel periodo, erano i primi d'agosto, andarono lui e quello che lo chiamavano Il Nonno di nome di
guerra, alla masseria di Val de Fortn. Francisco e il padrone di quella masseria, un certo Jos
Garcia, erano nemici politici da tanto tempo, da prima ancora che Francisco salisse in montagna.
Francisco voleva vendicarsi, e cos  andato a casa di quello l e l'ha ammazzato, lui e il figlio.
Ma anche Rubn era una testa calda. In un'azione per ammazzare la guardia che aveva
assassinato Gisbert, il padrone del Cabanil, era cos agitato che spar a un 'altra guardia che non
c'entrava niente. Era un'azione pericolosa, erano scesi fino a Rossell, fin nella piazza erano arrivati.
Poi a Rubn gli dispiaceva di aver sbagliato uomo, aveva come un rimorso, ma i compagni dicevano
che una guardia era una guardia, che non c' una guardia buona se non  una guardia morta. Poteva
succedere, capita a tutti di sbagliare. Ma il brutto fu quel che dopo successe a noi a Benifallet.
Io e El Valenci, con un compagno che noi chiamavamo Berbero perch era lui che ci tagliava
i capelli prima di andare in missione, quella volta dovevamo entrare alla masseria Xalamera perch ci
avevano detto che l c'erano soldi e viveri. Prima ci siamo appostati intorno a vedere che dentro non ci
fosse nessuno. Dicevano che la casa era disabitata e cos sembrava. Alla fine andiamo, e come ci
avviciniamo cominciano a piovere spari dal cielo che sembrava una pioggia di fuoco. Ci buttiamo a
terra, ci mettiamo a sparare anche noi verso la casa, perch facevano fuoco da l. Io mi arrangio per
scappare e arrivare nel posto dove avevamo deciso di trovarci. Subito dopo vedo arrivare El Valenci.
E gi maledizioni contro i civiles, perch sembrava fatto apposta, come se ci stessero aspettando.
Passa un po' di tempo e Barbero non si vede. Aspetta e aspetta e poi Valenci mi dice: Andiamocene
a La Snia, va', che quelle carogne ce l'hanno ammazzato e non possiamo neanche andarlo a
raccogliere.
A La Snia c'erano Carlos el Cataln, Rubn, Lucas e Nano. Gli raccontiamo che Barbero era
caduto in un attacco della Guardia Civil, che ci aspettava alla Xalamera. Allora Carlos, serio, si volta
verso Rubn e poi Nano e dice: Ecco la paga per la guardia che avete fatto fuori. Io non capivo, ma
loro si sono messi a discutere e a far la voce grossa. E poi sento Rubn che grida: Cretini, siete dei
cretini, volevate entrare nella masseria che usavamo noi come punto d'appoggio. Abbiamo ammazzato
Barbero per colpa vostra.
Allora ho capito. Valenci, che il carattere ce l'aveva brutto,  diventato una bestia. E voi,
perch non avete dato l'altol, perch non avete nemmeno guardato con chi avevate a che fare?.
Avevamo l'ordine di sparare, porco mondo, o non sai neanche questo ?.
El Cataln l'ha fatto star zitto: Zitti, porca di una puttana! Qui non siete al bar. Siamo in
guerra e certe cose possono capitare. Per ve lo dico ben chiaro: chi ne combina ancora una del
genere, non la passa liscia. Faccio rapporto ai superiori. Mi sono spiegato?.
Siamo rimasti tutti con la bocca chiusa. El Cataln ci guardava con quegli occhi che aveva,
seri, duri. Poi ha parlato di nuovo:
Mi secca ancora di pi che il cadavere del compagno lo raccoglier la Guardia Civil, e non
gli porteranno il rispetto che si merita. Quindi, facciamo almeno un minuto di silenzio alla sua
memoria, perch era un bravo combattente e un buon compagno, e faceva sempre il suo dovere. Che la
terra ti sia lieve, compagno Eufemio Bols, Barbero.
E allora abbiamo abbassato la testa. Ma il Cataln guarda me e mi fa: E tu, Durruti, perch
cazzo non te lo levi il basco, non ho parlato anche a te?.
Io non mi ero accorto che gli altri si erano tolti il berretto. Non lo sapevo cosa si faceva nel
minuto di silenzio, non l'avevo mai visto fare prima, e cos mi sono levato il basco e sono rimasto zitto
come se quello che era morto fossi io. Ma prima che succedesse questo devo dire che per me quelli
erano bei tempi. Imparavo sempre di pi delle cose dei partigiani, e insegnavo ai compagni tutti i
sentieri e tutti i posti che loro non sapevano, e nel mentre Rubn mi insegnava a leggere. Era cos un
bravo ragazzo Rubn, cos giovane e gi cos coraggioso.
Fecero colazione senza quasi rivolgersi la parola. Ma il disaccordo che pesava su di loro non
poteva non affiorare. Bevuta l'ultima tazza di caff, Infante disse con una certa solennit:
Oggi  l'ultimo giorno qui. Puoi cominciare a dire addio all'illustre citt di Morella.
Dipende da cosa ci racconter il giudice.
Infatti. Se dipendesse da me faremmo le valigie in questo preciso istante, e chi s' visto s'
visto.
Tu puoi cominciare ad andare se vuoi, ti sistemi dove hai deciso che alloggeremo e io ti
raggiungo appena ho finito.
 una possibilit, ci penser. E fino a stasera, che cosa intendi fare?.
Lavorare.
Va bene. Invece io, che non so dove posare le mie povere ossa, credo che andr a fare una
passeggiata in campagna.
Infante usc e s'incammin lungo la strada che usciva dal paese. Sentiva il bisogno di stare solo,
di pensare. Era ancora in tempo per andarsene, per tornarsene a Barcellona. Guard il panorama
campestre, senz'altro limite che le montagne. Era bello, chi poteva negarlo? Ma lui non poteva
concedersi il lusso di contemplare il paesaggio. Era in pericolo e lo sapeva. La sua vita poteva cambiare
da un momento all'altro. La sua vita miserabile, la sua vita piena di macigni che pesavano come il
legno della Croce. Furono gli olivi centenari a fargli venire in mente quell'immagine, come se
dialogassero con lui. Un'immagine religiosa: in un oliveto Cristo aveva sudato sangue la notte prima di
essere tratto in arresto. Andava incontro al suo destino, ma anche lui soffriva. Il coraggio non  non
avere paura, ma avercela e andare avanti lo stesso. Suo padre diceva sempre che le religioni non sono
altro che fandonie. Certo, ma sono un buon repertorio di immagini, dove pescare quando se ne ha
bisogno. Cristo era l, sotto gli olivi, terrorizzato all'idea del dolore fisico, all'idea di morire. Giuda lo
aveva tradito. C' sempre un traditore, che poi alla fine si pente, si flagella, si impicca. Non c' mai
lieto fine per i traditori. Non sono mai un esempio, non sono decorativi, non muovono al perdono. Sono
la feccia dell'umanit. Poteva lasciare Nourissier l da solo? Abbandonarlo? Il francese gli era
simpatico. All'inizio gli era sembrato un tipo con la puzza sotto il naso, uno che arriva dalla sua vita
civilizzata con la certezza di avere in tasca la verit. Col tempo aveva cambiato idea. Nourissier era un
brav'uomo, un essere strano nella sua innocenza, come se la realt non lo avesse contaminato. E poi gli
piaceva il suo senso dell'umorismo, quella leggera malinconia che aleggiava sempre intorno a lui, la
sua capacit di mettersi nei panni degli altri. In fondo era un generoso, ed era gentile con tutti. Forse la
vita non lo aveva messo alla prova come aveva fatto con lui, ma cosa importava? Contano solo le
azioni di un uomo, e quelle di Nourissier brillavano come pietre preziose. Le sue no, le sue
macchiavano le mani come pezzi di carbone.
Strapp un ramoscello che cominciava a ingiallire e lo annus, sapeva d'autunno. Quella terra
selvaggia e vera, sconosciuta e minacciosa come il futuro, gli piaceva ogni giorno di pi; quando tutto
fosse finito forse avrebbe preso una decisione simile a quella del giudice: ritirarsi a vivere l. Avrebbe
preso in affitto una casetta e vi avrebbe vissuto da solo, finalmente in pace.
Sedette in un prato, aspir l'aria. Dove sarebbero andati, ora? Quale sarebbe stata la prossima
tappa? Di certo era meglio allontanarsi dalle montagne, scendere in pianura. Rimanere troppo vicini a
Vallibona era pericoloso. Avrebbero potuto sistemarsi a Santa Barbara, l non avrebbero avuto
problemi. Se aveva sperato che Nourissier rinunciasse al suo progetto, adesso era chiaro che non
sarebbe stato cos. Sarebbero andati avanti, insieme. Avrebbe giocato fino in fondo il gioco della verit,
affrontandone le conseguenze. Il tepore del sole lo fece sentire meglio. Si sdrai su un fianco, si
addorment.
Si svegli intorpidito, intirizzito dal freddo. Trasal per un fruscio fra i cespugli. Distinse una
figura quasi immobile.
Chi va l? grid.
Un ragazzo, scuotendo i rami, se la svign di corsa. I ragazzi sono curiosi, pens. Eppure quella
curiosit che in genere non lo preoccupava, ora lo opprimeva. L'angoscia che lo tormentava all'inizio di
quella passeggiata riprese il sopravvento. S, bisognava andar via, e subito. Come loro si erano accorti
che la Guardia Civil li sorvegliava, cos doveva essersene accorta la gente del posto. Erano diventati
individui sospetti. Quei ragazzi che sembravano sempre in agguato, all'improvviso potevano avere una
reazione imprevedibile e brutale. Poco prima, mentre dormiva, chiunque avrebbe potuto aggredirlo con
assoluta impunit. In posti come quello la distanza fra la vita e la morte  piccola. E se qualcuno li
avesse uccisi, i loro corpi sarebbero finiti chiss dove, nel fondo irraggiungibile di qualche precipizio.
Sarebbero letteralmente scomparsi. Rabbrivid e decise di rientrare.
Alle otto e mezzo Nourissier scese in sala da pranzo. Ordin una birra e and a sedersi al solito
posto. La padrona, gi avvertita che aspettavano un ospite, aveva apparecchiato il tavolo per tre.
Guard la gente che entrava e usciva. Lo stupiva l'affollamento di quella sera, ne chiese il motivo.
Erano cacciatori venuti per i cinghiali. Tanto meglio, nella confusione avrebbero potuto parlare con pi
libert. Venti minuti dopo, Infante comparve. Pareva avesse bevuto.
Ti senti bene? gli chiese.
No, ho solo riflettuto un po'.
Riflettuto e basta?.
Senza un paio di bicchieri, lo sai che non riesco a riflettere.
E sei giunto a qualche conclusione?.
S, che dobbiamo andarcene da Morella.
Per questo non avevi bisogno di ubriacarti;  un'eternit che lo dici.
Chi ti ha detto che sono ubriaco?.
Lasciamo stare, Carlos. Solo non capisco come mai ogni volta che qualcuno mi racconta
qualcosa di veramente importante, il tuo primo pensiero  scappare.
Ho dimenticato le sigarette in camera, torno subito.
Era il suo modo di dire che preferiva non discutere, e Nourissier non lo disapprovava. Cinque
minuti dopo comparve il giudice, in abiti da citt, impeccabile come se si disponesse a esercitare il suo
ruolo di magistrato. I cacciatori si voltarono a guardarlo, ma lui non vi bad. Nello stringergli la mano,
Nourissier, che si era alzato in piedi per riceverlo, si accorse con sorpresa che puzzava distintamente di
alcol. Pareva che per pi d'uno quello fosse stato un pomeriggio gravido di tentazioni etiliche,
ampiamente soddisfatte.
 solo, professore? domand il giudice.
Il mio collega arriva subito.
Come se lo avesse sentito, Carlos Infante sopraggiunse in quel momento.
Che piacere rivederla, signor giudice.
Nourissier si accorse che si era lavato la faccia e ravviato i capelli, e che grazie a queste
operazioni aveva un'aria molto pi presentabile.
La cena ebbe inizio con una squisita zuppa tradizionale al timo, alla quale segu un agnello al
forno con patate. Il vino rosso che accompagnava il menu era aspro e forte, tanto che Nourissier lo
assaggi appena. Ma evidentemente i suoi commensali ritenevano di non avere ancora raggiunto il
tasso alcolico ottimale, e continuavano a versarsi da bere l'un l'altro.
Per concludere si deliziarono con una finissima crema catalana. Il giudice aveva l'aria di essere
pi che alticcio. La padrona si avvicin e chiese con un mezzo sorriso se per il caff non preferissero
passare nella saletta in fondo. Il giudice star molto pi comodo di l, su una bella sedia a dondolo. Lo
dico nel caso si sentisse stanco.
La saletta cos cerimoniosamente offerta non veniva aperta quasi mai, e vi stagnava un'aria
gelida, cosa che a Nourissier non parve del tutto controproducente. Forse il freddo sarebbe servito a
snebbiare le menti dei due bevitori. E probabilmente funzion, perch Infante, non appena il giudice si
fu seduto sulla tanto decantata sedia a dondolo, lo mise alle strette: Signor giudice, credo che ora
dovrebbe cominciare a raccontarci quello che ha in serbo per noi. Non vorremmo fare troppo tardi.
La padrona entr e depose il vassoio con caff e cognac su un tavolino. Se ne and subito e
richiuse la porta dietro di s. Infante guardava il giudice con insistente fissit. Il giudice, che
continuava a perdersi in chiacchiere mentre attendeva il momento di ricominciare a bere, si ritrov a
parlare da solo. Il silenzio che lo circondava era tale che si rese conto lui stesso di non poter pi
rinviare il suo racconto. Ma tent un ultimo sotterfugio: Forse non  il momento adatto, dopo una cena
cos copiosa. Non potremmo rivederci domani?.
Infante batt una manata sul tavolo che fece tintinnare tazze e cucchiaini.
La pianti con le sciocchezze, Santillana! Dica quello che ha da dire e facciamola finita con
questa farsa!.
Nourissier, imbarazzato nel veder trattare a quel modo un uomo anziano, fu sul punto di
intervenire. Ma si trattenne. Forse era meglio lasciar fare a Infante. Santillana, lo sguardo a terra,
balbettava frasi sconnesse. Poi, di colpo, si copr il viso con le mani e si mise a piangere. Infante,
inflessibile, strinse il pugno. Stava per gridare. Allora Nourissier gli fece segno di tacere e si rivolse al
giudice con voce pacata: Cosa c', Eusebio, si sente tormentato dai ricordi?.
Il vecchio, senza alzare la faccia rigata di lacrime, annu.
Mi tormentano ogni giorno, ogni notte, ogni minuto della mia vita. Sono un miserabile, un
essere vergognoso, e non merito il titolo di giudice. Dopo un silenzio afflitto, si riprese, e parl con
perfetta lucidit, come se non avesse bevuto neppure un bicchiere.
Olivier Herrera era nato in Francia, figlio di spagnoli, ed era venuto qui per arruolarsi
nell'esercito repubblicano. Spos una ragazza di Alcal de Xivert. Alla fine della guerra fu condannato
a vent'anni, ma usc con l'amnistia del '43, non essendosi macchiato di delitti di sangue. Tempo dopo la
Guardia Civil venne a sapere, attraverso le delazioni di alcune persone tratte in arresto, che alla sua
masseria veniva dato aiuto alla guerriglia. La casa fu messa sotto sorveglianza, e quando fu chiaro che
l'Herrera dava ospitalit a tre partigiani, venne formata una squadra di diverse guardie, due commissari
di polizia e alcuni civili volontari. L'operazione era a carico del comandante Hernndez de los Rfos, di
Morella. Fu per questo che tocc a me istruire il processo.
Tacque. Guard a terra. La voce di Nourissier suon tranquilla: Successe qualcosa di orribile e
lei fu costretto ad assistervi? Qualcosa che la tormenta? Mi dica.  passato molto tempo, erano
circostanze estreme, e non c' nulla che non si possa dire. Parlare le far bene.
I tre partigiani erano nella casa, ma l'Herrera era andato in paese in bicicletta a comprare dei
viveri che potessero portare con s. Le guardie, appostate di fronte alla masseria, mandarono avanti una
donna, una di quelli che avevano parlato. Lei grid ai partigiani di consegnarsi, che ormai erano
circondati e non avevano scampo. Loro gettarono una granata e tentarono di fuggire approfittando
dell'esplosione. Furono mitragliati sul posto. Erano due.
Infante era cos preso dal racconto del giudice, che quando questi faceva una pausa doveva
mordersi la lingua per non incitarlo a continuare.
Rimaneva il terzo, "Deseado" era il suo nome di guerra. Aveva solo diciott'anni. Tent di
uscire dalla porta di dietro, ma si accorse che sparavano anche da l. Allora annunci da una finestra del
primo piano la sua intenzione di consegnarsi e butt di sotto le armi. Il comandante, che voleva
prenderlo vivo, entr nella casa. Quando lo vide da in cima alle scale, il ragazzo fece esplodere una
bomba a mano. Saltarono in aria tutti e due.
 terribile disse Nourissier.
L'Olivier Herrera non era tornato. Lo aspettarono sul viottolo che portava al podere. Tornava
con una damigiana d'olio, del pane. Me lo raccont sua moglie quello che era successo. Lo fecero
scendere dalla bicicletta e lo caricarono su un camion per portarlo a casa. L, in presenza di sua moglie,
incinta all'ultimo mese e con un bambino piccolo in braccio, gli chiesero i nomi dei partigiani che
aiutava. Lui apr la bocca soltanto per salvare sua moglie: disse che lei non sapeva niente, che era
un'incapace e nei suoi contatti con i partigiani gli era solo di disturbo. Le guardie, vedendo che i nomi
non venivano fuori, presero a picchiarlo col calcio dei fucili. Prima ai piedi, poi alle gambe. E pi
taceva, pi le percosse salivano. Gliene diedero da tutte le parti, gli ruppero le ossa. Alla fine, ormai
convinti che non avrebbero cavato nulla, lo spinsero contro un muro. La moglie si allontan portando
con s il bambino. Sent le raffiche di mitraglietta, e poi uno sparo: il colpo di grazia. Erano sposati da
tre anni. Lo vide portare via morto insieme ai tre partigiani. Il comandante lo avvolsero in una coperta e
lo caricarono su un'ambulanza. Quando tutti se ne furono andati, la donna trov le scarpe di suo marito
sopra una gabbia delle galline. Pens che le guardie gliele avessero fatte togliere. Solo settimane dopo
seppe che uno di loro andava in giro a dire che....
Al giudice si spezz la voce. Cerc di riprendere il racconto ma non ci riusc. Abbass la testa.
Nourissier gli mise una mano sulla spalla, gli sussurr: Si calmi, Eusebio, per favore.
Il giudice si mise a singhiozzare apertamente, senza coprirsi gli occhi. Aveva la faccia rossa,
solcata di lacrime e muco. Il mento gli tremava. Ritrov la voce, ora acuta e insicura: Diceva che era
stato suo marito a chiedere di potersi togliere le scarpe. "Non sono vecchie" aveva detto. "Magari a mio
figlio andranno bene quando sar grande". Questo fu tutto. Pensate, fu tutto. Il giudice si ferm, e il
suo sguardo ebbe un lampo di furia. Le parole che seguirono furono pronunciate a gran voce: Lo
sapete che cosa scrissi io negli atti? Volete saperlo? Scrissi: "Oliver Herrera, favoreggiatore e complice
dei banditi, tent di darsi alla fuga quando stava per essere fermato dalle forze dell'ordine. Essendo
armato, dovette essere abbattuto con un colpo d'arma da fuoco". Punto. Questa  la versione che
accreditai. Questi sono i fatti che rimarranno registrati a causa della mia vigliaccheria. Ma il cadavere
io l'avevo visto, distrutto dalle botte, crivellato di colpi. Me lo vedo davanti giorno dopo giorno, notte
dopo notte.
Nourissier lo prese per un braccio. Disse molto lentamente: Si calmi, giudice, la prego.
Il vecchio cav dal taschino un fazzoletto ben stirato e si soffi il naso rumorosamente. Allora
Infante si avvicin con fare minaccioso e disse, quasi gridando: E La Pastora, si pu sapere cosa
c'entra La Pastora in questa triste storia?.
L'interpellato balz in piedi pieno di collera, e guardando dritto negli occhi il giornalista gli
sibil con odio infinito:
Ma lasciami in pace tu con la tua Pastora del diavolo, figlio di puttana!.
E con una forza che nessuno avrebbe sospettato, usc dalla saletta rovesciando due sedie.
Nourissier e Infante lo seguirono e lo videro varcare la porta della pensione a passo comicamente
deciso e insieme barcollante. La padrona si avvicin scuotendo la testa. Anche stasera ha un po'
esagerato, il signor giudice. In quel momento Santillana si ferm in mezzo alla strada e grid:
Assassini! Morte a Franco e ai suoi seguaci! Morte alla Guardia Civili.
Nourissier, allarmato, fece per andargli dietro, ma la padrona cortesemente lo ferm. Lasci
stare, non succede niente. Non  la prima volta. Nessuno gli bada, neanche le guardie. Allora fu
Infante a muoversi. Lo psichiatra glielo imped.
Ma si pu sapere dove vai?.
Lasciami!.
Carlos, che cosa vuoi fare?.
Infante lo guard con stizza, scost la mano che lo tratteneva.
Sono stufo di questa storia, lo capisci? Stufo marcio! Voglio soltanto andare a prendere un po'
d'aria,  abbastanza chiaro ?.
Si precipit fuori nella notte. La padrona si rivolse a Nourissier dicendo saggiamente: Vada a
dormire, dottore; non vale la pena di uscire con questo freddo.  normale che il suo amico la prenda
cos. Il giudice riesce a mandare fuori dai gangheri chiunque quando si riduce a quel modo. Poverino,
da quando  mancata la moglie non ci sta pi con la testa. Si capisce, erano sposati da tanti anni.
Nourissier annu con tristezza, diede ascolto al consiglio della signora e sal in camera.
Intanto Infante, che nella sua fuga precipitosa non aveva neppure preso la giacca, decideva di
fare ugualmente una camminata, nella speranza che il freddo lo aiutasse a spegnere l'indignazione.
Quel vecchio insopportabile non solo li aveva costretti a correre dei rischi, ma a perder inutilmente il
loro tempo. Lui l'aveva capito subito, e questo lo mandava ancora pi in bestia. Santillana si era servito
di loro per alleggerirsi la coscienza. E per di pi, il paternalismo di Nourissier gli aveva permesso di
vomitare i suoi peccati neanche si trovasse davanti al confessore. Di questo passo non sarebbero mai
arrivati da nessuna parte. Che senso aveva stare ad ascoltare tutte quelle storie piene di sentimentalismo
fasullo e crudelt ? Con l'indicibile fatica che aveva fatto per lasciarsi alle spalle tutte le porcherie del
dopoguerra, adesso, come in un incubo, sembrava che le sventure di quell'odioso paese si ostinassero a
raggiungerlo. E il principale responsabile di quella rivisitazione del dolore era Nourissier. Giocava a
fare l'entomologo delle miserie altrui, felice di poter avvicinare la sua lente ai meravigliosi esemplari di
disgrazia che quella terra gli serviva su un vassoio. Quando giunse in vista del bar, si accorse che era
gi chiuso. Si era messo a piovere, la cosa migliore era tornare alla pensione e attingere alle sue riserve
personali. Quella breve passeggiata, se non altro gli era servita per calmarsi. Era quasi arrivato, quando
un'ombra gli si par davanti.
Buonasera disse, facendo il saluto militare. Era il tenente lvarez. Tutto a posto?.
Infante lo guard senza nascondere la sua irritazione. La sola vista della guardia gli aveva fatto
tornare il malumore. Tutto bene, tenente biascic. Intravide il sorriso di quell'individuo, che gli
arriv come uno sputo in faccia. A proposito... aggiunse. Non c' bisogno che ci faccia seguire. Il
dottore  inoffensivo, e non stiamo facendo niente di male. A meno che la Guardia Civil di Morella non
abbia altro modo per tenere occupati i suoi uomini.
Senza una parola, senza lasciar prevedere le sue intenzioni, lvarez si avvicin, alz il braccio
come un automa e gli sferr un pugno brutale sul naso. Infante si pieg di lato, proteggendosi il volto.
Poi, la rabbia, come una scossa elettrica, lo fece balzare su. Ma il tenente aveva alzato la guardia.
Se mi tocchi ti ammazzo, Infante. Testuale, ti ficco una pallottola in fronte, e tanti saluti.
Aveva portato la mano alla pistola. Infante sput sangue sul selciato. Il tenente continu:
Voglio che tu e il tuo dottorino vi togliate immediatamente dai piedi. Domani non vi voglio pi
vedere.
E di cosa possiamo essere accusati?.
Basta quello che si  visto in giro. Le vostre risatine, toccatine e battaglie corpo a corpo in
camporella. Quelli come voi qui non ci devono stare. E poi lo sai benissimo che c' ben altro. Quindi...
aria! Tu te ne torni a Barcellona, e il castigamatti lo rispedisci al suo paese. Non giocare col fuoco,
Infante, che non dura. Ah, dimenticavo: il giudice, lasciatelo in pace, che ha gi abbastanza guai per
conto suo. E adesso buonanotte, caro signore, e buon proseguimento.
Gir le spalle e se ne and. I suoi passi risuonarono per la via deserta, bagnata dalla pioggia.
Infante si tocc la faccia, il dolore al naso era fortissimo.
Bastardo bisbigli.
Ma in fondo era sollevato. A parte la frustrazione di non poter fare a botte, restituendo colpo su
colpo, sentiva quasi come un privilegio l'aver ricevuto un pugno da quel rappresentante della legge. Gli
venne da ridere. Si accorse che il sangue gli gocciolava sulla camicia. Doveva rientrare subito alla
pensione.
Tutti erano andati a dormire. Percorse il corridoio buio in punta di piedi. Da sotto la porta di
Nourissier filtrava ancora della luce. Entr in camera e si guard allo specchio: aveva la faccia
tumefatta e sporca di sangue. Si lav con l'acqua fredda. Poi bevve un bicchiere di whisky in un colpo
solo. Riemp di nuovo il bicchiere e sedette sul letto. Non giocare col fuoco, Infante, che non dura.
Bevve lentamente, con calma. Aveva bisogno di pensare.
Il mattino dopo, appena sveglio, sent un dolore diffuso al volto. Aveva difficolt a respirare. Si
alz e and a guardarsi allo specchio. Il naso gli si era orribilmente gonfiato e l'ematoma si era esteso
allo zigomo destro, che adesso era quasi viola. Non gli andava di scendere in sala da pranzo in quelle
condizioni. Come poteva spiegare una cosa simile a Nourissier ? Se gli avesse detto la verit, quello era
capace di far scoppiare una mezza rivoluzione: avrebbe chiamato la sua famosa ambasciata, o si
sarebbe precipitato in caserma per protestare. Ma come nasconderglielo ? Anche a volersi inventare la
storia di un incidente, o di una rissa, lui non ci avrebbe mai creduto. Decise di raccontare solo una parte
della verit, quella che aveva dato a intendere lvarez nelle sue minacce. In ogni caso, l'importante era
sparire il prima possibile di l.
Sedette per primo al tavolo della colazione. La padrona non mostr di far caso al suo aspetto. Si
limit a versargli il caff e a posare il pane tostato sul tavolo.
Poi scese Nourissier, fresco e perfettamente rasato, che gli diede meccanicamente il buon
giorno. Ma non appena pos lo sguardo su di lui, strabuzz gli occhi, li fiss sul suo naso.
E questo cosa significa? domand con voce isterica.
Niente, una sciocchezza.
Nourissier si alz di scatto. Era furibondo.
Cosa ti  successo?.
Siediti.
Neanche per sogno. Prima mi devi dire chi ti ha conciato cos.
O ti siedi o me ne vado, non sto scherzando.
Nourissier obbed. La padrona si avvicin e gli serv il suo caff. Guardava Infante con la coda
dell'occhio, pareva preoccupata. Quando se ne fu andata, Nourissier torn sull'argomento:  stato uno
di quelli che ci seguivano?.
Ho avuto un onore pi grande.  stato lvarez in persona.
E com' successo?.
Se te lo racconto, ridi.
Ne dubito.
Non devi preoccuparti, non sospetta nulla di quello che stiamo facendo qui. Quell'imbecille 
convinto che... che siamo omosessuali! Anche se lui non ha usato esattamente questo termine.
Qualcuno deve averci visti giocare quella mattina in campagna e ne ha tratto le sue conclusioni.
lvarez vuole solo che ce ne andiamo.
E invece io vado da lui. Ci sono un paio di cose che devo dirgli.
Non se ne parla! Quello che faremo  andarcene subito da questo maledetto posto.
Mi rifiuto categoricamente. Nessun cittadino francese fugge davanti alla barbarie.
Tieniti pure il tuo orgoglio di cittadino francese, ma ricordati che io sono il cittadino spagnolo
che si prende le botte. Andiamocene, Lucien, stiamo mettendo a rischio tutto quello che abbiamo fatto
finora. Siamo ragionevoli, per una volta.
La padrona torn col bricco del caff. Riemp di nuovo le tazze, e abbass la voce per dire: Il
giudice Santillana l'ha portato via un'ambulanza stamattina.
Come?.
E all'ospedale di Tortosa.
Cosa gli  successo?.
Dicono che ieri notte ha avuto un incidente in motocicletta.
Ma  ridicolo!.
In effetti il giudice ha una vecchia motocicletta nella rimessa di casa sua, per....
Per cosa?.
Non saprei dirvi, per tutte le volte che il giudice la tirava fuori per fare un giro, il motore
faceva un tale chiasso che immediatamente lo sapeva tutto il paese. Stanotte sono rimasta in piedi fino
a tardi a risistemare la cucina e la moto non l'ho sentita. E poi era da tanto che non la usava.
Lo psichiatra si pass le mani sulla faccia.
Ha saputo come sta?.
No, non so niente. Dovreste andarvene, signori, non  bello avere il tenente lvarez per
nemico.
Ci detto, si ritir con la stessa calma con cui era venuta. Nourissier guard Infante: Mi sento
in colpa.
Vado a fare le valigie. Prepara le tue e paga la padrona, le dobbiamo l'ultima settimana.
Questa volta non ci furono obiezioni. Meno di mezz'ora dopo erano entrambi sulla giardinetta, con i
bagagli ben sistemati dietro.
Si va a Tortosa, naturalmente.
 meglio che proseguiamo per la nostra strada, Lucien.
Facciamo un salto all'ospedale, vediamo come sta il giudice e poi ce ne andiamo dove vuoi tu.
Non potrei mai perdonarmi se non lo facessi, capisci?.
Infante annu, non disse nulla; mise in moto e partirono.
A leggere imparavo in fretta. Cos diceva Rubn. Io non lo so se imparavo pi in fretta o pi
adagio di altri, per mi piaceva. Era bello capire quello che c'era scritto sui cartelli e pensare che una
volta non indovinavo neppure cosa volevano dire. Mi insegnava lo stampatello. Diceva che voleva
insegnarmi anche il corsivo, ma pi avanti, perch non avevamo tanto tempo. Dopo per quel tempo
non l'abbiamo avuto, quindi ancora adesso non so leggere la scrittura in corsivo ed  quasi sicuro che
non imparer mai, anche se, chiss, non si pu mai dire. La cosa pi difficile era scrivere. Mi agitavo,
mi sudava la mano, mi venivano perfino i crampi. Rubn diceva: Sta' calmo, non agitarti. E io mi
agitavo lo stesso. Specialmente quando vedevo il pasticcio che mi era venuto. Rubn mi diceva: Per,
non  mica male!. Me lo diceva per farmi coraggio, perch era un bravo ragazzo che come lui non ce
n'erano tanti. E aveva fegato, eccome se ce l'aveva. L'avevo visto in azione, la volta che aveva
ammazzato quella guardia. Con un sangue freddo! E me ne avevano raccontate tante che erano
successe prima e io non sapevo. Per esempio che c'era anche lui quando avevano fatto fuori due
caporali, e la volta che avevano bruciato il treno di Valdetomo, un sabotaggio, dicevano loro, e
all'assalto al furgone postale Alcorisa-Cantavieja, e a un mucchio di altre azioni che adesso non mi
ricordo. Basta dire che aveva solo diciott'anni ed era capo del settore. Maneggiava le armi come se le
avesse avute in mano da quand'era nato. Era sveglio, e nobile, e aveva una gran cultura. Leggeva
sempre e scriveva anche un diario con tutto quello che facevamo e tutte le cose importanti che
succedevano. Io stavo con la bocca aperta a guardarlo, messo l a scrivere e scrivere sul suo
quadernetto, tranquillo, come se niente fosse. Per tutto quello che sapeva l'aveva imparato da solo,
mi avevano detto che a scuola nemmeno lui c'era andato.
Un giorno mi aveva raccontato che la vita faceva da piccolo e mi ha fatto pena. Veramente noi
nella banda non potevamo dire dov'eravamo nati. Ma di quelli che erano di l sapevamo tutti chi
erano, gli altri, i castigliani, no. Lui dei regolamenti se ne infischiava e mi aveva detto che era di
Burgos. Suo padre faceva il calderaio, era venuto da queste parti non so per che motivo. Sua madre
era morta di malattia che lui era piccolo. Il padre girava i paesi e aggiustava le pentole rotte, i paioli.
Rubn, a sei o sette anni, se lo portava dietro. Dava pi botte a lui che ai paioli che aggiustava. Lo
chiamavano Cuenquero, per quel lavoro che faceva, aggiustando le conche di rame. Un giorno che era
con Rubn alla masseria di Torre el Catre, si era messo a picchiarlo davanti alla padrona, e lei aveva
avuto compassione. Gli aveva detto che se lo teneva solo per picchiarlo tanto valeva che lo lasciava l,
che ci pensava lei a dargli da mangiare. A Cuenquero non gli pareva vero di liberarsi del bambino e di
risparmiare i soldi per il mangiare e i quattro stracci che gli dava. E cos per un po' Rubn era
cresciuto l. Poi per avevano cominciato a tenerlo altre massare l intorno, perch la padrona di
Torre el Catre non ce la faceva, e cos lui stava un po' qua un po' l, dormiva nei pagliai, viveva della
carit e faceva i lavoretti che poteva. Il padre non l'aveva mai rivoluto indietro. Fino a quindici anni.
Allora aveva conosciuto dei compagni partigiani ed era andato via con loro. Senza salutare nessuno,
cos mi aveva detto, tanto non rimaneva mai in una casa troppo tempo e nessuno si sarebbe accorto
che mancava. Poveretto, cos solo! Io ne so qualcosa, per io avevo le mie pecore, il mio lavoro... Non
so, mi sembra che avevo d pi, e invece quel ragazzo... Mi ero affezionato. Lui non mi chiamava mai
Pastora, sempre Durruti, perch la banda era come la sua famiglia, e gli piaceva far le cose come si
deve.
Rubn. Il giorno che ho letto tutto un pezzo di un libro senza sbagliarmi si  messo a saltare
che sembrava un matto. Certo, come ragazzo era molto serio, per aveva voglia di far festa.
Dobbiamo brindare, Durruti!. And a prendere del vino e lo vers nei bicchieri. Brindammo alla
mia salute: A tutti i libri che legger il compagno Durruti che finalmente  diventato un uomo
istruito!. Io per ridere gli davo dei pugni e gli dicevo di star zitto, ma era bello sentirlo dire quelle
cose. Ero contento, se l'avessero saputo quelli che mi conoscevano prima, nessuno ci avrebbe creduto.
Teresot sa leggere? E chi gli ha insegnato?. Per non potevano saperlo, perch nessuno sarebbe
andato a dirglielo. Ma non importava, perch il mio maestro era contento, e anch'io. Rubn saltava
con la bottiglia in mano: Viva la cultura democratica, abbasso l'oppressione!. Come un bambino,
era lui, sembra impossibile che quattro giorni dopo avesse addosso quel peso di avere ammazzato la
guardia sbagliata. Non l'aveva fatto apposta, ma la colpa era sua, e alla fine pag. Una guardia di
meno, disse El Cataln. Il brutto fu che pochi giorni dopo il morto era Rubn. Non ci potevo credere.
Lo ammazzarono a Ejulve, vicino alla masseria dov'era cresciuto quando suo padre lo abbandon.
C'erano lui e il Nano. Avevano l'ordine di mettersi in contatto col settore XVII. Si erano fermati l per
farsi dare da mangiare. Ce lo raccont il Nano quando torn. I padroni l'avevano riconosciuto, Rubn,
si erano salutati. Dicevano: Ma come ti  venuto in mente di venire a metterci nei guai dopo tutto
quello che abbiamo fatto per te. Il pane e il prosciutto glielo diedero lo stesso, perch loro volevano
solo da mangiare. Per andando via Rubn li aveva avvertiti: Non dite a nessuno che siamo stati
qui. Allora un ragazzo su per gi della sua et si era messo a gridare: Bella idea venire a
comprometterci. Lo sai che dobbiamo fare denuncia se vengono i partigiani. Questa  stata casa tua,
siamo come fratelli. Rubn non ebbe paura, n fratelli n niente, lui ne aveva passate tante anche se
era giovane. Disse il Nano che gli aveva risposto: Se andate a fare denuncia, mi vedete tornare, e
allora potete star sicuri che vi ammazzo. Lui era fatto cos, sapeva il fatto suo, come un uomo. Ma li
denunciarono, perch a loro non importava un fico secco che era cresciuto l. Per loro poteva essere
venuto su in una grotta o all'altro capo del mondo. Le guardie andarono in quella casa, quando loro
non c'erano pi. E quella notte si fermarono l intorno, non per cercarli, per riposare. Dormirono in
una masseria di Ejulve. All'alba, il caporale esce a fare i suoi bisogni in campagna, e nella nebbia
vede uno che raccoglie mandorle. Siccome era disarmato, va a chiamare gli altri, poi lo circondano e
lo ammazzano senza dire n ai n bai. Cos diceva il Nano, che aveva visto tutto. Rubn, poverino, si
era accorto che volevano ammazzarlo e aveva chiesto aiuto, perch l'arma non ce l'aveva, l'aveva
posata, ma il Nano era su in collina e non aveva fatto in tempo a scendere. Aveva visto come gli
sparavano e poi portavano via lo Sten che era rimasto posato su un muretto, questo era stato lo
sbaglio. Gli sbagli si pagano, sempre, diceva El Cataln, e le istruzioni bisogna seguirle alla lettera.
Aveva ragione.
Il Nano torn sei giorni dopo, Non era riuscito a trovare quelli dell'altro settore perch chi
sapeva dov'erano i punti d'appoggio era Rubn. Era distrutto dalla morte del ragazzo, e quando ce lo
raccont piangeva. Tutti eravamo col cuore stretto. A me venne una rabbia, una rabbia, che ho preso a
pugni il tronco di un albero finch mi  uscito il sangue. Allora Carlos el Cataln si  messo a urlare:
Siete dei dilettanti! diceva. Quando si e fuori dal campo, l'arma non bisogna posarla mai, mai!.
Il ragazzo aveva fame ed  andato a raccogliere un po' di mandorle. Sar stato su quell'albero
non pi di cinque minuti protestava il Nano.
Me ne frego della fame! E adesso guarda, ha finito di aver fame per sempre, tanto i morti non
mangiano.
Secondo me anche lui era arrabbiato perch non poteva piangere, perch era il capo, ma si
vedeva che ne aveva voglia, lo guardavo bene e aveva gli occhi lucidi. Era morto Rubn! Nessuno
poteva starsene l come se non fosse niente. Poi El Cataln se la prese col Nano: E tu, perch diavolo
non sapevi dov'erano i punti d'appoggio?.
Ma perch chi lo sapeva era lui, maledizione!.
Fenomenale! Cos adesso abbiamo perso un uomo, e anche sei giorni di tempo. Domani te ne
torni gi e vedi di metterti in contatto con l'altro settore, capito? Ti accompagna Lucas.
Rubn doveva avere addosso il diario che scriveva dico io.
Carlos el Cataln si batte una mano sulla fronte.  vero! E l segnava i nomi di quelli che
collaboravano con noi. Quest'imprudenza la pagheranno in tanti. Porca miseria, Rubn, porca
miseria, in che guai ci hai messi, compagno! Via! Via! Andatevene via tutti, che non voglio pi
vedervi!.
Non l'avevo mai visto cos arrabbiato. Me ne andai nel mio angolo, mi buttai addosso una
coperta, ma non chiusi occhio per tutta la notte. Non avrei pi imparato a scrivere. E poi era chiaro
che di l si usciva vivi in pochi. Un bel giorno sarebbe toccato a me. Se almeno, prima di quel giorno,
avessi potuto farne fuori qualcuno: il tenente Mangas, quel figlio di puttana che aveva ammazzato
Gisbert del Cabanil, quello che gli aveva strappato i coglioni, quello che aveva sparato a Rubn. E se
non loro, degli altri, che alla fin fine era lo stesso.
Di occasioni non ne mancavano. In una sortita che facemmo poco dopo ci circond la Guardia
Civil che si mise a spararci addosso. Non ci presero, ma ci disperdemmo, ciascuno per conto suo. I
civiles spuntavano da tutte le parti come l'erba grama, cos dicevamo in quel periodo. Ce n'erano
sempre di pi.
Fu allora che Carlos el Cataln lo chiamarono quelli del partito dalla Francia. Prima di
andarsene l'ultimo ordine che ci diede fu di trasferire il campo a Las Salinas, fra Canet lo Roig e il
Barranco de Vallibona. In tre facemmo il viaggio. Portammo un quintale di riso, mezzo quintale di
pasta, salumi, cioccolato, vestiti e coperte... Ho lavorato nella mia vita, ma come in quei giorni, mai.
In quel campo eravamo in tanti, certi venivano dalla Francia. Il capo, che chiamavamo Jos
Maria, era il segretario del direttivo. Dicevano che non bastavamo pi per tenere in piedi il settore
XXIII. Non lo so, tutta quella cosa dei settori e dei capi e dei viaggi che facevano a me non importava e
non ci capivo niente. Io facevo quello che mi dicevano. Il nuovo capo Jos Maria ci riun tutti una sera
e disse che adesso quelli del partito, in Francia, volevano che facessimo pi propaganda, e meno
azioni di guerriglia, meno sabotaggi. Questi erano gli ordini. Tutti pensavamo che era anche una bella
idea, ma distribuire volantini in giro per le montagne non era mica facile.
Fino alla fine di gennaio rimanemmo in cinque a Las Salinas. Gran parte dei viveri era stato
diviso fra i vari gruppi, e il magazzino si stava svuotando. Per questo ci mandarono, me e Valenci, ad
approvvigionarci alla masseria di Pia en Jover, a Canet. L eravamo sempre andati a comprare da
mangiare, da prima che montassimo il campo. E l mi successe la cosa pi balorda che mi  mai
capitata. Pu anche far ridere, se ve lo racconto, ma poi non ci fu proprio niente da ridere, per come
and a finire. Alla masseria di Pia En Jover era tanto che andavano gli uomini delle bande. Si pu dire
da quando si era formata l'organizzazione. Era in un buon posto, vicino al paese. E avevano tanto di
tutto: riso, grano, olio, lardo, prosciutti... I compagni andavano l e compra-vano a prezzi speciali. Le
padrone erano due sorelle sposate, che abitavano in due case della masseria, con i mariti e i figli. Ma
il fatto , me lo spiegarono prima di andare, che quelle due andavano a letto con chi voleva. Io dicevo:
Ma no, mi volete prendere in giro! Com' possibile che facciano cos con i mariti in casa?. E allora
mi spiegarono che era vero, che i mariti erano d'accordo anche loro. Bisognava pagare qualcosa,
perch ricchi non erano, ma se pagavi e ti comportavi bene non dicevano niente. Potevi sceglierti una
delle due. Che era vero si vedeva dai figli che avevano: tre o quattro erano di uomini delle bande: di
Miguel Serrano, del Cinctorra, di Cano e del Conili de Ares. Io ridevo, perch non ci credevo. Va be',
per farla breve quel giorno noi partiamo tranquilli, io e Valenci, coi soldi e la lista del necessario.
Arriviamo senza problemi e loro ci ricevono benissimo, ci portano nei magazzini. L guardiamo e
contiamo quel che serviva, che di roba da prendere ce n 'era tanta.
Poi ci invitano a cena, c'era una bella casseruola di riso, con la carne e tutto, che aveva
preparato una delle donne. Intanto mi guardavo intorno e c'erano davvero tanti bambini che
giocavano dentro casa e in cortile, ma non voleva dir niente, perch potevano essere figli dei mariti,
non dei compagni partigiani. Loro sembravano due donne normali, come tutte le massare che avevo
visto, senza niente d speciale. Cenavamo tranquilli, si parlava di cose della campagna, delle guardie,
che a Canet ce n'erano sempre di pi. Alla fine, tirano fuori perfino dei pastissets e il vino dolce.
Eravamo l a tavola tutti quanti in allegria, quando, davanti ai mariti, una delle due dice: Be', e
adesso decidete chi volete per salire in camera, o se una sola, o una per ciascuno, dipende da voi.
Noi facciamo finta di non capire. Ma quella mi guarda in faccia e mi dice: E tu, non ti piace
andare con le donne?, io guardo Valenci., che faceva il distratto. Mi sono messo a ridere, ma poi ho
visto che se l'erano presa, e allora non sono pi stato zitto. Non volevo passare per cretino. Adesso
non mi va di andare con nessuna, e se mi piacciono le donne o no  una cosa che a te non interessa.
Ma chi credi di essere? Pi bello degli altri, o cosa?. Anche il marito, non so se era il suo o
era il cognato, mi guarda storto e dice: S, quello fa il signore, o si crede che le donne gli vanno
dietro per forza.
L'altra guarda Valenci: E nemmeno tu hai bisogno di quello che piace agli uomini?.
Io non lo sapevo cosa rispondeva, pensavo che magari salvava la situazione, ma neanche
Valenci aveva voglia di far festa, tanto che le fa: Sentite, lasciateci in pace, noi due, che siamo
venuti a comprare e non a fottere. O  diventato obbligatorio?.
Venne su un putiferio. A momenti ci insultavano, parlavano tutti insieme, dicevano che ci
davamo delle arie, che era mancanza di rispetto. Io stavo zitto come un morto, ma Valenci se la
prendeva ancora di pi. Siccome capivo che poteva finir male, mi alzai e feci segno al compagno di
andarcene. Pensavamo di rimanere a dormire nel pagliaio, ma visto come si erano messe le cose, era
meglio scappare via subito.
Eva bene, tanti saluti, ma qui non ci tornate pi. Se non siamo abbastanza per voi, in questa
casa per voi non c' niente. Ditelo al vostro capo che non vi vogliamo pi vedere, che ne mandi degli
altri, e speriamo che siano uomini, almeno.
Ce ne scappammo al buio. Dormimmo in campagna, tanto qualunque posto era meglio della
casa di quelle matte. Valenci non ci poteva credere, e siccome per lui l'ideologia era la cosa pi
importante, non la finiva pi di dirmi: Hai visto, Pastora? Hai visto com' ridotto il popolo? Gente
senza morale, senza dignit, che per due soldi ti vendono la moglie e anche la madre, se ce l'hanno.
Davanti ai figli che hanno fatto col primo che capita. Per questo noi combattiamo, lo capisci? Perch
gli esseri umani non devono essere costretti a vivere come gli animali, che non distinguono una cosa
dall'altra.
Va bene, Valenci, ma lascia stare. Se la sono presa perch non sono piaciute, e basta. Non
c' da fare di ogni problema una montagna. Il brutto  il freddo che prenderemo stanotte.
Un freddo del diavolo, e noi con una coperta sola, tanto che a me cosa me ne importava del
popolo e della sua dignit? Alla fin fine tanti nostri compagni con quelle donne c'erano andati. Meno
male che fra la roba che avevamo comprato c'era del vino, e sturammo una bottiglia per resistere. Ce
la scolammo tutta e poi ci veniva da ridere di quello che era successo. Non sapevamo se dirlo ai
compagni. Di sicuro ci avrebbero presi in giro, ci avrebbero dato dei finocchi, ci avrebbero detto di
tutto. Che ci eravamo fatti mettere i piedi in testa da due puttane. C'era da sfotterci per un pezzo. Ma
non era una cosa da ridere, come dicevo prima, e alla fine la voglia di ridere ci pass. Come scherzo,
fu molto pesante. Quelle matte se l'erano presa cos tanto che come fece chiaro mandarono ad avvisare
la Guardia Civil Dissero che avevamo rubato, che li avevamo minacciati. Ne venne fuori
un'operazione delle guardie per farci sparire, tanto che dovemmo smontare il campo di Las Salinas. Ci
trasferimmo in un campo pi piccolo, vicino alle sorgenti del Rio Cervol, e l noi del settore XXIII
ricevemmo l'ordine di incorporarci al settore XVII. Partirono tutti con Valenci, meno Saturnino e io,
che restammo dalle parti di La Snia e di Santa Barbara. Il nostro compito era passare per i punti
d'appoggio che aveva disposto Fabregat. Ci finirono i viveri. Mangiavamo quel che trovavamo. C'era
da pensare che ci avessero abbandonati, ma alla fine Francisco e Toms vennero a prenderci.
Non portavano buone notizie. Erano morti in tanti e tutti erano demoralizzati. La Guardia Civil
aveva dato l'assalto all'accampamento generale e si era portata via armi, soldi, documenti importanti.
Ci dissero che Valenci e Lucas erano caduti. Mi si gel il sangue quando lo seppi. Mi ricordai della
notte che avevamo dormito fuori, Valenci ed io, delle risate dopo quella bottiglia. Mi tornarono gli
stessi pensieri di quando avevano ammazzato Rubn: qui non rimane vivo nessuno, pensavo. Questa 
una vita che finisce prima di quando ti tocca. Nessuno di noi diverr vecchio. Magari il proletariato s
che la trova la dignit e la libert. Magari fra un po' di anni tutti avranno gli stessi diritti e non ci
saranno pi padroni e sfruttatori, ma di sicuro noi che siamo in montagna quel giorno non lo vedremo.
Saremo tutti morti, con un colpo in testa o alla schiena, tutti buttati in fosse comuni o gi per un
burrone. Non serve a niente ricordarsi dei compagni e degli eroi, perch tanto chi se li ricorda nel giro
di niente sar morto anche lui. Alla fine non ci sar pi nessuno a ricordarsi di noi che ci siamo
giocati la vita, di noi che saltiamo come capre di pietra in pietra, di noi che dormiamo sotto le stelle e
rischiamo la pelle ogni giorno. A queste cose pensavo, anche se non le dicevo, e mi spaventavo solo a
pensarle ed ero triste.
Fecero tappa in un paese fuori Tortosa e lasciarono passare la giornata. Era meglio arrivare
verso sera, quando la loro presenza all'ospedale avrebbe dato meno nell'occhio. Erano entrambi molto
abbattuti e non avevano voglia di parlare. Con tutti i loro averi sulla macchina, e la sensazione di non
sapere dove andare, sembravano vagabondi senza una meta.
Alle sei di sera parve loro il momento giusto per rimettersi in strada. Entrati a Tortosa si
fermarono e scesero dall'auto. Si fecero dire da un passante dove fosse l'ospedale e vi si diressero a
piedi, in un silenzio teso che alla fine fu Infante a spezzare: D'ora in poi a guidare le operazioni sei
tu.
Era il suo modo di ricordare a Nourissier che quello che stavano facendo non lo trovava
d'accordo. Nourissier non rispose. Ma fu lui, varcato il portone dell'ospedale, a fermare un'infermiera
per domandare del giudice.
Siete parenti? fu la prevedibile domanda.
Amici.
Aspettate qui.
L'infermiera, alta e ben piantata come un ussaro, si allontan lungo il corridoio a passo
marziale.
Adesso torna con due agenti della Guardia Civil disse Infante.
In questo caso, preparati a correre.
Tu sei matto, professore.
L'infermiera torn accompagnata, ma da una bella donna sulla quarantina.
La signora  la nipote del paziente. Solo lei pu autorizzarvi a vederlo.
La cosa li colse del tutto impreparati. Nourissier non aveva idea di come comportarsi. Con una
certa confusione si present, e present Infante alla signora, disse che erano amici del giudice. Poich
l'infermiera era rimasta ad ascoltare, la nipote li invit con un cenno a uscire in strada. Nourissier si
preoccup per il freddo.
Non farebbe meglio a prendere il cappotto? domand.
 questione di un minuto. Mio zio non ha amici, deve trattarsi di un errore.
Nourissier non bad al tono poco amichevole di quell'esordio, e part con una sfilza di domande
senza dare spiegazioni.
Come sta suo zio? Si riprender? Si sa che cosa gli  successo?.
La diffidenza era cos marcata sul volto di quella donna che pareva un tratto della sua
fisionomia. Nourissier cerc di spiegare, per tranquillizzarla. Eravamo a Morella per un breve
soggiorno e abbiamo fatto amicizia con suo zio. Ci hanno detto che ha avuto un incidente e siamo
passati a vedere come sta. Questo  tutto.
Capisco disse lei asciutta. Sta meglio, ma ha tre costole rotte, e questo non  poco per un
uomo della sua et.
Ma com' avvenuto l'incidente?.
Lei li guard e sorrise sprezzante. Si volt e fece per tornare dentro.
Buonasera, signori. Dir a mio zio che vi siete interessati a lui.
Nourissier la prese per un braccio.
Aspetti, per favore.
Mi lasci! Ma chi siete, che cosa volete?.
Ho detto la verit. Sono psichiatra e conduco uno studio sulla salute mentale degli abitanti
della zona. Suo zio mi  stato di grande aiuto.
In che senso?.
Ci ha raccontato alcuni fatti della guerra.
Adesso capisco. Mio zio  stato aggredito, gli hanno rotto le costole a bastonate. Non c' stato
nessun incidente, quello compare sul verbale. E adesso lei mi ha spiegato il perch.
La prego, ci permetta almeno di essere d'aiuto. Pi avanti c' un bar. Possiamo offrirle un
caff? La prego di accettare.
La donna ci pens su, lasci vagare i suoi begli occhi tristi nell'aria umida. Guard verso
l'androne dell'ospedale.
Vado a prendere il cappotto disse. Aspettatemi al bar.
Finch non videro entrare la sua figura snella in quell'antro piuttosto sordido, credettero
entrambi che non sarebbe venuta; eppure in quel breve intervallo la donna pareva aver raccolto forza e
decisione. Si sedette accanto a loro, ordin un bicchiere di vino e prese la parola per prima.
Quindi mio zio vi ha parlato della guerra.
Vagamente.
A quella risposta lei si tese, e una furia inaspettata le indur gli occhi e la voce. Batt una mano
sul tavolo, con un colpo lieve ma deciso.
No, vagamente, no. Gli hanno rotto tre costole, quindi voglio sapere esattamente che cosa vi
ha raccontato.
Ci ha parlato di alcuni episodi della guerriglia partigiana di cui si era dovuto occupare come
magistrato.
Quali?.
Nourissier tergivers, ma Infante lo interruppe. And al sodo: La Pastora. Cercavamo
informazioni sulla Pastora, e suo zio ce le ha fornite. Gli studi del mio amico riguardano quella
persona.
Adesso capisco perch l'hanno pestato. Dovete essere matti tutti e due.
Non creda. Le informazioni che ci ha dato erano irrilevanti. Non  stata colpa nostra se l'hanno
aggredito. Ieri notte suo zio aveva bevuto troppo,  uscito in strada gridando contro Franco.
Lo so. Era da un po' che se le cercava. Bevve il suo vino in un sorso. Cambi tono: Mi
chiamo Maria Jos. Facevo la maestra, ma adesso non pi. Ho una piccola cartoleria che mi permette di
tirare avanti. Nourissier, pi tranquillo, si affrett a esprimerle tutte le sue premure: Quando suo zio
star meglio, gli dica che siamo stati qui. E gli dica che siamo molto dispiaciuti per quello che 
successo, che la Guardia Civil ci ha espulsi da Morella, e che non avremmo mai immaginato potesse
finire cos. Gli assicuri che non lo dimenticheremo mai, che abbiamo in grande stima la sua amicizia.
Lei annuiva, distratta, come sonnambula. Tutto in lei faceva pensare che la sua mente si
trovasse da un'altra parte.
La Pastora, avete detto. Abbass la voce. Lo sapete che da queste parti  diventata un mito ?
La gente dice che  la sola partigiana che sia riuscita a sopravvivere. Dicono che  ancora viva.
Lo sappiamo.
Mio zio vi ha detto qualcosa di interessante su di lei?.
Niente di conclusivo.
Logico. Lui non ne sa quasi niente. Semmai sono io a saperne qualcosa.
A quelle parole i due uomini rimasero immobili. Non seppero che cosa rispondere. Lei continu
come se nulla fosse.
Pensate di fermarvi qui a Tortosa?.
Dipende da quello che potr offrirci la citt disse Infante.
Maria Jos sorrise. Era bionda, occhi grandi, corpo armonioso. Eppure non era curata
nell'aspetto. Gli abiti le stavano grandi, le scarpe erano piene di polvere.
Non vi conviene restare qui. Andate a Santa Barbara. C' un piccolo albergo sulla strada, lo
troverete,  l'unico del paese. Telefoner per farvi dare due stanze. Per me lo faranno, anche se a
quest'ora  un po' tardi. Io resto qui fino a domattina per assistere mio zio, e poi vi raggiungo.
Parleremo. Se vi interessa, naturalmente.
Certo che ci interessa! esclam Nourissier. Suo zio deve essere felice di avere una nipote
come lei.
La donna rise.
Mio zio  sempre stato un po' egoista, e l'egoismo peggiora con l'et. Ma non posso
lamentarmi: mi ha designata sua unica erede.
Si alz, si avvi verso l'uscita. Nourissier la segu.
Solo Infante era rimasto seduto.
Non vieni, Carlos?.
Lui scosse la testa. Nourissier torn indietro.
Trattieni la signora. Non abbiamo ancora finito di parlare.
Lei torn al tavolo senza chiedere spiegazioni, ma si vedeva che era seccata. Si lasci cadere
sulla sedia come un sacco.
Mi dispiace, Maria Jos, per deve capire che la sicurezza del professor Nourissier in Spagna
dipende da me. Non diffido di lei, ma per me  importante capire i motivi per cui una persona fa quello
che fa.
E allora?.
Voglio sapere quali sono i suoi. Perch vuole darci delle informazioni?.
Mi pare evidente. Per vendicare il male che  stato fatto a mio zio.
Posso dirle che non le credo?.
Lei rise di una risata amara.
Posso dirle che lei  intelligente?.
Il giusto per sopravvivere.
E se non avessi voglia di parlargliene?.
Allora  meglio che lasciamo perdere. Dispongo di altre fonti per ottenere informazioni.
Molto bene. In questo caso mi ordini un cognac. E due anche per voi, non ho intenzione di
bere da sola.
Quando ebbe il bicchiere davanti, prese a farlo girare, formando un mulinello nel liquore. Vi
fiss lo sguardo e i tratti del suo viso si indurirono. Bevve il cognac in un solo sorso, rabbrivid.
I miei motivi sono molto semplici, e anche molto personali. Per questo non ho ritenuto
opportuno esporveli. Ma non importa. Tanto in questa citt non sono un segreto per nessuno. Mio
marito ha fatto parte del somatn. Per diversi anni. Questo mi ha permesso di essere al corrente di
molte cose che non tutti conoscono.
Quello che voglio sapere  perch  disposta a parlarne con noi.
Non faccia l'autoritario con me. Sono stanca di essere trattata dall'alto in basso. Mio marito era
del somatn e questo gli ha dato dei vantaggi: adesso  governatore civile della provincia di Castelln.
E poi, non  pi mio marito.
Vi siete separati?.
Mi ha lasciata.
Mi dispiace.
Non se ne dispiaccia. Magari lei avrebbe fatto lo stesso. Adesso sta con una ragazza di
trent'anni e pare che vadano d'accordissimo.
Caspita, credevo che gli uomini di regime fossero di una moralit inattaccabile!.
Lei rise, sarcastica, cerc inutilmente nel bicchiere un'ultima goccia di cognac.
Ci sono altri particolari intimi che volete approfondire?
Mi dispiace, non intendevo.... Infante cerc di scusarsi.
Non mi importa nulla di che cosa intendeva, cos come non mi importa nulla delle vostre
ricerche. Mi interessa togliermi una piccola soddisfazione personale e voi me ne date l'opportunit.
Soltanto questo.
Adesso  tutto pi chiaro.
Allora io me ne andrei. Rimanete pure seduti, per carit! Finite il vostro bicchiere e fate pure
tutti i vostri commenti. A domani.
Si ricorder di portare a suo zio i nostri saluti?.
Statene certi. Gli baster sapere che siete stati qui per sentirsi subito meglio.
Usc con un sorriso beffardo. Infante e Nourissier si guardarono. Infante sospir.
Un po' amareggiata, non ti pare?.
Di un'amarezza feroce.
Eppure benedico mille volte la sorte che ce l'ha fatta incontrare. Sembra davvero che Dio sia
dalla nostra parte, adesso. Proprio quando pareva che fossimo arrivati in fondo alla strada, di colpo si
apre una nuova prospettiva....
Mio caro amico,  piuttosto come se fossimo noi la mano di Dio. Grazie al nostro intervento il
giudice Santillana ha trovato il castigo che cercava, e quella donna forse potr togliersi una spina dal
cuore.
Verissimo. Per non parlare di tutti quelli che hanno passato dei bei momenti parlando con noi,
e di quelli che ci hanno guadagnato qualche soldo! Il solo a rimanerci male sar il povero Rogelio, il
letterato. Neppure il Padreterno sarebbe capace di trovargli un editore!.
Nourissier rideva ancora quando uscirono. L'umidit e il freddo della strada non arrivarono a
dissipare la sua allegria.
Ti ringrazio di avermi fatto ridere;  il solo modo di reggere un'esperienza simile.
Noi spagnoli siamo esperti in umorismo palliativo, ci trasmettiamo il segreto di generazione in
generazione.
Giunti alla giardinetta, sotto una lieve pioggerella che aveva cominciato a cadere, Infante diede
uno sguardo ai bagagli sistemati nel vano posteriore.
Ti rendi conto? disse. Siamo come due vagabondi. Non abbiamo ancora un letto sicuro per
stanotte e tutti i nostri averi sono contenuti in questa bagnarola.
So gi che avr nostalgia di questo quando torner in Francia.
Me ne stupirei, mio caro signor borghese.
Tu non sei mai stato alle cene di Natale con i miei parenti e con quelli di mia moglie, non sei
stato agli interminabili consigli di facolt, non....
Infante lo interruppe, serio:
Vorresti cambiare vita?.
Nourissier rimase interdetto, abbass gli occhi, sorrise con una certa tristezza.
A volte ho la sensazione che nella mia vita non ci sia nulla che io abbia davvero scelto. Non
mi sono mai ribellato alla realt, questo  un fatto.
E perch avresti dovuto ribellarti se tutto quello che hai ti va benissimo?.
In realt non lo so, non me lo sono mai domandato seriamente, non ho mai messo in questione
nulla. Tutti i valori, l'amore, l'onest, la rispettabilit, la dedizione alla famiglia e ai figli..., tutti i
principi che danno forma a una vita, mi sono stati imposti dal mio ambiente. Imposti forse non  la
parola giusta; mi sono stati dati, piuttosto.
Non mi sembrano doni da disprezzare.
Certo che no! Ma io non ho mai mosso un passo in una direzione che non fosse gi segnata. E
questo pu essere angosciante, quando ci pensi a una certa et.
Tutti siamo limitati dalle circostanze.
Tu sei stato pi libero di me.
Non credere disse Infante, col volto scuro. Ma si cav d'impaccio dicendo: E poi basta
considerare i risultati. Tu hai un mucchio di gente che ti vuole bene. Io, tutt'al pi potrei rimediare al
disastro compran-domi un cane.
Ma la verit, la verit vera che ti schiaccia, la scopri quando capisci che non hai bisogno
dell'amore di nessuno, che in questo sta la tua libert, e che se continui a far parte di un nucleo d'affetti
 solo perch sai che gli altri hanno bisogno di te.
Infante sent che un pericolo indefinibile sorvolava la conversazione. Scoppi in una risata
estemporanea: Dobbiamo proprio essere matti. E quella donna l'ha capito subito. Ormai  notte, piove,
non abbiamo dove posare le nostre povere ossa e la sola cosa che riusciamo a fare  discettare sui
massimi sistemi. Andiamo!.
Fecero rotta verso Santa Barbara. Il riscaldamento dell'auto e il silenzio, rotto soltanto dal
ronzio del motore, rischiavano di farli addormentare. Lo psichia-tra si riscosse con una domanda:
Quanti giorni rimarremo a Santa Barbara?.
Almeno tre o quattro.
Te lo chiedo perch devo farlo sapere a mia moglie. Si preoccupa da morire quando telefona e
non mi trova. In fondo  comprensibile, non credi?.
Ma certo, certo che lo .
Trovarono i proprietari dell'albergo ad aspettarli. Era una coppia di mezz'et.
Maria Jos ci ha raccomandato di prepararvi due stanze che non diano sulla strada, cos potrete
riposare.
Dove trovo un telefono? Devo fare una chiamata a Parigi disse Nourissier.
In fondo al corridoio. Venga, glielo mostro.
Nella sua stanza, Infante apr i bagagli, tir fuori la sua riserva di alcolici e scelse una bottiglia
di gin ancora sigillata. Se ne riemp un buon bicchiere. Lo guard contro la luce della rachitica
lampadina. Ah, caro il mio professore; lei dell'amore non ha bisogno, ma corre a chiamare la
mogliettina prima che possa preoccuparsi!. Fosse stato anche lui cos ligio al dovere. Inutile trovare
scuse, anche lui l'aveva sempre saputo qual era il suo dovere. Sorrise stancamente. Pensare, analizzare,
porsi delle domande sugli imperativi del destino, saper accettare le circostanze della vita, soppesare,
dire di no, avere coraggio..., la paura, la solitudine... Sospir. La sua vita era stata un disastro, e lui era
un miserabile. Eppure aveva imparato a sopportarsi, a vivere come se il prota-gonista della sua vita
fosse un altro, sapendo benissimo che quel precario equilibrio poteva andare all'aria in qualunque
momento. E allora neppure il pi piccolo frammento di quell'incastellatura sarebbe rimasto in piedi,
tutto sarebbe crollato. Alla tua salute, Carlos Infante! mormor fra s, e vuot il bicchiere fino
all'ultima goccia.
Dopo tutti quei morti, Francisco era rimasto il solo amico di cui potevo fidarmi veramente.
Avevamo parlato tanto insieme, soprattutto lui. E anch'io gli avevo raccontato della mia vita, di come
mi ero sentito quando mi vestivo da donna, e di come mi accontentavo e di come a forza di star solo
ero riuscito a essere abbastanza felice. Lui della sua vita non raccontava poi tanto, ma mi parlava
delle idee del proletariato e del comunismo e mi insegnava tutto quello che so adesso.  vero che negli
ultimi tempi che vi dicevo, quando eravamo tutti demoralizzati per come andavano le cose, si parlava
sempre meno di politica. Francisco non si lamentava mai, questo  vero, ma se prima non si lasciava
scappare l'occasione di darci lezione di idee rosse ogni momento, adesso stava sempre zitto. Forse un
po' se lo immaginava quello che stava per succedere.
Nel marzo del '50 arriv un gruppo di sette compagni dalla Francia con gli ultimi ordini dei
capi del partito. Venne con loro Jos Gros, il suo nome di guerra era Antonio el Cataln, ma nessuno
lo chiamava cos. Gros era un pezzo grosso e veniva a sostituire certi capi settore con altri che
avevano scelto. Anche Francisco, che era segretario politico del gruppo, fu sostituito. Gros diceva che
bisognava cominciare a fare le cose in un'altra maniera, con pi sicurezza. Che non dovevano cadere
altri uomini. E poi voleva mettere un po' d'ordine nei settori perch eravamo allo sbando, e ognuno
faceva di testa sua. Gros andava per le montagne col suo gruppo, per quando cercava un capo settore
per dargli ordini o sentire come andavano le cose non lo trovava mai, era come perso senza saper cosa
fare.
Alla fine convoc una riunione generale dei capi in un posto sicuro, vicino a un torrente cos
l'acqua non mancava. L fece una gran sorpresa a tutti, disse una cosa che non se la aspettava
nessuno. Disse che il tempo della guerriglia era finito. Il partito dava ordine di ritirarsi, e tutti noi che
eravamo in montagna dovevamo passare il confine a poco a poco. Nel frattempo le azioni erano
sospese, perch troppi compagni erano morti. Mi raccontarono che erano rimasti tutti di sasso, perch
dire che ci ritiravamo e che la lotta era finita era come dire che avevamo perso per sempre, che aveva
vinto Franco. In tanti non dormirono quella notte, tanti piangevano, ma siccome non era una cosa da
fare dall'oggi al domani, si pensava che magari col tempo avrebbero cambiato idea.
Quel Gros e quelli che venivano dalla Francia arrivarono nel nostro settore che era giugno. Il
nostro comandante di allora era Militar Rubio, e lui ci disse che quelli della Francia venivano a
organizzare le cose, ma anche a farla pagare a quelli che non rispettavano il regolamento. I compagni
erano sottosopra e avevano i loro motivi, perch appena Gros  arrivato, c' stato il primo scontro con
Militar Rubio. Gros era venuto a dire che Santiago Carrllo gli aveva dato ordine di assumere il
comando dell'Agla, che voleva dire tutte le forze partigiane del Levante e dell'Aragona, perch ormai
gli uomini del partito che comandavano le bande erano morti. Invece Militar Rubio diceva che noi
eravamo tutti vivi e che lui il comando non lo lasciava perch noi seguivamo lui. Ed era vero. Allora
Gros abbass la cresta perch capiva che poteva combinare un guaio, che una cosa  mettersi a dare
ordini chiusi dentro un ufficio, e un'altra stare in montagna e dire a degli uomini che ne hanno gi
viste di tutti i colori di fare cose che non hanno voglia di fare.
Bene, per farla breve, il grande capo e i suoi rimangono al campo per qualche giorno. E una di
quelle notti, senza farsi sentire, Francisco viene a svegliarmi e mi fa: Svegliati, Pastora, ma non
parlare forte, niente chiasso. Io mi tiro su, con gli occhi che non volevano aprirsi, e mi vedo
Francisco, tutto agitato, che si faceva scrocchiare le dita una dopo l'altra. Si siede vicino a me e mi
guarda con gli occhi di fuori che sembrava diventato matto. Ascolta bene quello che ti dico perch
riguarda anche te. Prima sono venuti a svegliarmi perch Militar Rubio e il capo della Francia
volevano parlare con me. Erano di l, seduti seri uno vicino all'altro e allora ho capito che volevano
farmi una specie di processo. Quel tale, il Gros, che neanche ci conosce, dice che secondo loro, magari
senza volerlo, ho passato delle informazioni alla Guardia Civil tramite le massare di Las Morenas.
Secondo loro i civiles sapevano sempre in quanti uscivamo di pattuglia, e questo era impossibile se
nessuno faceva delle soffiate.
Per tu....
Ascoltami bene, Pastora, e sta' zitto che la faccenda  molto grave. Dopo Gros mi ha detto che
non ci crede che ho passato delle informazioni al nemico e che si fida moltissimo di me. Per poi
prende delle carte, e mi spiega che proprio per dimostrarmi tutta la fiducia che ha in me, mi d una
missione speciale. Che io e te dobbiamo portare certi documenti al settore XXIII, consegnarli a
Eduardo e tornare. Io gli dico che va bene, lo facciamo, ma allora lui mi tira fuori che quando saremo
tornati dovr interrogarci sulla morte del compagno Ricardo in quell'azione. Te ne ricordi, no?.
Certo che me ne ricordavo, il compagno Ricardo l'aveva ammazzato la Guardia Civil in una
missione. Dicevano che l'avevamo abbandonato, lui e il suo gruppo, che non gli avevamo fatto da
guida fino al settore che cercavano, e cos erano andati per conto loro e le guardie li avevano assaliti
di sorpresa. Lui l'avevano colpito, e i suoi avevano fatto al si salvi chi pu, ognuno per la sua strada. E
cos anche questo era un errore che ricadeva sulle nostre teste. Militar Rubio, il nostro capo, non
aveva voluto metterci becco, ma fin da subito ci aveva detto che pi avanti le cose dovevano essere
chiarite, che bisognava vedere di chi era stata la responsabilit. Francisco aveva sempre avuto paura
che la colpa la dessero a lui, e quella notte ancora di pi. Anche a me potevano dare la colpa, perch
ero io che facevo sempre da guida e insegnavo i sentieri... Per vi posso assicurare che noi non
avevamo colpa di niente, perch... Ma adesso questo non c'entra. Vi stavo dicendo di quella notte tanto
importante, quando Francisco era venuto a svegliarmi. Alla fine di tutta la storia mi chiede: E tu cosa
dici, Pastora?.
Io? Cosa vuoi che ti dica?.
Se ne sono sentite tante da quando sono arrivati i compagni dalla Francia. Gente che la
mandano in missione e non torna pi... Hai sentito anche tu che Gros hanno cercato di ammazzarlo
mettendogli una bomba nella tenda. E sono stati dei compagni! Quello  una brutta bestia e nessuno lo
pu vedere.
S, per noi, cosa possiamo farci? Se ci ordina di portare quelle carte bisogner portarle, no?
E se quando torniamo ci fanno delle domande sulla storia del compagno Ricardo, bisogner
rispondere.
Io me ne vado, caro mio, perch mi puzza che hanno in mente un brutto scherzo e che da
quella missione non torno indietro vivo.
Ma questa  diserzione! Me l'hai detto anche tu mille volte che disertare  la cosa pi brutta
che esiste.
E chi se ne frega. Lo vedi che stanno smantellando il movimento guerrigliero, che vogliono
mandare tutto a rotoli! E cosa ci aspetta, poi, ammesso che torniamo indietro vivi? Un processo per
una cosa che  successa un mucchio di tempo fa, a noi che non c'entriamo niente, solo perch loro
hanno bisogno di trovare dei colpevoli. Guarda che fine facciamo, dopo tanto combattere!
Andiamocene e che vadano al diavolo.
E dove andiamo?.
Faremo i partigiani per conto nostro, tu ed io. Sappiamo dove sono i depositi di viveri e da
mangiare non ci mancher.. Poi vedremo di arrangiarci.
Rimasi l a pensarci su senza dire niente. Volevo ragionare ma i pensieri mi andavano ciascuno
per conto suo e non riuscivo a fermarli. Disertare non mi piaceva per niente, avevo sempre sentito dire
che disertavano i vigliacchi, e io vigliacco non lo ero stato mai. Ma Francisco aveva ragione: fare un
processo a noi come a dei delinquenti? E perch? Io non avevo tradito nessuno e il compagno Ricardo
a momenti non lo conoscevo. E poi, se anche non succedeva niente e poi ci mandavano in Francia, io
non avevo documenti e non ne potevo avere perch ormai ero un uomo. Cosa dovevo fare, ridiventare
donna? E come potevo arrangiarmi fuori da queste montagne? Sapevo solo pascolare le pecore. Forse
non era tanto una cattiva idea andare via con Francisco. Dopo, si sarebbe visto. Ma la cosa pi
importante era che Francisco era il solo amico che avevo, non mi era rimasto pi nessuno. Quelli che
avevo avuto, i compagni che mi volevano bene, erano tutti morti. Allora gli dissi di s, che poteva
contare su di me, che andavo con lui. Se ho fatto bene o no, non lo so ancora. Quelli come me non
hanno mai molti posti dove andare, non possono neanche decidere cosa vogliono fare nella vita. Io non
avevo mai avuto nessuno, per me ogni giorno cominciava la mattina e finiva quando andava gi il sole.
Il giorno dopo ci preparammo per la missione che ci avevano dato. Era il 7 di ottobre del 1930.
Francisco mi disse di ricordarmi bene quel giorno perch era molto importante nella storia della
nostra vita. Avevamo come staffetta Toms, che ci aspettava in un punto d'appoggio. Fra un po'
siamo qui gli aveva detto Francisco andando via, e io avevo tenuto la bocca chiusa. Poi ci mettemmo
in cammino. Superammo il letto del torrente che portava al settore XXIII. Francisco andava cos in
fretta che quasi non ce la facevo, e dire che ero sempre stato pi veloce d lui. Dovevo gridare: E
fermati, tanto non c' nessuno che ci insegue!. E lui mi diceva: Cammina, Pastora, cammina, che
ormai non ci possiamo pi fermare!. Non lo capivo ancora cosa voleva dire, ma vedevo che era pazzo
di rabbia, e preferivo star zitto. Dopo quel giorno furono tante le volte che camminammo cos, tutti e
due zitti, soli per le montagne, correndo come se avessimo dietro i cani.
Santa Barbara non aveva le bellezze storiche di Morella n il fascino agreste di La Snia; era
soltanto un paesotto che si stendeva lungo una strada centrale. Ma come tutti i paesi da quelle parti, era
vicinissimo alle montagne, che incombevano con la loro grandezza. Due passi dalle ultime case
bastavano per trovarsi in aperta campagna. Scendendo al pianterreno, quel mattino, Infante e Nourissier
scoprirono che l'albergo non serviva la colazione. Non aveva neppure la cucina. Il proprietario indic
loro un bar dove potevano consumare i pasti e li inform che Maria Jos aveva gi telefonato. Sarebbe
arrivata verso mezzogiorno.
Percorsero l'interminabile via solitaria, fra case basse con le porte chiuse. Non c'era altro.
Novembre aveva portato con s un freddo intenso che si faceva sentire soprattutto a quell'ora del
mattino.
In Francia nelle vie dei paesi c' odore di pane fresco fin dall'alba disse a un tratto Nourissier.
Infante lo guard di traverso. Aveva tutti i sintomi del doposbronza e pochissima voglia di
parlare. Si limit a grugnire. La sera prima aveva bevuto per pi di tre ore. E la mancanza di un caff
accentuava lo spaesamento che provava ogni mattina da quando quell'avventura era cominciata. Dove
sono? si domandava. Che cosa ci faccio qui? Perch diavolo sono venuto in un posto simile ?
Continuava a ripetersi queste domande guardando le facciate mute. Chiss dove si era nascosta la
gente. In campagna? Chiusa dentro casa? Non era normale che non si vedesse un'anima alle nove del
mattino, non un bambino, non una donna con la sporta della spesa, non un vecchio. Come Nourissier,
anche lui aveva sentito una trafittura di nostalgia. Barcellona era una citt stremata e triste per quel
dopoguerra che non finiva mai, ma a ogni ora le strade fervevano di vita: operai, massaie, studenti,
gente che entrava e usciva dai negozi, dai cinema e dai teatri... E tuttavia nel suo caso la nostalgia non
aveva alcun senso; la sua vita era paragonabile a quella di un fantasma. Non aveva famiglia n amici, i
suoi soli legami col mondo erano rappresentati dagli articoli che scriveva per i giornali. I suoi rapporti
con le donne erano sporadici, spesso mercenari. Niente in quella citt gli apparteneva, non c'era niente
di cui potesse sentire la mancanza, nessuno lo aspettava n stava in pena per lui. Se Nourissier aveva
buoni motivi per rimpiangere il pane caldo, lui non aveva da rimpiangere nulla. Inutile mettere a
confronto due vite che non avevano nulla in comune. E anche le esperienze che facevano insieme erano
le stesse solo in apparenza, avevano un senso ben diverso per l'uno e per l'altro. Che avessero udito le
stesse parole e assistito alle stesse scene, non significava che le loro menti si fossero sfiorate, neppure
per un secondo. A lui la violenza, l'orrore, l'ostilit e la morte non avrebbero mai fatto lo stesso effetto
che facevano al francese. Troppe cose li dividevano. O almeno cos gli pareva quella mattina, mentre
percorrevano insieme quella strada inospitale e chilometrica, fredda e solitaria, un'autentica allegoria
della vita.
Il bar era grande, malandato, ammobiliato con tavolini di marmo e vecchie sedie di legno. La
sola decorazione alle pareti erano calendari agricoli e pubblicit di concimi: Abonad con Nitrato de
Chile. Negli angoli si accatastavano cassette d'acqua di soda, e una grande stufa di ghisa riscaldava
l'ambiente. Come proveniente da un mondo pi felice, una ragazza bella e giovane venne a servirli
sorridendo: Finalmente qualcuno che ha un'aria allegra disse Nourissier non appena la ragazza torn
al banco.
Allora sar meglio che le stiamo lontani, potremmo contagiarla.
Non dire cos, mi fai sentire in colpa.
Ti passer.
Nourissier se l'era presa, ma Infante non ci bad. Lui poteva anche sentirsi in colpa, ma
avanzava in linea retta verso i suoi obiettivi qualunque cosa capitasse. Forse la sua era la
determinazione dello scienziato, ma poteva anche essere quella del figlio di pap, ostinato in ogni suo
capriccio. Osserv la ragazza che li aveva serviti domandandosi quante possibilit avesse di costruirsi
un futuro migliore, di conoscere un mondo diverso, di evolversi, di vivere. Ben poche, forse nessuna.
Sarebbe rimasta l, a servire caff ai vecchi del paese, a pelare patate, a lavare e rilavare pavimenti.
Eppure per molta gente la felicit era proprio questo: affondare in una routine che mette al riparo da
qualunque dolore. Il pericolo pi grande, nella vita,  avere delle aspirazioni, farsi delle illusioni,
credere di meritare qualcosa per il solo fatto che si  vivi.
Maria Jos arriv a mezzogiorno in punto. Una radio dava l'ora dell'Angelus quando la videro
comparire, vestita con pi eleganza del giorno prima. Si era dipinta le labbra di un rosso vivo, che
intensificava la durezza del suo volto. Li salut senza un sorriso.
Dove preferisce che parliamo? le domand Infante.
Ho portato qualcosa da mangiare disse lei, mostrando una cesta.
Possiamo andare in campagna.
Perfetto, un picnic era quello che ci voleva!.
Nourissier avvert le frecce di sarcasmo che si incrociavano nell'aria. Si incamminarono. Vista
da fuori la scena poteva sembrare idilliaca: due uomini e una donna in partenza per una scampagnata in
una giornata autunnale piena di sole. Ma era assurda in quelle circostanze; non sapevano neppure se di
Maria Jos potessero fidarsi, e nessuno di loro aveva in animo di divertirsi. Camminarono per pi di
un'ora. Il sole era caldo come in primavera. Si fermarono in un mandorleto, fra alberi spogli e mal
curati. Nel mezzo c'era un capanno in pietra, che la donna apr con una chiave che aveva nella borsetta.
Questa terra  mia disse. Una volta dava mandorle grosse e bellissime; adesso  tutto in
abbandono.
Tir fuori delle vecchie sedie impagliate, un tavolino zoppo. Poi vi stese sopra un giornale ed
estrasse dalla cesta vari pacchettini: pollo freddo, tortilla di patate e dei pomodori che tagli a met.
Ho fame disse, mordendo una coscia di pollo con furia canina. Poi aggiunse: Servitevi! Non
voglio avere l'impressione di aver cucinato per niente.
Obbedirono, e a ogni boccone il loro appetito cresceva invece di placarsi. Avevano quasi finito,
quando Maria Jos disse all'improvviso: La Pastora  viva. Non  una leggenda. Posso garantirvi che 
vero.
Nourissier smise di masticare. Gli occhi gli brillavano.
Dov'? domand con l'ansia di un bambino che non tenta neppure di frenare l'impazienza.
Maria Jos si mise a ridere.
E crede che io lo sappia? Non lo sa nessuno! Per posso dirvi che mio marito ha fatto parte di
molte squadre che si sono date da fare per cercarla. Erano come battute di caccia, segrete, perch
nessuno aveva voglia di esporsi al ridicolo di un fallimento. Non sono mai riusciti a trovarla, mai, e a
ogni nuovo insuccesso la gente dei paesi prima o poi veniva a saperlo, e si spargeva la voce. Cos il
mito cresceva. C' chi pensa che sia un mostro, altri la vedono come una specie di eroina, ma tutti sono
d'accordo sul fatto che nessuno riuscir a catturarla finch rimane su in montagna. La Benemerita non
ci fa una bella figura, e nemmeno il regime,  evidente.
E questo cosa prova? obiett Infante.
Non prova nulla. Ma so che la conclusione a cui sono arrivati  che c' e si nasconde.
A quando risalgono le sue informazioni?.
Le ultime sono recentissime.
Posso chiederle come le ha avute? Mi  parso di capire che lei non vive pi con suo marito.
Ha capito benissimo, ma adesso cerchi di capire un'altra cosa: non ho nessuna intenzione di
dirle da dove prendo le mie informazioni.
In ogni caso a noi servono.
E potrei anche dirvi di pi.
Che cosa?.
La zona dove la Guardia Civil ritiene che se ne stia nascosta.
Avanti, la ascoltiamo.
Mi dispiace, ma questa  un'informazione che ha un prezzo.
Prese la parola Nourissier. Infante pareva troppo sorpreso dalla piega che aveva preso la
conversazione.
Possiamo giungere a un accordo. Suggerisca lei una cifra.
Non mi interessa il denaro. Ho bisogno di un favore.
Di che cosa si tratta?.
La donna estrasse dalla borsetta una busta chiusa e la mostr con un sorriso.
Voglio che lei, professore, consegni questa lettera a mio marito. E che lasci intendere, con il
suo atteggiamento, di essere il mio amante.
Io? domand Nourissier, con una voce che suon cos acuta da risultare comica.
Lei apr la busta, dispieg un foglio scritto a mano.
Pu leggerla, se vuole. Non c' niente di compromettente, niente che per lei possa
rappresentare un pericolo.  una lettera in cui dico che lo perdono. Mento, naturalmente. Voglio che
quel presuntuoso creda che ho un altro uomo, che mi sono rifatta una vita. Voglio che la smetta di
mandarmi del denaro come se mi facesse l'elemosina. Voglio che la smetta di compatirmi, questo 
quello che voglio.
Ma perch proprio io?.
Lei  la persona ideale: non  spagnolo, nessuno da queste parti la conosce, e poi... insomma, 
un bell'uomo.
Infante si lasci sfuggire un risolino. Nourissier era addirittura arrossito. Poi espose una serie di
ragionamenti intesi a dimostrare l'assurdit di quel piano. Ma le sue magnifiche doti persuasive nulla
poterono contro la cocciutaggine di Marta Jos.
Mi dispiace, non intendo cedere. Decider lei che cosa fare. Ma se volete avere una minima
possibilit di trovare La Pastora, vi occorre sapere dove si nasconde. E su questo la Guardia Civil ha le
idee chiare.
A quel punto fu Infante a intervenire: Affare fatto. Il professore consegner quella lettera e
reciter la parte di primo amoroso.
Ma, Carlos!.
Non si preoccupi, sar semplicissimo. Non pretendo che lei mi ami davvero, soltanto che
finga.
Nourissier rinunci a protestare, anche se di tanto in tanto lanciava sguardi pieni di rimprovero
a Infante. Maria Jos parve subito pi tranquilla. Distese le gambe e scosse via le briciole dalla gonna.
Si accese una sigaretta, abbass le palpebre e aspir il fumo con volutt.
Come si sta bene qui! Prima che gli uomini avvelenassero l'aria con le loro guerre, questi posti
erano i pi belli del mondo. Niente torner pi come prima. Ormai per me queste montagne hanno
perso ogni incanto, non hanno pi anima. C' stato troppo sangue. Non so che idea romantica si sia
fatto lei della Pastora, professore, ma le assicuro che era una belva. Io l'ho visto il risultato di uno dei
suoi saccheggi. Ero con mio marito. Vuole che glielo racconti o preferisce tenersi i suoi sogni?.
Ho paura che lei si sia fatta un'idea sbagliata. Io cerco solo la verit. Comunque dica quello
che ha da dire.
Successe in una masseria di Vallibona. La Pastora e il suo compare l'avevano messa a ferro e
fuoco. E lo sa con che bottino ? Vestiti vecchi, un paio di prosciutti e venticinque pesetas. Punto. Gli
abitanti della casa dissero che in realt volevano solo vendicarsi. A quanto pare il padrone della
masseria era un cugino della Pastora, uno che quand'era ragazzina l'aveva presa in giro per il suo
aspetto maschile. Lei non glielo aveva perdonato. Gli avevano legato la moglie e il figlio a una gamba
del letto. Poi La Pastora in persona, con un bastone, l'aveva pestato. Un pestaggio brutale, disumano,
esagerato. Io lo vidi com'era ridotto quel poveraccio. Basta dire che  rimasto invalido. Non pu pi
lavorare. Fu un'impresa davvero gloriosa della sua guerrigliera. Che ne dice ?.
Cosa crede che potrei dirne?.
Infante interruppe quei discorsi che cominciavano a preoccuparlo.
Sar meglio che andiamo al sodo. Come pensa che dovremo mettere in pratica il suo piano?.
Sar domani stesso disse lei rivolta a Nourissier.
Il professore raggiunger Castelln in macchina. Come le dicevo, mio marito adesso vive l. Il
signor Infante la aspetter da me, a Tortosa. Quando avr finito ci raggiunger e mi racconter com'
andata. Dopodich vi informer sul nascondiglio di quella donna. Siete d'accordo ?.
S si affrett a rispondere Infante, temendo il silenzio reticente di Nourissier.
Rientrarono camminando svelti, senza parlarsi. Quando furono in paese, Maria Jos mormor
appena un saluto e si allontan. Loro decisero di rientrare in albergo e di ritirarsi ciascuno nella propria
stanza, per rivedersi solo all'ora di cena. Una decisione dettata soprattutto dalla prudenza: Infante
voleva risparmiarsi le possibili recriminazioni di Nourissier, e questi non era certo delle proprie
reazioni, confuso e furente com'era per l'impegno che aveva preso.
A cena, seduti l'uno di fronte all'altro a un tavolino del bar, capirono che il silenzio aveva forse
sfumato il dissidio, ma non l'aveva risolto. Infante era sul chi vive, Nourissier, di pessimo umore.
Malgrado ci speravano entrambi di non arrivare a un confronto.
Hai lavorato, questo pomeriggio? fu la domanda di Infante per condurre la conversazione su
un terreno neutrale.
Ho preso qualche appunto, e ho buttato gi qualche riflessione sull'episodio della vendetta che
ci  stato raccontato oggi.
A quanto pare la personalit della Pastora non era molto lineare.
Se cos non fosse non sarei qui.
Direi che non sei troppo contento.
E diresti bene. Detesto l'idea di prestarmi a questa pagliacciata. Sono un medico, non un
buffone.
Non ho voluto io che le cose andassero cos.
Ma neppure ti ho sentito contestare le pretese di quella donna, non hai neppure tentato di
proporre un'altra soluzione.
Lo sai qual  il vero motivo della tua collera, Lucien? Se fossi stato scelto io per portare quella
lettera, non avresti fatto la minima obiezione. E invece, che l'eminente professore debba piegarsi a una
simile assurdit ti pare lesivo per il tuo orgoglio.
Davvero pensi questo?.
Il volto di Nourissier si era irrigidito. Infante fece marcia indietro.
No, penso solo che sei un patetico francese pieno di boria come lo siete tutti.
Nourissier sorrise e mormor una serie di parole nella sua lingua che Infante non riusc a capire.
Che cos'hai detto?.
Che sei solo un patetico spagnolo pieno d'orgoglio e di diffidenza come lo siete tutti.
Anche Infante sorrise. Avevano scongiurato il temporale che si profilava. Infante, provocatorio
come sempre, decise di continuare lo scherzo.
Fossi in te, io mi preoccuperei. L'ex marito potrebbe essere geloso. Quello  stato somatn
anche dopo la guerra. Avr di certo delle armi in casa.
Credi che dovr fuggire per i tetti come nei film di Rocambole ? Non ho notizia che a
Sigmund Freud sia mai toccata un'esperienza simile.
Freud non possedeva il tuo spirito avventuroso.
Su questo hai ragione.
Usciti dal bar con l'intenzione di fare una passeggiata, furono ben presto dissuasi dal freddo
umido della sera e dallo squallore di quell'unica via male illuminata. Decisero di rientrare in albergo
dove almeno avrebbero potuto scaldarsi con un bicchiere di cognac.
Eravamo liberi,  vero. Non dovevamo rendere conto a nessuno e nessuno ci diceva cosa fare.
Per io non avevo idea di dove andare, e nemmeno di cosa era meglio fare. Come le passi le giornate
quando non hai un capo e neppure un lavoro? Ma Francisco lui s che aveva testa, e se stavo con lui
non mi sarebbe mancato niente. La prima cosa che facemmo fu salire dalle parti di Ejulve dove c'erano
dei depositi di viveri. Li cambiammo di posto, caso mai tornassero a cercarli. Adesso era roba nostra.
I primi tempi mi sembrava strano, non dico di no, fare tutto per nostro conto e a nostro beneficio. Ci
avevano talmente ripetuto che se eravamo in montagna era in nome dei contadini, del comunismo,
della libert della Spagna, che fare come volevamo noi, sembrava una brutta cosa. Per poi ho
pensato che la mia vita doveva andare avanti, come prima di entrare nei partigiani, che dovevo
dimenticare gli ultimi tempi e pensare d nuovo da donna. Ma non era facile, non so se mi faccio
capire, io non ero pi una donna, ero un uomo, ricercato dalla Guardia Civil, un bandito. Non potevo
fare la vita tranquilla di prima con le pecore, non potevo scendere a ballare nei paesi alle feste
patronali, n lavorare per le masserie un po' qui un po' l e mettere da parte qualcosa. Niente, non
potevo far niente. Il passato  passato mi disse un giorno Francisco. Ficcatelo bene in testa. Non
faremo mai pi le cose che facevamo prima. Non so se per noi ce un futuro, forse no. Quello che
abbiamo  il presente, e questo vuol dire che ci tocca lottare per mangiare, per non aver freddo e
soprattutto per non farci prendere, perch se ci prendono, ci salutiamo il passato, il presente e il futuro
tutti insieme. S, aveva sempre parlato molto bene, Francisco, aveva una bella parlantina, come si
dice, ma non era facile nemmeno per lui. Anzi, lo il passato me lo potevo salutare, tanto l'unica cosa
che avevo lasciato erano le pecore, ma per lui il passato era la famiglia, i figli, e cominciava a capirlo
che non li avrebbe rivisti mai pi. N la moglie n i figli n la mamma, niente, come se fossero morti o,
peggio ancora, come se fosse morto lui.
I primi tempi che eravamo da soli, Francisco faceva ancora tutto come se fossimo nella banda.
Per esempio, si ricordava d quando dovevamo far pagare una multa ai massari di La Moreta, a
Vllaroya de los Pinares, e quando eravamo stati l ci avevano dato solo ottomila pesetas. Quella volta
aveva promesso che certo un giorno sarebbe tornato a prendere le altre quarantamila che ci dovevano.
Allora pens che era il momento e ci andammo. Quello era il giorno, anche se erano passati degli
anni. Io non sapevo come sarebbe andata, e se Francisco avrebbe fatto come sempre o in maniera
diversa. Per andammo l una sera, e lui fece come sempre. Disse che in nome della guerriglia veniva
a prendersi il nostro, e parl addirittura della rivoluzione e tutto il resto. Ci and bene, perch il
padrone giurava e spergiurava che non avevano niente, che erano in un brutto momento e che
nemmeno ce la facevano a dar da mangiare a tutta la famiglia. Bastava guardarsi in giro per capire
che era vero, sembrava un prato dopo che c ' passato un gregge. E allora Francisco disse che capiva,
che era un essere umano anche lui e gli condonava il debito, ma che in compenso ci dessero riso,
lardo, pane e qualche bottiglia di vino. Ci cavammo abbastanza da mangiare per un po'. Non eravamo
contenti, ma almeno ci toglievamo la fame. Tornammo verso Ejulve. Francisco non mi spieg perch,
ma dopo un paio di giorni cominci a parlare di scendere a Castellote per andare a trovare i suoi.
Come vi dicevo, non era mica tanto facile per lui dimenticarsi del passato. Era sempre triste, nervoso,
sembrava lo capisse solo allora che disertare era una cosa che si pagava cara, forse pi di quel che
aveva pensato all'inizio. Perch se restavamo nella banda magari ci avrebbero evacuati in Francia e
della sua famiglia non avrebbe pi saputo niente, ma andando cos per conto nostro, che fine avremmo
fatto? E poi non potevamo neanche pensare di scendere a Castellote, men che meno di vedere i suoi
parenti. L doveva essere tutto pieno d guardie, era pericoloso. Rimanemmo in giro per il Val de la
Bona, dormendo dove capitava. Finch un giorno gli dico: Francisco, mi sa che dobbiamo
dimenticarcelo di vedere i tuoi, non ce la faremo mai con tutte le guardie che ci sono in giro. Pensa
che se ci prendono, noi finiamo dritti nella fossa, ma ai tuoi chiss cosa faranno. Lasciamo stare, per
adesso, torneremo pi avanti.
Lui guardava per terra, capiva che era vero ma non voleva dirmelo, come se si aspettasse che
succedesse qualcosa, cos, di colpo, qualcosa che gli aprisse le porte di casa sua. Alla fine, tutto rosso
in faccia, si mise a dar calci a una pietra, e mi disse: S, torneremo pi avanti.
A me faceva pena, perch si vedeva che diceva di s, ma in fondo sapeva che un pi avanti
per noi non c'era. Quando ce ne andammo di l lui non si gir indietro a guardare.
Decidemmo di andare alla masseria di La Caseta dels Bous, a Castell de Cabres, un posto
ripidissimo in montagna, perch Francisco sapeva che l il padrone era di quelli che aiutavano i civiles
e denunciava tutti. Mi domandavo se di nuovo avrebbe detto che era della banda, e infatti fece proprio
cos, si vede che ci aveva fatto l'abitudine. Arrivammo l e lui disse al padrone: Ci manda il capo
della Agrupacin de Levante. Sappiamo che lei non  altro che un fascista e collabora con le forze
repressive. Quello l, che era gi abbastanza anziano, si vede che non aveva paura di niente, perch
subito gli risponde: E allora, cosa vuole che faccia? Io alle guardie gli do quel che mi chiedono, o
vuole che me le metta contro? Non sono mica contento, sa? Ogni tre settimane si fanno portare in
caserma un carico di legna e una pecora. Ma non creda che fanno cos solo con me, lo fanno con tutti i
massari, tutti. E come gli gira vengono qui a ficcare il naso dappertutto per vedere se nascondo dei
partigiani; e gi che ci sono si prendono tutto il pane e il formaggio che trovano e se lo portano via.
Quindi non mi dica che sono un fascista, che tra voi e quelli l state rovinando la vita alla gente che
pensa solo a lavorare.
Francisco ci rest di sasso, non se la aspettava una risposta cos. Si tenga pure la sua roba,
tanto noi non siamo venuti a chiedere la carit, ma la giustiziai Ci rivedremo un'altra volta.
Io non capivo cosa poteva succedere, e perch ce ne andavamo a mani vuote. Lo capii dopo,
quando rimanemmo sulle montagne l intorno e Francisco apr un pacchetto di quelli dell'Agrupacin
che avevamo nello zaino. Erano volantini del partito. Aspettammo che venisse buio, tornammo gi alla
casa e li buttammo da tutte le parti, dappertutto, finch non ce ne rimase neanche uno. Adesso
vediamo come lo spiega questo alle guardie, quella carogna.
Francisco era sempre pi rabbioso ogni giorno che passava. Non aveva pi l'allegria dei primi
tempi, quando eravamo appena scappati, quando diceva che finalmente avevamo la libert. Adesso
dopo un po' che ce ne stavamo in pace, subito cominciava ad agitarsi. Pensava che dovevamo entrare
in azione per farci dare soldi o viveri, anche se avevamo ancora della roba da parte e qualche peseta
nel tascapane. Io mi dicevo che lui senza le azioni non era contento. Primo, perch era quello che
aveva sempre fatto, e poi perch se rimaneva con le mani in mano aveva pi tempo per pensare alla
famiglia e a cosa poteva succedere a noi.
E cos gli viene in mente di assaltare la masseria di Torre el Catre, dalle parti di La Ginebrosa.
Eravamo nel '50, a novembre. Quella volta mi dice: Lo sai perch dobbiamo farlo adesso e non fra un
po'?.
No, perch?.
Perch adesso e un anno esatto che i fascisti hanno ammazzato il compagno Rubn. Te ne
ricordi?.
Certo che me ne ricordo. Come posso non ricordarmene? Ma tu dicevi che era un'azione
economica e non una vendetta....
Pu essere tutte e due le cose, no?.
Gi, per adesso non siamo pi dell'Agrupacin, e vendicarsi per un fatto che  successo
quando eravamo con loro. ...
Un momento, un momento, non confondiamo le cose. Noi due formiamo la Banda
Indipendente partigiana, hai capito? Non siamo rapinatori, non siamo ladri, e nemmeno due
disgraziati allo sbando. Sono stato chiaro ?.
S rispondo, ma sottovoce perch quella storia della Banda Indipendente era la prima volta
che la sentivo, e non avevo capito bene cosa voleva dire. Come potevamo essere ancora partigiani se
non avevamo pi compagni, se nessuno ci dava ordini, se neppure sapevamo cosa stava capitando agli
altri?
E poi, Florencio, non sarebbe male se tu ti tagliassi i capelli e ti mettessi dei vestiti decenti, lo
sai che bisogna essere presentabili quando si va in missione. Da un po' di tempo in qua sei conciato da
far spavento.
  che non me ne viene voglia, lo sai che ci tengo meno di te a queste cose!.
Io non mi sistemai e lui non ne parl pi.  vero che quel giorno, quando fummo pronti per
scendere a Torre el Catre, mi diede un 'occhiata dalla testa ai piedi con una faccia... ! Per non era il
mio capo, nella Banda Indipendente non c'erano capi, e se non gli piaceva come andavo in giro vestito
gli conveniva star zitto. Lui bisogna dire che era molto pi ben messo di me, con un vestito di velluto a
coste che teneva da conto e che era di buona qualit.
Arrivammo alla masseria verso le sei e mezzo, armati come sempre: Francisco con la
mitragliata Sten e io col fucile, che era vecchio ma l'avevo ingrassato come si deve. Stava venendo
buio e quelli della masseria erano quasi tutti dentro, oppure fuori, vicino alla porta. Fermi tutti!
grid Francisco, e li facemmo entrare dentro. C'era il padre, gi anziano, la figlia e suo marito, con
due figli ragazzini. Uno di quattordici, l'altro di dieci anni.
Manca qualcuno della famiglia? Qualche pastore, qualche lavorante? Altri figli? gli fa
Francisco.
Il pi grande  fuori, in campagna. La figlia  in paese e oggi non viene risponde il genero.
Esco a cercare il figlio che manca mentre Francisco li tiene tutti sotto tiro. Lo trovo subito, legava il
mulo, era un ragazzo sui quindici o sedici anni.
Ehi, tu, vieni qua! gli faccio, e lui viene. Ma quando  a due passi dalla porta, lo vedo che di
nascosto allunga la mano su un coltello che c'era l, in cima a un mucchio di barbabietole. Glielo
faccio mollare con un ceffone al braccio, poi gli do uno scappellotto.
Entra e finiscila! Chi ti credi di essere, bamboccio?. Francisco mi chiede cosa succede e io
glielo dico. Lui diventa una furia: Andiamo bene! Adesso anche i mocciosi vogliono fare gli eroi. Non
lo vedete che siamo armati, imbecilli che non siete altro? Rispetto,  quello che dovete avere!.
Per di pi il quel momento il vecchio, che non capiva niente, ci fa: Ma se noi siamo sempre
stati dalla parte del somatn e della Guardia Civil! Perch ci trattate cos?.
Il ragazzino pi piccolo lo prende per un braccio: Stia zitto nonno! Non lo vede che sono del
maquis?. A me veniva quasi da ridere, ma Francisco dava fuori di matto, si mette a gridare, c'era da
tapparsi le orecchie tanto gridava.
Zitti! Tutti zitti, porca puttana! Cosa credete, che stiamo scherzando? Qui lo scherzo finisce
male! E adesso tirate fuori subito cinquantamila pesetas.
Il padre di famiglia fa un passo avanti: Qui non abbiamo soldi, lo giuro sulla testa dei miei
figli. Nella casa in paese qualcosa ci sar, non cos tanto.
Bene, e allora ci va tua moglie a prenderli. Poi vediamo di studiare il posto dove ce li porta
domani alle tre. Intanto tu e tuo figlio vi prendiamo in ostaggio e indic il mezzano, che non aveva
aperto bocca. E se tua moglie domattina non si fa vedere... lo sapete gi, ne avrete due di meno in
famiglia.
La donna, morta d paura, si mette a piangere. Francisco le dice di star zitta e di andare a
prendere due corde per legare suo marito e suo figlio, che li portavamo via con noi. Ma in un amen il
ragazzo pi grande, quello che prima aveva cercato di prendere il coltello, si mette a fare il
servizievole: Le porto io, so dove sono.
Ed esce di corsa, mentre noi restiamo l dov'eravamo, ma io ho un presentimento e vado alla
finestra. Lo vedo che scappa via come una lepre, e allora gli vado dietro. Francisco gridava:
Prendilo, prendilo, Pastora, e portalo qui!.
Mi butto a correre come non ho mai corso in vita mia, allungando le gambe pi che potevo, mi
immaginavo di essere un cane per correre di pi, per stirare le gambe come fanno loro. Stavo per
raggiungerlo, e lo sentivo respirare, sembrava stesse per morire, ma mica moriva, quel disgraziato,
era giovane e aveva imparato a correre per la campagna come facevo io alla sua et. Non una pietra,
non un cespuglio, non una buca, dove un altro sarebbe finito lungo disteso, lo fermava. A un certo
punto ho capito che ormai ero troppo lontano e chi lo prendeva pi. Mi sono fermato io. Mi faceva
male il cuore tanto batteva forte. Mi sono buttato a terra in ginocchio, non ce la facevo pi. Maledetto
bamboccio! Dovevo immaginarmelo quando l'avevo visto allungare la mano su quel coltello, che quel
maledetto era un osso duro. E adesso lo sapevamo gi dove andava, ad avvertire la Guardia Civil, e
dato che non sapevamo se c'era in giro una pattuglia, non avevamo tempo da perdere. Tornai alla
masseria di volata.
Francisco era ancora l col mitra spianato contro tutta la famiglia. Mi vede entrare e la faccia
gli diventa verde: E il ragazzo?.
Mi  scappato. Ci conviene andarcene prima che le guardie ci siano addosso.
Ostia! dice lui. Porca di una puttana boia, che un ragazzino ci freghi cos  davvero troppo!
Mettetevi tutti l! grida alla famiglia.
Mi avvicino, lo tocco sul braccio: Ma cosa vuoi fare?.
Non capiva pi niente, come non fosse lui, come se la rabbia lo mangiasse dentro.
Anche i bambini, tutti contro il muro!.
La madre si mette a piangere, a invocare i santi e la Vergine santissima. Allora Francisco, la
voce secca, rauca, come un generale che parla ai suoi soldati, dice: Nel giorno di oggi, novembre
1930, vendichiamo la morte del compagno Jos Gonzalez Lopez, nome di guerra Rubn, assassinato
dai fascisti un anno fa.
Non dice nient'altro e si mette a sparare raffiche di mitra su tutti loro. Il rumore era fortissimo,
non eravamo all'aperto. Saltavano pezzi di muro. E noi l a guardare quelli che cadevano nel fumo e
nell'odore degli spari. Credevo che Francisco andasse a vedere se era rimasto qualcuno vivo per
dargli il colpo di grazia, e invece no. Diede uno sguardo da dov'era e disse a voce bassa: Fatto. E
adesso andiamocene di qui.
Uscimmo dalla casa guardandoci intorno, ma era ancora presto perch venissero a cercarci.
Ci mettemmo a camminare, abbastanza in fretta, ma senza correre. Io, che gli andavo dietro, lo
guardavo e lui non si  voltato neanche una volta. Solo lui lo sapeva quel che c'era in quel momento
nella sua testa, io non lo so ancora adesso. Pensavo: se questa  la vendetta per la morte di Rubn, va
bene cos. Dopo un bel pezzo che camminavamo, ci fermiamo per mangiare. Non ci parlavamo, solo il
giusto: Passami il coltello, dammi il pane. Masticavamo e mandavamo gi. A un certo punto
Francisco mi fa: Io non ce l'ho pi una famiglia, capisci? E come se i miei fossero morti tutti, perch
non posso vederli. Lo sai o no?.
S, lo so.
Ecco.
Aspettava che dicessi qualcosa per prendersela con me, ma io me ne guardavo bene. E s che
potevo dirgliene! Non avevo mai visto nessuno ammazzare vecchi e bambini, e non mi era piaciuto.
Poi, dopo quello che era successo, di sicuro i civiles li avremmo avuti tutti addosso. Lo sapevo io come
lo sapeva lui. Guardie dappertutto, anche sotto le pietre. Ma dirglielo solo per prenderci a botte non
serviva. Anzi, se cominciavamo cos, tutto andava a farsi benedire. E noi non volevamo questo, noi
volevamo sopravvivere.
Poi lui tir fuori una bottiglia di grappa che ci eravamo portati e me la pass. Prima di bere la
alzai per brindare: Al compagno Rubn!.
Allora sembr pi tranquillo, sorrise perfino.
A Rubn, che la sua morte e stata vendicata!.
Gli parve anche pi bella quella mattina. Si era sistemata per bene, come se dovesse occupare il
posto d'onore al tavolo della vendetta. Portava un vestito di maglina azzurro che le fasciava le gambe a
ogni passo, e aveva sottolineato le palpebre con una sottile linea nera. Di colpo Infante la trov
interessante, con uno sguardo sibillino e cospiratore, come un'imperatrice romana. Che cosa ci faceva
l, in quella piccola citt di provincia, una donna come quella, abbandonata a una triste sorte? Cos
profonda era stata la passione per suo marito? Grandi passioni di provincia, grandi tragedie in scenari
minuscoli. L'essere umano racchiude in s immensit che trasporta sempre con s, non riesce a
minimizzarle o a farle sparire a comando. Per tutta la vita si trascina dietro quel mastodontico volume
fino a rimetterci la pelle per lo sforzo. Forse Maria Jos sarebbe riuscita ad alleviare la sua umiliazione
con un giochetto innocuo; ma il risentimento le avrebbe impedito per sempre di guadagnarsi qualunque
tipo di libert. Infante strinse i pugni, lo conosceva bene lui, quel tipo di paralisi.
Erano le undici del mattino e Nourissier era gi partito per assolvere alla sua rocambolesca
promessa. Infante non aveva neppure tentato di scherzarci su, perch l'umore del francese quella
mattina rasentava la collera. La parte che gli toccava non era delle pi dignitose, tanto meno per un
uomo di estrazione alto borghese e di costumi moderati. Ma Infante si rifiutava di compatirlo, chi si
imbarca in imprese dall'esito incerto deve sapere che possono aspettarlo delle sorprese. In fondo, era
divertente: quell'av-ventura poco consueta avrebbe fatto bene al professore, un grammo di follia aiuta
sempre a respirare. Quando l'aveva visto stendere la mano per prendere la lettera di Maria Jos con la
faccia di chi  pronto a sacrificarsi per la patria, aveva dovuto fare uno sforzo per non ridere. Non
appena rimasero soli, lei disse: Non si preoccupi per il suo amico, non c' niente da temere. Mio
marito  il tipo d'uomo che si sfoga solo sui pi deboli. Davanti al dottore preferir star zitto, poi mi
telefoner, forse verr addirittura a cercarmi. Mi chieder se sono ammattita, se non mi preoccupo della
mia reputazione... Allora ci sar da divertirsi.
Suo marito ....
Mio marito  un fascista, e non mi fa piacere parlarne.
Lei  di idee diverse?.
Io non ho idee politiche. Questo  un paese disgraziato, dove o ti ammazzano o muori tu da
solo per lo schifo.
 esattamente quello che penso io.
Anche lei non sta n da una parte n dall'altra?.
Non sto nemmeno dalla mia parte.
Maria Jos sorrise. Infante pens che quando le sparivano le ombre dalla faccia poteva essere
davvero carina.
Andiamo. Facciamo una passeggiata. Le mostrer la mia libreria.
Mi stupisce che lei abbia una libreria.
Non pensi che sia una meraviglia. Vendo soprattutto libri scolastici, quaderni, materiale di
cancelleria, tanto per guadagnarmi da vivere. Nel retro ho sistemato un divano e un fornello, giusto per
farmi il caff... L mi sento tranquilla,  il mio rifugio.
Passeggiarono per la citt, andarono al mercato, camminarono sulla sponda del fiume,
visitarono le navate buie della cattedrale. Lei era tranquilla, sembrava quasi felice. La smorfia amara
era scomparsa dalla sua bocca. In fondo, era ancora perfettamente in tempo per rifarsi una vita,
dimenticare quell'abbandono, lasciar perdere tutte le meschinit e le vendette che aveva ordito spinta
dal dolore. Avrebbe dovuto lasciare quella citt stagnante, che la costringeva a vivere serrata in un
corsetto impossibile da allentare. Ma non glielo avrebbe certo detto lui, che era la persona meno
indicata per dare consigli.
Salirono a piedi fino al castello arabo della Zuda. Era devastato, disseminato di bottiglie rotte ed
escrementi. Per da lass il panorama della citt e delle montagne era impressionante. Rimasero in
silenzio a contemplarlo. Dopo un po' lei disse: Da qualche parte, fra quelle montagne azzurre, c' la
vostra Pastora. Ma perch interessa tanto al professore ?.
Gli interessa la sua psiche criminale.
Che stupidaggine. Non trover niente di interessante in quella testa. Tutt'al pi fame e
miseria.
Avr dei sentimenti come tutti quanti.
Istinti e poco di pi. E lei, Infante, che cosa c'entra in questa storia? Anche a lei interessa la
psiche degli assassini?.
Il professore mi paga e io lo accompagno. Guada-gnare qualcosa mi interessa pi della psiche
di chiunque.
Lei rise sottovoce, lo guard dritto negli occhi. Noi due ci intendiamo perch siamo tutti e due
cani bastonati. Mi sbaglio?.
Io sono un cane affamato. Quando si mangia?.
Ridiscesero e ripercorsero un labirinto di stradine fino alla libreria. Allora Maria Jos apr gli
scuri di legno, spinse la porta a vetri e accese la luce. Comparve un piccolo locale ingombro di scaffali
carichi di libri, quaderni e altro materiale scolastico. Infante si guard intorno: c'erano abbecedari,
qualche libro di cucina, collane di classici per le scuole e libri per bambini. La donna colse la delusione
nei suoi occhi.
Poca letteratura, vero? Non la prendevo in giro. Ma c' il retro, venga.
Scost una tenda dietro la quale si nascondeva una saletta, piccola ma confortevole. Qualcuno
aveva apparecchiato un tavolo rotondo e acceso una stufa.
Sorpresa! Dietro quella porta trova anche un piccolo bagno dove pu darsi una rinfrescata, se
vuole. Io nel frattempo scaldo il baccal. Le piace il baccal?
Certo.
Me ne rallegro, perch non c' nient'altro.
Mise in tavola anche una bottiglia di vino rosso, che Infante stapp. Si misero a mangiare con
l'appetito pungente che la lunga passeggiata aveva risvegliato.
Lo zio mi ha detto che lei fa il giornalista.
Mi piacerebbe scrivere romanzi, ma non ho abbastanza talento.
Di scrittori senza talento ce ne sono a bizzeffe! Io vendo libri pessimi.
Non mi va di prendermi in giro da solo. Di tutte le sciocchezze che pu commettere un uomo,
quella  la peggiore.
A me vengono in mente sciocchezze ben pi gravi.
Per esempio ?.
Per esempio innamorarsi.
S, anche quella non scherza.
Lei  sposato?.
Non posso permettermelo economicamente.
E se potesse permetterselo?.
Troppa fatica: innamorarsi, sposarsi, rendere felice la persona amata, fare di tutto per andare
d'accordo...  pi facile stare soli.
Pi facile e pi piacevole. Io non sono mai stata in pace come adesso. Quando facevo la
moglie non pensavo ad altro che a rendere la vita pi facile a mio marito. Adesso penso solo a me
stessa.
Ma allora, se sta cos bene, perch vuole vendi-carsi?.
Ogni cosa deve avere un principio e una fine. Mio marito ha messo fine al nostro matrimonio
scappandosene con un'altra. Io il punto finale non l'ho ancora messo. Per me  ancora tutto in sospeso.
Le donne per bene si rassegnano, io non sono per bene.
A me la gente per bene non piace. Forse per questo mi piaci tu.
Si guardarono negli occhi. Lui le aveva dato del tu. Lei fece per alzarsi, tranquilla.
Prendo una bottiglia di cognac e ci beviamo ancora un bicchierino.
Io non ho bisogno di incoraggiamenti per quello che sto per fare.
Giochi forte.
Dipende dalla compagna di giochi.
E allora hai incontrato quella giusta per la partita.
Infante si alz, fece il giro del tavolo, le diede un bacio profondo sulla bocca. Si attardarono nel
bacio, entrambi ansanti. Si spostarono allacciati fino a lasciarsi cadere sul divano e subito ciascuno si
sbarazz degli abiti. Poi fecero l'amore con una precipitazione e una foga che nessuno dei due solo un
minuto prima avrebbe presagito. Quando ebbero finito, non si addormentarono, si sciolsero
dall'abbraccio e si staccarono, cos che i loro corpi neppure si sfiorassero. Infante disse: Non credevo
che avessi architettato una vendetta cos completa.
Pensa pure quello che vuoi, per ti posso assicurare che questo aspetto non lo avevo previsto.
Lo sai da quanto tempo non andavo a letto con un uomo?.
Forse tu non sai da quanto tempo non andavo a letto io con una donna.
Risero tutti e due con un sentimento che aveva molto in comune con la complicit. Allora lui la
prese per un braccio, le parl guardandola dritto in faccia: Perch non te ne vai da questa citt? Tu te
ne devi andare, devi concederti un'opportunit, devi cominciare un'altra vita!.
Sarebbe inutile. Ciascuno ha la propria croce da portare, ormai siamo talmente abituati che se
non ne sentiamo il peso sulle spalle  come se ci mancasse qualcosa.
Poi guard l'orologio ed esclam tutta allegra: Le cinque meno un quarto, la mia commessa
sar qui tra poco!.
E Lucien ci star gi aspettando!.
Saltarono sugli abiti sparsi a terra e nella fretta di rivestirsi si scambiarono indumenti per
sbaglio, inciamparono, si impigliarono in fibbie e bottoni. Lei rideva come una bambina.
Probabilmente era passato pi tempo dall'ultima volta che aveva riso cos che da quando era stata con
un uomo. Finalmente uscirono dal negozio e corsero all'impazzata.
Nourissier li aspettava seduto in auto, davanti alla casa di Maria Jos. Scese e li salut con volto
funereo, li guard riprendersi dalla corsa, ansanti, con le facce accese.
Scusi per il ritardo. Volevo mostrare a Carlos la mia libreria e non ci siamo resi conto
dell'ora.
Non ha importanza disse lui, e guard a terra.
Saliamo da me, la prego.
Maria Jos apr la porta e li fece accomodare in sala.
Torno fra un istante. Vi faccio un caff.
Infante e Nourissier rimasero soli. Infante sorrideva, ma Nourissier evitava il suo sguardo.
Tutto a posto, Lucien?.
Come previsto.
Segu un silenzio imbarazzante. Nourissier prese una rivista da una poltrona e si mise a
sfogliarla. Maria Jos torn, con le guance ancora rosee e di splendido umore.
Forza, professore! Ci racconti tutto dal principio.
Suo zio sta meglio?.
S, l'hanno dimesso. Adesso  a casa.
Me ne rallegro molto.
Lasciamo stare i formalismi. Mi dia del tu. Ti spiace cominciare il tuo rapporto?.
Nourissier, serissimo, non faceva nulla per nascondere il suo malumore. Parl controvoglia, con
voce monotona:
Il tuo ex marito mi ha ricevuto dopo avermi fatto fare un'ora di anticamera. Gli ho detto che
ero amico tuo e gli ho consegnato la lettera.
E lui come ha reagito?.
L'ha letta davanti a me, poi l'ha gettata sulla scrivania e mi ha fatto alcune domande.
Che tipo di domande?.
Chi ero, che lavoro facevo, come ci eravamo conosciuti. Ovviamente gli ho raccontato delle
storie. Gli ho detto che mi trovavo in vacanza da queste parti e che ero entrato per caso nella tua
libreria.
Ti ha creduto ?.
Probabilmente s. Poi ha voluto sapere quando sarei rientrato nel mio paese e se in futuro
pensassi di stabilirmi in Spagna.
Magnifico! esclam lei, divertita. E tu cosa hai risposto?.
Che sarei rimasto in Spagna ancora per un po' e che ancora non avevamo fatto piani per il
futuro. La risposta non deve essergli piaciuta troppo perch mi ha fatto capire che l'incontro era finito.
In pratica mi ha chiesto di andarmene.
Era arrabbiato?.
Era seccato, s.
Non potresti essere un po' pi esplicito? Uno psichiatra dovrebbe saper leggere gli stati
d'animo sulla faccia delle persone.
Ti ho gi detto l'essenziale: all'inizio era sorpreso, poi ha voluto capire meglio, e alla fine
sembrava parecchio infastidito. Questo  tutto.
E non c' nessun particolare che... ?.
Basta, non so cos'altro dirti. Ho fatto quello che mi hai chiesto, ma non intendo riferirti
particolari morbosi. Adesso tocca a te assolvere alla tua parte dell'accordo.
Lei sorrise, annu pi volte e and in un'altra stanza. Torn con una cartina, la dispieg davanti
a loro.
Avvicinatevi. Questa  una mappa topografica della zona di Els Ports. Me la sono procurata
perch poteste vedere il territorio in tutti i particolari. Prese una matita dalla punta spessa e tracci un
triangolo sotto gli occhi stupefatti dei due. Qui, da qualche parte fra Morella, San Pedro e San Mateo,
deve trovarsi La Pastora.
C' da fidarsi di questa informazione?.
Assolutamente.
 recente?.
Di tre mesi fa. C'ero anch'io quando mio marito l'ha saputo. Appena lui  uscito dal suo ufficio
ne ho approfittato per dare un'occhiata al documento. Fonti dirette della Guardia Civil.
Sembra che la provvidenza ti abbia messo in mano tutte le armi per vendicarti disse Infante.
Lei rise.
Se vi pescano e fate il mio nome, io nego tutto. Vi consiglio di alloggiare a Chert. Di l potrete
fare tutte le vostre escursioni. E poi c' una pensione niente male. Dubito che incontrerete quella donna,
ma se non altro  stato divertente conoscervi.
Nourissier si alz in piedi. Tese una mano rigida alla donna.
Ora dobbiamo andare. Grazie per il caff.
Infante le sorrise e basta. Lei si avvicin e gli diede un rapido bacio. Poi i due uomini scesero le
scale senza guardarsi l'un l'altro. Lei li guardava da dietro la porta socchiusa.
In auto rimasero in silenzio. Solo dopo vari chilometri Infante parl: Non stai bene? Ti vedo
silenzioso.
Sono solo un po' stanco.
 stato cos terribile?.
Non  stato come le ho raccontato.
Lo immaginavo.
Era un tipo volgare, molto aggressivo. Quando gli ho dato la lettera stava per buttarmi fuori a
calci. Non l'ha nemmeno letta, l'ha gettata direttamente nel cestino. "Di quello che fa o non fa Maria
Jos, io me ne frego". Queste sono state le sue parole.
Mi immaginavo anche questo.
 stata un'esperienza sgradevolissima.
Lo capisco.
Lo capisci, per non hai fatto niente per risparmiarmela.
Questa non  la mia guerra,  la tua.
Ma io ti pago perch tu mi aiuti a vincerla.
E quale clausola del contratto prevede che io debba sempre tirarti fuori dai guai?.
Questo non era un guaio, era una cosa immorale.
Via, non  cos immorale recitare una piccola commedia.
Una commedia ridicola nella quale ho sostenuto una parte grottesca. Ma  logico che tu non
mi capisca quando ti parlo di morale. Sei andato a letto con quella donna, vero?.
S, e allora ? Il fatto che tu mi paghi non ti d il diritto di controllare la mia vita privata.
No, infatti non intendo controllarla, ma posso esprimere la mia opinione su quello che vedo. E
sai che cosa vedo ? Che da quando sono arrivato in questo paese non ho ancora incontrato una sola
persona dotata del minimo senso morale. Siete capaci di qualsiasi cosa: vendette, rancori, inganni,
delazioni, crudelt... Non mi stupisce affatto che sia successo quello che  successo.
Infante ferm la macchina. Lo guard. Apr la portiera e scese. Scese anche Nourissier.
Benissimo, signor predicatore, se hai ancora in serbo dei sermoni ti consiglio di trovarti un
pulpito. Sono andato a letto con quella donna perch ne avevo voglia, hai capito ? Perch era un
mucchio di tempo che non mi facevo una scopata disse Infante con calma.
Nourissier divenne rosso in faccia, strinse i denti e gli diede un pugno in faccia. Infante fece due
passi indietro, port una mano all'angolo della bocca per fermare il filo di sangue che aveva cominciato
a scivolargli gi, e sibil:
Torniamo in macchina, che non c' pi molto.
Vado a piedi disse Nourissier, e scomparve nel buio dietro la prima curva.
Infante non fece nulla per fermarlo. Risal in macchina e part. Appena arrivato a Santa Barbara,
sal in camera a farsi una doccia. Sotto il getto d'acqua calda chiuse gli occhi e rimase a lungo
immobile. Poi si vest, si vers un dito di gin e lo bevve a piccoli sorsi. Lo invase una stanchezza
terribile. Non aveva pi forze. Nell'istante stesso in cui si stese sul letto si addorment. Fu svegliato da
una raffica di colpi imperiosi alla porta. Imprec fra i denti.
Apri, Carlos, per favore!.
Si alz. And ad aprire. Nourissier, l fuori, lo guardava con aria afflitta.
Carlos, per favore, perdonami. Mi dispiace immensamente. Non so cosa mi sia preso, davvero,
non riesco a capirlo.
Lascia perdere. Non ha importanza.
Come posso lasciar perdere? Le cose che ho detto, quel pugno... Ti ho fatto male?.
Meno del tenente lvarez.
Sono inorridito.  stato come se una forza estranea avesse avuto il sopravvento su di me. Ho
agito spinto da un istinto primitivo.
Sar l'influsso del paese.
Non dire cos, te ne prego. Io non ho mai pensato una cosa simile.
Calmati. In fondo  bello constatare che non sei cos perfetto.
Mi vergogno. Usciamo. Andiamo a cena.
No, stasera sono troppo stanco.
Non puoi lasciarmi solo con questo peso sulla coscienza.
E va bene, entra. Prendi il bicchiere del dentifricio e serviti.
Nourissier and nel bagno a lavare il bicchiere. Infante torn a sedersi sul letto. Di l il francese
continu a dire quanto fosse dispiaciuto. Venne a sedersi anche lui e parl di come da un po' di tempo
si sentisse estraneo a se stesso, chiese ancora scusa, volle ancora spiegare. Ascoltandolo in silenzio,
Infante si addorment. Allora Nourissier tacque e rimase a guardarlo per qualche minuto. Poi usc
richiudendo piano la porta per non svegliarlo. Non aveva finito il suo bicchiere, ma sapeva che
l'angoscia che lo attanagliava non si sarebbe sciolta con l'alcol, e neppure con la telefonata serale a sua
moglie.
Dalle colline li vedevamo passare. Quanti erano non si poteva dire, ma erano tanti. Andavano
da un paese all'altro in camionetta, si fermavano alle masserie, chiedevano a questo e a quello... Ci
cercavano, come cani, io lo sapevo gi da prima ma non pensavo fosse cos brutta. Francisco non
diceva niente, sembrava addirittura che gli piacesse aver alzato tutto quel polverone. Facevamo finta
di non accorgercene, tanto avevamo abbastanza da mangiare e l'importante era riuscire ad andarcene
di l a poco a poco, senza aver fretta e facendo molta attenzione. Camminavamo di notte. Io conoscevo
i sentieri e le scorciatoie. Di giorno stavamo nascosti, a mangiare e a riposare. Non parlavamo quasi,
lui non parlava pi molto, ma io sapevo che la famiglia non se la toglieva dalla testa, i bambini, sua
madre, pensava sempre a quello. Quando c'era da stare attenti a tutto quel che facevamo per paura
delle guardie, almeno non ci pensava tanto, e sembrava anche pi tranquillo. Io, a vedere tutte quelle
pattuglie che ci cercavano, cominciavo a dare di matto, se devo essere sincero, ma non aprivo bocca
perch tanto non serviva. Chi la fa, l'aspetti. Tutto l. Solo che stavolta per quello che avevamo fatto
dovevamo aspettarcene parecchie. Non capivo pi niente, sapevo che se ci trovavano era questione di
vita o di morte, o noi, o loro.
Non ci volle molto per fare la prova. Una notte, che ci eravamo fermati a riposare sulla Sierra
de Monegrell, vicino a Torre de Arcas, stavamo aprendo gli zaini per montare il campo, quando
sentiamo delle voci nel bosco. Ci guardiamo, e Francisco mi fa segno di prendere l'arma. Non ce n'era
bisogno, avevo gi il colpo in canna e mi ero buttato per terra dietro una roccia. Lui fa lo stesso con la
sua mitraglietta. Si vedevano delle ombre, ma non si capiva bene perch non c'era la luna. Il brutto 
che avevamo gi cominciato ad accendere il fuoco, e non riuscivamo a spegnerlo tutto. Vedevano da
lontano le braci, e venivano dritti verso di noi. Quand'erano l vicini, Francisco si mette a sparare, e io
con lui. Non potevamo aspettare che ci fossero addosso perch non sapevamo quanti erano. E neppure
li avevamo presi di sorpresa, loro sparavano a tutto andare. La montagna era come una polveriera, e
anche se eravamo all'aperto l'odore di polvere da sparo riempiva l'aria. Di colpo, sento un lamento
corto e basso, come di un animale.
Ti hanno preso ?.
Francisco dice s, ma non smette di smitragliare con lo Sten. Io intanto pensavo in fretta a
come potevamo tirarci via di l, e mi viene in mente un posto dove non ci avrebbero seguiti.
Via, via! gli grido.
Non voglio lasciare qui tutta la roba.
Lascia stare la roba, ne troveremo dell'altra! Ce la fai a camminare?.
Mi hanno preso a una spalla.
Allora tira di qua, a sinistra, vai avanti tu, io ti copro.
Prendo lo zaino e gli vado dietro. Mi sono sentito meglio a vederlo correre senza fermarsi.
Ogni tanto mi voltavo e sparavo, e i colpi non dovevano andare tanto fuori strada perch non ci
seguivano pi. Quando ormai era meglio non sparare per non far capire da che parte eravamo andati,
abbiamo stretto il passo e non ci siamo pi fermati fino all'alba. Quella volta l'avevamo fatta franca.
Appena ci fu luce riuscimmo a vedere la ferita. Non sembrava una cosa grave perch la
pallottola non era rimasta dentro, ma bisognava medicarla. L'alcol lo avevo io nel mio zaino, ma il
resto dei medicinali era nello zaino di Francisco. E ogni volta che gli buttavo un po' d'alcol nella
ferita, lui vedeva le stelle. Ma non si lamentava, questo no. Quando fu buio di nuovo accesi un fuoco e
ci mettemmo l a scaldarci. Allora Francisco si mise a parlare: Pastora, lo vedi come stanno le cose,
siamo messi male perch mi verr un infezione senza le medicine. Io credo che dovremmo andare a
Castellote, qualcuno dei miei parenti mi curer.
Ma, Francisco! Di nuovo con questa storia? Se lo facciamo ci roviniamo noi e roviniamo
loro.
Cosa credi, Pastora? Non dico mica che andiamo a casa mia. Nel Val de la Bona ci sono dei
capanni dei pastori dove non ci va nessuno. Possiamo metterci l. Poi tu scendi ad avvisare i miei. L le
guardie non ci cercheranno di sicuro, crederanno che siamo da tutt'altra parte. Per, se hai paura....
Ma che paura e paura! Figurati se ho paura io, a me che me ne importa! Se  questo quello
che vuoi, lo facciamo.
E cos andammo l. Nel Val de la Bona ci infilammo in un ovile, che di l si scendeva a casa di
Francisco. Nessuno ci aveva visti e di guardie non ce n'era l'ombra. L dormimmo, anzi, dorm lui
perch io la notte la passai con la testa che mi ciondolava e il fucile imbracciato. Appena fece chiaro
lo lasciai solo e scesi gi fino a casa sua, tenendo gli occhi ben aperti e correndo di cespuglio in
cespuglio, caso mai ci fosse qualcuno in giro. In casa c'era solo sua madre, che quando mi vede per
poco non muore dallo spavento. Io le spiego tutto e lei mi dice che le guardie  da un po' che non si
fanno vedere. Cos ero gi un po' pi tranquillo. Prendiamo della roba da mangiare, bende, tutto quel
che c'era di medicine in casa, e andiamo su.
E dopo la lasciai entrare sola perch magari si vergognavano se c'ero io, a farsi vedere che si
abbracciavano, e tutto il resto. Io stavo di guardia fuori dalla porta. Li sentivo piangere tutti e due, era
normale dopo quello che era successo e tutto il tempo che non si vedevano, povera donna. Non sapeva
nemmeno se suo figlio era vivo. E allora mi venne in mente che da quando ero uomo non avevo pi
pianto, io che da donna piangevo sempre. O era stato un miracolo oppure tanta voglia di piangere non
ne avevo pi avuta.
Siamo rimasti l qualche giorno finch la ferita di Francisco non si  chiusa, e poi dovevamo
andar via, perch di pi era pericoloso. Se sua madre andava in paese a fare la spesa anche per noi, a
qualcuno poteva venire in mente che c'era sotto qualcosa. Quand' venuto il momento di andar via
quella poveretta piangeva cos tanto che alla fine non so come faceva ad avere ancora delle lacrime,
ma Francisco no. Forse voleva essere forte, perch sua madre non soffrisse tanto. Le disse: Non si
preoccupi, madre, vedr che presto si sistema tutto e potr stare sempre a casa.
Ma da come si guardavano si capiva che lo sapevano tutti e due che non era vero niente. Ci
mettemmo in cammino.
Prendiamo per Beceite, tu cosa dici, Pastora?.
Bene, quei posti li conosco.
E che posti ci sono che non conosci, che sei peggio di una capra, tu?.
Rideva forte, e io credo che rideva per non piangere. Poi fu di nuovo come prima, e
bestemmiava ogni volta che pensava a tutta la roba che avevamo perso per colpa di quella sparatoria
con la Guardia Civil. Non si scordava di quello che aveva messo dentro quello zaino. Ripeteva l'elenco
come i preti quando recitano le litanie: gli occhiali, le munizioni, i medicinali, il vestito buono, un paio
di scarpe di corda, due paia di calzini quasi nuovi, le lamette da barba, una pelle d'agnello, un pezzo
di sapone, mezzo chilo di sale, un litro d'olio, due latte di salamini, tre tavolette di cioccolato, due chili
di fagioli, un pacco di volantini...
Tutto questo ti portavi dietro?.
E anche quello che non ti dico perch non me lo ricordo pi!.
E tua nonna nella bara, non te la portavi, Francisco?. Rise di gusto, io volevo solo quello,
vederlo ridere di nuovo.
Non ti sopporto, Pastora. Tua madre quando ti ha partorito si  tolta un bel peso. Cammina,
su. Vediamo se adesso ci rifacciamo con una bella missione economica da qualche parte.
Ci provammo, una volta, a Las Parras de Castellote, in una masseria che la chiamavano La
Terraza. Era gente che Francisco conosceva, lui diceva che facevano la spia, per non avevano un
soldo e n Francisco n io avevamo pi voglia di ammazzare nessuno, cos li riempimmo di botte e non
ci cavammo altro che una coperta, una casseruola d'alluminio, sei chili di farina, uno di pancetta e
una forma di pane. Con quello poteva bastare. Ci riprovammo in un'altra casa, vicino agli stagni di
Santolea. Vado prima io, trovo uno che d da bere ai cavalli alla fontana, ma prima che potessi dirgli
due parole, se ne arriva sua moglie, con una bambina piccola, mi vede da lontano e scappa via
gridando neanche avesse visto il diavolo con le corna. Era cos spaventata che ha mollato la bambina
da sola. A Francisco, che era l a mezza costa a controllare dall'alto, gli  venuto da ridere che non la
finiva pi. Poi mi fa un fischio, per dirmi di lasciarli in pace, e ce ne andiamo via a mani vuote. Dopo
mi prendeva in giro: Lo vedi, Pastora, che la gente ha paura d te perch sei peggio del mal di denti e
pi brutto di un cane.
Ridevamo, ridevamo, s. Ma se le azioni non riuscivano, i soldi e il mangiare finivano presto.
Passammo da Zorita e da Castell de Cabres senza tirar su niente. Meno male che ci and bene a La
Caseta dels Bous, dove ci conoscevano. Quella volta ci ricavammo dodicimila pesetas, un prosciutto,
pane e una forma di formaggio. Era qualcosa. Ripartimmo di buon passo per Penarroya de Tastavins,
che di l si faceva pi in fretta ed era pi sicuro.
Alla fine arrivammo al massiccio di Beceite, ma non eravamo ancora l che ci prende una
nevicata di quelle che coprono tutto. Francisco guarda gli alberi e mi fa: Guarda che bello, sembra
la figura di un libro. Fra dieci giorni  Natale, Pastora.
Dopo i primi due giorni, a Chert, Infante giunse alla conclusione definitiva che tutti i paesi della
zona erano identici e, in linea di principio, poco interessanti. Invece Nourissier sembrava trovarvi ogni
giorno nuovi incanti. Ormai sapeva di essersi innamorato di quelle terre, che lo affascinavano e al
tempo stesso gli incutevano un timore quasi reverenziale. Sapeva di trovarsi in un luogo pieno di
mistero, un mistero che quella sua indagine non sarebbe mai giunta a penetrare fino in fondo.
Entrambi trovarono accogliente la nuova pensione. Situata poco fuori del paese, era circondata
da un grande giardino dove, fra galline becchettanti, se ne stava accucciato un cane che li salutava ogni
volta muovendo pigramente la coda.
I giorni precedenti, pieni di tensione e imprevisti, avevano lasciato in loro un grande senso di
spossatezza. Per un po' vegetarono in perfetta tranquillit, e come il francese non si preoccupava di
domandare al suo compagno quali piani avesse, cos questi non si premurava di pensare ai prossimi
passi da muovere. Si sarebbe detto che entrambi avessero deciso di attendere che il Signore facesse
trovare loro la soluzione senza che facessero niente, cos come nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli
del campo. Un piacevole trantran si era presto stabilito nelle loro vite: facevano una lunga passeggiata
dopo colazione, pranzavano alla tavola della pensione, e poi ciascuno si ritirava in camera sua.
Nourissier lavorava mentre Infante leggeva, beveva e cercava di guadagnarsi la confidenza della gente
del posto. Non era un obiettivo facile, a ogni ora il bar del paese era popolato dagli stessi vecchi che
non sembravano n vivi n morti, e la padrona della pensione aveva svariati figli e molti nipoti, che non
le lasciavano certo il tempo per dilungarsi in chiacchiere.
La prima domenica che trascorsero l, settimo giorno di quel ritiro, il Signore parve finalmente
pensare a loro. Pioveva fin dalla notte precedente, con tale intensit che la terra si era trasformata in un
magma fangoso e ruscellante, che aveva reso quasi intransitabili le strade. Alle dieci di sera, quando la
cena stava per essere servita, alla pensione comparve per la prima volta un altro ospite. Era un giovane
poco pi che ventenne, dai modi educati e dall'aspetto angelico. Arriv zuppo, carico di un enorme
sacco da marinaio, e nel vederli ebbe una reazione insolita nella gente di campagna: sorrise. La padrona
lo accolse facendo un gran chiasso e lo preg di sedersi al loro tavolo.
Se non avete niente in contrario aggiunse, forse un po' in ritardo.
Il ragazzo si asciug come pot, e non appena fu servito si lanci sul suo piatto senza dire una
parola. Parl poco pi tardi, davanti alle sardine alla piastra che arrivarono per secondo.
Scusate se non vi ho salutati, ma avevo una tale fame che credevo di svenire. Mi chiamo
Joaqun Cuevas e sono il maestro del paese. Questo  il mio primo incarico. Quando Infante fece le
debite presentazioni, il maestro parve felice di apprendere che l'altro commensale era francese.
Comment allez-vous, Monsieur Nourissier? Enchant de faire votre connaissance.
La sua pronuncia era cos approssimativa, e il suo procedere cos stentato che Nourissier si
affrett a dire che parlava spagnolo.
Adoro il francese, anche se non lo padroneggio bene. Purtroppo in Spagna lo studio delle
lingue lascia sempre a desiderare, sembra che qui solo le materie scientifiche siano importanti. Posso
domandare che cosa vi ha portati a Chert?.
Vedersi interpellati in modo cos diretto e cortese li rassicur. Come sempre quando
intavolavano una conversazione con uno sconosciuto, fu Infante a tenere le redini.
Il mio amico  psichiatra. Sta scrivendo un libro e io sono un po' la sua guida locale.
Che tipo di libro?.
Un saggio intorno alla psicologia della gente di campagna rispose Nourissier, imbarazzato
come ogni volta che si vedeva costretto a mentire.
Molto interessante! E io che fino a un momento fa credevo di essere capitato male!.
Infante alz un sopracciglio interrogativo.
Il giovane si affrett a precisare: Sapete, da quando sono arrivato in paese abito in una camera
ammobiliata presso una famiglia di qui. Una soffitta modestissima, che oggi con la pioggia si  quasi
allagata. Al punto che sono stato costretto a trasferirmi qui.
Un bell'inconveniente.
Cos pensavo, ma ora che so che ci siete voi, le cose cambiano. Se non vi spiace, sieder al
vostro tavolo altre volte. Chiss che io non possa essere d'aiuto al professore. I miei alunni vengono da
tutte le masserie dei dintorni; sono una costante fonte di notizie d'ogni genere sulla regione.
Potrebbe esserci utilissimo disse Infante.
Quanti alunni ha in classe? domand Nourissier.
Venticinque.
Di che et?.
Un po' di tutte le et, qui non c' che una classe unica. Questa  una scuoletta di campagna,
professore, ma io me la cavo abbastanza bene. L'importante  che imparino qualcosa.
Continu diffondendosi con entusiasmo nell'esposizione dei fatti suoi: disse che era di Leon,
che sarebbe rimasto a Chert un altro anno e poi finalmente avrebbe avuto il trasferimento e sarebbe
tornato a casa, che aveva cinque fratelli e una fidanzata con la quale progettava di sposarsi... Finito di
cenare, Nourissier, un po' stanco di tutte quelle chiacchiere, si alz, annunciando che desiderava
ritirarsi. Gli altri due lo seguirono su per le scale, chiudendo cos la serata. Ma quando furono di sopra,
Infante invit Nourissier a bere qualcosa in camera sua.
Con piacere! Per assicurati che quel ragazzo non ci abbia seguiti per unirsi a noi.
 un po' invadente, lo so, ma credo che potr esserci utile. Forse l'idea di usare i suoi alunni
come fonte di informazione non  cos malvagia.
Ti fidi di lui?.
Tu no?.
Potrebbe essere una spia franchista.
Dubito che i servizi di spionaggio siano arrivati a un tale livello di raffinatezza.
Speriamo.
In ogni caso tu fra un mese te ne torni a Parigi. Se non vogliamo accontentarci dei risultati
ottenuti finora, dobbiamo pur correre qualche rischio.
Se la cosa non ti preoccupa.... Hai paura?.
A volte penso che l'unica cosa di cui ho paura  tornare a Parigi.
Tutti abbiamo paura di tornare alla realt quando ce ne siamo staccati per un po'. Le abitudini
quotidiane ci sostengono, ma ci appaiono detestabili quando le guardiamo da fuori.
Credo che per me sia qualcosa di pi. Quello che ho visto e sentito in Spagna in qualche modo
mi ha cambiato.
Non ci pensare. Ti baster passare qualche giorno a casa tua perch tutto questo cominci a
sembrarti lontano. Dopo un anno avrai l'impressione di averlo sognato. E nel giro di tre o quattro anni
te ne rimarr un ricordo vago, come se nulla di quanto  accaduto qui fosse successo veramente a te.
Sar, ma ormai mi sono abituato a vivere alla giornata. Non sappiamo dove saremo domani,
chi incontreremo, che cosa faremo. Non mi ero mai trovato in una simile situazione, e devo riconoscere
che mi piace.
Be', detto cos sembra una cosa terribile.
Terribile? Ma  meraviglioso! Per tutta la vita mi sono sforzato di adeguarmi a ci che ci si
attendeva da me. Ho sempre fatto le scelte pi razionali, pi proficue. Invece adesso mi pare di essere
guidato da una sorta di istinto animale che mi fa sentire vivo, all'erta, quasi felice.
Rimani in Spagna.
Ci ho pensato.
Posso domandarti se hai qualche problema con tua moglie?.
Mia moglie non ne pu pi di questa storia. Non fa che chiedermi di tornare, di abbandonare le
ricerche.
Adesso pi che mai  convinta che questa follia, come lei la definisce, obbedisca a un mio
desiderio di avventura pi che al mio impegno scientifico.
Stai attento, Lucien, il matrimonio  un meccanismo delicato e va maneggiato con cura.
 curioso che uno scapolo incallito la pensi cos.
Proprio perch ne sono convinto sono uno scapolo incallito.
Nourissier si lasci sfuggire una risata secca e scosse la testa.
Vorrei sapere chi mi ha costretto ad andare in giro per il mondo con un cinico come te. Su,
offrimi un altro bicchiere.
Se ti ubriachi la responsabilit  tutta tua.
Stasera mi sento un irresponsabile, Carlos.
Allora hai raggiunto lo stato ideale. Beviamo. Infante si accese una sigaretta e vers un altro
whisky all'amico. Continuarono a bere e a divagare fino a notte fonda. E a quel punto lo spagnolo pot
constatare che il francese cominciava a reggere l'alcol quasi quanto lui.
Io non l'avevo mai fatto il Natale. Mia madre diceva che quelle erano cose da ricchi e da preti.
Ma quando eravamo piccoli, ogni anno, alla vigilia, ci preparava una cosa molto buona, l'unico dolce
che potevamo avere. Prendeva dei fichi secchi, ci metteva dentro un gheriglio di noce e poi ci metteva
sopra il miele. Erano cos buoni che li mangiavamo due alla volta! Anche quando stavo da solo, alla
vigilia me li preparavo, e ci bevevo sopra un bicchiere di moscatel. Era il mio modo di far festa. Il
giorno dopo magari salivo su in montagna a guardare le pecore, per me le feste erano giorni come gli
altri e l'unica cosa diversa erano i fichi secchi con le noci e il miele.
Quella volta al massiccio di Beceite, con tutta quella neve intorno e la tormenta che si alzava di
notte, capimmo che l'inverno sarebbe stato duro. Io non mi preoccupavo perch ci eravamo sistemati
bene, in una casa abbandonata che aveva ancora il tetto in ordine. Il camino tirava che era una
meraviglia, e c'era della paglia asciutta che ci serviva per dormire. Non avevamo freddo. Cos'altro
potevamo chiedere? Ma veniva il Natale, e Francisco era sempre pi mogio. Si lamentava di tutto:
della neve, del vento, del mangiare che era sempre lo stesso... Un pomeriggio mi tira fuori che gli
mancava il Natale in casa sua. Io non lo capivo, dato che lui non era uno di chiesa.
S mi fa lui, ma la sera della vigilia si stava insieme, c'erano i canti di Natale dei bambini,
si mangiavano i dolci che faceva mia madre, si ballava... Non eravamo di chiesa, no, ma alla famiglia
ci tenevamo, ci piaceva ridere e scherzare, e adesso guarda un po' che panorama: io e te qui da soli
come due bestie rintanate. Ah, la vita, Pastora, cosa ti fa la vita! E tutto per colpa di Franco e di quei
figli d puttana dei fascisti!.
Aveva gli occhi lucidi. Si disperava, poveraccio. Ma cos non andava, perch la vita  quella
che e e nessuno pu farci niente. Non lo so cosa si aspettava, io queste cose le sapevo da quando ero
nato.
Allora cercai un modo per tirarlo su. Scesi a caccia verso i prati e presi un coniglio. La sera
della vigilia lo misi in pentola, con olio, sale, un mazzetto di timo e rosmarino, a cuocere adagio. Ce lo
mangiammo e ci leccammo le dita! E poi Francisco, che ne sapeva una pi del diavolo, aveva tenuto
da parte una bottiglia di liquore d'anice. Ne aveva lasciate di cose per la strada, ma altrettante se ne
portava ancora appresso. Aveva voglia di sbronzarsi, e anch'io, per non potevo. Se no poi dormivamo
tutti e due uno di quei sonni che non ti svegliano neanche le cannonate, e se venivano le guardie
finivamo come il coniglio che avevo messo in pentola.
E Francisco: Bevi, Pastora, bevi, che tanto stanotte non vengono a cercarci.
Ma io non mi fidavo, lo assaggiai e basta e rimasi contento lo stesso. E poi a me il liquore
d'anice mi ha sempre lasciato la bocca troppo dolce e preferisco mille volte il cognac. A Natale la
Guardia Civil non si fece vedere, aveva ragione Francisco, ma una sera dei primi di gennaio, mentre
ci scaldavamo un po' prima di metterci a dormire, sentiamo delle voci. Non ci abbiamo messo un
minuto a prendere le armi e a metterci a sparare. Era la Guardia Civil. Qualche farabutto doveva
essere andato a raccontare che dal camino della casa usciva fumo. Io lo sapevo che correvamo questo
rischio, ma cosa potevamo fare? Crepare di freddo? Quelli sparavano e gridavano che dovevamo
arrenderci, ma noi eravamo pi veloci di quel che credevano. Francisco aveva gi messo mano al
sacco delle munizioni e lanci una granata che scoppi in mezzo a loro. Smisero di far fuoco,
dovevamo approfittarne per andarcene, io glielo dicevo a Francisco, ma lui niente, come se avesse
preso gusto alla battaglia.
Ancora una, gliene buttiamo ancora una, cos capiscono che non abbiamo fretta.
E lancia un'altra granata. Allora s che mi passa la voglia di scherzare e lo prendo per un
braccio per tirarlo via di l. Prendemmo i viveri, quello che potevamo, e ci buttammo su per le fratte
dietro la casa. Io conoscevo un canalone che salendo di l non ci avrebbero trovati. Sentivamo gli spar
gi in basso, sempre pi lontani, le granate non dovevano aver fatto un gran danno, ma almeno
eravamo riusciti a scamparla. Poi camminammo e camminammo fino a non farcela pi. Allora mi
fermai e dissi che cos non si poteva andare avanti: faceva freddo, non avevamo quasi niente da
mangiare e i civiles erano dappertutto. Non vedevamo la fine dell'inverno se continuavamo cos. Se
non ci ammazzavano loro come cani, morivamo noi per conto nostro. Allora Francisco ci pens su e
mi chiese cosa ne pensavo se andavamo alla masseria Llobrec, a Pauls. L avevano gi aiutato dei
compagni. Francisco diceva che se li pagavamo, loro ci nascondevano e ci davano da mangiare.
Allora gli dissi di s, perch non sapevo cos'altro si poteva fare.
Arrivarci non era facile, la strada era lunga ed era una fatica, sempre con la paura di trovarci
davanti le guardie.
Dato che non avevamo pi niente, toccava fare dei colpi dove capitava. Francisco delle volte
diceva ai massari che era una multa delle bande, oppure che sequestravamo uno della famiglia perch
era un fascista..., ma andava sempre abbastanza male perch nessuno aveva soldi in casa, e molti
erano andati a stare in paese perch non ne potevano pi di prendersi bastonate dagli uni e dagli altri.
E neppure noi avevamo la stessa forza di prima, e nemmeno il tempo, e nemmeno i compagni ad
aiutarci. Andavamo alla disperata. Ma almeno ci si cavava qualcosa da mangiare: pane e un pezzo di
pancetta qui, carne secca e una bottiglia d'olio l... come vi dico, solo da mangiare.
Finalmente arrivammo alla masseria Llobrec. Di l erano passati Valenci, e anche Carlos el
Cataln... Era stato un buon punto d'appoggio, ma adesso non sapevamo come stavano le cose.
I padroni erano due, padre e figlio, che tutti e due di nome facevano Jos Salvador, e poi
c'erano le mogli. Francisco chiese da cenare e se accettavano di diventare il nostro punto d'appoggio.
Per carit! dice il figlio. Qualcosa da mangiare non si nega a nessuno, ma sono tempi
brutti e di partigiani non se ne vedono pi, invece di guardie... il paese  pieno, a parte che vanno da
un paese all'altro con le camionette, e quelli non li conti neanche pi...  dura,  dura, ve lo dico io.
Allora Francisco tira fuori cinquecento pesetas, che saranno state le ultime che avevamo, e gli
fa: Ti paghiamo la cena, e quello che avanza lo usi per comprarci da mangiare. Dimmi un posto dove
possiamo dormire stanotte, che non sia in casa. Quello come vede i soldi cambia faccia, e si mette a
parlare in un 'altra maniera: Aspettate, che mia madre vi fa una frittata di sei uova con le patate e la
pancetta. Poi andate fuori. Pi su trovate un capanno, l  riparato e c' anche della legna. Se poi mi
dite quel che vi serve, domani vado in paese e ve lo porto. Io mi ricordavo di tante cose mica belle
che avevo sentito di quel Jos Salvador figlio, ma non era il momento di farla tanto lunga, e cos sono
stato zitto. Mangiammo bene e dormimmo da re, e il giorno dopo il figlio viene su dal paese con tutto
quello che avevamo chiesto. Ma la cosa pi bella di tutte era che neanche per un momento ci era
venuta la paura di veder comparire la Guardia Civil. Per un problema c'era, ed era che non avevamo
pi un soldo, e quella gente non poteva tenerci l e riempirci la pancia per niente. Allora Francisco
decise che dovevamo parlare col padre e col figlio per metterci d'accordo, e glielo disse. Quella sera ci
mettemmo intorno al tavolo. Solo che sembrava che i Salvador avessero gi chiaro in testa quello che
volevano, come se fossero stati tutto il giorno a pensarci su. Il figlio parlava sempre lui, e questo gi
mi faceva pensar male. Spieg che lui sapeva di certe masserie dove c'erano dei soldi da rubare. Disse
proprio cos: rubare. E poteva dirci anche in che momento era meglio andare a fare il colpo. Lui poi si
teneva il venti per cento di quello che riuscivamo a portare a casa. A Francisco il venti sembrava
troppo, ma era cos o niente.
Quella notte, mentre lui si fumava una sigaretta sul paglione, decido di parlargli: Francisco,
questa storia a me non piace. Non mi fido di quei due. Ci ho pensato e ripensato, e mi  tornato in
mente cosa mi avevano detto del figlio. Hai presente il lavorante che avevamo sequestrato alla
masseria Almeleral e che poi abbiamo dovuto lasciarlo andare? Be', io ci avevo parlato quella notte,
mentre tu dormivi, e lui mi raccontava di una certa fidanzata che aveva, e mi diceva che il padre di
quella fidanzata lo conosceva bene il Salvador, Salvador figlio, e sapeva per certo che era andato a
rubare in un negozio di Pauls, con una pistola.
Va bene, ma a noi cosa interessa?.
Francisco, a noi interessa, perch quello  un ladro! Non hai sentito cos'ha detto? Rubare! Io
non ho mai rubato niente in vita mia. Perch una cosa  andare a chiedere soldi alla gente come
partigiani, in nome della rivoluzione, e un 'altra farsi dare dei soldi per spartirli con un ladro e
diventare complici suoi.
Francisco, che era sdraiato, si tir su a sedere, spense la cicca e mi disse: Senti, Pastora, non
lo vedi come siamo ridotti? Siamo fregati, lo sai? Ma fregati per davvero: siamo soli, con la Guardia
Civil sempre alle costole, senza un soldo, senza saper dove andare. Adesso siamo nemici di tutti: dei
partigiani come dei civiles. Non possiamo scegliere, non possiamo. E se aspettiamo che la guerriglia
abbatta il franchismo, stiamo freschi. Le hai sentite anche tu le notizie che ci ha dato Salvador: li
stanno ammazzando tutti, i compagni. Tu che parli sempre di sopravvivere, adesso te lo dico io cosa ti
devi mettere in testa: che se non ci svegliamo in fretta moriremo come bestie affamate, e se non
moriamo da soli, ci ammazzeranno.
Gi. Lo so come siamo ridotti, lo so. Per in montagna ci sono molti modi per sopravvivere.
Come le bestie! E io sono un uomo civile. Ma non darti pensiero, Pastora, che se quello che ti
preoccupa sono le parole, al primo colpo che facciamo grider "Viva la rivoluzione proletaria!". Se
serve per farti stare pi tranquillo....
Non mi convinceva mica quel discorso, ma non dissi pi niente. Francisco aveva sempre dentro
quella rabbia che gli usciva fin dagli occhi, e a me conveniva star zitto.
Restammo l, e facevamo delle sortite a Horta de San Joan, a Bot, a Gandesa. Dopo tante
parole, di colpi grossi non ne veniva fuori nessuno. Io pensavo che alla fine quello che avevo detto a
Francisco del Salvador figlio aveva fatto presa, e nemmeno lui si fidava tanto. Un giorno il Salvador ci
parla di sequestrare la sorella di un massaro che stava vicino a Pauls, perch secondo lui se ne
potevano cavare pi di centomila pesetas. Ma Francisco gli dice che era pericoloso e che se proprio ci
teneva poteva farlo da solo.
L'8 settembre attraversammo l'Ebro su una barca che trovammo abbandonata. Dalle parti di
Tortosa mangiammo quel che c'era negli orti, pi che altro pomodori, che quelli si mangiano crudi. Di
tanto in tanto entravamo nelle masserie, ma solo a chiedere del pane. Francisco, magari lo faceva per
me, va' a sapere, o perch si vergognava, raccontava sempre che eravamo partigiani, che dovevano
aiutarci nella lotta contro il Regime. Proprio cos diceva. Quando ci siamo stancati, decidemmo di
tornare alla masseria Llobrec, e passammo di nuovo il fiume all'altezza d Miravet. Ci fermammo a
Corbera, perch all'andata eravamo stati a casa di certi ferraioli che Francisco conosceva. Cenammo
con loro, e mentre si mangiava Antonio il ferraiolo ci spiega che potevamo fare un colpo a un
magazzino d'uva che c'era da quelle parti, perch nel giorno di paga c'erano sempre molti soldi in
cassa per quelli che ci lavoravano.
E tu cosa ne ricavi, Antonio? chiese Francisco.
La parte che mi date.
Accidente a voi del popolo lavoratore, vi siete messi in testa di approfittarvi dei partigiani!.
Ma se voi di partigiani non avete pi neanche il nome! A me non me la racconti, Francisco.
Lasciamo perdere questa storia, Antonio, i colpi noi non li facciamo per farci pelare. Meglio
essere tutti poveri ma amici, no?.
Gi, hai ragione rispose lui, ma secondo me se l'era attaccata al dito.
Cos, quando andammo nel pagliaio per dormire, io il fucile non lo mollai, e come avevo fatto
tante altre volte, rimasi sempre con un occhio aperto. Francisco no, Francisco dormiva della grossa,
tranquillo e contento come una Pasqua. Be', saranno state le cinque del mattino quando sento dei
rumori. Allora gli tiro un calcio per svegliarlo, e subito gridano da fuori: Guardia Civil,
arrendetevi!.
Pi veloce del vento, Francisco spara una raffica di mitra dalla porta e scappiamo di corsa.
Anche le guardie sparavano, ma si erano dovute riparare. E corri, e voltati, e spara, e corri; una
raffica lui, due spari io, li tenevamo a distanza, tanto che dopo un po', che per fortuna avevo preso il
sentiero giusto, avevano smesso di seguirci. Ma non ci fermammo finch il sole non era alto. Francisco
sacramentava perch non c'era stato il tempo di ammazzare il ferraiolo.
Porca di una puttana, Pastora, quella carogna ci ha venduti! Ma ti giuro sulla testa di mia
madre che da quello ci torno e lo riempio di piombo a costo di farmi ammazzare.
Non c'era nemmeno da pensarlo, di vendicarsi, ma lanciare maledizioni gli faceva bene. Ci
eravamo salvati per un pelo, e solo perch i civiles avevano pi paura di noi e non si arrischiavano,
altrimenti... Finch avevamo le armi, e ci muovevamo nei posti che conoscevamo, era poco ma sicuro
che la facevamo franca, a meno che non ci tradissero di nuovo e non ci pescassero in un posto dove
non si poteva scappare.
E cos ricominciammo di nuovo a girare. Andammo dalle part d Tortosa, d La Snia, di La
Pobla de Benifass. Venne novembre e faceva freddo, ma Francisco era agitato e non voleva mai
fermarsi da nessuna parte. Diceva che con tante guardie dappertutto era pericoloso stare fermi. Ma io
vedevo che le provviste calavano, e anche le nostre forze. Fermiamoci in uno dei punti d'appoggio,
che magari c' ancora qualcosa che possiamo prendere dicevo io, che non capivo tutto quel
camminare e camminare senza andare in nessun posto.
Cosa vuoi, che ci becchino? I compagni che non hanno ammazzato li avranno interrogati fino
a ridurli in fin di vita, e ormai sapranno tutti i punti d'appoggio della zona. No, non se ne parla
nemmeno.
Per se continuiamo cos, in fin di vita ci arriviamo noi, Francisco. Adesso che vengono i mesi
duri dobbiamo fermarci a riposare, e ripararci dalle gelate. Perch non ce ne andiamo in montagna
dove io so di una grotta dove staremo bene?.
Voi mi scuserete, ma dov' questa grotta non ve lo posso dire, non perch di voi non mi fido, ma
per la sicurezza di tutti, perch l  dove sto adesso.
E che cosa mangeremo, zuppa di timo e pane tutte le sere? mi fa lui.
Prima di salire fin lass facciamo un paio di colpi dalle parti di Morella e prendiamo tutto
quel che ci serve per sistemarci.
Alla fine mi diede ragione. Forse era stata l'idea di entrare di nuovo in azione che l'aveva
convinto. Quand'era nervoso aveva ancora pi voglia di attaccar briga. Il primo colpo fu alla masseria
Estret de Portes, a la Pobleta de Alcolea. L ci abitavano due donne da sole, quindi era facile. Quello
che trovammo non sembrava granch, ma poteva bastare: tre chili di pasta, dieci forme di pane e nove
chili di pancetta. Poi frugammo dappertutto e prendemmo cinque camicie, un paio di pantaloni, una
giacca e un maglione, una catena d'orologio, una vera d'argento e una coperta quasi nuova. Stavamo
gi andando via, quando Francisco si ricord che c'era ancora una stanza dove non aveva guardato.
Sal a vedere e torn con undicimila pesetas che erano nel comodino da notte. Sei un fenomeno! gli
dissi. Allora mi accorsi che quelle donne ci guardavano e mi pentii di aver detto quella cosa davanti a
loro. Erano due donne, in fin dei conti, e non pi tanto giovani, e quando andammo via le sentii che
piangevano.
Salimmo alla grotta e ci mettemmo a sistemarla da poterci stare abbastanza bene. L nessuno
poteva trovarci, come avrete capito anche voi. E dire che di guardie ne mandavano parecchie a
cercarci. Una volta vedemmo due pattuglie gi nella strada. Noi andavamo per un sentiero e loro non
ci vedevano, ma noi s che le vedevamo.
Francisco adesso era pi contento, per non del tutto. Diceva che con le provviste che avevamo
non passavamo l'inverno neanche per scherzo, e anche se avevamo dei soldi, andare a comprare era
pericoloso. E cos mi obblig a dirgli di qualche masseria dove si poteva andare a fare una visita. Cos
diceva lui. Mi venne in mente la masseria di Candeales. Arrivammo l il 27 novembre, alle otto di sera.
Erano marito e moglie, da soli, e anche abbastanza vecchi. Di soldi ci dissero subito che non ce
n'erano, e doveva essere la pura verit perch la casa era povera, molto malandata. Fatto sta che non
potevamo far altro che prendere dei viveri, e se  per quello non ci and neanche male: dodici forme di
pane, due chili di pancetta, uno di carne secca, farina e... tre bottiglie di cognac per tirarci su di tanto
in tanto. Stavamo gi andando via tutti contenti quando sento che nel cortile c' qualcuno. Do l'altol e
viene fuori che era un ragazzo, forse il figlio, che si mette a gridare come una gallina spennata, certe
grida che bucavano le orecchie. Francisco si butta il fagotto sulle spalle e ridendo mi fa: Preparati a
correre!. Anch'io prendo il mio e partiamo come due capre su per la montagna. Ridevamo di quel
tanto che non riuscivamo nemmeno a camminare.
Restammo nella grotta per tutto dicembre, in santa pace e al caldo, perch l si poteva
accendere il fuoco senza pericolo. Io stavo bene, alla fin fine in montagna ci avevo passato tutta la
vita, e anche senza le pecore da guardare non mi annoio, e non mi d fastidio stare da solo. Francisco
per non la prendeva tanto bene. Girava e girava l intorno come in gabbia. Oppure se ne stava fermo
immobile per giorni come fosse morto. Una volta lo vidi che tirava sassi a una roccia neanche volesse
farle male. Io no, io camminavo, andavo a far legna, e se c'era il sole mi sedevo tranquillo, oppure
facevo le cose che servivano per vivere; accendevo il fuoco, friggevo la pancetta, raccoglievo le erbe
per dare gusto alla zuppa, mettevo le coperte fuori a prendere aria, lavavo i panni, scaldavo l'acqua
per lavarsi e farsi la barba. Non mi bastava il tempo per tutto! E di notte dormivo come un ghiro. E poi
con lui potevo chiacchierare, o bere un bicchierino di cognac, o giocare a carte con un vecchio mazzo
che avevamo. Stavo bene, meglio di com'ero stato tante volte.
Per venne il mese di gennaio del '52 e non c'era quasi pi niente da mangiare. Francisco
sembrava quasi contento. Diceva che aveva bisogno di un po' di attivit, cos diceva, e io sapevo
quel che voleva dire. Fatto sta che il giorno 9 scendemmo a Castell de Cabres, fino a una masseria che
conoscevo che si chiamava Gabino. A Francisco andava bene, tanto lui di quei paesi non ne sapeva
come me. Facemmo come al solito. Alle sette di sera entrammo nella casa con le armi. Restai di
guardia sulla porta, ma tutto era tranquillo. Dentro c'erano i massari, chi erano non me lo ricordavo,
per di sicuro li avevo gi visti quando stavo da quelle parti. Dopo un po' sento Francisco che grida,
certe grida da far venire i capelli dritti. Entro, vedo il massaro e Francisco che mi dice: Questa
carogna non vuole collaborare. Tienilo d'occhio che intanto do una sistemata alla casa. Io quello me
lo ricordavo bene, si chiamava Juan. Veniva da me a comprare la legna quand'ero Teresa. Era
veramente una carogna. Gli portavo la legna dentro il cortile e lui ogni volta mi guardava in un modo,
con un sorriso, ma non con tutta la bocca che si vedeva che dentro rideva di me. Tutte le volte, sempre
la stessa storia, mi guardava come se per lui fossi meno di un cane. Lo tengo sotto tiro e non dico una
parola, ma lo guardo in faccia tutto il tempo. Lui mi fa: Di' al tuo amico che e inutile far la fatica di
cercare, tanto in questa casa non c' niente. Non gli rispondo. E intanto sento Francisco che faceva
volare i piatti e spostava i mobili. Chiss che disastro combinava.
Dopo un po' se ne arriva con un fagotto di roba da mangiare e una doppietta.
E cos non c'era niente, eh, brutto disgraziato?. Si volta e mi fa: Tu va' a fare un giro fuori,
a vedere se  tutto tranquillo.
Era tutto tranquillo e tornai dentro. E allora vedo che la massara stava facendo una frittata
grande cos, e Francisco rideva: Le uova ce le portiamo via gi cotte, che oggi non ci va di lavorare.
Poi lei mette la frittata in una pietanziera di latta, di quelle che si portano in campagna, e
Francisco mi fa segno di andare. Allora parlo io: No, manca ancora una cosa.
Avevo visto nel camino certi bei legni lunghi, che dovevano essere d'olivo, per attizzare il
fuoco. Ne prendo uno, il pi grosso, e vado da quello l. Gli piazzo la faccia davanti agli occhi, per
vedere se mi riconosceva, e invece no. Il nome non potevo dirglielo, se no andava subito dai civiles.
Allora gli faccio: Ridi, ridi un po', ma non con tutta la bocca.
Credeva che fossi diventato matto. La moglie si mette a piangere e io la zittisco.
Ridi come uno che ride per conto suo, o ti sparo.
Lui fa certe facce che a ridere quella volta ero io, ma era cos gradasso che alla fine s che si
mette a sorridere davvero per conto suo. E allora  stato come trovarmi di nuovo l, quando mi
guardava in quel modo senza dir niente. Cos faccio il giro da dietro e gli do una botta da una spalla
all'altra che finisce col muso per terra. Poi mi chino e gliene do un'altra ben forte lungo la schiena. La
croce, gli ho fatto. Francisco, dalla porta, era rimasto a guardare senza aprir bocca, poi dice:
Andiamo?.
Prendo il mio fagotto e lo seguo. Non parlavamo, stavamo con le orecchie tese a sentire i cani
che abbaiavano e la massara che gridava. E li abbiamo sentiti ancora per un pezzo. Io dico a
Francisco: Ci conviene muoverci, meglio che stanotte torniamo nella grotta,  pi sicuro.
Lui fa di s con la testa, e dopo un po' mi chiede: Ma cosa ti  preso con quello l?.
Cose di quand'ero giovane.
Lui non disse nient'altro. Magari la curiosit gli era rimasta, ma sapeva tenersela. Da quando
ero entrato nel maquis era sempre stato cos: domande sulla mia vita non me ne facevano. Sar stato
per questo che con loro prendevo tutto sul serio e stavo bene. Per loro, per i partigiani, io non ero mai
stato una donna. Nessuno si era mai permesso uno scherzo, nessuno mi aveva dato fastidio con
stupidaggini, nessuno cercava di far lo spiritoso. Mi avevano trattato sempre con cos poco rispetto
tutti quanti, che non mi abituavo alla buona educazione dei compagni.
Arrivammo alla grotta che non era ancora chiaro, coi piedi a pezzi. Io mi sentivo meglio, ma
Francisco non era abituato a camminare in montagna di notte, e si era preso qualche storta. Si butt
sul suo paglione e non lo sentii pi. Neanche le scarpe si era levato. Ma io mi spogliai e mi misi una
camicia lunga di flanella che teneva caldo. Per, era strano, non riuscivo a dormire. Avevo la testa
sveglia e piena di pensieri. Ricordarmi di Juan della masseria Gabino, che me l'ero dimenticato non so
perch, era come essere di nuovo in mezzo alla vita di prima. Non che mi spiacesse di avergli dato
quelle botte. Anzi. Per mi domandavo come mai mi aveva fatto tanta rabbia rivederlo. Mi pagava una
miseria per la legna, cercava sempre di tirare sul prezzo, ma non era questo. Quel che non potevo
sopportare era il sorriso da cretino che faceva quando mi vedeva. Era di quei sorrisi che non puoi dire
che uno fa qualcosa di male, ma che sono anche peggio. Era come sentirsi dire: una pecora vale pi di
te, una gallina vale pi di te, perfino i vermi valgono di pi. Se la rideva. Mi giravo e rigiravo sul
paglione. Mi venne da pensare che tanti mi avevano fatto degli scherzi anche pi brutti, e forse adesso
potevo vendicarmi. Mi venne da pensare che magari quello l facevo meglio ad ammazzarlo.
Francisco s che lo avrebbe ammazzato. Alla fine, quando il sole era alto che quasi scaldava, mi dissi
adesso quello che  fatto  fatto, ma la prossima volta sapr come comportarmi, non  il caso di farsi
venire il sangue cattivo. E mi addormentai. Passammo tutto l'inverno e tutta la primavera nella grotta.
Da mangiare ne avevamo, io mi arrangiavo bene e Francisco si era abituato a stare abbastanza
tranquillo. Dormiva tanto e pensava poco, e questo e un buon modo di resistere. Non scendemmo fino
all'estate, era il 7 luglio del '52, lo so perch Francisco aveva un calendario. Quel giorno gli feci una
sorpresa: Che te ne pare se facciamo un colpo, che i viveri cominciano a scarseggiare?.
Quasi quasi mi sono scordato come si fa. A starmene nascosto qui per tanto tempo sono
diventato come un animale.
Te lo dico io come dobbiamo fare. Scendiamo al mio paese e andiamo a fare una visita, come
dici tu, a un certo mio cugino.
A un tuo cugino? Accidenti, Pastora, adesso s che non ti capisco.
Dopo mi capirai.
Erano passati tanti mesi, ma ancora mi girava in testa la stessa idea: avevo dimenticato tutto e
non mi ero vendicato di chi dovevo. Per adesso che i colpi non li facevamo in nome della rivoluzione
ma soltanto per noi, era ora di aggiustare i vecchi conti. Adesso o mai pi, e gi che c'eravamo ci
riempivamo il magazzino.
Cosa ti ha fatto quel tuo cugino?.
Rideva di me.
Ma  passato tanto tempo, no?.
Lo sai cosa dicono: Ride bene chi ride ultimo. E fino adesso l'ultimo e ancora lui.
Lui mi guardava, gli veniva da ridere e scuoteva la testa. Sei proprio un bel tipo, Pastora!
Sembra che ti fai i fatti tuoi e non ci pensi, e invece s che ci pensi, altroch.
La testa  rotonda e dentro le cose girano. Sembra che sono sparite e invece no, sono ancora
l.
Ti avverto che ci servono viveri e anche un po' di soldi, che pi avanti dovremo pur comprare
qualcosa. Se  solo per una vendetta perdiamo del tempo.
Non preoccuparti, che la masseria di Jos  di quelle buone.
Si chiama Jos, tuo cugino?.
S.
Be', speriamo che Jos abbia la cassa piena perch se no gli facciamo la festa.
Che ce l'abbia piena o vuota, la festa gliela facciamo lo stesso.
Faceva caldo e le giornate erano lunghe, ma non c'era bisogno di arrivare col buio, bastava
essere l alle otto di sera. Manco a farlo apposta, erano tutti a casa, meno la nuora che era l'unica da
salvare in quella casa, perch mi aveva sempre trattata bene. Lei era fuori con le pecore e non era
ancora tornata.
Entriamo con le armi spianate. Francisco dice che siamo partigiani e che veniamo a riscuotere
una multa in nome della rivoluzione... Io lo interrompo, vado dritto da Jos e gli faccio: Non mi
conosci?.
Lui al principio non mi riconosceva. Poi rimase l a guardarmi ogni pezzo della faccia come se
una cosa cos non l'avesse mai vista. E alla fine, con gli occhi fuori dalla testa, mi dice: Teresa, sei
tu? Me l'avevano detto che eri salita in montagna vestita da uomo. Ma chi poteva saperlo se era
vero?.
Sta' zitto, che mi dai il voltastomaco.
Chiamo Francisco, senza dire il nome davanti a loro, e gli dico che dobbiamo legare la moglie
e anche il figlio, che si chiamava Conrado. Lui va a prendere una corda e li leghiamo per bene alle
sbarre del letto, che non si potevano muovere. Jos no, Jos ci serviva l con noi, perch vedesse bene
cosa ci portavamo via e ci aiutasse a mettere tutto nel sacco. Ci aiutava perch era obbligato, mica per
gusto. Ci disse dov'erano i prosciutti, la roba da vestire, l'olio, il vino buono, il cognac. Ci eravamo
preparati per portare via tutto, tutto. Anche la farina, il sale, la pasta, che per prendere il buono non
bisogna scordare l'essenziale.
Poi viene il momento di parlare di soldi, che  sempre la parte pi rognosa. Francisco gli
chiede dove li tiene. Lui dice che neanche a parlarne, che gi ci portavamo via tutta quella roba, e poi
di soldi in casa sua non ce n 'erano perch erano tempi brutti. Allora io spingo da parte Jos e lo
faccio sedere. Mi siedo anch'io. Lui faceva il duro. Mi dice: Sent, Tereseta, o come diavolo ti chiami
adesso: mi avete gi ripulito la casa, non so cosa mangeremo nei mesi a venire, mi avete spaventato la
moglie e il figlio. Me li avete legati come cani. Non siamo parenti io e te? Perch non ti accontenti di
quello che ho da darti?. Subito non gli rispondo. Il tempo  lungo e prima o poi tutti dobbiamo
morire. Passa un bel pezzo e lo guardo sempre dritto in mezzo agli occhi. Lui cominciava ad agitarsi.
Gli parlo con calma: Ti faccio ridere, Jos?.
Non so cosa stai dicendo.
Se ti dico che adesso mi chiamo Florencio magari ti viene da ridere.
Senti, Teresa, o Florencio, o come vuoi farti chiamare, io con te non ce l'ho, e anche se vi
portate via tanta roba ti giuro che dalle guardie non ci vado. Te lo giuro, quindi finiamola qui.
A me quello che mi giuri tu non interessa niente. Quello che voglio  sapere se ti faccio ridere
o no. Adesso s che era agitato, gli tremavano le mani, e la faccia gli era venuta bianca come un
lenzuolo perch capiva che la faccenda non era finita.
No, non mi fai ridere.
E invece quand'ero Tereseta ti facevo ridere eccome. O era Teresot il nome che mi davi?
Cos'hai tra le gambe, Teresot? Pensa che me ne ricordo ancora.
Francisco rideva, ma mio cugino, mio cugino, capite, si era messo a tremare come una foglia,
aveva la bocca tutta storta e gli occhi fuori dalla testa. Gli ficco la canna del fucile nel collo e lo
spingo contro la spalliera della sedia. Allora lui non ce la fa pi e mi dice: Nel lavatoio, cugino, nel
lavatoio sotto una mattonella che balla, ci sono venticinquemila pesetas, te lo giuro su Dio, te lo giuro
su quello che vuoi. Francisco corre fuori. Io non mi muovo. Il cugino Jos a quel punto era l che
piangeva, ma a me non faceva n caldo n freddo. Dopo un po' Francisco torna contento come una
Pasqua.
 vero, compagno,  vero! Tuo cugino ci fa un bel regalo cos siamo a posto per un pezzo.
Sbatteva la mazzetta dei biglietti di banca sulla coscia. Ma nemmeno allora mi sono alzato
dalla sedia. Ci avevo preso gusto a tenere mio cugino col fucile nel collo. Era da vedere la faccia che
ha fatto quando gli ho detto: E perch ti facevo tanto ridere quand'ero ragazzina? Su, sei mio cugino,
a me puoi dirlo!.
Si mise a urlare come un ossesso: Lasciami, lasciami! Non ho pi niente, niente! Cos'altro
vuoi da me? Cosa?.
Quella volta avevo gi un bastone pronto. Ho cominciato a dargliene di quelle tante: alle
gambe, alle reni, alle braccia, nella pancia. Lui  caduto per terra, e io gi col bastone: sui piedi, sulle
mani, sul culo... Viene Francisco e mi ferma.
Senti, compagno, o gli spari o ce ne andiamo, che qui sta passando troppo tempo, la nuora
non si  fatta viva e rischiamo che finisce male.
Sparargli, non volevo. Mi piaceva di pi che si ricordasse di me finch viveva e gli servisse da
lezione. Be', no, questa  una bugia, e a voi le bugie non le voglio raccontare: che gli servisse da
lezione non me ne importava, volevo solo fargli entrare bene in testa che se ridi di qualcuno che non
pu far niente per difendersi, viene un giorno che quel qualcuno ti fa del male per davvero. Tutti
possono farti del male, anche un povero pastore che non si sa nemmeno se  un uomo o una donna.
Si aspettavano che il clima invernale rendesse meno belle quelle terre, ma ai primi di dicembre
capirono di essersi sbagliati. Gli alberi non avevano bisogno di foglie e di verzura per alzarsi e torcersi
disegnando forme drammatiche nel cielo. Solo gli olivi rimanevano come sempre, come se le stagioni
per loro non passassero. Nourissier era estasiato dalla loro immutabilit centenaria, ma amava anche i
carrubi dall'aspetto orientale e i pini mediterranei agresti e profumati. Infante preferiva i tronchi dei
pioppi, pelati d'inverno. Nourissier si abbandonava a uno stato d'animo malinconico che lo conduceva a
un'inattivit prima di allora impensabile per lui. Sembrava disinteressarsi del lavoro in generale, e della
ricerca della Pastora in particolare. Passeggiava, leggeva molto e pensava, quasi sempre in solitudine.
Infante, invece, era l'opposto, non stava mai fermo, girava per il paese, andava al bar, parlava con tutti
azzardando ogni tanto qualche domanda, ma soprattutto incontrava assiduamente il maestro. L'intuito,
che lui considerava una delle sue principali virt, gli diceva che seguendo i passi di quel ragazzo
sarebbe arrivato a qualcosa. Spesso i due si davano appuntamento dopo la scuola e passeggiavano per
la campagna. Qualche sera si trovavano al bar e parlavano davanti a un boccale di birra. Joaqun
Cuevas voleva sapere tutto di Barcellona: della vita in una grande citt, dei teatri e dei cinema, di cosa
faceva la gente che riempiva le strade a ogni ora del giorno e della notte. Fra lui e Infante si era creata
un'amicizia dettata dalla mancanza di altre distrazioni. La possibilit che il giovane maestro fosse una
spia franchista appariva sempre pi remota. E tuttavia Infante non abbandonava la prudenza e cercava
di non fare passi falsi. Fu il maestro, un giorno, a introdurre nella conversazione un accenno che gli
parve significativo.
Ci sono poeti di cui, purtroppo, non posso neppure parlare ai miei alunni. Garda Lorca, o
Antonio Macha-do, tanto per fare due esempi aveva detto, e poi era rimasto eloquentemente in
silenzio.
Quell'uscita estemporanea non permetteva di mettere subito sul tavolo certe questioni, ma
Infante la tenne a mente, e non appena pot invit il ragazzo a salire in camera sua per bere qualcosa.
Lui ne fu felice. Per il momento era meglio che il francese non sapesse di quella visita. La sua presenza
avrebbe guastato l'atmosfera di confidenza che quell'incontro doveva avere. Era una notte molto fredda,
e il giovane maestro rimase sbalordito della riserva di alcolici che il suo ospite gli mostrava.
Incredibile! esclam con l'ingenuit che gli era solita. Tutte queste bottiglie solo per te?.
Lo vedi anche tu che non  cos rispose Infante. Mi piace condividerle con gli amici.
Con i bicchieri colmi, sedettero l'uno di fronte all'altro. Ormai era necessario mettere da parte la
prudenza senza aspettare che il ragazzo fosse completamente sbronzo.
Forse ti domanderai, vedendo tutte queste bottiglie, se sono un alcolizzato o qualcosa del
genere.
Non mi permetterei mai di pensare male di te.
Fai bene. Non sono un alcolizzato. Il fatto  che questo lavoro per il professore mi mette in
gravi difficolt, e a volte ho bisogno di tirarmi un po' su.
Hai dei problemi con lui ?.
No, lui  una brava persona,  gentilissimo. Solo che si occupa di un argomento terribile: la
malattia mentale.
Ti capisco. I pazzi deprimono anche me. Il fatto  che per molti di loro non si pu fare nulla.
Pu darsi. Per ce ne sono tanti che passano per sani e non lo sono, solo che nessuno lo sa. Il
maestro annuiva giudiziosamente, come se quei discorsi non gli interessassero.
Infante continu: Il professor Nourissier  convinto che molti criminali siano pazzi a cui non 
ancora stata diagnosticata la malattia; ma che se fossero ritenuti tali e curati, smetterebbero di fare del
male.
Non ci avevo mai pensato, per mi pare ragionevole. Certo.
Infante lo guard negli occhi, e tent la domanda pi rischiosa:
Da che parte stava la tua famiglia durante la guerra?. Il ragazzo abbass gli occhi. Era
arrossito fino alle orecchie. Tossicchi.
Do per scontato che io e te siamo amici e che quel che dir rimarr fra noi.
Ti d fastidio che ti faccia questa domanda?.
No, per lo sai come vanno le cose in questo paese.  sempre meglio essere prudenti.
Sono prudentissimo.
Il mio  un caso un po' speciale, ma nemmeno troppo. La guerra ha separato molte famiglie.
Lo so.
Mia madre veniva da una famiglia di militari e aveva ricevuto un'educazione molto rigida.
Non che fosse veramente di destra, ma era credente, andava a messa... sai quello che voglio dire. Mio
padre, che faceva il professore di latino in un liceo, si era innamorato di lei e aveva voluto sposarla,
senza grande opposizione da parte delle due famiglie. E tutto and bene fino alla guerra. Fu l che le
cose si complicarono. Mio padre decise che avrebbe difeso la Repubblica....
Si separarono?.
Insomma, s balbett il ragazzo come se ammettesse qualcosa di indecoroso. Non
legalmente, per. Mio padre se ne and di casa, o mia madre lo butt fuori, questo non l'ho mai saputo.
I miei fratelli ed io rimanemmo con lei e non lo rivedemmo pi. Alla fine della guerra abbiamo saputo
che era caduto sul fronte dell'Ebro.
Terribile.
Terribile, s.
Ma queste sono storie del passato, e dobbiamo augurarci che non si ripetano mai pi.
 quello che penso anch'io.
Infante vers ancora da bere al ragazzo, che vuot subito il bicchiere. Bevve anche lui, con una
certa ansia, dopo quello che aveva sentito. Era venuto il momento di giocare il tutto per tutto.
Joaqun, tu hai mai sentito parlare della Pastora?.
Con sua sorpresa il maestro annu senza battere ciglio. S, mi hanno raccontato qualcosa i miei
alunni. Girano delle voci, dicono che  ancora viva e si nasconde quass da qualche parte.
Noi la stiamo cercando dichiar Infante a bruciapelo. Il ragazzo alz la testa bionda e disse,
spaventato: Io non so dove sia.
Ma certo, certo che non lo sai. Per vorrei che mi ascoltassi e valutassi una proposta che
desidero farti. Sei una persona di cultura e credo che mi capirai benissimo. Il professor Nourissier vuole
incontrare quella donna, parlarle, farsi un'idea di come funziona la sua mente.
Ma  un'assassina ricercata dalla Guardia Civil.
Nourissier non  un giudice,  un medico. Se riuscir a incontrarla, non la consegner alle
autorit. Le parler soltanto, e poi lascer che il destino faccia il suo corso. Nessuno lo verrebbe a
sapere.
E io cosa dovrei fare?.
Tu potresti cercare di sondare i tuoi alunni e i loro genitori, quelli da cui ti sono arrivate quelle
voci. Con discrezione, naturalmente.
Dubito che sappiano dove si trova La Pastora.
Dicevi che quella gente sa molte cose. Anche un piccolo dettaglio o episodio della vita di
quella donna potrebbe esserci utile.
Questo  gi pi facile.
Aiutaci, Joaqun; per noi  importante e tu sei nostro amico, la sola persona istruita che
abbiamo incontrato qui, il solo che possa capire che cos' una ricerca scientifica. Lo farai?.
Lui sorseggi per un po' il suo whisky con lo sguardo perso nel vuoto. Infante lasci passare un
po' di tempo senza dir nulla.
Va bene disse alla fine il ragazzo. Ci prover.
Infante lo guard bene in faccia, cercando di trarre dalla sua espressione, da ogni suo minimo
gesto, un indizio sulle sue vere intenzioni. Li avrebbe aiutati? Li avrebbe traditi ? Era abbastanza furbo
da saper ottenere delle informazioni senza destare sospetti? Quest'ultimo dubbio era cruciale, quello su
cui si appuntarono le critiche di Nourissier quando seppe di quell'incontro.
Non sono certo che sia un bene coinvolgere quel ragazzo, Carlos.
Non abbiamo alternative. Quel ragazzo potrebbe arrivare a sapere molte cose. Si trova in una
posizione privilegiata.
S, ma dirgli proprio tutto....
Di che cosa hai paura?.
Della storia familiare che ti ha raccontato. Con un passato del genere, pu essere capace di
comportamenti imprevedibili.
Non vedo il nesso.
Quel ragazzo si porta dietro un trauma importante. Il conflitto fra il padre e la madre, il peso di
quest'ultima nella sua vita, il senso di colpa per la morte del padre... Tutto in lui  condizionato dalla
vicenda di questo paese, Carlos, tutto: l'amore, il senso della famiglia, l'amicizia, la coscienza morale...
Forse non  cos affidabile.
Infante non riusc a trattenere un sussulto. Si accorse di arrossire. Con voce improvvisamente
collerica, rispose: Non condivido la tua dotta opinione, professore, mi dispiace. Per me un uomo non
rimane menomato per sempre a causa di quel che gli  successo in questa maledetta guerra. Non sar
che hai paura, piuttosto?.
Ma, Carlos, perch questa reazione?.
Non sono uno stupido. Per motivi che ignoro hai smesso di interessarti alla Pastora.
Benissimo, il capo sei tu. Ma sappi che a partire da questo momento non accetto pi una sola peseta da
te. Trover quella donna da solo, e se rischio di farmi arrestare, non importa. In fin dei conti a te cosa
vuoi che capiti ? Al massimo ti buttano fuori dal paese. E te ne torni a casa tua a discettare su quanto
siamo sfortunati noi spagnoli, con la psiche rovinata dalla guerra.
Poi gli volt le spalle e se ne and. Nourissier sent sbattere la porta della sua stanza. Non lo
richiam indietro n cerc di parlargli. Scese le scale e usc, verso i campi. Soffiava il vento di
montagna tipico di quei posti e splendeva il sole. Sedette su una pietra, si riemp le nari dell'odore di
timo e rosmarino. Chiss perch, quelle fragranze lo tranquillizzavano. Non si conosce mai nessuno
fino in fondo, ogni essere umano  in continua evoluzione. Ma Infante non stava cambiando a poco a
poco, aveva subito una drastica metamorfosi da quando si erano incontrati per la prima volta a
Barcellona. Tutto quello che prima in lui era indifferenza e cinismo, pareva essersi trasformato in
passione. O era solo cocciutaggine? Non  sempre facile distinguere fra le due cose. Ma se Infante era
cambiato in fretta, neppure lui era rimasto uguale a se stesso.
Dov'era, ormai, l'uomo metodico, sereno e ponderato che era partito da Parigi ? Se ora si
esaminava non vedeva altro che un essere dispersivo, contraddittorio e pieno di confusione. Avrebbe
dovuto preoccuparsene, e invece no, gli andava bene cos. Si rifiutava di restaurare nel suo animo le
virt perdute. L'autocontrollo di cui era sempre andato fiero adesso gli metteva addosso una stanchezza
infinita. Se uno si mette ad analizzare le cose fino in fondo, nulla ha davvero un senso.
Paradossalmente, il clima di paura che aveva trovato in Spagna, lo confortava. Forse perch il dolore l
sembrava un fenomeno generale, condiviso, e forse per questo pi tollerabile. Un risultato mostruoso,
ma tangibile. Nel suo studio di Parigi incontrava i suoi pazienti a uno a uno, e loro gli snocciolavano le
loro ossessioni, le loro esperienze traumatiche, le vicende funeste della loro sofferenza psicologica. E
non di rado quella sofferenza gli era parsa piccina, inconsistente, purulenta e privata come un
foruncolo. Invece in Spagna la guerra aveva trasformato in tragedia i dolori dell'anima. Qui le
sofferenze erano concrete, generali, comprensibili: morti, mutilazioni, fame, umiliazione, paura e
povert. Il singolo individuo non poteva far nulla di fronte a un simile stato di cose. L la sua scienza
era perfettamente inutile. Eppure non se ne curava, tutto sembrava molto meno importante, adesso:
continuare a lottare contro la malattia mentale, continuare a essere l'uomo che era stato. Desiderava
solo vivere fino in fondo quel breve intervallo di assoluta libert che mai pi sarebbe stata sua. Gli
restava appena un mese.
Ormai era sicuro che nella grotta nessuno ci avrebbe trovati. Quella era la nostra casa, anche
se Francisco si tormentava all'idea che non saremmo mai usciti di l per tornare a vivere come la gente
normale. Ogni tanto bisognava scendere a fare qualche colpo, perch altrimenti i viveri finivano, per
io credo che lo facevamo soprattutto perch Francisco aveva bisogno di muoversi. Dopo un po' che
stavamo l senza far niente, gli prendeva una smania come se avesse le formiche addosso. Mi ripeteva
che quella era una vita da animali, rintanati dentro una grotta, senza mai vedere un essere umano.
Alla famiglia ci pensava meno, ma magari no, magari ci pensava di continuo e teneva la bocca chiusa
per non darmi fastidio. Io tiravo avanti, e dato che in montagna c' sempre tanto da fare, non mi
annoiavo mai. Mi dispiaceva solo di non avere qualche pecora, e un cane o due, quello s. Delle pecore
sentivo la mancanza, forse perch erano l'unica cosa di cui poteva sentire la mancanza uno come me.
Di notte, adesso che avevo pi tempo per pensare, mi tornavano in mente tante cose della mia vita che
non mi ero mai fermato a pensarci con calma. Pensavo che mi era mancato quello che avevano tutti,
dei figli e una moglie. Pensavo che avevo lavorato sempre come una bestia. Pensavo che entrare nei
partigiani era stato bello per tanti motivi, brutto per altri. Bello, perch avevo trovato dei compagni
veri, perch avevo potuto essere un uomo, finalmente, bello perch avevo imparato a leggere. Brutto,
perch la rivoluzione alla fine non c'era stata e perch le cose che avevo imparato mi facevano male al
cuore. Adesso sapevo cos'era la dignit della persona, sapevo che abbiamo dei diritti e che c' lo
sfruttamento. E tutto questo mi faceva pensare che la mia vita era stata uno schifo, dura che di pi non
si poteva, senza niente di quello che un uomo dovrebbe avere. Non  che ci perdevo il sonno, no, ma mi
immaginavo come sarebbe stato se fosse andata diversamente. Se mia madre non si fosse vergognata
di me e non mi avesse obbligato a essere una donna. Se invece di lavorare sempre fin da piccolo avessi
potuto andare a scuola. Se fossi riuscito ad avere una masseria tutta mia. Mi faceva male al cuore
pensarci di notte, chiuso dentro la grotta, e allora prendevo la coperta e andavo fuori, all'aria aperta,
che facesse caldo o freddo era lo stesso. Mi sdraiavo l e guardavo il cielo, come quando ero pastore.
Se c'era sereno e si vedevano le stelle mi sentivo gi meglio. Mi dicevo che certe cose che avevo io non
tutti le avevano avute: poter dormire cos, sotto il cielo, da solo, libero come un uccel di bosco. Il
povero compagno Raul mi raccontava che nelle citt come Barcellona gli operai lavorano nelle
fabbriche, che sono come dei magazzini grandissimi dove non entra mai il sole. E l passano ore e ore
sempre chiusi. Poi devono abitare in appartamenti piccoli come scatole di sardine, senza nemmeno un
cortile. Quella s che  una disgrazia, perch allora sei come in prigione, e io non lo avrei mai
sopportato. Avrei preferito morire, di sicuro. Mentre qui in montagna hai tutto per te e nessuno te lo
pu togliere, basta che te ne stai l e ti guardi intorno. Non sei come un agnello nel recinto. Delle volte
penso che sarebbe meglio se la Guardia Civil mi ammazzasse, molto meglio cos che essere preso vivo
e finire dietro le sbarre. Io non la sopporterei la prigione, non la sopporterei.
Per Francisco, stare come stavamo noi era gi una prigione. A lui la campagna e le stelle non
dicevano niente. Sembrava un lupo in gabbia, delle volte. Quando la Guardia Civil batteva i sentieri
diventava nervoso, diceva che sarebbero arrivati fin l dov'eravamo e ci avrebbero arrestati. Una notte
che nessuno dei due riusciva a dormire e me ne ero andato fuori, dopo un po' arriva anche lui.
E se andassimo in Francia, Pastora?.
E come ci andiamo? A piedi?.
Mica abbiamo fretta, e un po' alla volta ce la facciamo. Io qui mi sento soffocare, non
sopporto pi di stare in questa tana. Ci prendiamo due soldi e partiamo. Cammina, cammina,
arriveremo fino in Francia. Se stiamo qui, io e te non combineremo mai niente. La mia famiglia non
posso rivederla, ormai questo lo so, quindi cosa ci resto a fare su queste montagne? In Francia saremo
liberi, i compagni ci aiuteranno, magari ci troveranno perfino un lavoro.
Tu devi essere matto, Francisco. I compagni non ci sono pi. Prima trovameli, che chiss
dove sono finiti, in Francia. E anche se li troviamo, credi che ci riceveranno a braccia aperte? Noi
siamo dei disertori. Sono capaci di farci un processo, o di ficcarci una pallottola in mezzo agli occhi.
Di motivi per farlo ne avrebbero. E poi lo sai quant' pericoloso passare il confine? Poco ma sicuro
che ci prendono.
E allora andiamo ad Andorra.
Ad Andorra a far cosa?.
Miseria, Pastora, mi sembri scemo! E cosa dobbiamo fare? A lavorare! C' tanta gente che se
ne va ad Andorra a cercare lavoro, l hanno bisogno di gente per le piante del tabacco, ho sentito dire
che pagano bene, non come in questo schifo di paese.
E le guardie? L'hai visto anche tu quante sono. Mettono le caserme anche nei posti piccoli, e
non la smettono di fare su e gi per i sentieri. E lo sai quanto ci vuole per andare ad Andorra?.
Perch, tu lo sai?.
Io non lo so mica bene dov' Andorra.
Allora lui prese una cartina che avevamo e mi fece vedere. Mi spieg che anche se non era pi
grande di una valle di qua, era proprio un paese straniero. E allora capii che diceva sul serio e mi misi
a pensare come s poteva fare per arrivarci e quanto tempo potevamo metterci.
Almeno due mesi e mezzo dissi. Lui mi guard, e da come mi guardava si capiva che era
meno di quel che pensava, perch era contento, si mise a ridere, perfino.
Appunto! Siamo in aprile, e per l'estate siamo ad Andorra;  d'estate che c' bisogno d gente
per il tabacco. Che ne dici, eh? Che ne dici del mio piano?.
Mi sembra pericoloso.
Una volta non eri cos coniglio.
Non sono un coniglio,  che non mi va di morire.
Allora ci vado da solo. Tu stattene qui nel tuo buco come un coniglio. Non ho bisogno di te,
non credere. Me la cavo benissimo da solo.
Ma non era vero, da solo non se la cavava, in giro per le montagne lui s perdeva. Se ne torn
nella grotta, arrabbiato. Io rimasi fuori ancora un po', a pensare. Non me la aspettavo un'idea del
genere. E adesso dovevo decidere se andare con lui o rimanere. Per me, sarei rimasto dove stavo, ma
cosa potevo fare senza Francisco? Una volta che uno si abitua alla compagnia, poi non pu farne
senza. E cos entrai dentro anch'io e gli dissi che per me andava bene, che quando voleva ce ne
andavamo ad Andorra.
Partimmo alla fine di quel mese di aprile, vi parlo del '52. Quasi tutte le armi e le munizioni le
avevamo nascoste l vicino, con noi avevamo solo una pistola per me, e la mitraglietta Sten per
Francisco, che neanche per tutto l'oro del mondo l'avrebbe mollata. Non fu tanto difficile arrivare,
eravamo bravi tutti e due a camminare in montagna. Camminavamo da quando usciva il sole a quando
il sole andava gi, poi ci fermavamo, mangiavamo quello che avevamo portato e cercavamo un riparo
per dormire. Per fortuna quell'anno non pioveva quasi mai, cos riuscimmo a fare anche pi in fretta di
quanto avevamo pensato. Avevo detto due mesi e mezzo, in due mesi eravamo gi l. Il 18 giugno
eravamo ad Andorra la Vella, e per strada, neanche una guardia. Francisco era felice, mi
abbracciava, mi dava pacche sulle spalle, diceva che ero la guida migliore del mondo, e se non era per
la nostra condizione potevo diventare famoso in tutta la Spagna per come sapevo orientarmi e andare
dappertutto. Io gli dissi che la mia parte l'avevo fatta, toccava a lui, adesso, perch di tutta quella
storia del lavoro tanto ben pagato io non ci capivo niente. E bisogna dire che lui il suo dovere lo fece,
e quello che aveva detto, che c'era bisogno di tanta gente per raccogliere il tabacco, prepararlo e
metterlo a seccare era la pura verit. Ci presero come stagionali tutti e due. Mi davano seicento
pesetas al mese, a Francisco qualcosa di pi, perch sapeva far di conto e segnava quante balle di
tabacco trasportavamo. In pi ci davano da mangiare, da dormire e anche qualcosa da vestire. Si
dormiva dentro a dei capannoni, come delle caserme, e questo per me era la cosa pi brutta, perch
come avrete gi capito io a stare al chiuso non mi ci trovo. Ma andava bene lo stesso, di notte ero
talmente stanco che come toccavo il letto mi addormentavo.
La cosa pi bella era che l la Guardia Civil non ci cercava. A noi che eravamo abituati a
vivere come volpi nel bosco, sempre con le orecchie dritte, sempre con un occhio aperto e una mano
alla pistola, stare cos tranquilli ci sembrava una cosa nuova, ci veniva perfino da ridere. Documenti
non ne avevamo, ma nessuno ce li chiedeva. Servivano braccia forti, e noi eravamo delle rocce. Delle
volte passavano i gendarmi francesi, e anche i poliziotti di Andorra, ma non ci guardavano nemmeno.
Secondo me lo sapevano che agli stagionali era meglio non fare troppe domande.
Tornare a vivere come una persona, con un lavoro, un tavolo e una sedia per mangiare, e una
branda col materasso per dormire, era una cosa che mi piaceva. Se pensavo a quand'ero pastore e
prendevo una paga per star dietro alle pecore, e riuscivo perfino a mettere via qualcosa, mi veniva la
malinconia. Ma non valeva la pena di starsi a tormentare, perch la vita di ciascuno  quella che . E
poi non c'era nemmeno il tempo di farci troppo l'abitudine. Ai primi di ottobre ci mandavano via. Il
lavoro finiva e non servivamo pi.
Quel giorno Francisco ed io andammo al bar a prendere un caff con le paste. Non sapevamo
che cosa avremmo fatto, ma non sembrava neanche che gli dispiaceva di aver perso il lavoro. Disse
che tanto lui lo sapeva gi, che erano tempi brutti da tutte le parti, non solo in Spagna. Disse anche:
Guarda, io per me ero gi stufo. Non credere che mi piaccia stare a sentire ordini tutto il giorno e
dover sopportare. Tanto pi che qui non siamo a casa nostra, e il tuo paese prima o poi ti manca
sempre.
Ma nel nostro paese nessuno ci vuole, Francisco, quello che vogliono  toglierci di mezzo.
Non  vero! Non ci vorranno i franchisti, i venduti, i fascisti, quelli della Falange e la Guardia
Civil, ma quelli non sono mica il paese, quelli sono i ladri che se lo sono preso come se fosse un loro
diritto.
E va bene, ma sono loro che comandano adesso.
Che comandino o non comandino, io me ne frego, il mio paese  la Spagna e io non sono
meno spagnolo di nessuno.
Non potevo certo dirgli il contrario, ma la storia che il paese prima o poi ti manca sempre
voleva dire una sola cosa: che voleva tornare. Io invece non ero tanto sicuro di voler tornare. E per
cosa? Per nascondermi di nuovo ed essere ricercato e far le rapine nelle masserie?
Perch non andiamo in Francia, invece? Gi che siamo qui... gli dissi.
Magari riesco a trovare mio fratello e lui ci d una mano a trovare un lavoro....
Ma, Pastora, se fino adesso non siamo andati in Francia  perch  difficilissimo!.
Non c' niente che non si possa fare.
Ti sbagli. Sul confine francese la vigilanza c', eccome!
Non  mica come venire qui ad Andorra. E poi i francesi non ti fanno lavorare senza
documenti.
Ma noi siamo partigiani! Tanti altri sono stati accolti in Francia.
Questo era prima, adesso no. Se ci prendono ci consegnano alle autorit di Franco, e allora s
che non vai pi da nessuna parte. E poi, tu lo parli il francese, Pastora? Perch magari lo parli
benissimo e io non l'ho ancora saputo.
Lo sai che non lo parlo.
E allora spiegami cosa diavolo ci andiamo a fare in Francia. Dimmi un po': c' qualche posto
al mondo, Francia o non Francia, dove tu sai muoverti come ti muovi sulla Sierra de Benifass?.
Potrei imparare.
Benissimo, ma allora in Francia ci vai da solo.
Senti, io non lo so se in Francia andiamo a stare meglio, per lo sai cosa vuol dire tornare?
Di nuovo nascondersi, scappare dalle guardie, starsene rintanati da qualche parte senza dormire,
mangiando quello che capita... Non lo so se  una vita da persone.
Quello che so io  che una persona non  pi una persona se non pu vedere la sua famiglia.
Gli si era spezzata la voce mentre lo diceva, e si copr gli occhi con la mano perch gli era
venuto da piangere. Gli pass subito, per stava l a guardare per terra tutto triste.
Allora vuoi che andiamo a vedere i tuoi, Francisco?.
Fece di s col mento. Non voleva parlare per non rimettersi a piangere. Ma poi gli pass e mi
disse a bassa voce: Voglio vederli anche solo una volta, Pastora, solo una volta. Le bambine, mia
moglie. Magari le bambine non si ricordano nemmeno che hanno un padre, pensa un po'.
Non sanno nemmeno chi sono.
Non dire sciocchezze, su.
Ecco. Avevo sempre avuto paura che succedesse ed era successo. Tanto Francisco la famiglia
non se la dimenticava. Io credo che nessuno di quelli che hanno una vera famiglia se la dimenticano
tanto facilmente. Soprattutto se sono stati obbligati a lasciarla, se non se ne sono andati perch lo
volevano loro, e se l'hanno vista di nascosto qualche volta senza mai poter stare insieme come tutte le
famiglie normali. Sarebbe stato diverso se Francisco si fosse innamorato di qualcuna, come quelli che
andavano in America, ce n'erano stati tanti di Vallibona, che si sposavano di nuovo e avevano altri
figli laggi. Per lui no. Lo consolai come potevo, che altro c'era da fare?
E perch non mi dicevi che volevi vederli? Hai passato tutta l'estate a lavorare qui senza dire
una parola. Come potevo sapere che ce li avevi sempre in testa?.
Tu andrai in Francia, Pastora?.
No che non ci andr. E dove vuoi che vada? Abbiamo cominciato insieme e insieme andremo
avanti. Tanto a me non mi aspetta nessuno, n in Francia n in Spagna. Torniamo, andiamo a
Castellote, e vediamo di trovare il sistema di farti andare a casa.
Sei un bravo compagno, Pastora, sei il migliore.
Sono il migliore perch non ne hai altri.
Anche se ne avessi cento, anche se ne avessi mille, sai? Tu saresti sempre il migliore!.
In cento o in mille, a girar per le montagne, la Guardia Civil vi beccherebbe di sicuro.
Gli venne da ridere, e anche a me. Mentre finivamo le paste pensai che era meglio se me le
ricordavo bene, perch chiss quando ne avrei mangiate ancora di paste cos, con lo zucchero sopra,
fatte al forno col burro fresco.
Infante non era tranquillo, dalla sera di quell'accordo con Joaqun Cuevas gli sembrava che il
tempo si trascinasse con una lentezza esasperante. L'inattivit cui si vedeva costretto finiva per influire
sul suo umore rendendolo stranamente ansioso. Spesso si ritrovava a girare intorno alla scuola come un
cane randagio, facendo il possibile perch il maestro lo vedesse. Un paio di volte and perfino ad
aspettarlo alla fine delle lezioni per chiedergli se fosse riuscito a scoprire qualcosa. Cuevas si mostrava
cauto, ma non pareva mai scontento di vederlo o di parlare con lui. Gli raccontava delle esche che
andava seminando fra i suoi alunni per poter raccogliere qualche informazione, e lo invitava ad avere
pazienza, a fidarsi dei suoi buoni uffici. Dopo una settimana, fu lo stesso Joaqun a cercare Infante alla
pensione.
Credo di aver trovato qualcosa che vi pu interessare. Ci sarebbe una vedova, che ha due
bambini a scuola da me. Dice di aver visto La Pastora e il suo complice quando rapinarono una
masseria a Herbs.
Quanto tempo fa?.
Nell'inverno del '53.
Ne  passata di acqua sotto i ponti.
Questo  quello che mi ha detto. Per il momento non c' altro.
E la vedova non sa dove possa trovarsi adesso La Pastora ?.
No, non credo proprio. Sono sicuro che se avesse sentito delle voci me ne avrebbe parlato, non
sembrava si facesse troppi scrupoli.
Infante chin la testa pensieroso. La sua delusione era cos evidente che il ragazzo si sent
tenuto ad aggiungere: Devi avere un po' di pazienza e di fiducia in me. Qualcosa mi arriver
all'orecchio.
Come fai a esserne cos convinto?.
Carlos, convinto no, non posso esserlo. Quello che voi volete sapere  segreto, e molto
pericoloso. Lo capisci? Pericoloso davvero. Quindi la gente preferisce non aprir bocca. Ma io mi dico
sempre che se La Pastora si nasconde da queste parti, non  possibile che nessuno ne abbia la minima
notizia. Nessun massaro si sar visto portar via la frutta o la verdura dall'orto ? Nessun pastore l'avr
avvistata, anche solo da lontano ? Mi stupirebbe. E se cos  stato, figurati se quell'incontro o
quell'avvistamento non l'hanno raccontato, e se il racconto non si  diffuso in tutti i paesi vicini. Abbi
fede, te ne prego. Baster tirare un filo e tutta la matassa si scioglier.
Di te mi fido, per sono stanco, non mi piace stare qui a far niente.
Volete parlare con quella donna, intanto?.
Le parleremo, non si sa mai.
Nourissier fu d'accordo, anche se da qualche tempo sembrava che nulla gli interessasse. Perfino
i suoi quaderni di minuziose annotazioni rimanevano chiusi da giorni. Infante aveva creduto che
all'avvicinarsi del termine stabilito Nourissier avrebbe raddoppiato le sue insistenze per avere dei
risultati, e invece era come se per lui la ricerca si fosse gi conclusa.
Non so se abbia senso incontrare quella signora disse Infante, confessandogli il suo
scetticismo. Pi o meno sappiamo gi tutto quello che potr dirci: che i due erano entrati nella
masseria verso sera, che uno era rimasto di guardia sulla porta e l'altro aveva minacciato i massari per
farsi dare cibo, abiti, denaro. A seconda dell'umore di quella sera, o dello svolgersi dei fatti, i massari
erano stati maltrattati, legati o picchiati. La Pastora era vestita da uomo, sembrava tranquilla e non
aveva quasi parlato.  una storia che sappiamo a memoria, ormai! Non credo che una nuova
testimonianza possa darci qualche sorpresa.
Chiss! disse il francese languidamente.
Andiamo all'appuntamento giusto per non offendere Joaqun. Il ragazzo ha preso a cuore la
cosa e si  dato tanto da fare. E poi  cos convinto che troveremo La Pastora che  difficile non
prenderlo sul serio.
Mi sembra perfetto.
S, e se avessi detto il contrario, ti sarebbe sembrato altrettanto perfetto. Ho la sensazione che
tutta questa storia non ti interessi pi un fico secco.
Non dire cos.
Ti sei completamente dimenticato del perch sei venuto in Spagna. Mi domando cosa diresti
alla Pastora se potessi parlare con lei domani mattina.
Ah, be', mi presenterei al suo cospetto e direi: "La Pastora, I presume".
Ma va' all'inferno! esclam Infante, e si allontan sghignazzando.
Nourissier rimase solo a riflettere. Il cinico che due mesi prima scivolava lentamente su tutto
come se niente potesse toccare la sua persona, si era trasformato in un uomo d'azione. Bene, formavano
un tandem perfetto, capace di riequilibrarsi da s, perch ora lui non si sentiva affatto propenso ad
agire. Sar anche stato spento e malinconico, ma finalmente era in pace. Vedeva tutto da lontano, con
la strana pacatezza di chi ha gi ripetuto tante volte un tragitto di andata e ritorno che ormai procede
senza curarsi di nulla. La vita  fatta di tante cose, si disse, ma un uomo da solo non riesce ad
abbracciarle tutte, non deve neppure provarci. Lui, che per tanti anni era vissuto come se fosse al centro
del mondo, ora finalmente capiva che il suo era stato un posticino minuscolo, un recinto chiuso, la cima
di un monticello neppure troppo elevato dalla quale poteva distinguersi soltanto un orizzonte parziale.
E che cosa fa un uomo quando prende coscienza che il suo regno si riduce a un granello di sabbia ? Va
avanti come se niente fosse? Eviden-temente no, ma il numero delle possibilit che gli si dispiega
davanti  immenso. Che cosa gli garantiva di avere scelto quella giusta ? Niente. Nessuna scelta
esistenziale era assoluta e necessaria, tutte tendevano a dimostrare che l'inutilit  come una forza cui 
impossibile sottrarsi. Sospir. Almeno lui se ne era accorto.
Proprio in quel momento vennero ad avvertirlo che c'era una chiamata da Parigi. Per fortuna il
telefono era in un angolo appartato, dove nessuno poteva ascoltare quello che diceva. Alz il ricevitore
e ud la voce di sua moglie.
Lucien, lo sai chi sono?.
Ma certo, cara. Come stai?.
Non ti ho chiamato per dirti come sto, ma per chiederti se sai che giorno  oggi.
Il tono tagliente di sua moglie lo sorprese. Cerc nella memoria qualche ricorrenza familiare
che cadesse in quei giorni, ma non la trov. Decise di non perdere la calma.
 il dodici di dicembre.
Esatto. Fra pochi giorni sar Natale e spero che tu ti stia preparando per tornare a casa.
La scadenza  prevista per....
La scadenza. Ma quale scadenza, posso sapere di quale scadenza mi stai parlando ? Sei partito
per un tuo presunto lavoro con un obiettivo preciso. A questo punto mi pare di capire che questo
obiettivo non l'hai raggiunto. Che cosa intendi fare ? Rimanertene l a lasciar passare il tempo ? E per
cosa ? Questa  la mia domanda: per cosa?.
Proprio ora ho ragione di credere che un avvicinamento all'obiettivo sia pi che probabile.
Non voglio pi stare a sentire queste storie, Lucien. Basta. Sei rimasto lontano da casa due
mesi ed  ora che tu torni e ti assuma le tue responsabilit. velyne, sei troppo nervosa. Non credo
sia il momento giusto per parlare.
E quando sarebbe il momento giusto? Non chiami pi, non scrivi, sembra che di noi non te ne
importi pi nulla, come se tu non fossi pi tu, come se ci fosse qualcun altro al tuo posto. Le bambine
cominciano a chiedermi meno spesso di te, verr il giorno che ti dimenticheranno.
Mi dimenticheranno per quindici giorni di assenza in pi? Per l'amor di Dio, cara, questo 
ridicolo! Si tratta solo di aspettare un paio di settimane.
No, basta, non ho nessuna intenzione di fare la parte della stupida che sta ad aspettare mentre
il marito finisce di divertirsi! Hai colmato la misura, Lucien.
Non c' niente di divertente in quello che sto facendo qui, te lo assicuro. Anzi, sto
attraversando un periodo psicologicamente molto duro.
Non me ne importa. Voglio che tu mi risponda: torni immediatamente o no? Perch se non
torni....
Nourissier la interruppe, ormai su tutte le furie:  inammissibile che tu mi faccia di questi
ricatti, lo capisci?.
In questo caso, addio.
Sent il clic della linea bruscamente interrotta. Deglut. Risal in camera con passo stanco. E ora
? Poche volte aveva sentito sua moglie arrabbiata. velyne era una donna tranquilla, comprensiva, che
non si permetteva mai di dare sfogo ai sentimenti negativi. Con le bambine era paziente, ferma, mai
autoritaria. E con lui..., tante volte si era detto che se non fosse stato per l'infinita comprensione di sua
moglie non avrebbe mai fatto tanti passi avanti nella carriera. Ma questa volta non aveva retto la
lontananza, l'aveva vissuta come un abbandono, una mancanza di interesse da parte sua. Cerc di
vedere il problema dai due punti di vista. Da una parte, velyne aveva percepito che lui era ormai
immerso anima e corpo in un nuovo ambiente. Se pure questo era vero, si trattava indubbiamente di
uno stato transitorio. E tuttavia lui stesso doveva ammettere che il suo mondo ormai gli appariva
lontano, quasi estraneo, e che sua moglie apparteneva a quel mondo. D'altra parte, per, non appena si
voltava indietro, vedeva fino a che punto lui fosse stato docile, come marito; al punto che appena si
manifestava in lui un minimo accenno di ribellione o di cambiamento, sua moglie non esitava a
biasimarlo. Docile e conformista, questi erano gli aggettivi che esprimevano bene il suo
comportamento fino a quel giorno. Era stato un ragazzo studioso e compito, un figlio rispettoso e
attento, un marito impeccabile, un padre amorevole. Nella professione aveva seguito la via tracciata da
suo padre, distinguendosi sempre per la sua onest e abnegazione. Tutto questo andava molto bene, ma
poteva anche essere detto in un altro modo: aveva fatto sempre, assolutamente e senza eccezione,
quello che gli altri si aspettavano da lui. Non una delle convenzioni sociali che il suo ambiente
imponeva era stata da lui trasgredita, aggirata, neppure messa in questione. Era diventato il prodotto
perfetto della sua classe sociale, del suo piccolo mondo borghese. Quel pensiero non lo tranquillizzava;
anzi, lo faceva sentire profondamente a disagio. Era giusto che neppure una volta nella vita potesse
concedersi il tempo di approfondire, di conoscere altre realt, di riflettere sul senso della sua esistenza ?
Non era eccessivo, forse, che una donna, alla quale aveva dato tutto il suo cuore, mancasse della
generosit necessaria per concedergli una pausa nel cammino ? Forse la scelta esistenziale che aveva
fatto Carlos Infante non era poi cos cinica ed egoista. Lasciare scorrere gli eventi senza assumersi
degli impegni n lasciarsi coinvolgere era pi una conseguenza che un punto di partenza. Nulla e
nessuno ha il diritto di possedere la volont di una persona: n i genitori, n i coniugi, n il lavoro,
nessuna forma di societ. Chi poteva sapere che tipo d'uomo sarebbe diventato, lui, Lucien Nourissier,
se non si fosse attenuto a tutti i suoi doveri? Sarebbe stato come uno di quei contadini spagnoli che
avevano dato la vita per difendere un ideale ? Ormai era impossibile saperlo; si era lasciato trascinare
dal destino senza opporre la minima resistenza.
Decise che avrebbe richiamato sua moglie il giorno dopo, o quello dopo ancora, quando la sua
mente avesse trovato un po' di pace.
Joaqun Cuevas sal in macchina subito fuori del paese, alle sette di sera. Avrebbe fatto loro da
guida fino alla casa nei pressi di Vallibona dove abitava la vedova.
Sembrava che per lui quel breve viaggio fosse una gita di piacere. Era entusiasta, e durante il
tragitto non la smise un attimo di raccontare piccoli aneddoti sulla vita della brava gente cui stavano
andando a far visita, fantasticando sui risultati di quell'incontro per lui fondamentale.
Il quadro che si present loro all'arrivo non era nuovo. Una donna di mezz'et con tre figli
maschi, tutti schierati a guardarli con tanto d'occhi. Cuevas, volenteroso, fece la sua parte. Li present,
cerc di tranquillizzare gli animi e cominci lui stesso a fare le domande.
Su, Mercedes, racconti a questi signori che cos' successo quella volta che  andata al mas di
Herbs. La donna non era spaventata, doveva essere stata adeguatamente istruita dal giovane maestro.
Annu, allontan i bambini per prudenza, e invit gli ospiti a entrare nella cucina, che doveva essere la
stanza pi grande della masseria. L aveva gi disposto sul tavolo dei bicchieri, una bottiglia di vino
dolce e un vassoio di pastissets. Una volta assolti tutti i doveri dell'ospitalit, la donna cominci a
raccontare quello che aveva visto in un lontano giorno di novembre.
Entrarono che gi veniva sera. Io ero l dalla mia amica Josef a fin dalla mattina. Le avevo
portato certi semi per l'orto che mi aveva chiesto. Stava preparando la cena quando sentimmo delle voci
fuori. Erano loro, i partigiani che interessano al professore.
Il professore vuole sapere soprattutto della Pastora, spero che se ne ricordi bene. La Pastora 
la cosa pi importante per questi signori la interruppe Joaqun.
La donna fece di s con la testa e continu: Questo l'abbiamo saputo solo dopo, quando ce
l'hanno detto le guardie, che uno dei due era La Pastora. Quando l'abbiamo vista noi era vestita da
uomo, con i capelli tagliati da uomo. Era malmessa, con una giacca a righe bianche e nere che le stava
grande. E dei pantaloni di un colore come li portano i soldati, calze bianche e sandali. Portava il basco
in testa. L'altro si presentava meglio, con un vestito di velluto a coste tutto nero e con le scarpe. I vestiti
erano vecchi, ma non erano sporchi. Ci siamo spaventate perch erano armati.
Si sarebbe detto che erano stanchi, che avevano fame? domand Nourissier.
S, e per il freddo che faceva non erano abbastanza coperti. Avrebbero fatto anche pena, se non
fosse che erano gente cattiva. E poi erano magri come chiodi, e la prima cosa che hanno chiesto era da
mangiare. La Josefa si  messa a fare una tortilla de patatas. E intanto che l'altro andava in giro per la
casa, La Pastora ci teneva l col fucile puntato. Faceva paura, non parlava, ci guardava soltanto con
certi occhi che ti tagliavano i vestiti addosso.
Le parve che fosse spaventata, o forse anche disperata? domand di nuovo Nourissier.
La donna si strinse nelle spalle, fece un cenno col mento, come a dire che non lo sapeva. Il
maestro volle aiutarla.
Il professore vuole sapere se per come l'ha vista lei, sembrava che non ce la facesse pi, come
se non si aspettasse pi niente dalla vita.
Questo non saprei dirlo, aveva un fucile e doveva stare attenta a due cose insieme. Che noi non
ci muovessimo e che non arrivasse nessuno da fuori. Agitata no, non sembrava. Saremo rimaste cos
per quasi un'ora, mentre quell'altro faceva avanti e indietro. Radunava in cucina tutta la roba che
volevano portarsi via. Avevano preso da vestire: una tuta da lavoro, un vestito, roba di lana... E anche
da mangiare: pane, prosciutto, vino... E mi ricordo che avevano preso anche i fiammiferi, tutti quelli
che c'erano in casa.
Soldi non ne hanno chiesti? domand Infante.
No, di soldi non hanno parlato. Tanto che mi era sembrato perfino strano. Ma si vede che
avevano capito che la casa era povera. Per volevano un fucile, e si sono stupiti che il marito di Josefa
non ce l'avesse. L s ho avuto paura che se la prendessero con lei, per non successe niente. Secondo
me, se come dicevano le guardie erano in montagna da tutto quel tempo, di guai non ne volevano,
volevano solo mangiare e andarsene.
Il maestro tent di farla parlare ancora. Racconti al professore qualcos'altro della Pastora.
Ho detto tutto quello che mi ricordo, signor maestro. Se ci fosse dell'altro, glielo direi, lo sa
che di lei mi fido.
Ci pensi bene, chiss che non le venga in mente una cosa che non ha detto.
Infante si alz di scatto e si diresse verso la porta. Disse: Non credo che sappia altro. Vi
aspetto fuori.
Nourissier e Joaqun, sorpresi, provvidero rapidamente a ringraziare e a congedarsi. Quando
salirono in macchina, capirono che Infante era su tutte le furie: Ti  parso poco interessante, Carlos?
chiese il maestro, preoccupato.
Le so a memoria le cose che ha raccontato: La Pastora che non apre bocca, Francisco che
mette la casa sottosopra. L'unica differenza, da una storia all'altra,  il bottino: una volta pane, un'altra
prosciutto. Per il resto, nessuna novit dal fronte.
Mi spiace, Carlos. Io posso solo convincerli a raccontare la loro esperienza. Ma non posso
sapere se quello che diranno vi sar utile o no.
Certo, ma se questo  tutto quello che puoi ottenere, dubito molto che abbia senso continuare.
Stai rischiando la tua reputazione per niente.
Abbi un po' di pazienza. Sono convinto che qualcuno prima o poi ci metter sulla pista
giusta.
Come puoi esserne cosi sicuro?.
Mi basta vedere che faccia fanno i genitori dei miei alunni, quando accenno loro la cosa. Mi
basta vedere come si guardano l'un l'altro.
Noi non abbiamo pi tempo per i presentimenti, lo capisci?.
Nourissier gli pos una mano sul braccio che stringeva il volante: Lascia stare.
Per il resto del viaggio rimasero in silenzio tutti e tre. In un silenzio afflitto, Cuevas; in un
silenzio seccato, Infante; mentre il silenzio di Nourissier sembrava piuttosto preoccupato. Alla fine il
maestro scese dall'auto con un breve saluto.
Sei stato molto ingiusto con lui disse lo psichiatra non appena lui e Infante furono soli.
Non mi interessa. Quello si d solo delle arie, ci fa perdere tempo inutilmente.
Io credo che faresti bene a calmarti.
E invece io credo di no. Stavamo andando avanti cos bene, mentre adesso siamo fermi e nel
buio pi assoluto.
Nourissier non rispose. Forse Infante aveva ragione, ma lui non aveva pi voglia di prendersela.
Anche se tutto sembrava volgersi contro di loro, il suo stato d'animo era unicamente riflessivo. Questo
e non altro era quel che voleva fare: riflettere sulla sua vita, su se stesso. Arrivati alla pensione, troppo
presto per la cena, si incamminarono ciascuno verso la propria stanza. Ma non erano passati cinque
minuti, che Infante buss alla porta di Nourissier.
Vado a fare un giro in campagna. Ti va di venire?.
A quest'ora ?.
Ho preso una torcia elettrica, e c' una luna piena spettacolare.
Non far freddo?.
Ho pensato anche al riscaldamento. Aprendo il giaccone imbottito, mostr una bottiglia di
cognac.
Aspetta, mi metto addosso qualcosa e vengo.
Lasciarono il paese di buon passo, senza parlare. L'aria era fredda ma asciutta. Nourissier
respirava con piacere.
 stata una grande idea questa passeggiata serale. Sei ancora di cattivo umore?.
Un buon cicchetto e mi passer.
Giunsero su un'aia abbandonata, che la luce intensa della luna faceva apparire come un lago.
 magnifico qui! esclam lo psichiatra. Mi ci hai portato apposta?.
A volte ci vengo, mentre tu ti dedichi alla scienza nella tua stanza.
Sedettero nel cerchio argentato. Infante tir fuori la bottiglia, bevve a canna, la pass a
Nourissier.
Sono giorni che non mi dedico alla scienza disse questi, prima di portare la bottiglia alla
bocca.
Non lavori pi? E che cosa fai sempre chiuso in quella maledetta pensione?.
Penso.
Perbacco! Da psichiatra mi diventi filosofo!.
Sarebbe bello.
E sei giunto a qualche conclusione?.
Per pensare ci vuole serenit; per arrivare a delle conclusioni, pazienza; e per metterle in
pratica, coraggio, direi.
Io non ho nessuna di queste tre cose. Perci preferisco non pensare.
Risero e bevvero a turno un altro lungo sorso. Sentendo che l'alcol cominciava a scaldargli le
vene, Nourissier si sent meglio.
Tu sei un uomo fortunato, Carlos disse.
Si pu sapere perch?.
Perch sei libero, fai sempre quello che vuoi.
Infante si fece serio, guard la luna, e poi il suo compagno.
A volte penso che la libert sia fare quello che devi, non quello che vuoi.
Nourissier lanci un grido acuto e applaud.
Non ci posso credere! Sei diventato un moralista!.
Ho imparato da te.
Avevano preso gusto a passarsi la bottiglia l'un l'altro. Nourissier ruppe di nuovo il silenzio:
Perch sei andato a letto con quella donna?.
Non lo so. Mi andava di farlo. Era molto tempo che non stavo con una donna. Ma perch mi
tiri fuori questo, adesso ? Ne avevi voglia anche tu e ti  mancato il coraggio?.
Non ci ho nemmeno pensato. Ecco qual  il punto. Ci sono cose che non ho mai fatto e non mi
pongo neppure il problema. Mi pare che non mi si addicano e basta.
E come lo sai che cosa ti si addice e cosa no?.
Questo  un altro problema: non lo so. Probabilmente l'ho imparato da piccolo, me lo hanno
detto, l'ho visto fare ad altri...  mediocrit, la mia, pura mediocrit....
Non farla cos grave. Dai, bevi.
Ho ascoltato storie terribili in questo paese, le ho toccate con mano, le ho sentite sulla mia
pelle. Non credo di poter continuare a vivere come prima. Mi pare di essere stato sempre un bambino
viziato e non voglio esserlo pi.
Mi fa piacere che tu te ne sia accorto; in effetti la vita  uno schifo, ma non rovinarmi la serata,
per favore. Bevi.
Non ce n' quasi pi.
Ottimo. Allora finiamo la bottiglia e la usiamo come bersaglio. La mettiamo laggi,
d'accordo? E facciamo una gara di tiro del sasso. Accetti la sfida?.
Accetto.
Bevvero gli ultimi sorsi. Poi Infante si alz, un po' barcollante, e si avvicin alla boscaglia
cercando un punto in cui posare la bottiglia. A un tratto intravide un'ombra nel buio, vicinissima.
Invece di lanciare un grido o fermarsi, fece ancora qualche passo, scost i rami e distinse chiaramente il
volto del ragazzo che gi altre volte li aveva seguiti. Si lanci verso di lui con l'intenzione di
acciuffarlo, ma incespic e cadde. Il ragazzo salt di lato e fugg. Malgrado l'ubriachezza, Infante si
rialz immediatamente e gli corse dietro. Passarono entrambi a tutta velocit accanto a Nourissier, che
ancora sedeva in mezzo all'aia senza capire nulla.
Carlos, dove stai andando? domand con voce impastata.
Infante, che correva senza riuscire a ridurre la distanza fra s e la preda, si mise a gridare:
Fermati, disgraziato! Si pu sapere perch stai sempre a spiarci, eh?.
Bast lo sforzo di quel grido per far crescere il vantaggio del ragazzo, che presto spar. Senza
fiato, e con un forte dolore al petto, Infante si lasci cadere in ginocchio sull'erba. A poco a poco,
ritrov il ritmo del respiro, finch riusc a rialzarsi e tornare sull'aia. L, Nourissier, completamente
vinto dall'alcol, stava per addormentarsi, ma quando lo vide, gli disse, con sforzo: Carlos! Ma dov'eri
andato?.
Infante era furibondo, pieno di stizza per essersi lasciato seminare a quel modo, e quando si
accorse di avere ancora la bottiglia in mano, la scagli a terra facendo saltare i cocci in tutte le
direzioni. Nourissier quasi non si mosse.
Carlos, che cosa fai? E adesso cosa beviamo?.
Berremo il sangue degli innocenti.
E allora moriremo di sete, perch di innocenti qui non ce n' neanche uno.
Infante si lasci cadere accanto a lui e si mise a ridere. La sua era una risata metallica, forzata,
che risuon nella notte come un'eco spettrale.
Non ridere cos forte, che non riesco a dormire.
Dormi, dormi, francesino bello, tu che hai la coscienza di un angelo.
L'aria trasparente prese a muoversi in raffiche di vento, dapprima quasi impercettibili, che si
andarono intensificando sempre pi fino a trasformarsi in una bufera che scuoteva le chiome degli
alberi, trascinava foglie e ramoscelli secchi, e agitava i capelli dei due uomini addormentati.
Ci rimettemmo in viaggio, che per noi voleva dire camminare e camminare, su e gi per le
montagne, facendo lunghi giri prima di prendere per Castellote, perch la Guardia Civil era sempre
all'erta, e dappertutto vedevamo passare le camionette delle guardie come se non avessero niente di
meglio da fare. Fino a quando ci avrebbero cercati? Non si sarebbero stancati finch non fossimo stati
sottoterra? Eravamo rimasti solo noi, di partigiani non ce n 'erano altri, e di sicuro pensavano che
fossimo allo stremo delle forze. E invece no. Noi potevamo farcela, sapevamo nasconderci e volevamo
vivere. Certo, non era pi come prima, quando c'erano i compagni e avevamo i nostri punti
d'appoggio. Adesso dovevamo arrangiarci giorno per giorno. E ricominciammo a rubare. Perfino due
agnelli, rubammo! Di notte, quando non c'era il pastore. Mica andavamo a chiedere rifornimenti in
nome del popolo e della libert. Ma voi lo sapete cosa vuol dire rubare un agnello? Bisogna
ammazzarlo, spellarlo, aspettare che il sangue coli via tutto e poi portarlo su per i sentieri fino al
campo. Un lavoraccio. Arrivammo che era quasi mattina, morti di fatica, senza neanche la forza per
accendere il fuoco e farli arrostire. Ci addormentammo cos com'eravamo. Io avevo sangue d'agnello
dappertutto, mescolato al sudore: sembrava mi avessero sparato alla schiena. Per chi stava peggio
era Francisco, che aveva portato l'agnello pi piccolo, ma dato che non aveva tutta la forza che avevo
io, era scivolato tante di quelle volte che era tutto rotto, io, per me, li avrei presi vivi e li avrei tenuti
con noi per avere un po' di compagnia, ma Francisco diceva che ero pazzo, e aveva ragione; bisogna
essere pazzi per fare una cosa del genere. Per erano cose che anche senza volerlo io le pensavo,
perch quel che volevo era starmene fermo in un posto e fare una vita normale.
Niente, solo miseria ci toccava, ormai eravamo dei miserabili senza nessuno al mondo. E
Francisco pensava solo a rivedere i suoi, senza neanche farsi la domanda di cosa sarebbe successo
dopo. Io s, invece, me la facevo, sapevo che non sarebbe cambiato niente, che saremmo andati avanti
come prima, a nasconderci e a rubare da mangiare un po' qui un po' l, a portar via due soldi a
qualche massaro quando si poteva. Era una battaglia persa in partenza, ma a Francisco non
importava e io ero d'accordo a fare quel che voleva lui, perch era amico mio, e se Francisco voleva
andare a Castellote, benissimo, ci andavamo tutti e due. A un certo punto, a met strada, lui s ferma e
mi dice: Senti, Pastora, se vuoi vado da solo e tu mi aspetti in un posto sicuro.  pericoloso e non
voglio mettere di mezzo anche te.
Gli dissi di lasciarmi in pace, che io andavo dove volevo, che tanto tutto era pericoloso alla
stessa maniera, andare come restare. Dappertutto potevano ammazzarci, a tutte le ore. Quindi era
meglio se risparmiava il fiato, che parlare di certe cose portava anche sfortuna.
Finalmente arrivammo dalle parti di Castellote, ed era gi il mese di maggio. Ormai mi
conoscete abba-stanza per sapere che non sono tipo da esagerare tanto per vantarmi; quindi quello
che vi dico potete prenderlo sul serio: io sono un uomo coraggioso, e coraggioso lo ero anche
quand'ero una donna. Sar stato tutto il tempo che avevo passato da solo, e l'esser cresciuto quasi
come una bestiolina, insieme agli agnelli su in montagna; ma paura paura, quella non l'avevo avuta
mai. Per quel giorno, a Castellote, s che mi venne. Era come entrare nella tana del lupo, e il lupo da
un momento all'altro poteva mangiarci. Di guardie ce n'erano una quantit. Certo, con tutto il tempo
che era passato, la casa di Francisco non era pi sorvegliata, per non era facile avvicinarsi per
andare a dire che eravamo arrivati. Lui mi disse: Potresti vestirti di nuovo da donna e scendere fino a
casa di mia madre, che almeno non e in mezzo al paese.
Toglitelo dalla testa, perch io da donna non mi vesto mai pi, tanto meno adesso che mi
possono sparare addosso. Cosa vuoi, che muoia travestito? No, io morir da uomo, che  quello che
sono gli risposi.
Alla fine decidemmo che era meglio fare la cosa pi semplice, l'unica che s poteva fare,
scendevo io, di notte, a dire che lui era nell'ovile dove si era fermato l'altra volta. La madre poi andava
ad avvisare sua moglie, che saliva fin su con le figlie.
Feci cos, e poi, come sempre, mi misi da parte, per non essere di disturbo. Vidi venire per il
sentiero tutta la famiglia, portando tutto quello che potevano portare, poveri com'erano. Poi andarono
via, e torn la moglie da sola, credo per fare le loro cose di marito e moglie.
Quando and via anche lei, e andai a cercarlo, pensavo di rivederlo come le altre volte che
doveva lasciare i suoi, con gli occhi rossi dal piangere, e invece no, li aveva asciutti, ma era come un
pezzo di legno tagliato, l fermo a guardare nel vuoto. Secondo me lo sapeva che era l'ultima volta, che
si erano detti addio per sempre anche senza dirselo, e perci ormai piangere o non piangere non
cambiava niente. Era cos, e infatti poi, quando siamo andati via da Castellote, ha voluto che
andassimo a Villarluegno, a trovare due vecchi, marito e moglie, con una figlia pazza, che erano gli zii
di sua moglie. Cenammo l con loro, e anche loro ci diedero tanta roba da portar via. Al momento di
andare successe la stessa cosa, tutti lo baciavano e piangevano, ma lui no, lui era duro come la pietra.
Ormai non voleva piangere pi. Allora, io pensavo che di sicuro saremmo andati lontano, per molto
tempo, cos pensavo.
Quella mattina Infante era uscito di buon'ora per fare una passeggiata in montagna. Lo faceva
spesso, negli ultimi giorni, per placare l'ansia. Ormai aveva perso la speranza che qualcuno in paese
potesse lasciar cadere casualmente, in una banale chiac-chierata, qualche indicazione su dove si
trovasse La Pastora. Ma anche in quel buio assoluto, Infante continuava a procedere a tentoni, convinto
che la teoria del maestro avesse un senso. Non era possibile che nessuno degli abitanti della zona
avesse mai visto La Pastora, sia pure di sfuggita, se davvero era nascosta nei dintorni. La sola
spiegazione era che tacessero per evitare dei guai. In questo caso era pi che probabile che prima o poi
Joaqun Cuevas riuscisse nel suo intento. Non per nulla era tanto sicuro del successo. Restava da vedere
con quale zelo il maestro si applicasse al compito che si era assunto. A volte si aveva l'impressione che
la tirasse per le lunghe di proposito, come se gi sapesse dov'era quella donna e non volesse dirlo per
motivi non chiari.
Percorrendo i sentieri, salendo e scendendo per i pendii, Infante si domandava dove mai potesse
trovarsi l'ultima partigiana di Spagna. Ogni volta che scorgeva una grotta gli batteva forte il cuore.
Faceva di tutto per raggiungerla, vi si affacciava, e nel buio l'aria umida e fredda lo colpiva in faccia.
Chi mai avrebbe potuto vivere in un posto simile per due anni, e in perfetta solitudine ? Come avrebbe
potuto difendersi dal freddo e sopravvivere alle lunghe notti? In che modo poteva procurarsi cibo e
acqua ? Che cosa poteva fare quando aveva mal di denti o pensava di aver bisogno di un medico? E
soprattutto, che tempra doveva avere una persona per rimanere cos a lungo senza vedere anima viva,
senza parlare con nessuno, senza il minimo scambio con altri esseri umani ? Eppure quei disagi non
erano nulla, in confronto all'assenza di un futuro. Tutti ormai erano consapevoli che il regime franchista
non era una condizione transitoria, destinata a mutare in un breve volgere di tempo. Quali prospettive
poteva avere una fuggiasca intrappolata sulle montagne ? Se non poteva far altro che sopravvivere,
presto avrebbe finito per trasfor-marsi in una bestia selvatica. Questo pensiero gli riportava alla mente
le storie, reali o inventate, di certi bambini allattati da lupe, allevati da scimmie o orsi, cresciuti nella
totale incuria, lontano dalla civilt. A volte gli pareva che tutta quella vicenda non fosse che una favola
letta in un libro, o una diceria priva di fondamento.
Rientrando in paese, ancora immerso nelle sue riflessioni, fu alquanto sorpreso nel vedere un
taxi con la targa di Barcellona fermo davanti alla pensione. Fu colto dallo strano impulso di tornare sui
suoi passi. Poi, vergognandosi di quella reazione assurda, spinse la porta ed entr. Si imbatt subito
nella padrona: E quel taxi...?. Prima ancora che avesse finito di parlare, la signora lo inform,
emozionata da quel fatto insolito:
 venuta una signora francese. Io direi che  la moglie del professore, perch  salita in camera
da lui. Il tassista ha lasciato qui la macchina ed  andato al bar.
Infante and di sopra in preda a un'incontenibile curiosit. Voleva sapere finalmente come fosse
la moglie di Nourissier, ma dovette frenarsi. Passando davanti alla camera dell'amico sent le voci oltre
la porta e non gli parve educato bussare. Decise di aspettare in camera sua. Quando li avesse sentiti
uscire, sarebbe andato loro incontro.
Nourissier, pur nel pieno della discussione con sua moglie, sent i passi di Infante nel corridoio.
Certamente il suo amico sarebbe stato sorpreso della presenza di velyne come lo era stato lui
vedendola comparire un'ora prima. Quando aveva aperto la porta era rimasto immobile, incapace di
reagire; solo la voce di lei l'aveva spinto a riscuotersi da quello stato di sbalordimento e a prenderla fra
le braccia. Baci, carezze, nuovi abbracci... Erano caduti sul letto stretti l'uno all'altra, e prima ancora di
scambiare una parola, avevano fatto l'amore, con desiderio ma anche con un affetto traboccante. Poi
avevano riso, sorpresi e felici per avere anteposto le gioie fisiche a ogni altra considerazione. Si erano
rivestiti, e solo allora avevano cominciato a parlare. Lui, esultante, si domandava come avesse potuto
vivere per tutto quel tempo senza di lei.
Che cosa ti ha spinta a venire qui, quando mancava cos poco al mio ritorno? le aveva
domandato.
Volevo farti una sorpresa.
E che sorpresa! Come stanno le bambine?.
Hanno tanta nostalgia di te!.
E io di loro. C'erano giorni che temevo di trovarle cos cambiate, dopo tre mesi, da non
riconoscerle pi.
E a me non ci pensavi? aveva detto lei, vezzosa.
A ogni ora, a ogni istante. Ma non mi ero reso conto di quanto mi mancassi. Adesso s, adesso
so quanto avevo bisogno di te.
Per fortuna, adesso  passato. Torneremo a casa insieme e non ci separeremo pi.
Pensi di rimanere fino allo scadere del periodo?.
A queste parole, lei si tese. Non rispose subito, lo trafisse con lo sguardo.
La scadenza l'hai stabilita tu. Non  vero, Lucien? Nessuno, n il tuo preside, n un giudice, n
un medico, nessun tipo di autorit o impegno ineludibile ti obbliga a rimanere qui per altre due
settimane.
Il volto di Nourissier si era incupito.
Certo, la scadenza l'ho stabilita io e credo di doverla rispettare.
Ma perch? Pensi davvero che in quindici giorni riuscirai a fare quello che non hai fatto in due
mesi e mezzo?.
No,  molto probabile che tu abbia ragione,  probabile che non ci riuscir, ma si tratta di una
specie di... non so come chiamarlo, una specie di impegno che ho preso con me stesso, qualcosa che ha
il valore di un simbolo.
Lei aveva alzato la voce, acuta, alterata: Un simbolo? Un simbolo di cosa, Lucien?.
Un simbolo della mia libert.
Tutta la tranquillit di cui velyne aveva dato mostra fino a quel momento era scomparsa in un
attimo, le emozioni avevano preso il sopravvento. Le labbra le tremavano, il suo sguardo era feroce.
Esatto, l'hai detto! Ecco che viene fuori il tuo vero volto. Da quando siamo sposati non hai
pensato ad altro che alla tua professione, ai tuoi pazienti, al tuo sacro dovere, a te stesso! Io e le
bambine siamo un di pi, la famiglia ti serve da ornamento, ti fa sentire una persona rispettabile, ma in
fondo per te noi non contiamo niente.
Come puoi dire una cosa simile, velyne? Lo sai che non  vero, lo sai che per me non c'
nulla di pi importante di voi tre, io vi adoro.
Allora torna con me a Parigi oggi stesso. C' un taxi qui fuori che ci porter a Barcellona. Ho
due biglietti aerei per il volo di domattina.
A quanto vedo, questa  una specie di sfida. Per te l'importante non era venire per starmi
vicino, ma per costringermi a tornare. Posso domandarti perch?.
Perch in questi mesi ho avuto tempo per riflettere, e adesso ho bisogno di una prova che tu
non anteponi il tuo mondo alla tua famiglia.
Mi spiace, non intendo seguirti in questo gioco. Torner tra quindici giorni, come era stabilito,
e se tu fossi veramente una donna matura lo capiresti e non mi imporresti questa assurda condizione.
Tu s che puoi giocare, vero? Tu giochi a fare l'eroe dei poveri e dei disperati di questo
maledetto paese, fai lo scienziato che cerca il bene dell'umanit, ma in fondo sei solo un bambino
viziato, egoista fino al midollo. Me ne vado, Lucien. Torna pure quando ti pare, ma anche se rimarremo
marito e moglie, sappi che niente sar pi come prima, niente.
E pronunciate precipitosamente queste parole, usc, sbattendo la porta dietro di s. Solo un
attimo dopo si accorse di aver lasciato la borsetta dentro la stanza. Rientr a prenderla e usc di nuovo.
Nourissier la segu.
In quel momento, Infante, avvertito dallo sbattere della porta, usc anche lui in corridoio. Si
avvicin con un sorriso tendendo la mano alla signora. Nourissier tent una presentazione:
velyne, questo  Carlos Infante, il mio compagno di viaggio.
Lei lo guard dall'alto in basso con una smorfia di infinito disprezzo e volt le spalle a entrambi
senza dire una parola. Poi raggiunse rapidamente le scale e scomparve. A Infante parve una donna
bellissima: alta, bruna, con la pelle bianchissima e un volto pieno di spiritualit. Ma evidentemente
qualcosa non andava. Rivolgendosi a Nourissier, che era rimasto come paralizzato, cerc di essere
discreto. Disse: Scusa, ci vediamo dopo.
Nourissier lo ferm e lo preg a voce bassa: Entra.
Lui obbed. Sedette sulla poltrona che solo un attimo prima aveva occupato la bella signora.
Rimase in silenzio. Sai cosa dice mia moglie? Dice che ha avuto tempo per riflettere e si  accorta che
sono un essere egoista che pensa solo a se stesso. E sai che cosa penso io? Che ha ragione.
Non dicevi cos l'altro giorno.
Ti sbagli. Che io abbia fatto sempre quello che ci si aspettava da me non ha cambiato l'ordine
delle priorit. E la famiglia non ha mai occupato il primo posto. Al primo posto ci sono sempre stato io,
il mio lavoro, la mia carriera, il mio mondo.
 venuta da Parigi per dirti questo?.
 venuta da Parigi perch non ne poteva pi e voleva una dimostrazione d'amore da parte mia:
che tornassi a casa oggi stesso con lei.
E non si pu fare nulla?.
No. Se oggi tornassi a casa con lei, mi piegherei una volta di pi al ruolo che mi  stato
assegnato. Se invece rimango, qualcosa di molto importante si spezza.  sempre cos, la vita 
complicata, vorresti tenere insieme tante cose, e a un certo punto tutto ti crolla intorno e diventi un
essere indifeso che non sa a cosa aggrapparsi.
I contadini di queste terre non hanno scelta, e neppure quelli che sono morti in guerra, l'hanno
avuta, e nemmeno La Pastora. Per tu ce l'hai.
Questo non fa che accrescere la mia consapevolezza di essere uno stupido.
Ti stai tormentando inutilmente. Si paga sempre un prezzo, non lo sapevi ? Anche poter
scegliere  una cosa che si paga.
Tu almeno hai avuto l'intelligenza di saper rinunciare a molte cose.
Non parliamo di me. Che ne sai tu di me?.
Quello che hai permesso che io sapessi.
Troppo, forse. Lasciamo stare questi discorsi, adesso. Mi innervosiscono e non servono a
niente. Come ti senti?.
Non lo so.
Vuoi che usciamo a fare due passi?.
No, preferisco restare qui.
Vuoi bere qualcosa?.
No, meglio di no.
Allora me ne vado. Ci vediamo.
Grazie, Carlos.
Infante non rispose. Usc dalla stanza, and a mettersi il giaccone e usc.
Me l'ero immaginato che niente sarebbe stato come prima dopo quella visita a Castellote, ma
non sapevo che cosa avrebbe deciso Francisco, se tornare alla nostra grotta e rimanercene tranquilli
l, o continuare ad andare da una parte all'altra. Mi toccava aspettare. Prima s che andammo alla
grotta, fermandoci lungo la strada per comprare viveri. Ci arrivammo che sar stato l'8 o il 10 di
novembre. Faceva freddo, ero stanco, e cos la grotta mi sembrava una vera casa. Accesi un bel fuoco
e ci scaldammo. Era tutto come lo avevamo lasciato, perch  un posto dove non poteva arrivare
nessuno. Le pelli da mettere sui paglioni, i lumi, le cataste di legna, i bottiglioni di vino, perfino un
vasetto di miele, le armi e le munizioni... tutto come prima. Io in fondo una casa cos ben sistemata non
l'avevo mai avuta in vita mia. Per a Francisco non piaceva come piaceva a me, perch lui era vissuto
in posti migliori. Imprecava, diceva che sembravamo lupi dentro la tana, o conigli nel loro buco. Io
non me la prendevo e tutto mi andava bene. Per non credo fosse colpa del posto se si mise in testa di
fare delle azioni. E nemmeno delle provviste, perch avevamo ancora tanta roba messa via. Lui voleva
uscire perch non era tranquillo, e se stava fermo l, un giorno dopo l'altro, si sentiva morire dalla
disperazione. E poi sono sicuro che pensava sempre alla famiglia e non sopportava l'idea di non
rivederla pi. Muoversi, si capisce, aiuta a non pensare.
Il 26 novembre disse che aveva voglia di mangiarsi una buona frittata. Non ne poteva pi di
pane e prosciutto tutti i giorni. Scendemmo alla masseria di Arnau e una volta l chiese veramente alla
massara se poteva farci delle uova. Non voleva soldi, solo fiammiferi, pane, un po' d roba da vestire...
poi tornammo su. Quel giorno me la presi con lui. Vedendo quel che ne avevamo cavato, gli dico a
muso duro: Sent, Francisco, ma tu credi davvero che valga la pena di rischiare per questa miseria?
Ti sembra una bella cosa se ci prendono per una frittata, per buona che sia?.
Non litigammo perch lui mi diede ragione.
Tranquillo, Pastora, che adesso ce ne stiamo tappati qui tutto l'inverno. E se ci manca
qualcosa scendo a prenderlo io. Non ci facciamo scoprire da nessuno, un furto senza che nessuno mi
veda, e via.
E allora facemmo cos, ce ne restammo per tutto l'inverno alla grotta, e lui scendeva qualche
volta a Vallibona di notte a rubare la farina. Era dura mangiare tutti i giorni le stesse cose, ma io mi
abituavo in fretta. Facevo perfino le minestre col pane e il grasso del prosciutto. Francisco non lo
voleva dire, per gli piacevano.
Ma un bel gioco dura poco, dicono, e fin l'inverno e arriv la primavera. In quei tre mesi di
gelo Francisco era stato abbastanza tranquillo. Non aveva voglia di far niente e certo non era allegro,
tutto il giorno a ruminare i suoi pensieri, ma tranquillo s. Come arriv marzo, per, gi voleva
mettersi in movimento. Ricominciammo con gli assalti. Ne facemmo tanti. Il brutto  che ci
accorgevamo di come ci guardavano adesso i massari. Male. I compagni partigiani dovevano essere
tutti in Francia, ormai, nessuno li aveva pi visti, e niente era pi come prima. Prima tanti erano
contenti di aiutare i partigiani e di mettersi contro Franco. A nessuno fa piacere dar via la roba e i
soldi per niente, per c'era sempre gente che era contenta di darti da mangiare. Adesso no, il tempo
passava e tante cose erano dimenticate. Dovevamo minacciare i contadini con le armi, e tutti volevano
vederci morti. E noi, io per primo, lo facevamo, perch, bisogna dirlo, non  che ci ricevessero bene, e
ci veniva ancora pi voglia di essere dei figli di puttana, scusate l'espressione.
In quegli assalti Francisco ogni volta rischiava di pi, ma non per ricavarne qualcosa, perch
in fin dei conti era sempre una miseria quel che ne veniva fuori, solo che ormai lui era diventato cos:
gli piaceva rischiare. E io gli andavo dietro, e anche davanti, se c'era bisogno. Finch un giorno
capit quel che doveva capitare. Alla masseria Blasco, me lo ricordo bene. L ci abitavano due
famiglie: i due vecchi, marito e moglie, e il genero con la figlia, con cinque bambini. Arrivammo verso
le dieci di sera, quando tutti andavano a dormire. Francisco aveva deciso che quella volta dovevamo
farci dare dei soldi, era stanco della poca roba che prendevamo ogni volta. Voleva diecimila pesetas,
disse che se non gliele davano ammazzava tutti, dal primo all'ultimo. Era una vendetta, diceva, per
come lo avevano trattato tanti anni prima; quindi il vecchio lo dovevamo ammazzare in ogni caso, ma
se ci avessero dato i soldi, gli altri li risparmiavamo. Lui gridava insulti su insulti, e maledizioni, e
menava schiaffi e colpi col calcio della mitraglietta. Loro gridavano e piangevano. Ma lui, niente, non
li ascoltava. Il genero si mise a dire che cos tanti soldi in casa non li avevano, ma poteva andare a
prenderli in paese. Francisco lo lasci andare, dicendo che se non tornava entro tre ore, o provava ad
avvisare i civiles, noi ammazzavamo tutta la famiglia, tutta quanta, bambini compresi. E c'era da
credergli, perch era da tanto che non lo vedevo cos arrabbiato, sembrava che ogni minuto lo fosse di
pi.
Non erano ancora passate le tre ore quando io, che stavo di guardia fuori, mi accorgo che a
non pi di cento metri c'era gente. Ci stavano circondando. Piano piano, mi avvicino e busso alla
porta, che era il segnale se c'era pericolo. Poi scappo per un buon tratto, finch li vedo di spalle.
Erano guardie e stavano nascosti in mezzo ai cespugli. Mi metto a sparare, ma in quel momento
Francisco viene fuori dalla casa e loro cominciano a far fuoco contro di lui. Dovevo coprirlo, e non mi
bastavano le munizioni che avevo. Francisco non aveva paura, fece partire delle raffiche e poi si
arrampic su un tetto e butt due granate. Scese gi nel cortile di dietro, e l sentii altre raffiche e
grida. Da dov'ero, riuscivo a vederlo nel buio buttarsi nel campo di segale che c'era l dietro e correre
per venire dov'ero io. Si regolava dal rumore degli spari. Le guardie continuavano a far fuoco ma non
lo prendevano, perch, come vi dico, era buio pesto. Gli faccio un segno, un fischio, e lui mi trova.
Andiamocene, Pastora! mi grida, e partiamo di corsa su per la montagna. Non ci seguivano,
ma noi per quattro o cinque ore abbiamo corso senza fermarci, senza parlare. Alla fine ci buttammo
per terra.
Maledizione! disse Francisco. Anche gli zaini ci abbiamo rimesso, con tutta quella roba!
Ma quella carogna del genero prima o poi me la paga. Torneremo.
Lascia perdere. Cos'era tutto quel gridare dietro la casa?.
Ho dovuto far fuori uno che non mi lasciava andar via.
Ma non dicevi che c'erano solo i vecchi e il genero con la famiglia?.
Quello veniva dai pascoli.
Allora sar stato il pastore.
Vuol dire che adesso c' un pastore di meno.
Stavi per farti ammazzare.
Non me ne importa.
Questa storia dei sequestri non pu pi funzionare, Francisco, perch nessuno tiene i soldi in
casa, e come mandi uno in paese, quello va subito dalla Guardia Civil. Poco ma sicuro. Non si pu far
uscire nessuno dalla casa, altrimenti siamo fritti.
Hai paura, Pastora?.
No.
Allora smettila di seccarmi.
Smisi di seccarlo e continuammo con i sequestri. Come stavamo tranquilli qualche giorno alla
grotta, lui subito non stava pi nella pelle, e dovevamo uscire di pattuglia, anche se da mangiare e
da vestire ne avevamo. I pericoli se li andava a cercare. Cos gli sembrava di fare qualcosa e il tempo
gli passava pi in fretta, tutto il giorno a sorvegliare le masserie per vedere chi entrava e chi usciva...
e se per lui era meglio cos, io lo accontentavo.
Facemmo diversi assalti nella provincia di Temei, uno anche alla masseria Colela, vicino a
Morella. Sequestrammo le nipoti dello zio Valero, per vendicarci di quello che aveva fatto quando
aiutava i compagni dell'Agla. Da tutte le parti menavamo botte e ce ne andavamo con diecimila
pesetas, che era il massimo che potevamo chiedere. Alla fine tutti ci denunciavano, e ogni volta
dovevamo scappare con la Guardia Civil che ci inseguiva, ma non so come non ci pigliavano mai.
Eravamo bravi, conoscevamo il terreno, e le guardie saranno state furiose di non riuscire mai a
farcela pagare.
Io ce la mettevo tutta, a gridare e a pestare, non avevo pi compassione di nessuno. Forse che
qualcuno aveva mai avuto compassione di me? Per non diventavo mai cattivo come Francisco, che a
guardarlo sembrava che tutti avessero colpa dei suoi mali. Insomma, a fare quella vita ci
arrangiavamo, e Francisco non si tormentava troppo, almeno c'era questo di buono. Solo una volta, in
una masseria di Fontanete, tutto stava per andare storto. Eravamo arrivati col buio e la massara era
in cucina a preparare la cena. Il marito e i figli erano ancora in campagna, anche i bambini. E cos
siamo rimasti l ad aspettarli, e man mano che entravano, li mettevamo da una parte, seduti per terra.
Comincia la solita storia: Vogliamo diecimila pesetas. Non le abbiamo, e via cos per quasi
un'ora. A un certo punto, Francisco guarda una delle bambine come se fosse ammattito. La guardava
fisso, sembrava che se la volesse mangiare. E dice: Che male al cuore mi fai Io ho una figlia della
stessa et e non la posso rivedere.
La madre tremava dalla paura, tremava proprio. La vedo che mette un braccio intorno alle
spalle della bambina e dice: La lasci stare, in nome di Dio.
E mentre lo diceva piangeva con lacrime grosse cos.
Sta' zitta, che io non ne ammazzo di bambini.
Per non era vero, io lo avevo visto sparare a dei bambini, per questo avevo paura anch'io,
anche pi di loro. Ma meno male che quella volta gli pass subito.
Alla fine il padre part per andare a prendere i soldi, mentre noi aspettavamo. Ci port
settemila pesetas, le altre tremila le lasciammo perdere. Poi and anche lui a fare denuncia, ma per
fortuna noi eravamo gi lontani. Per strada Francisco non smetteva di pensare alla bambina, e
divenne di nuovo triste come tutte le volte che pensava alla sua famiglia, ma quella volta d pi. Gli
dissi che magari potevamo fermarci a mangiare sotto un pino molto bello che c'era l. Tirammo fuori
pane e pancetta. Ci passavamo l'otre di vino. Ma nemmeno col vino gli andava via dalla testa quella
bambina. Disse: Pastora, la vita  fatta cos, e guarda che la nostra vita  stata brutta, brutta come
poche. Di tutte le cose per cui ho lottato non  rimasto niente, e le poche persone che amavo non posso
vederle mai pi.
Io, quando faceva cos, facevo finta che quel che diceva non era vero e gli dicevo di non
preoccuparsi, che tutto si sistemava, che un giorno di sicuro sarebbe tornato a casa, da sua madre, sua
moglie, le sue bambine... ma quella volta no. Rimasi zitto. Perch lui parlava sul serio, lo sapeva che
non c'era niente da fare e sembrava che forse stavolta si sarebbe rassegnato. Cosa potevo dirgli io?
Ma adesso, Pastora, mi sono abituato all'idea e non m'importa pi niente di niente. Siamo
perduti. Ma non ho intenzione di fare il vigliacco. Io non chiudo gli occhi. Ormai i giochi sono fatti e le
cose stanno come stanno. Faccio quel che devo ma non mi racconto bugie: le mie figlie non le vedr
crescere, n le vedr donne fatte. Le mie figlie io non le vedr mai pi. Questo .
Io pensavo a tante storie che avevo sentito: di uomini che s'impiccavano a una trave perch
avevano perduto tutto, di altri che s'infilavano la canna del fucile in bocca e si sparavano perch
sapevano che doveva capitargli qualcosa di brutto e preferivano morire. Allora mi venne paura che a
Francisco gli girasse di fare una cosa del genere e si facesse saltare il cervello. Eppure, a guardarlo,
sembrava cos sereno! Cos a posto! Non sapevo cosa dire, e rimasi in silenzio. Lo lasciavo parlare.
Vedrai, Pastora, faremo grandi cose da oggi in poi. Basta con la miseria. Gliela faremo
vedere a quelle carogne di cosa siamo capaci. Balleranno la nostra musica, le guardie e i capitalisti.
Tanto, una cosa ormai  chiara, le mie bambine io non le vedr mai pi.
Tutto quel che disse quel giorno era vero: si era messo in testa di fare le cose in grande e le sue
bambine non le rivide mai pi, mai pi.
I giorni che seguirono all'inaspettata visita di velyne ebbero per Nourissier un sapore amaro,
che per non era disposto a riconoscere. Dal ritmo lento che aveva impresso alle sue giornate, pass
all'inattivit pi completa. Se ne stava perennemente chiuso in camera, per uscirne solo alle ore dei
pasti, quando scendeva per mettersi a tavola. In quei momenti non si mostrava depresso, ma assente.
Partecipava alla conversazione con un sorriso un po' mesto senza badare a nulla di ci che lo
circondava, come se galleggiasse in uno stato di coscienza superiore. Infante, che rispettava quella sua
reazione in apparenza cos civile, si sentiva sempre peggio. Gli dispiaceva di lasciar passare il tempo a
quel modo, per giungere a un finale che gi si profilava incompleto e deludente. Eppure non osava
parlare chiaro, temendo di riuscire inopportuno di fronte a quella che aveva tutta l'aria di essere una
rottura sentimentale. Assurdamente bloccato su quelle montagne, aveva la sensazione di aver passato
tutta la sua vita a quel modo: muto, inattivo, roso dallo scontento ma incapace di fare un passo per
cambiare le cose.
I suoi incontri con Joaqun Cuevas si ripetevano, assidui quanto improduttivi; ma era ingiusto
farne una colpa al ragazzo, che in fondo non faceva che offrirgli nuovi possibili testimoni. Sembrava
che tutti i genitori dei suoi alunni fossero stati rapinati da quella donna, o si fossero trovati nei paraggi
quando lei aveva compiuto uno dei suoi misfatti, o avessero sentito raccontare episodi di cui lei era
stata protagonista. Ma era Infante a declinare ogni possibile incontro. Nulla di nuovo poteva venirgli da
quelle storie sempre uguali. E poi, aveva deciso di non dire pi nulla a Nourissier. Per quanto
sostenesse di essere interessato a quel che avevano da raccontare i testimoni, negli ultimi tempi aveva
mostrato totale indifferenza. E questo non era poco per Infante. Progressivamente, quella sensazione di
paralisi e inutilit si andava accentuando. Invano si diceva che tutto sommato gli conveniva cos. Presto
il periodo concordato si sarebbe concluso e Nourissier gli avrebbe versato una somma pi che
onorevole. Lui non doveva far altro che accettare quel denaro e tornare alla sua vita di sempre. Eppure,
proprio quest'ultimo aspetto, che doveva rappresentare una meta desiderata, accentuava il suo disagio.
Il solo pensiero di tornare a quella che era stata la sua vita quotidiana a Barcellona lo metteva di cattivo
umore. Aveva orrore di tutto quel che avrebbe ritrovato: la solitudine in una casa che cadeva a pezzi, il
lavoro estemporaneo e mal pagato in cui non credeva, e soprattutto il suo stato d'animo di sempre: il
rovello di una mente ossessiva, il disprezzo di s, i pensieri dolorosi che lo tormentavano di continuo.
Non gli sarebbe servita a nulla una maggiore disponibilit di denaro. Era arrivato alla fine di qualcosa,
ma ancora non riusciva a immaginare che cosa avrebbe rappresentato per lui quella conclusione.
In un pomeriggio scuro e freddo, con il cielo che minacciava pioggia, il tedio cominci a
trasformarsi per lui in disperazione. Chiuso nella sua stanza, stanco di cercare un sollievo nel bere,
prov l'impulso di scappare. L'avventura era giunta al suo termine, era ora di muoversi, di affrontare la
vita in modo diverso. Non lo animava nessuna speranza, solo il desiderio di sottrarsi al mondo
soffocante che aveva costruito intorno a s. Forse una soluzione c'era: lasciare la Spagna, cercarsi un
lavoro da qualche altra parte, dimenticare. Altri orizzonti lo avrebbero aiutato a chiudere col passato.
Usc con decisione da camera sua e and a bussare alla porta di Nourissier.
Il francese lo ricevette col sorriso malinconico che ultimamente aveva sempre sulle labbra. Lo
invit a entrare. Era chiaro che non stava lavorando. Tutti i suoi libri e quaderni erano ordinatamente
impilati a un lato del tavolo. Il copriletto in disordine dimostrava che aveva passato ore sdraiato.
Dobbiamo andarcene, Lucien; qui non concludiamo niente.
Cosa ti prende?.
Niente, mi prende; quello che penso  che a questo punto  meglio lasciar perdere. Saluta la
tua Pastora, tanto di sicuro nel poco tempo che ci resta non la troveremo. Il divertimento  finito.
Ti dai per vinto?.
S.
Allora va' pure. Ti pago stasera stessa. Io rimango fino al giorno stabilito.
Non ho bisogno di soldi. Quello che mi hai dato come anticipo mi basta. Ma posso chiederti
come mai vuoi rimanere qui, in questo disgraziato paese, senza far altro che lasciar passare il tempo?.
Non lo so esattamente. Voglio pensare. Questa terra mi piace e ci sto bene.
Piantala con le sciocchezze! A casa tua ti aspettano, nel tuo studio ti aspettano. Qui non c'
niente che ti riguardi. Questo non  il tuo mondo, e i problemi di qui non sono i tuoi. Fai i bagagli, che
domattina partiamo.
No, parti tu, Carlos. Io qui sto benissimo. Infante colp il muro con un pugno. Poi guard
negli occhi un Nourissier sbalordito.
E va bene, se resti tu, resto anch'io. In fondo si tratta solo di sbronzarsi ancora per qualche
giorno.
E usc, su tutte le furie, lasciando la porta spalancata. Nourissier si precipit in corridoio, lo
chiam un paio di volte, ma ormai lui era gi sparito gi per le scale. Si diresse a passi precipitosi verso
la scuola, imprecando fra i denti. Quando fu l, vide dalle finestre che il maestro stava ancora facendo
lezione. Spinse ugualmente la porta senza bussare. Entrando lo invest l'odore di gesso e di tutti quei
ragazzini ammassati. Joaqun Cuevas, dietro la cattedra, si alz in piedi come un automa. Pallido,
smarrito, sorrise con la sua aria angelica.
Fra mezz'ora abbiamo finito, potresti aspettarmi fuori?.
Infante non gli bad. Fece scorrere lo sguardo sopra le teste della classe attonita e disse: No.
Devo parlarti adesso.
Il maestro, imbarazzato, si rivolse agli alunni: Copiate tutta la pagina ventidue del libro di
storia della Spagna. Devo parlare con questo signore.
Usc e richiuse la porta dietro di s. Guard Infante con occhi innocenti.
 successo qualcosa, Carlos?.
Noi ce ne andiamo prima del previsto, Joaqun. Sono venuto a dirti che non ho pi bisogno dei
tuoi testimoni. Il professore considera chiusa l'indagine.
Il volto del maestro si contrasse per la sorpresa.
Adesso? Non  possibile! Proprio ora ho saputo una cosa che non potete perdervi, finalmente
la pista che ci porter fino alla Pastora.
Infante gli balz addosso, lo prese per il bavero della giacca, e con la faccia vicinissima alla sua
disse fra i denti: E te la stavi tenendo per te, non  vero, brutta carogna?.
Calmati, Carlos, per favore. Tutta la classe ci sta guardando.
Effettivamente, assiepati alle finestre, i bambini seguivano attoniti quella scena sorprendente.
Infante si stacc da Cuevas e gli fece cenno di seguirlo dietro la scuola. Questi gli obbed e raggiunsero
un piccolo orto. Una volta l, senza neppure lasciarlo parlare, Infante sferr al maestro un pugno alla
mandibola.
Dimmi quello che sai e non farmi perdere tempo!.
No, aspetta, cerca di stare calmo.
Il pugno di Infante torn a schiantarsi sul mento del ragazzo.
Dimmelo o te ne torni in classe con la faccia rovinata.
Te lo dico, te lo dico dov' quella donna, smettila per.
Come? Cos'hai detto? Spiegati meglio, per favore.
La madre di uno dei miei ragazzi  una mezza parente sua. Una volta si sono incontrate e sa
dov'. Ha paura e non mi ha detto una sola parola, ma di me si fida, ci spiegher come arrivarci. Non
vuole che sappiate nulla di lei.
E da quando lo sai?.
Da un paio di giorni, solo un paio di giorni, ti do la mia parola.
E si pu sapere perch sei stato zitto?.
Perch ho paura, lo capisci? Ho davvero paura.  pericoloso. Se ci vede, La Pastora  capace
di spararci addosso prima ancora di chiederci chi siamo. Se invece scappa, si ricorder le nostre facce e
verr a cercarci per ucciderci. La madre del mio alunno dice che fa sempre cos. La Pastora ormai non
ha paura di niente, sa di essere invincibile, sa che la Guardia Civil non  mai riuscita a prenderla e non
ci riuscir. E poi, le guardie possono scoprire che siamo andati a cercarla, e allora....
Basta, adesso. Va' a lavarti la faccia e torna in classe. Stasera verrai a prenderci alla pensione e
andremo a fare un giretto. Studieremo un piano.
Per sei ingiusto, mi hai trattato come un cane! Credevo fossi un amico.
Mi dispiace.
Dopo tutto quello che ho fatto per te!.
Ti ho detto che mi dispiace! Cos'altro posso fare? Sono stanco, sono tre mesi che mi sto
dannando per questa storia, e voglio finire quanto prima. Mi dispiace di averti picchiato, se tu non
avessi abusato della mia pazienza non sarebbe successo.
E va bene. Verr stasera alla pensione.
Il maestro si allontan strofinandosi il mento. Infante lo guard senza la minima piet. Un paio
di giorni! Figuriamoci, quello lo sapeva da chiss quanto tempo. Ed era probabile che se non l'avesse
preso con le cattive, non l'avrebbe mai detto. Tanto per rendersi interessante gli bastavano quelle storie
degli assalti. E quando quella donna gli aveva fatto la rivelazione cruciale, ne era stato cos terrorizzato
che aveva deciso di star zitto. Povero diavolo, pens. Disposto a tutto pur di sentirsi indispensabile,
pure essere qualcuno o far finta di esserlo. Detestava quel tipo di gente. Adesso la sua stessa stupidit
lo aveva gettato nell'occhio del ciclone; ma avrebbe fatto il suo dovere, eccome se lo avrebbe fatto! Di
questo si sarebbe occupato lui personalmente.
Si affrett a tornare alla pensione, e fatti pochi metri stava gi correndo. Sal i gradini quattro a
quattro e apr la porta della stanza di Nourissier senza nemmeno bussare.
Sappiamo dov' La Pastora!.
Nourissier era nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato, e parve metterci qualche secondo a
capire. Alla fine il volto gli si illumin e balz a sedere sul letto.
Cosa ?.
Proprio cos. La madre di un alunno di Joaqun sa dove si nasconde.  una sua lontana
parente.
E tu credi che sia vero?.
Non lo so, ma mi stupirebbe se qualcuno mentisse su una cosa del genere. Non  detto che stia
sempre l, ma se  scomparsa da tanto tempo,  abbastanza probabile che non si sia mai mossa da dov'.
In poche parole: abbiamo altissime probabilit di trovarla.
Nourissier chin la testa, nascose la faccia tra le mani.
Dio, mi sembra di impazzire!.
Vedi di rinsavire subito perch dobbiamo fare un piano. Mi servi lucido e nel pieno possesso
delle tue facolt.
Lo sar.
Mi fa piacere. Ultimamente sembravi un'anima in pena. Andiamo a bere qualcosa?.
S, ho bisogno di tirarmi fuori da questa stanza.
Esaltati dalla notizia, andarono al bar e ordinarono due birre. Esaminarono una per una tutte le
possibilit che potevano presentarsi. Nourissier pareva aver dimenticato la sua malinconia e Infante il
suo malumore. Sembrava incredibile che potessero trovarsi di nuovo a parlare a quel modo.
Cuevas si fida di quella donna?.
Dubito che me ne avrebbe parlato se non fosse cos,  terrorizzato.
E ha ragione. Gli diremo che una volta individuato il posto, potr andarsene. Tanto pi che
uno come lui rischia di compromettere tutto con qualche scioc-chezza. E tu, ti fidi di lui?.
Lucien, lui ha avuto tutto il tempo per denunciarci, se avesse voluto, e non lo ha fatto. Per di
pi, adesso  nostro complice. Terr la bocca chiusa. Comunque  un debole, quindi converr muoversi
al pi presto.
Hai deciso quando?.
S, domani stesso.
Mio Dio! mormor Nourissier.
Ti sembra di nuovo di impazzire?.
No, credo di essere completamente pazzo.
Scoppiarono a ridere e poi si scambiarono un'occhiata piena di interrogativi.
Joaqun Cuevas arriv agitatissimo, quella sera. Evidentemente era gi pentito di essersi
prestato a collaborare. Infante temette perfino che potesse tirarsi indietro.
Tu sai gi dov' il posto?.
S, ma non posso dirlo. L'ho giurato a quella donna. E poi saperlo non vi servirebbe a nulla, se
non sapete come arrivarci.
E quella donna verr con noi?.
Neanche per sogno. Si fida solo di me. Per mi ha spiegato bene la strada.
Parlava quasi in un sussurro e sgranava gli occhi a ogni parola. Nourissier cerc di
tranquillizzarlo.
Calmati, Joaqun. Come la madre del tuo alunno si fida di te, tu devi fidarti di noi. Noi non
abbiamo nessuna intenzione di denunciare La Pastora, e nemmeno la sua parente. Ma questa signora
avviser La Pastora che vogliamo parlarle?.
No, professore, lei sa soltanto dov', e una volta l'ha incontrata, ma questo non significa che
possa andarla a trovare come si fa visita ai parenti.
Certo. Non c' nessun problema, mi avviciner gridando parole amichevoli e porter una
bandiera bianca, se necessario.
E se ci ferma la Guardia Civil?.
Ti prometto che non diremo niente su chi ci ha informati.
S, per me va bene, ma pu darsi che appena ci avviciniamo quella donna ci spari.
Tu non dovrai accompagnarci fino in fondo. L'ultimo tratto lo faremo da soli.
D'accordo. Mi sembra la cosa pi giusta.
E quando partiremo?.
Domenica all'alba, prima che il resto del paese si svegli.
Intervenne Infante, che fino a quel momento era rimasto pazientemente in silenzio.
Vorrei solo qualche precisazione. Quali frasi amichevoli pensi di usare: "Non spari, per favore,
vorremmo solo fare una chiacchierata" ?  assurdo, Lucien, non si fa cos. Abbiamo bisogno del nome
di quella parente. Il solo modo di avvicinarsi  gridarle che veniamo da parte di quella donna.
Ma io non posso dirvelo, ho promesso di mantenere il segreto.
Non essere stupido, Joaqun. Cosa cambia se noi sappiamo se si chiama Pepa o Lola?.
Ma....
Basta, te l'ho gi detto e te lo ripeto! Non ho intenzione di sopportare ancora le tue fesserie.
Alz la mano sul volto del ragazzo, che si ritrasse spaventato. Nourissier, inorridito, gli mise
una mano sul braccio e disse: Carlos, per favore....
Lasci stare, professore, non sarebbe la prima volta che le prendo. E poi ha ragione. La donna si
chiama Juanita la dels Cavalls, La Pastora sapr perfettamente di chi si tratta se dite questo nome. 
una sua cugina, originaria di La Pobla de Benifass.
D'accordo. Ti aspettiamo dopodomani all'alba. E smettila di preoccuparti, il professore
manterr la sua parola su tutto.
Del professore mi fido.
Si allontan, avvilito e triste. Quando lo videro sparire nel buio, Nourissier disse: Credevo
foste amici, che non l'avessi forzato.
L'ho fatto solo alla fine, quando ha cominciato ad accampare scuse.
Ti avevo pregato di stare attento ai metodi, di non usare la violenza in nessun caso.
Non saremmo arrivati fin qui senza i miei metodi. E poi non  stato niente, un paio di cazzotti
per fargli passare la paura.
Un paio di cazzotti che forse hanno ottenuto l'effetto opposto. Il ragazzo potrebbe non
comparire pi.
Ne dubito, ormai c' dentro quanto noi.
Carlos, credimi, l'ultima cosa....
Lo conosco il discorso: tu detesti la violenza, e noi spagnoli siamo tutti barbari abituati a
esercitare la forza, perfino a uccidere, se necessario. Questo  un paese di merda, vero ? Sfondi una
porta aperta, Lucien. Sono perfettamente d'accordo con te, peccato che qui le cose stanno cos. Dicevi
che ti eri innamorato di questa terra, no? Bene, questa terra  fatta in questo modo, e non come
piacerebbe a noi.
E dette queste parole si gir e si allontan, lasciando lo psichiatra in una confusione profonda,
qualcosa di molto simile a un dolore.
Non voleva pi tornare alla grotta, e questo mi fece paura. Per lui non valeva la pena tornare,
tanto non avrebbe resistito neanche una settimana. Non stava fermo un momento e di notte dormiva
male; io lo sentivo che si girava e rigirava, si alzava a fumare, tornava a sdraiarsi. Aveva sempre la
testa da un 'altra parte, era di cattivo umore, non parlava. Tirava calci alle pietre quando camminava.
Malediceva le zanzare e le mosche, malediceva il caldo. Da Fontanete andammo a Chert, e poi dalle
parti di Rossell. Restammo quattro giorni fra i carrubi, diceva che doveva pensare. Il quarto giorno mi
disse che voleva parlare; aveva avuto un'idea.
Cos non va, Pastora, cos non s pu andare avanti, a rubare quattro soldi per volta, o due
pezzi di pancetta, per nasconderci come bestiacce sottoterra e poi ricominciare. Qui bisogna fare un
assalto serio, ci vogliono dei soldi veri, un mucchio di soldi.
E per cosa?.
Andremo in Francia, e che sia finita. Non  quello che hai sempre voluto? L ricominceremo
da capo. Senza famiglia, cosa importa. Chiss, magari col tempo potr far venire anche loro a stare in
Francia con me.
Andare in Francia non  facile, ci vogliono i documenti. .. Non eri tu che me lo dicevi, quando
volevo andarci io?.
I soldi comprano tutto, Pastora: un passaporto, un nome nuovo, tutto quello che vuoi. E io so
dove ci sono i soldi.
Dove?.
Alla villa dei Nomen, a Els Reguers. Lo sai chi sono i Nomen ?.
Io so che vendono riso.
Vendono riso! Tu non hai proprio idea, ragazzo! I Nomen lo coltivano, il riso, lo
impacchettano, lo mandano in tutto il paese. Sono fra gli industriali pi ricchi di Spagna, se non i pi
ricchi. E d'estate vanno in villeggiatura alla villa di Reguers, una masseria come non ce ne sono altre
qui intorno. Me lo diceva El Cataln, che conosceva bene quei posti. Anche se attaccare i Nomen, i
compagni partigiani non hanno mai avuto il coraggio di farlo.
E noi questo coraggio lo avremo?.
Noi s. Noi abbiamo molta pratica e siamo solo in due.
Siamo messi peggio, allora.
No. Tu non hai fatto i corsi di preparazione tattica, prima di entrare nella banda, io s. Per
mesi abbiamo studiato le tecniche della guerriglia con quelli del partito. E una delle cose pi
importanti che dicevano,  che un piccolo commando ben addestrato pu mettere in scacco un esercito.
Con queste precise parole me l'hanno detto. E pi addestrati di noi, chi vuoi che ci sia? Noi non c'
nemmeno bisogno che parliamo, ciascuno sa quello che deve fare e ci basta uno sguardo per capirci.
 vero, per non avremo davanti un esercito, ma una casa con un muro intorno, con porte e
finestre, e dentro non sappiamo cosa ci troveremo.
Ma tu credi che arriveremo l impreparati? Neanche per sogno. Domani ci portiamo su
Tortosa e ci fermiamo nei pressi di Els Reguers. L montiamo il campo in un posto tranquillo e ogni
giorno andiamo in ricognizione alla masseria. Ci staremo il tempo che ci serve, a tutte le ore, per
giorni. Sapremo tutto: quanta gente ci abita, se c' servit, se ci sono dei guardiani, a che ora entrano
ed escono, a che ora pranzano e cenano, a che ora vanno a dormire. Tu non devi preoccuparti perch
il colpo lo prepariamo per bene.
Non avevamo mai tentato una cosa cos grossa.
Hai paura? Stavolta, se hai paura, dimmelo. Voglio la verit.
La paura si ha o non si ha, secondo.
Non capisco cosa vuoi dire.
Be', che se proprio una cosa la devi fare, la fai e basta, non c' paura che tenga. Per se puoi
evitare....
Allora Francisco si alza dalla roccia dov'era seduto e mi viene vicino. Non era arrabbiato, ma
aveva gli occhi fuori dalla testa e una faccia da pazzo che faceva impressione. Mi viene vicinissimo e
mi mette una mano su un ginocchio.
Ma non lo vedi come viviamo, Pastora? Credi che quella che facciamo  una vita decente per
due uomini come noi? E un domani cosa faremo, ci hai pensato?.
Io da quando sono nato non ho mai pensato al domani. Siamo vivi, no?.
E per cosa vivi, se non hai una casa, non hai amici, non hai parenti? Non puoi nemmeno
entrare in un bar a prenderti un bicchiere di vino e a fare due chiacchiere. Non puoi andarti a
comprare un pacchetto di sigarette, non puoi sederti a tavola con la tua famiglia. Siamo come
appestati: nessuno vuole avere a che fare con noi, vogliono solo ammazzarci. Vivere tanto per vivere 
una cosa da animali. Io preferisco la morte, piuttosto che stare cos. Lo capisci, vero?.
S, certo che ti capisco.
Comunque, anch'io capisco le tue ragioni, quindi magari  meglio se mi aiuti a tener d'occhio
la casa, poi il colpo lo faccio da solo. Tu te ne vai e mi aspetti.
Ti ha dato di volta il cervello per l'aria di montagna o hai preso troppo sole sulla testa? Io
non me ne vado da nessuna parte. Il colpo lo faccio con te, come ho sempre fatto.
E allora non parliamo pi della morte. Parliamo dei soldi che ricaveremo, invece, che
saranno tanti.
E cos della morte non si era parlato pi. Prendemmo per Tortosa con un caldo che spaccava le
pietre. Era il 26 luglio, sto parlando sempre di due anni fa, e in poco tempo arrivammo a Reguers. L
si stava bene, perch c'era tanta acqua, e poi tirava un venticello che rinfrescava, e montammo
l'accampa-mento. Avevamo dei sacchi di paglia per dormire, acqua da bere e per lavarci, da mangiare
in abbondanza, avevamo portato tutto quanto, anche da fumare. .. Non ci mancava niente, che io a
montare gli accampamenti ero sempre stato in gamba. Andai a cercare un posto da dove si vedeva
bene la masseria. Mi bast guardarmi intorno per trovarne uno che andava bene. C'erano poggi e
colline dappertutto, cos fare la sorveglianza  facile, e poi capisci se ti puoi avvicinare e come.
Stavamo l per ore e ore. Francisco faceva sempre i turni pi lunghi, sembrava che non si
stancasse mai. Avevamo un binocolo nuovo, che lui si portava sempre dietro, l'avevamo rubato a un
massaro dopo aver perduto il nostro. Vedevamo entrare quelli della famiglia: due pi vecchi, due pi
giovani, i figli piccoli...
C'era anche gente di servizio, saranno state tre o quattro persone. I due Nomen padre e figlio
entravano e uscivano in automobile, sempre. Le provviste arrivavano con un furgone. A mezzogiorno
mangiavano dentro casa, ma di sera cenavano al fresco, in giardino. C'era un tavolo di pietra, rotondo
e grande, si mettevano tutti l e una ragazza li serviva. Fuori dalla villa c erano le case dei lavoranti e
quella del massaro, che era vicino al cancello. Da dove guardavamo noi sembravano lontane dalla
casa dei padroni. Una masseria cos bella io non l'avevo mai vista. Dopo una settimana eravamo
pronti. Ormai sapevamo a memoria come e quando si muovevano tutti quelli della casa. Francisco
disse che non bisognava pi aspettare un solo giorno. Per cosa? Non c'era neanche bisogno di fare un
piano, perch il piano ce l'avevamo, era quello solito: andavamo l all'ora di cena, tranquilli, lui con lo
Sten e io col mio fucile. Avevamo anche delle granate, caso mai le cose si mettessero male. L'idea era
di chiedere duecentocinquantamila pesetas. Se in casa non ce le avevano, sceglievamo un ostaggio da
sequestrare. E se qualcosa andava storto, sparavamo. Ma Francisco era sicurissimo che sangue non
ce ne sarebbe stato, quelli erano ricchi e la vita potevano pagarla cara senza fare storie. Il pomeriggio
del 2 agosto ci lavammo ben bene col sapone. Io tagliai i capelli a Francisco, a lui piaceva averli
sempre corti. Ci facemmo la barba tutti e due che sembravamo usciti freschi dal barbiere. Lui si mise i
pantaloni di velluto a coste e una camicia da miliziano che aveva. Io, un vestito nero. Ci eravamo
portati anche due paia di scarpe di corda nuove. Invece che a un assalto, sembrava che andassimo a
un ballo.
Aspettammo che andasse gi il sole e scendemmo al punto di osservazione. L ci mettemmo ad
aspettare. Da bere avevamo portato solo acqua, perch quando si fa un colpo bisogna avere la testa
lucida. Finalmente venne il buio. Loro cenavano sempre alle dieci, ma quella sera cominciarono un po'
pi tardi, va' a sapere perch. Quando Francisco vide che portavano fuori dalla casa i primi piatti,
disse: Andiamo, e scendemmo, fin sul vialetto d'ingresso. Avevamo deciso di stare calmi come se
fosse un assalto normale, come tanti che avevamo fatto. Per qualche pensiero strano ci girava per la
testa, perch nessuno dei due diceva una parola.
Quando passammo il cancello abbaiarono i cani, ma dovevano essere chiusi da qualche parte
perch non si facevano vedere. Camminavamo con le armi imbracciate. Il primo che trovammo fu il
massaro. Sapevamo che era lui perch aveva sempre una camicia bianca che portava fuori dei
pantaloni. Francisco gli punta la mitraglietta in faccia e dice: Portaci dal tuo padrone, e digli che
vogliamo parlargli.
Entrammo nel giardino dietro di lui, che era sempre sotto tiro e non aveva aperto bocca. La
apr solo quando arrivammo al tavolo di pietra dove cenava la famiglia. La ragazza serviva il secondo.
Il massaro allora parl e disse come gli aveva detto di dire Francisco. Signor Nomen, questi signori
vogliono parlare con lei. Per lo vedevano tutti benissimo che i signori eravamo noi, che entravamo
armati di fucile e mitraglietta, con le granate appese alla cintura. Nomen figlio si alz in piedi. Era
giovane, poco pi di vent'anni. Francisco gli disse di stare seduto.
Nessuno si muova. Tutti zitti. Non voglio che ci siano morti ammazzati.
Stavano mangiando pesce, e bevevano il vino in certi calici che cos belli non ne avevo mai
visti. La bambina pi piccola si era messa a tremare come una foglia, avevo paura che le prendesse un
attacco o qualcosa del genere. Ma sua madre le mise una mano sulla spalla e lei si calm.
La prima cosa che fece Francisco fu legare le mani al vecchio, da dietro, e ben strette. Io
dovevo perquisirli tutti, anche le donne. Facevano la faccia schifata, pi che spaventata, quando le
toccavo, ma si vedeva che avevano paura. Addosso non avevano niente. Allora Francisco disse che
andava con Nomen a fare un giro dentro la casa a vedere se c'erano delle armi nascoste. Io nel mentre
restavo a tener d'occhio tutta la famiglia, con l'orecchio alzato nel caso arrivasse qualcuno da fuori.
La signora pi anziana sospirava: Ah, Dio mio! e io le dissi di star zitta.
La casa era grande, avevo capito subito che Francisco non poteva guardare dappertutto, ma se
c'erano dei fucili da caccia, quelli s che l avrebbe trovati. Tornarono dopo mezz'ora con una pistola.
Nomen non era agitato. Disse a Francisco che era meglio se ci sedevamo a parlare da gente
civile per trovare un accordo, perch parlando ci si capisce e tutto si pu sistemare. Nemmeno
Francisco era agitato, e rispose che infatti era proprio cos che volevamo fare, parlare e trovare un
accordo che andasse bene per tutti. Magari si diceva in giro che eravamo degli assassini senza piet, e
invece non era vero, facevamo quello che facevamo costretti dalle circostanze e dal franchismo, cos
disse lui. Ma poi continu e disse che avevamo sorvegliato la casa, quindi sapevamo tutto quel che
succedeva l, quante persone ci abitavano e cosa facevano. Non provate a fregarci che la pagherete
col sangue disse, e perfino a me vennero i capelli dritti per come l'aveva detto.
Allora il signor Nomen, il vecchio, gli disse di stare calmo, che ci sedevamo tutti quanti, anche
il massaro, perch lui era uomo di parola e potevamo fidarci. Ci sedemmo. Ed era vero che ispirava
fiducia. Allora Francisco disse che volevamo duecentocinquantamila pesetas.
Ma lo sai che cosa stai chiedendo?  una cifra enorme. Come vuoi che io tenga una cifra
simile in una casa di villeggiatura, dove stiamo solo d'estate? Nemmeno nella casa di Tortosa abbiamo
mai tanto denaro contante. Su, cerca di essere ragionevole, per favore.
Cos cominci il solito tira e molla che avevo gi sentito mille volte. Ma Nomen parlava
adagio, tutto tranquillo, come se in fondo le cose te le dicesse per il tuo bene. Per Francisco non si
lasciava incantare dalle belle parole e teneva duro. Lei  ricco. Che io sia ricco non vuol dire che
disponga di contanti. E poi sono ricco perch nella mia vita ho sempre lavorato. A me questo non
interessa rispondeva Francisco, anch'io ho sempre lavorato come un mulo, e non ho neanche gli
occhi per piangere. E cos passarono quasi due ore, ma a me la cosa non cambiava niente perch lo
sapevo gi che quella notte sarebbe stata molto lunga.
Alla fine Nomen dice a Francisco: Guarda, ragazzo, in questa storia rischiamo di perderci
tutti. Anche voi, perch se domani mattina io vado in banca a ritirare duecentocinquantamila pesetas
senza dare spiegazioni al direttore, di sicuro qualcuno sospetter che ci sia sotto qualcosa, e allora
pu capitare un guaio che non far piacere n a me n a te. Invece io ti propongo una soluzione
pratica e veloce: cerco tutto il contante che abbiamo in casa, quello che c ' nei portafogli di tutti
quanti, che sar sulle tre o quattromila, e ve ne andate tranquilli. Io non faccio nemmeno denuncia.
Per Francisco di tre o quattromila non voleva neanche sentir parlare, perch con quello, secondo lui,
non si andava in Francia, n si cominciava una nuova vita, non si faceva niente di niente. No, sono
sicuro che qui in casa c' molto di pi. Di tre o quattromila non ce ne facciamo niente. Mi  venuta
un'idea dice Nomen, vi posso dare, oltre ai soldi, un cavallo giovane che ho appena comprato,
bellissima bestia, mi  costato un capitale. Non ha prezzo,  la cosa pi costosa che ho qui. Cosa ne
dici?. Io le dico di no; di un cavallo non so cosa farmene, e venderlo  complicato. Ma per farle
capire che le vengo incontro, le abbasso la cifra. Lei mi d centocinquantamila subito e noi ce ne
andiamo, non avr pi fastidi. Parola d'onore. Ma benedett'uomo, perch non mi credi? Non ho
contanti in casa. Come non ne ho duecentocinquantamila, non ne ho neanche centocinquanta, n
cento, neppure cinquantamila. E allora vorr dire che passeremo all'azione. Lei non mi lascia altra
scelta.
Francisco si alz e si mise a girare intorno al tavolo. Di colpo si ferm dietro la sedia della
bambina.
Di chi  questa bambina?.
 la mia figlia pi piccola rispose Nomen.
Bene, la prenderemo in ostaggio intanto che lei va a cercare i soldi. Duecentocinquantamila,
non un centesimo di meno. Mi  passata la voglia di mettermi d'accordo. Ha capito?.
Non ti agitare, figliolo.
Non mi sto agitando, ma voglio che sia chiara una cosa: noi non abbiamo paura di
ammazzare, di ammazzarvi tutti. Se solo prova a far denuncia alla Guardia Civil o ad avvertire
qualcuno... o qualche manovra strana, la prima a pagare e la bambina. Poi magari ci toccher
scappare, per torneremo.  gi capitato tante volte che siamo tornati a vendicarci, lo chieda al
compagno se non ci crede. Mai nessuno  rimasto coi conti da pagare, da quello che ci ha denunciati a
quello che si  permesso una brutta parola. Tutti hanno pagato. E anche voi pagherete. Se lei ha una
fabbrica, gliela bruceremo; se ha due case, bruceranno anche quelle. Noi torniamo sempre, la Guardia
Civil non ci ha mai fermati. Quindi ci pensi bene e decida cosa le conviene di pi. Veda lei.
Figliolo, questa storia sta prendendo una piega che non va bene. Perch non torni qui a
sederti e discutiamo con calma la cifra che volete? Per con calma, con serenit. Potrei essere tuo
padre e sono disarmato. Perch non mi sleghi le mani? Le corde mi tagliano i polsi, cosi non riesco a
pensare.  molto che siamo qui a parlare, e preferirei che ci rilassassimo tutti, anche il tuo compagno,
magari facciamo portare dei pastissets e ce li mangiamo in pace, con le mani libere. E ne riparliamo
pi tranquilli.
Francisco accett. Sleg il vecchio, che rimase a strofinarsi i polsi per un pezzo. Poi mi fece
cenno di andarmi a sedere vicino a lui. La signora aveva detto alla ragazza di portare i pastissets e lei
li port. Ci mettemmo a mangiare. Erano cos buoni che non riuscivamo a smettere di mangiarli, dopo
tanto tempo che non assaggiavamo niente di dolce.
A quel punto il figlio pi grande si alza da tavola.
Vado a prendere del vino dolce dice, ed entra in casa.
Il padre si rimise a parlare.
Bene, adesso si ricomincia. Bisogna che arriviamo a un accordo, prima lo facciamo, meglio .
Un accordo ben fatto, che nessuno ne esca troppo a mal partito.
Allora si accende una luce dentro la casa, che era alle nostre spalle. Mi volto. Vedo che il figlio
aveva in mano una pistola e diceva alla serva: Spegni, cretina, spegni la luce!. La ragazza era in
piedi dentro la casa, ferma come una statua vicino all'interruttore. Do una spinta a Francisco e mi
butto per terra. In quel momento cominciano a piovere colpi. Saltavano in aria i bicchieri, i piatti.
Gridava tutta la famiglia, un pandemonio. Ma quel matto del figlio non la finiva di sparare, rischiava
di beccare qualcuno dei suoi. A terra, tutti sotto il tavolo! gridava il padre. Saltavano le lampadine,
non si vedeva pi niente, ma gli spari continuavano, i suoi e i nostri. C'era un rumore tale che credevo
di restarci sordo. Mi trascino verso il cancello senza smettere di fare fuoco. Francisco veniva dietro, e
intanto sparava raffiche di mitraglietta. Passa un po' di tempo, un bel po' di tempo, ma il fuoco
incrociato continuava, anche se sparavamo senza vedere l'obiettivo, alla cieca, una cosa da pazzi.
Ormai ero quasi al cancello. Era il momento di togliersi di l, di mettersi a correre e sparire su in
montagna.
Andiamo? dico a Francisco. Ma lui non mi risponde. Mi volto e vedo che  rimasto indietro,
che si trascina malamente. Aveva smesso di sparare, e smetto anch'io. Di colpo si fa silenzio, nemmeno
i cani abbaiavano, nemmeno i grilli si sentivano. Di sicuro quel disgraziato aveva finito i colpi della
sua pistola, ma ormai di tornare dentro non se ne parlava pi. Quando Francisco arriva dove sono io,
gli dico: Andiamo, tanto qui non c' pi niente da fare. E in quel momento ci resto secco perch
Francisco fa una smorfia e mi dice: Mi ha beccato, Pastora, mi ha beccato.
Cosa dici, dove ti ha beccato ?.
Alle reni sento che dice nel buio, e intanto sento che qualcuno si muoveva fra le piante del
giardino. Allora non aspetto pi, lo aiuto ad alzarsi, lo prendo da sotto le ascelle e mi metto a
camminare come posso. Un po' lo trascinavo, un po' il braccio mi si addormentava e facevo
camminare lui. Quando arrivammo un po' pi in l, accesi un cerino e lo guardai in faccia. Era tutto
sudato, tremava.
Stai bene, Francisco, come stai?.
Io non ce la faccio a camminare, Pastora. Rimango qui. Vai tu.
Non dire sciocchezze. Siediti un momento.
Ci prenderanno.
Non ci segue nessuno e c' tempo prima che arrivino i civiles. Siediti.
Perdo molto sangue. Lo sento scendere lungo le gambe.
Lo vedo. Adesso sistemiamo.
Mi tolgo la camicia e la faccio a pezzi. E gli bendo le ferite nella schiena. Gli usciva un mare di
sangue, tanto che avevo le mani bagnate. Aveva lasciato sangue tutto dove eravamo passati, cos non
si poteva continuare, ci avrebbero trovati subito. Il sangue delle ferite l'avevo pi o meno fermato,
per ne usciva ancora. Allora prendo due strisce della camicia e gli stringo il fondo dei pantaloni cos
non poteva scendere di l. Almeno per un po' potevamo spostarci. Poi col coltello taglio il ramo di un
albero che gli facesse da stampella.
Bene, compagno gli dico. Adesso ci si rimette in marcia. Abbiamo mai fatto altro nella vita,
io e te, che camminare?.
Lui mi guarda con certi occhi torbidi come acqua di uno stagno, e fa di no con la testa, non
riusciva neanche a parlare. Non gli do retta e cerco di tirarlo su.
Non ce la faccio mi dice.
Mi sono messo a gridare: Ce la fai, eccome se ce la fai!.
Va' via, Pastora, lasciami qui.
Ti ho gi detto che andarmene, non me ne vado, e non me lo ripetere pi! Se non ce la fai a
camminare ti prendo in spalla come prendo in spalla gli agnelli.
Allora, tirando fuori quel poco di forza che gli restava, si  messo in piedi, ma come  stato
dritto, ha girato la testa da una parte e si  messo a vomitare. Poi non aveva pi niente dentro e
sputava bile.
Mi sento male diceva.
Ti sentirai meglio. Appena arriviamo al campo ti faccio una zuppa calda. E fra poco, quando
siamo fuori da Reguers, ci fermiamo e ci riposiamo. Su, forza, resisti ancora un po'.
E lui ha resistito quasi mezz'ora, ma poi, di colpo, si  lasciato cadere, si  sdraiato per terra
con la faccia al cielo. Mi sono messo vicino. Aveva due borse nere sotto gli occhi, e brividi forti
dappertutto.
Ho freddo, Pastora.
Gli ho preso le mani e le aveva come il ghiaccio.
Adesso accendo subito un fuoco, un fuoco di quelli grandi.
I brividi sono passati ma il petto gli faceva come dei salti, sembrava ci fosse qualcuno che gli
dava delle botte da sotto. Poi si  messo a respirare come se russasse. Poi non ha respirato pi.
Non dissi niente, non lo chiamai, non gridai, perch sapevo che era morto, morto per sempre.
Questo  la morte. Mi guardai attorno. Non sapevo cosa fare. Seppellirlo, non potevo, dovevo
scappare. Pensai di mettergli dei rami sopra per coprirlo un poco, ma per cosa? Allora vidi lo Sten
buttato l. Lo raccolsi e glielo misi vicino. Gli restavano un mucchio di cartucce da sparare. Gli lasciai
anche le granate. E poi ricominciai a camminare, senza guardarmi indietro.
Passai dal torrente della Vall Servera e continuai sempre dritto, non potevo fermarmi. Dovevo
arrivare fino alla grotta. Quando cominciava a far chiaro arrivai in cima a una collina e mi fermai a
guardare il cielo. Da una parte veniva su il sole, dall'altra c'era ancora la luna. Guardali bene, mi son
detto, perch quelli d'ora in poi sono gli unici compagni che avrai. Sei rimasta sola, Tereseta, non c'
pi nessuno! Allora mi lasciai cadere in ginocchio, mi coprii la faccia con le mani e mi misi a
piangere. Era la prima volta che piangevo da quando avevo smesso di essere una donna.
Si alzarono alle sei del mattino e uscirono senza fare colazione. Infante, sempre previdente, si
era fatto preparare dei panini la sera prima. Ironizz con Nourissier:
Propongo di mangiarli prima di arrivare a destinazione, forse sar il nostro ultimo pasto.
Mi sembra impossibile che riusciremo a parlare con lei.
Pensi che moriremo?.
No, penso solo che qualcosa potrebbe andare storto.
 pi che probabile.  stato tutto troppo lento prima, e troppo precipitoso alla fine. Troppo
difficile e al tempo stesso troppo facile. Quel ragazzo ha voluto mettersi in mostra, e magari non ha in
mano nulla di sostanziale.
Mente, secondo te?.
Non credo, ma d per scontata quella che forse  solo una possibilit. Ad ogni modo, ormai
non possiamo non provarci.
Certo, e forse dovremmo anche smettere di parlarne. Infante sorrise. Nourissier aveva detto
bene. Nessuno dei due era un uomo d'azione, e ogni loro passo era preceduto da troppe elucubrazioni.
Ma il momento cruciale era arrivato: quali che fossero i risultati, l'avventura si avvicinava alla fine. Si
abbotton per bene il giaccone prima di uscire nella mattina fredda e buia.
Anche Nourissier era ben coperto, e da una tasca sporgeva il suo quaderno di appunti. Infante
invece portava il sacco con i panini. Si scambiarono uno sguardo, e riconoscendosi come due ragazzini
pronti per una gita, risero nervosamente. Poi si incammina-rono a passo vigoroso.
A una svolta che distava un paio di chilometri dal paese, Cuevas li stava aspettando come
convenuto. Avvolto in un cappotto logoro, era pallido di freddo oltre che di paura. A Infante fece quasi
pena: se la donna che gli aveva fatto la soffiata avesse deciso di tradirli o avesse commesso una
sciocchezza, fra tutti sarebbe stato lui a pagarla pi cara. Per prima cosa gli avrebbero tolto il posto di
insegnante, e poi chiss cos'altro gli sarebbe toccato subire. Sorrideva con un sorriso vigliacco, da topo.
Buongiorno disse con poca convinzione, e poi, come per apparire un po' meno pavido,
aggiunse: Fa freddino a quest'ora, vero?.
Nourissier rispose cortesemente, ma Infante non aveva voglia di parlare.
Mettiamoci in marcia, che si fa tardi.
Camminarono in silenzio, si udivano solo i loro passi sulla terra battuta. Procedettero
lentamente per un paio d'ore, percorrendo sentieri nella boscaglia. Non si vedevano campi arati, nessun
genere di coltivazione, n capanni dei pastori. Giunto in una forra piena di pietre erose dall'acqua, il
maestro si ferm. Ormai siamo vicini. Io mi fermo qui. Continuate dritti per questo canalone, poi
salite su per la collina. Di l vedrete una donna che vi aspetta. Per un pezzo vi accompagner lei. Il
resto  sotto la vostra responsabi-lit.
La Pastora non dovrebbe accoglierci con una raffica di mitra. Vero, Joaqun?.
La madre del mio alunno mi ha giurato che  una brava persona, e che se  ancora l sar
disposta a parlare. Ma io preferisco non vederla. Mi sento pi sicuro cos.
Hai gi fatto abbastanza disse Nourissier. Troveremo il modo di ricompensarti. Te lo
prometto, Joaqun.
Non ho bisogno di alcuna ricompensa. Spero solo che la fortuna vi assista.
Tanto ci vediamo dopo disse Infante.
Il ragazzo li salut un po' smarrito, poi se ne and. Loro proseguirono come lui aveva detto.
Dopo un quarto d'ora di cammino, Nourissier ebbe sete. Infante gli pass la borraccia che aveva
portato. Mentre il francese beveva, si guard intorno. Erano in un luogo dimenticato da Dio, solo le
aquile avrebbero potuto vederli. Era in un posto cos che quella donna si nascondeva da due anni ?
Come aveva fatto a sopravvivere ? Come poteva essere ancora un essere umano ?
Nourissier si era messo a osservare certi minuscoli fiorellini.
Hai visto questi fiori? gli disse.
Se li guardi con attenzione ti accorgi di quanto siano complessi nella loro piccolezza:
sembrano orchidee lillipuziane.
Lascia perdere la botanica e andiamo.
Si volt, e allora lo vide, nascosto fra le piante. Immobile come un animale mimetizzato nella
vegetazione. In un attimo cap chi era e and dritto verso di lui, con stupore di Nourissier, che non
aveva idea di cosa stesse succedendo.
Adesso s che non mi scappi. Fermo dove sei!.
Gli si gett addosso e gli immobilizz le braccia, ma subito si rese conto che il ragazzo non
faceva alcun tentativo di sfuggirgli. Lo guardava con calma.
Cosa cerchi? Cosa vuoi da me? Perch ci segui continuamente? grid Infante.
Il ragazzo, che tante volte li aveva seguiti, e se l'era sempre data a gambe nel vedersi scoperto,
se ne stava l con sguardo inespressivo. Disse soltanto: Dietro la collina c' la Guardia Civil che vi
aspetta.
Infante ag prima ancora di capire, addirittura prima di ascoltare. Lo prese per la camicia e lo
strat-ton violentemente.
Cosa dici? Di cosa stai parlando? Si pu sapere chi sei ?.
Nourissier si mise fra lui e il ragazzo.
Lascialo, Carlos, per favore. Lascialo parlare. Poi si rivolse al ragazzo: Dicci chi sei e
perch sei venuto.
Mi chiamo Diego. Sono amico della Pastora. Lei mi conosce da quando sono nato. Volevo
dirvi che il maestro vi ha traditi. La Guardia Civil  l dietro.
Come possiamo sapere se  vero?.
Vi faccio vedere. Venite con me.
E se invece fossi tu a mentire? Perch ci hai seguiti per tutto questo tempo, eh? sbrait
Infante.
Volevo sapere come mai cercavate La Pastora, se volevate farle del male. Adesso so che non
le farete niente. Venite a vedere, basta che saliamo un po'.
Infante, agitato, non sapeva cosa fare. Fu Nourissier a prendere la decisione di seguire il
ragazzo, che cominci ad arrampicarsi svelto su per il pendio. Quando furono quasi in cima, lo videro
far cenno di chinarsi, di nascondersi fra i cespugli. Sulla sommit, si sdraiarono a terra.
Guardate disse il ragazzo. Ecco che cosa vi aspettava. Quello l, che sembra una donna
vestita di nero,  una guardia. Gli altri sono l dietro quegli alberi, vicino al camion.
Bast uno sguardo per capire che non mentiva. Una donna vestita di nero vagava da sola fra i
cespugli. Pi in l, dietro un folto macchione si nascondeva un camion, e diversi uomini in divisa
stavano in attesa, fumando e chiacchierando fra loro.
Maledizione! mormor Infante. Il maestro era sorvegliato.
No disse il ragazzo. Fin dal principio lavorava per i civiles. Ve l'hanno mandato apposta per
prendervi con le mani nel sacco. Ho seguito anche lui,  dal giorno che siete arrivati che lo seguo. Tutte
le volte che parlava con voi, poi andava in caserma a riferire. Ha aspettato finch vi siete fidati e poi vi
ha portati dove potevano arrestarvi.
Rimasero in silenzio, come ipnotizzati dal pericolo che avevano corso.
Mio Dio! disse Nourissier sottovoce.
 meglio che ce ne andiamo. Quelli, come vedranno che ci mettete troppo, entreranno in
azione, batteran-no tutta la zona. La volete ancora vedere La Pastora?.
S, per....
Anche lei vuole vedervi, vuole che la gente sappia la sua vera storia. Vi aspetta in un posto che
abbiamo deciso io e lei. Venite, non abbiate paura, che non vi tradisco.
Fu Nourissier il primo a seguirlo. Infante, con una certa riluttanza, prese a scendere dietro di
loro, gettando un ultimo sguardo agli uomini in divisa che ormai aspettavano inutilmente.
Camminarono senza parlare per pi di un'ora. Infante e Nourissier si domandavano dove
fossero, come fosse possibile che nel mondo esistessero luoghi cos privi di ogni traccia di vita umana.
Siamo quasi arrivati disse finalmente la loro guida. Infante si volt verso Nourissier e
domand, parlandogli quasi all'orecchio: Sei disposto a morire sotto i colpi di una criminale?.
Sono disposto ad andare fino in fondo. Tu fermati pure. Torna indietro.
Devi essere matto se pensi che io faccia una cosa simile. No, la curiosit  un'ottima ragione
per morire.
Raggiunta la sommit di un'ultima collina, si apr davanti a loro una distesa di prati giallastri.
Nel mezzo c'era un capanno diroccato, appena tre muri smozzicati sull'erba secca. Seduto su una pietra
c'era un uomo. Si avvicinarono. Il ragazzo alz il braccio in un cenno di saluto. L'uomo si alz in piedi.
Mentre percorrevano gli ultimi metri poterono vederlo bene. Era alto, magrissimo, con i capelli neri
piuttosto lunghi. La pelle molto chiara. Indossava un vestito di velluto a coste logoro, non aveva
nient'altro per ripararsi dal freddo. Aveva gli occhi pi tristi che Nourissier avesse mai visto. Non
sorrise, non si mosse. Semplicemente rimase l ad aspettarli. In mano aveva un fucile quasi distrutto,
con il calcio ridotto a quattro aste di metallo che a stento riuscivano a dargli una forma.
Sedetevi disse con un filo di voce, e mostr due pietre piatte come un padrone di casa invita i
suoi ospiti ad accomodarsi in salotto. Poi si rivolse al ragazzo: Tu stai di guardia caso mai arrivasse
qualcuno, figliolo.
Fu obbedito all'istante. Il ragazzo si allontan e scomparve alla vista. Nourissier e Infante erano
muti, paralizzati, col fiato sospeso, quasi travolti dall'emo-zione che provavano, insieme a molte altre
sensazioni: dubbio, curiosit, repulsione e attrazione al tempo stesso, incredulit e fascinazione.
Quel ragazzo  come un figlio per me disse l'uomo.
Ci siamo visti poco da quando mi sono nascosto, e non ci siamo quasi mai parlati. Troppo
pericoloso. Ma lui ogni tanto viene a cercarmi, anche solo per vedere da lontano se sono ancora vivo.
Infante si schiar la gola, tentando di riscuotersi dallo stordimento, per domandare: Lei 
Teresa Pia Meseguer?.
S, mi chiamavo Teresa quando ero una donna. Adesso sono un uomo e il mio nome 
Florencio. Florencio Pia Meseguer, nome di guerra Durruti, anche se i compagni partigiani mi
chiamavano quasi tutti Pastora. E come La Pastora mi conosce la gente dei paesi qui intorno. Anche i
civiles. Per loro io sono ancora una donna e vado in giro vestita da uomo solo per nascondermi
meglio.
Molto onorato di conoscerla disse Nourissier, con sorprendente disinvoltura. Poi si present e
present Infante.
Diego vi ha seguiti dappertutto. Mi ha detto che volete solo parlare con me e non mi metterete
nei guai.
 cos. Vogliamo solo parlare con lei.
E direte la verit su di me ? Dovrete dire a tutti che io non ho mai ammazzato nessuno.
Diremo quello che lei vorr raccontarci.
Vi racconter tutto. La storia della mia vita, dal principio alla fine. Avete da mangiare in quel
sacco?.
Panini e un po' di vino.
Panini di cosa?.
Di chorizo o di formaggio, non lo so bene. Ce li hanno preparati alla pensione.
Posso chiedervi di offrirmene un po'? Diego non pu portarmi da mangiare,  troppo
pericoloso. Ed  tanto che non assaggio dei salumi.
Ma certo, ci mancherebbe!.
Io ho dei fichi secchi, possiamo fare cambio, se siete d'accordo.
Lui mangi i panini e loro mangiarono i fichi secchi per non metterlo in difficolt. Nourissier
gli guardava le mani magre e nervose. Osservava ogni particolare di quell'uomo, ogni gesto ed
espressione del viso. Quando ebbe finito il primo panino bevve un sorso di vino, poi acqua, e
finalmente parve pronto a cominciare il racconto per il quale era venuto a incontrarli. Sospir
profondamente e disse: Non riesco a parlare bene ma mi passer appena mi sar abituato. Sono due
anni che sto da solo e non so cantare, cos sono due anni che non sento la mia voce. E poi cantare 
pericoloso anche perch potrebbero sentirmi. I lupi non parlano e non cantano, per questo riescono a
vivere da soli in montagna....
Fin il suo racconto quando cadevano le prime ombre del pomeriggio. Era afono, stanco e triste.
Nourissier non aveva mai smesso di prendere appunti, di annotarsi le sue parole, di scarabocchiare
simboli che lo aiutassero pi tardi a ricordare tutto. Era esausto anche lui. Infante guardava a terra, o
nel vuoto, e spesso gli occhi gli si erano riempiti di lacrime. In cielo brill un lampo.
C' odore di temporale.  meglio se ve ne andate. Adesso di me sapete tutto. Diego vi
accompagner fino al sentiero che vi porter sulla strada. Io me ne torno alla mia grotta.
Nourissier gli pos una mano sul braccio, lo guard intensamente negli occhi.
Florencio, fino a quando pensa di continuare a vivere cos? Forse noi possiamo aiutarla, darle
del denaro, fare in modo che possa andare in Francia.
Non rester nascosto qui ancora per molto. Adesso che ho parlato con voi mi sa che  venuto il
momento di muovermi. Per non potete aiutarmi. Far da me, come ho fatto quasi tutto nella vita.
Datemi solo un po' di soldi per andarmene dalla Spagna.
Di noi pu fidarsi.
Io non posso fidarmi di nessuno. Il giorno che mi fider di qualcuno, quel qualcuno mi
tradir.
Noi....
Si alz in piedi, e prese il fucile che aveva tenuto sempre accanto a s.
C' troppa gente che mi odia. Ho troppi conti in sospeso disse, e s'incammin senza una
parola di saluto. Lo videro allontanarsi a passi lunghi e leggeri, come un alce. In un attimo era
scomparso nel folto e non lo rividero pi. Da un altro punto del bosco, come per incanto, comparve
Diego, che li raggiunse e li invit a seguirlo con un cenno della testa. Partirono in silenzio. Per quasi
un'ora camminarono sotto il cielo che minacciava temporale. Giunti vicino al punto da cui avevano
visto le guardie, il ragazzo domand: Siete capaci di tornare in paese da qui?  facile, sempre dritto da
quella parte.
Poi scomparve come era scomparso La Pastora, mimetizzandosi fra la terra e i cespugli, ormai
invisi-bile nel paesaggio in penombra. Ripresero a cammi-nare e finalmente parlarono. Infante per
primo: Missione compiuta disse.
Nourissier aveva gli occhi vitrei tanto era immerso nei suoi pensieri.
Davvero credi che non abbia mai ucciso nessuno?. Infante alz le spalle.
Chi lo sa! Sembra addirittura strano che in mezzo a tanta violenza non abbia mai ucciso, ma
c' qualcosa che non sia strano nella vita che ci ha raccontato?.
Hai ragione.
Un tuono possente rimbomb fra le montagne e il cielo si fece buio come a notte fonda.
Cominci a piovere con furia. Infante si mise a correre verso una sporgenza di roccia e Nourissier lo
segu. Sotto quel riparo rimasero a guardare l'acqua che scorreva ai loro piedi.
Mi  venuta fame disse Infante.
Nourissier mise una mano in tasca e tir fuori il sacchetto di fichi secchi che gli aveva dato
Florencio. Li mangiarono con vero appetito.
Adesso siamo quasi come La Pastora disse Infante sorridendo.
Come Florencio, vorrai dire.
Solo lui sa chi  veramente.
Che cosa ci capiter adesso, arrivando in paese?
Troveremo la Guardia Civil pronta ad arrestarci?.
Tu no. Non c' niente contro di te. Noi non abbiamo fatto altro che un'escursione in
montagna.
E contro di te c' qualcosa?.
Presto ci sar.
Non ti capisco.
Infante sorrise tristemente, come tante volte aveva visto fare a Nourissier.
Io non torno con te alla pensione, Lucien. Vado direttamente a costituirmi alla caserma della
Guardia Civil.
Che cosa dici?.
Lo hai sentito, mi costituir e dir che sono andato in cerca della Pastora, che l'ho trovata e
l'ho aiutata a fuggire. Racconter che tu ti sei perso per strada, che ti ho lasciato indietro. Ad ogni
modo, non avendoti colto sul fatto, tutt'al pi potranno provvedere alla tua espulsione. Ti conviene
andartene prima.
Scusami, ma non sono in grado di apprezzare questo scherzo.
Infante cav dall'interno del giaccone una bottiglia di whisky da mezzo litro.
Ah, non mi aspettavo quest'arma di emergenza! Per fortuna sei riuscito a salvarlo dalle grinfie
di Florencio.
Infante non rispose e bevve un lungo sorso sotto lo sguardo interdetto di Nourissier. Poi gli
pass la bottiglia e lo guard seriamente.
Io sono un traditore, caro amico. S, sono un traditore. Hai presente che cos' un traditore?
Scommetto che non ne hai un'idea molto chiara, ma io s, ce l'ho chiarissima. Quando mi hai scritto al
giornale, mi sono messo immediatamente in contatto con la polizia. L mi hanno detto di lasciarti fare.
Poi, quando ci siamo visti e mi hai esposto il tuo piano,  stata la polizia stessa a chiedermi di starti
dietro, e di portarti fuori strada. Che facessi pure le tue ricerche, l'importante era che non ne venisse
fuori nulla. Era il modo migliore per non creare uno scandalo. Bastava che ti facessi girare come un
babbeo per poi rispedirti in Francia ignaro e contento. E lo sai qual  stata l'unica condizione che ho
posto ? Che mi permettessero di percepire un compenso e di tenerlo per me. Questo era quel che mi
interessava.
Nourissier ascoltava in silenzio. Sentiva nella nuca la stretta di una tenaglia, e in gola un nodo
grosso e doloroso che gli impediva di deglutire. Prese la bottiglia e cerc di bere. La pioggia batteva
sulle pietre, l'acqua ruscellava aprendo solchi nella terra.
E questa storia  andata avanti per tutto il tempo? domand, facendo uno sforzo per parlare.
No! rispose Infante, quasi gridando.
No, Lucien, te lo giuro! Mi sono ribellato fin dall'inizio, e ho deciso di cambiare
completamente i miei piani quando quel figlio di puttana di un tenente mi ha mollato un pugno. L 
finita la mia connivenza con la Guardia Civil. Puoi anche non credermi, ma commetteresti un errore. Di
l in poi ho avuto un solo obiettivo: trovare La Pastora e aiutarti davvero. Per questo hanno deciso di
tenerci d'occhio, per questo hanno preparato la trappola del maestro per beccarci con un motivo valido.
Devi credermi! Prima  stato tutto falso, falso, capisci? Guarda, ti spiego: te lo ricordi lo zio Toms
d'en Baix?  stata tutta una montatura. Le botte che gli ho dato erano finte, una recita. L'agente della
Guardia Civil che voleva fare lo scrittore? Tutte balle. Quel che ci ha raccontato era vero, ma non
serviva a niente. Lui....
Basta, Carlos, non  il caso. Non voglio sentire altre menzogne n altre verit. Dimmi soltanto
quale doveva essere il finale che mi avevate riservato. Semplice, te l'ho gi detto: ti accontentavi
delle quattro frottole che ti avremmo dato in pasto, e ti avremmo impedito di arrivare dove volevi. Poi
tu te ne tornavi in Francia tranquillo e continuavi la tua vita.
Astuto. E prendevi dei soldi anche dalla polizia?.
No.
Molto signorile da parte tua.
Puoi esser cinico quanto vuoi, me lo merito; ma anche se non mi credi, posso assicurarti che
ho rotto i miei rapporti con la polizia per amicizia, perch per me eri diventato un amico. E perch ero
sempre pi consapevole dell'orrore che andavamo scoprendo, di quanto fosse terribile tutto. Tu, con il
tuo atteg-giamento, mi hai mostrato che non si pu rimanere immersi nel fango per tutta la vita.
La mia bont  stata semplice stupidit. E se vuoi un consiglio, puoi anche fare a meno di
costituirti. Non me ne importa nulla di quello che farai o non farai. Noi non ci rivedremo mai pi. E
continua pure con i tradimenti, in fondo  il ruolo che pi ti si addice. Ti do tutto quello che ti devo e
tanti saluti.
Ci fu un momento di silenzio. Poi Infante rispose, ma la sua voce era del tutto priva di
veemenza, piena soltanto di rassegnazione.
S, hai ragione, sono un traditore, lo sar sempre. La vuoi sapere una storia meravigliosa? Non
te ne importa nulla, lo so; per te la voglio raccontare lo stesso. Io ho consegnato i miei genitori alla
polizia franchista. Dopo la guerra erano entrambi condannati a morte per le loro attivit nel Partito
comunista. Si nascondevano in casa di un amico, nell'attesa di poter varcare il confine. La polizia mi
prese, mi interrog, e io dissi dov'erano senza opporre alcuna resistenza. In cambio di cosa? Non andai
in carcere n subii alcun tipo di rappresaglia. Mi permisero perfino di lavorare come giornalista,
malgrado fossi figlio loro.
Nourissier lo fissava inorridito.
E poi come and a finire?.
Li fucilarono, Lucien, li fucilarono, e ti assicuro che da allora non c' mai stato un solo giorno
nella mia vita in cui io non mi sia disprezzato. Ho annegato l'angoscia nell'alcol ogni notte, ma la colpa
non si canceller mai dalla mia mente finch vivo. Per questo vado a costituirmi, forse in carcere
riuscir a dormire senza fantasmi.
Lo psichiatra chin la testa, si copr la faccia con le mani.
Questo  un paese terribile, mio Dio, terribile sussurr.
Il temporale si era placato, ma pioveva ancora. Infante si riscosse.
Dobbiamo rimetterci in marcia, si sta facendo notte.
Nourissier lo segu. Camminarono schivando pietre e pozze di fango, senza rivolgersi mai la
parola. Due ore pi tardi, nel buio pi completo, giunsero a un bivio fuori del paese. Infante si sarebbe
diretto a sud, verso la caserma della Guardia Civil. Nourissier avrebbe proseguito verso la pensione. Il
primo non si ferm neppure un istante, tir dritto per la sua strada dicendo a voce bassa: Addio,
Lucien.
Il francese, fermo sotto la pioggia, lo lasci andare per qualche decina di metri, poi lo chiam:
Carlos!.
And verso di lui. Quando furono l'uno di fronte all'altro, si fermarono entrambi per un
momento; poi si abbracciarono aggrappandosi agli spessi giacconi zuppi di pioggia, stringendosi forte,
con disperazione. Infante si mise a piangere a brevi singhiozzi liberatori; Nourissier aveva la faccia
coperta di lacrime.
Che cosa farai? domand Carlos.
Non lo so, forse torner presto qui, forse mi metter a fare il medico di campagna, lavorer per
chi ne ha bisogno...,  un'idea che mi attira, per non lo so. Quello che vedo chiarissimo  che non
posso pi vivere come ho sempre fatto, perch non sono pi lo stesso, ormai.
Torna a casa, Lucien, dimentica quello che hai visto, cerca di essere felice.
Impossibile, sarebbe come soppiantare un'altra persona.
Infante annu. I loro volti rigati di pianto si sforzarono di sorridere. Si sciolsero dall'abbraccio.
Ci incontreremo di nuovo, vero? domand Lucien.
Ma certo, ma certo rispose Carlos, e riprese a camminare. Il francese si avvi dalla parte
opposta, e i passi di entrambi, prima esitanti, acquistarono forza e decisione via via che si
allontanavano. Nessuno dei due aveva tentato di dare consigli all'altro. Forse entrambi sapevano che il
destino di ciascuno finisce inesorabilmente per compiersi, anche se nessuno sa in che cosa consista n
dove lo attenda.
...
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...
FINE.
...
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...
Finzione e realt.
...
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...
Tutti gli episodi narrati dal personaggio della Pastora nel suo monologo provengono dalla sua vera biografia. Allo stesso modo, tutte le vicende che la riguardano in altre parti del romanzo sono autentiche. Per me la realt  rappresentata dal libro del giornalista Jos Calvo, La Pastora. Del monte al mito, frutto di cinque anni di ricerche sul campo, che raccoglie ogni genere di documenti, testimonianze e interviste. Questo prezioso materiale  stato una base indispensabile per il mio
romanzo.
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La nota che segue racconta che cosa accadde all'uomo chiamato Teresa Pia Meseguer a partire dal 1956 (l'anno in cui  ambientata la mia storia) fino alla sua morte. I personaggi di Infante e Nourissier non sono mai esistiti, sono puramente letterari, e di conseguenza non hanno mai incontrato La Pastora.
...
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...
Nota finale.
...
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...
Il 19 settembre del 1956 La Pastora abbandona il suo rifugio del Forat de l'Aliga, sulla Sierra de
l'Espa-della, non lontano dal sentiero che unisce i comuni di Chert e Vallibona. La sua meta 
nuovamente il principato di Andorra. Per arrivarci rifar la stessa via percorsa con Francisco quattro
anni prima. Suo solo bagaglio  uno zaino, e i suoi risparmi ammontano a dodicimila pesetas.
Impiegher appena dieci giorni per giungere a destinazione.
Una volta l, trov lavoro in una masseria di Sant Juli de Loria. Lavorava nei campi e durante
l'estate riprendeva il suo amato mestiere di pastore, condu-cendo il gregge nei pascoli d'alta montagna.
Guadagnava duemilacinquecento pesetas al mese, pi il vitto, l'alloggio e il vestiario. Arrotondava la
paga dando una mano nel trasporto delle foglie di tabacco. Ma si sa che si diede anche al contrabbando,
trafficando con calze di nylon e sigarette. Non solo, lavor come uomo di fiducia di un contrabbandiere
su larga scala, montando la guardia a un magazzino dove venivano depositati i carichi da portare oltre confine.
Grazie a questi guadagni, e alla sua frugalit, riesce in quattro anni ad accumulare una piccola
fortuna. Conosce un certo Ma?o al quale consegna, affinch lui la custodisca, la somma di ottantamila
pesetas, ma questi fugge col denaro. Trovandosi in difficolt, gli torna in mente di avere prestato una
somma molto meno cospicua a Francisco el Personada, uno dei contrabbandieri con cui ha a che fare, e
decide di riscuotere il debito. Il 19 aprile del 1960, La Pastora si presenta a casa del debitore e chiede la
restituzione di quel denaro. El Personada rifiuta. La Pastora minaccia di denunciarlo alla polizia
andorrana, e lui ne ride, dicendo che senza documenti di identit difficilmente potr farlo. Allora La
Pastora ritrova il suo spirito bellicoso e giura che torner a tagliargli la gola. Questo spaventa molto il
contrabbandiere, che decide di recarsi a sporgere denuncia.
Il 5 maggio del 1960, alle otto e mezzo del mattino, tre agenti in uniforme si presentano presso
la masseria dove lavora La Pastora. Gli intimano di seguirli in quanto persona ricercata dalla giustizia
spagnola. Lo conducono ad Andorra la Vella dove viene rinchiuso in camera di sicurezza. Alle sei del
pomeriggio dello stesso giorno, i tre poliziotti lo accompagnano al confine. Gli restituiscono il
portafogli con il denaro che conteneva al momento del fermo, trattenendo centocinquanta pesetas per le
spese di detenzione. Poi procedono all'espulsione ufficiale dal principato.
In territorio spagnolo La Pastora viene preso in custodia da due agenti della Guardia Civil
appartenenti al Comando 224 della sorveglianza di frontiera, dai quali viene dichiarato in arresto e
condotto all'acquartieramento di La Seu d'Urgell. Quello stesso giorno, alle nove di sera, un capitano e
un sergente lo interrogano per la prima volta. A costoro, il fermato dichiara di chiamarsi Florencio.
L'identificazione  il primo problema che si trovano ad affrontare gli uomini della Guardia
Civil. L'opinione generale, in base alle testimonianze,  che La Pastora  una donna dall'aspetto
mascolino che nella latitanza ha adottato un abbigliamento maschile. La sola fotografia di cui
dispongano gli agenti mostra, in effetti, una donna pettinata secondo la moda dell'epoca e vestita con
una certa eleganza. E il detenuto che hanno di fronte  un uomo di complessione robusta. Un tenente
colonnello di Castelln sente dire che una delle guardie del suo comando ha conosciuto La Pastora. Lo
fa chiamare e gli chiede un ritratto verbale della Pia Meseguer da inviare a La Seu d'Urgell. I tratti
forniti da quest'ultimo disegnano una donna molto mascolina, ma pur sempre una donna. Tuttavia la
guardia improvvisamente ricorda che La Pastora aveva una cicatrice alla bocca (dovuta all'intervento
chirurgico per il labbro leporino), e questo segno particolare si rivela decisivo per la sua
identificazione.
Il detenuto rimane tre giorni a La Seu, senza che gli vengano tolte per un solo momento le
manette. Poi viene tradotto alla prigione provinciale di Lleida, dove rimane per venti giorni. Di l viene
temporaneamente trasferito nel carcere di Tarragona, per essere infine inviato al carcere femminile di
Valenza in qualit di detenuta in attesa di giudizio. Da tempo gli avevano impedito di radersi, ma gli
diedero ugualmente una gonna troppo corta e una camicetta da donna cos stretta che quasi le impediva
di respirare. L rimase in cella di isolamento per otto giorni. Riceveva i pasti attraverso un'apertura
nella porta. Il 9 giugno deve raggiungere la questura di Valenza, per essere sottoposto agli accertamenti
dei medici militari. Poich il suo aspetto  ridicolo con quell'abbigliamento, gli vengono forniti degli
indumenti maschili. Al termine della visita torna in carcere, dove gli viene nuovamente imposto di
indossare abiti da donna finch i medici non avranno risolto il caso. Giunge finalmente la lunga
relazione sottoscritta dai due medici: un urologo e un ginecologo. Questa si riassume in tre punti:
1. Il soggetto esaminato  di sesso maschile.
2. La conformazione degli organi genitali  difettosa. Si rileva ipospadia perineale e scroto
bifido, che congiuntamente alle ridotte dimensioni del pene permettono la classificazione del soggetto
fra i casi di pseudoermafroditismo maschile.
3. In considerazione del suo sesso gonadico, il soggetto non pu essere recluso in un carcere
femminile essendone pericolosa la convivenza con individui del sesso opposto.
Dopo questa categorica conclusione, La Pastora viene recluso come uomo e non torner mai pi
a vestirsi da donna.
Gravato dalle imputazioni di banditismo e terrorismo, il 12 dicembre del 1960 compare davanti
a un primo consiglio di guerra a Tarragona per i delitti commessi in tutta la regione. Suo difensore
d'ufficio  Manuel Lopez Gonzlez.
Quando La Pastora si presenta davanti alla corte militare ha un aspetto serio e abbattuto, e un
contegno dignitoso. Indossa un abito marrone scuro di buon taglio e porta la cravatta. Ha i capelli in
ordine e pettinati all'indietro. L'impressione che produce sui presenti  che non prenda emotivamente
parte a ci che avviene attorno a lui.
L'ufficiale dell'accusa gli imputa ventinove omicidi, sovversione politica e banditismo, e chiede
la pena di morte. Il principale testimone  Enrique Nomen, il giovane che aveva ucciso il suo
compagno Francisco.
Questi riferisce con voce sicura tutti i fatti avvenuti nel corso dell'assalto alla casa di campagna
di propriet di suo padre.
Il difensore usa come circostanze attenuanti la scarsa preparazione culturale dell'imputato, il
difetto fisico che da sempre ne ha condizionato il carattere, le condizioni di estrema povert della sua
infanzia. Aggiunge che l'imputato non si  mai reso direttamente colpevole di alcun delitto di sangue, e
chiede una pena detentiva in condizioni di massima sicurezza.
Il presidente della corte, colonnello Menchn Prez, tuona, alla fine del processo: Teresa Pia
Meseguer, si alzi in piedi!. La Pastora obbedisce e, quando gli viene concessa la parola, balbetta che
non ha mai ucciso nessuno e che, nei diversi assalti ai quali riconosce di avere preso parte, il suo
compito era di vigilanza. A questo punto, la seduta  tolta. Si attende una sentenza.
Il secondo processo alla Pastora ha luogo a Valenza, il 21 febbraio del 1961. Le accuse sono di
banditismo e sovversione sociale nelle province di Castelln e Teruel. Gli vengono imputati anche
gli omicidi commessi nel corso di alcuni assalti.
L'accusa chiede la pena capitale; la difesa, il carcere, adducendo le stesse attenuanti del
precedente processo di Tarragona.
L'imputato attender la sentenza recluso nel braccio riservato ai detenuti politici del carcere di
Valenza. Verr condannato alla pena di morte, poi commutata in trent'anni di reclusione in regime di
massima sicurezza grazie a un decreto del 2 maggio 1961.
Rimarr nel carcere di Valenza per otto anni, durante i quali la sua condotta fu valutata
positivamente. Al principio sub il rifiuto dei compagni di reclusione, ma in seguito fu pienamente
accettato. I testimoni di quel periodo lo ricordano come un uomo un po' assente e poco socievole, forse
per i lunghi anni trascorsi in solitudine. In carcere verr chiamato unicamente per cognome: Pla.
Un funzionario della prigione, Marino Vinuesa Hoyos, si interessa al suo caso e parla
frequentemente con lui. Acquistando a poco a poco fiducia, La Pastora finisce per raccontargli tutta la
sua storia, dalla quale il funzionario  profondamente commosso. A partire da quel momento Marino
Vinuesa provveder a consigliarlo sui suoi diritti di detenuto e a proteggerlo con dedizione fino a
compiere nei suoi confronti i gesti di rara generosit che vedremo pi avanti.
Nel 1968, il detenuto, che ormai ha cinquantun anni, viene trasferito a El Dueso, istituto di pena
di Santona, non lontano da Santander, dove il regime  assai meno duro che nel primo periodo
franchista. In occasione del trasferimento, il medico del carcere di Valenza effettua una seconda visita
al detenuto allo scopo di confermarne l'identit sessuale. Il referto conferma la diagnosi precedente e
descrive minuziosamente i genitali della Pastora: Si constata scroto scisso in due met all'interno delle
quali sono alloggiate due gonadi che per dimensioni, mobilit, forma e consistenza appaiono come
testicoli normali... Il pene  di dimensioni ridotte e si trova parzialmente nascosto dalle due met dello
scroto. Il glande, di dimensioni assai maggiori rispetto a una clitoride,  proporzionato al pene... Il
soggetto riferisce di provare attrazione per il sesso femminile e di avere avuto eiaculazioni. La Pastora
ammise inoltre di essersi masturbato per un certo periodo con frequenza quasi giornaliera.
Nel corso della sua permanenza a El Dueso si dimostra, stando ai documenti, un detenuto
modello. Ottiene uno sconto della pena grazie all'impegno con cui lavora all'interno del carcere, prima
come addetto alle pulizie e poi come fabbro in un laboratorio che realizza oggetti in ferro battuto.
Nell'insieme la sua pena risulter ridotta di sei anni, otto mesi e undici giorni. Il funzionario Marino
Vinuesa di Valenza si recher pi volte a fargli visita.
La cartella clinica del carcere registra due soli episodi in cui fu richiesta assistenza medica per il
detenuto: in un'occasione fu lui stesso a chiedere una visita oculistica per abbassamento della vista, che
gli viene concessa. Nell'altra viene ricoverato d'urgenza all'ospedale di Valdecilla per un supposto
collasso circolatorio, del quale non risultano conseguenze. Per tutta la durata della carcerazione, non
riceve altre visite che quelle di Vinuesa, il suo protettore; e come corrispondenza, unicamente un vaglia
postale da parte di sua sorella Vicenta. Questa gli comunica di aver venduto le ultime cinque pecore di
sua propriet e gli invia il ricavato della transazione. Ma La Pastora, che dispone ancora di una piccola
somma in contanti, ritiene che la sorella possa aver bisogno pi di lui di quel denaro e restituisce
l'intero importo.
Vinuesa non lo abbandona. E lui infatti ad avviare le pratiche necessarie per la rettifica del
sesso anagrafico, che risulta ancora femminile. Inoltre, in data 31 marzo 1977, stende a nome del
detenuto la domanda che verr presentata alle autorit militari catalane per chiederne la scarcerazione
definitiva. Il documento, a firma di Teresa Pla, specifica che dei trent'anni previsti dalla sentenza, ne
sono stati scontati diciassette, che sommati alla riduzione ottenuta grazie al lavoro, ammontano ormai a
ventitr anni e ventitr giorni di reclusione ininterrotta. Contemporaneamente, nel caso la domanda
dovesse essere respinta, Vinuesa scrive al re di Spagna chiedendo l'indulto per La Pastora. Spiega che il
suo interessamento  giustificato dall'assenza di familiari in grado di interessarsi alla sorte di una
persona cos bisognosa di perdono e comprensione, e adduce, a sostegno della sua richiesta, i lunghi
anni di detenzione, la buona condotta e la singolarit del suo caso. Si dichiara perfino pronto ad
accoglierlo nella propria abitazione, dal momento che difficilmente un datore di lavoro potrebbe
assumerlo per via dell'et.
Tre mesi dopo La Pastora viene rimesso in libert. La domanda ai Tribunali militari di Valenza
e della Catalogna  stata accolta, e Vinuesa serber sempre la convinzione che il re avesse esercitato la
sua influenza affinch ci potesse avvenire.
La Pastora ha sessant'anni. Il funzionario gli offre la sua casa nell'eventualit che non sappia
dove andare. Una sera, uscendo dal lavoro, se lo trova davanti con una valigia in mano. La Pastora gli
dice: Don Marino, eccomi qua.
Lui risponde: E allora non se ne parli pi. E lo porta a casa sua, a Olocau, in provincia di
Valenza.
Il 25 marzo del 1980 viene accolta la domanda per la rettifica del sesso anagrafico e il cambio
di nome. Da quel giorno La Pastora non si chiamer pi Teresa Pla Meseguer, ma Florencio Pla
Meseguer. Florencio rimane legato alla famiglia Vinuesa fino alla fine della sua vita. I Vinuesa hanno
un giardino con una casetta in cui pu sistemarsi. Dorme l, ma consuma i pasti con gli altri membri
della famiglia nella casa principale. Riceve una piccola pensione dallo Stato e trascorre placidamente i
suoi giorni. Si incontra spesso con gli abitanti del paese, anche se non frequenta le loro case. Non gli
piace la televisione. Va a dormire e si alza molto presto. Ha due cani che adora: Betty e Tuna. Nella sua
ultima conversazione con Jos Calvo, che ha raccolto la maggior mole di documentazione su di lui,
racconta: Le cagnette mi seguono dappertutto. Adesso Tuna  cieca, e anche diabetica. Dovrei portarla
dal veterinario perch le faccia l'iniezione. In questi giorni stavo riparando il pollaio e lei  stata tutto il
tempo appiccicata a me. Se andavo a prendere un'asse, lei mi seguiva. Sempre dietro di me. Mi giro,
non me ne accorgo, e a momenti mi fa cadere; perch anch'io non ci vedo pi tanto da un occhio.
Nel corso di quello stesso incontro, Calvo gli chiede: Ha ancora incontrato qualcuno dei suoi
compagni partigiani?. E lui risponde: No, mai, in nessuna prigione, da nessuna parte.
Crede che siano stati uccisi?.
La maggior parte and in Francia.
Quest'idea della Pastora non corrisponde alla realt. Solo Carlos el Cataln raggiunse il
territorio francese nel 1949. Il resto dei membri del suo gruppo furono tutti uccisi negli anni Cinquanta.
Lui fu l'unico sopravvissuto.
Mor il 1 gennaio del 2004. Stava finendo di cenare e sbucciava una pera. La donna che si
occupava di lui lo trov morto.
Fu portato al cimitero di Valenza, in una giornata gelida. Un dipendente dell'agenzia di pompe
funebri ricorda che il corpo era vestito con un gran numero di indumenti sovrapposti. Fu cremato il
giorno 4 di gennaio. Le sue ceneri sono depositate nella Piramide del Jardn de los Recuerdos di quello
stesso cimitero, dove il giorno successivo venne apposta una targa col suo nome.
La gente di Olocau che l'ha conosciuto lo ricorda come un uomo incurvato dal peso degli anni,
una bravissima persona, grande amante dei cani che portava a passeggio lungo il fiume chiamato
barranco del Carraixet. Conduceva una vita semplice, si alzava sempre all'alba. Alla sua morte,
l'immaginazione popolare partor una nuova leggenda. Si diffuse la voce che La Pastora avesse lasciato
un tesoro sepolto, frutto delle sue innumerevoli rapine; naturalmente ci non pot mai essere confermato.
I consigli di guerra che lo processarono non riuscirono ad accertare la sua colpevolezza per nessuno dei ventinove omicidi che gli erano imputati. La gente che lo conobbe afferma che era incapace di uccidere, ma nemmeno questo potr mai essere provato. Visse solo, mor solo; questa  la sola evidenza.
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Vinaroz, settembre 2010
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FINE.